Monti ha candidamente affermato che, resterà in parlamento come ministro, ma non si candiderà come premier e che nel 2013 non intende ripetere l’attuale esperienza di governo. Se molti hanno tirato un sospiro di sollievo per la notizia hanno commesso un errore, questa dichiarazione infatti è un vero e proprio boomerang. I leaders Ue chiedono, da Bruxelles, garanzie sul futuro di palazzo Chigi, perché le riforme vengano rispettate ci vuole chiarezza nel futuro politico del paese, e sapere che il loro principale interlocutore attuale intende lasciare non li fa dormire sereni.

Effettivamente nemmeno gli italiani dovrebbero essere entusiasti della notizia, se c’è una cosa di cui lo scenario politico ed economico in questo momento necessita è la continuità, perché solo con la contiuità si possono portare avanti le riforme e da esse ripartire per riemergere dal mare della crisi. Non fossero bastate le pressioni dei “falchi” Olanda e Finlandia è arrivata anche la dichiarazione del Fondo Monetario Internazionale che senza giri di parole ha annunciato “il programma di aggiustamento è appena iniziato e resta molto da fare”, andarsene sarebbe sconsigliato.

L’Europa vuole dunque un premier, e un premier credibile, e non un semplice senatore a vita con cui condurre la ripresa italiana, questo è un nodo che necessariamente il professor Monti dovrà sciogliere nonostante ora prenda tempo e cerchi di eludere le richieste sempre più pressanti. Uno dei problemi principali dopo le elezioni per Monti potrebbe essere con quale maggioranza rimanere, questo dubbio sarebbe uno dei più forti ad averlo spinto ad abbandonare la carica istituzionale di primo ministro nel 2013.


E’ vero, però, che se dovesse vincere il centro –sinistra sarebbe possibile, se non auspicabile, una sua riconversione a “semplice” ministro dell’economia una sorta di “Padoa-Schioppa post litteram”. Sono molti coloro che sostengono, tuttavia, che il professore non lasceràè difficile convincere un Papa a tornare cardinale” ha detto Benedetto della Vedova. La verità è che il premier è preoccupato da un altro fattore, ossia che non basti quella “capacità di governance” che ha citato durante la conferenza stampa al termine dell’Ecofin. “Nel novembre scorso gli occhi erano concentrati su quello che questo governo sarebbe riuscito a fare o no.”- ha poi proseguito Monti – “A gennaio sarà quasi irrilevante quello che questo governo riuscirà a fare e sarà dominante l’altra cosa”, ovvero chi andrà al governo e con quale programma.

Il punto è che non è più tempo della fantasia al potere, e se lo spread resta così alto non ci sarà molto da inventarsi ma è, piuttosto, probabile che l’Italia possa e debba ricorrere al fondo Salva-Stati. I successi della politica economica di Monti degli ultimi giorni sono sotto gli occhi di tutti, persino la ministra finlandese dell’economia, nota ultra rigorista, Jutta Urpilainen ha approvato le proposte del professore, quindi diamo a Mario quel che è di Mario, e se le scelte risulteranno veramente giuste, auguriamoci che le sue dichiarazioni di lasciare non siano poi così vere.


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