Come ampiamente previsto, il Consiglio direttivo della Bce presieduto da Mario Draghi ha deciso il taglio del costo del denaro di 25 punti base, portando per la prima volta in Eurolandia i tassi di interesse sotto la soglia dell’1%, allo 0,75%.

L’Eurotower ha anche deciso l’azzeramento dei tassi sui depositi dalla precedente quota dello 0,25%, misura presa per scoraggiare i cosiddetti “depositi overnight” da parte degli istituti di credito europei che, una volta presi a prestito i soldi dalla Bce al tasso agevolato dell’1% per mezzo di due super-aste di rifinanziamento tra fine 2011 ed inizio 2012, finivano per riportarli in buona parte presso lo stesso Istituto centrale di Francoforte senza immetterli (come auspicato) nel circuito economico.

La decisione del taglio del costo del denaro è stata presa come misura anti-ciclica ed anti-recessiva, per immettere maggiore liquidità nel sistema economico, facilitare i prestiti (da parte delle banche a famiglie ed imprese e tra le banche stesse) e, in ultima istanza, fornire agli Stati dell’Eurozona le basi finanziarie per politiche di crescita e sviluppo.


Unitamente all’Istituto centrale europeo di Francoforte, sul fronte della politica monetaria proprio oggi altre due banche centrali si sono pronunciate sul costo del denaro: la Banca d’Inghilterra, che ha lasciato invariato allo 0,50% il saggio di riferimento ed ha predisposto l’immissione di 50 miliardi di sterline per riavviare l’economia del Paese (in recessione), e la Banca centrale cinese, che ha tagliato dello 0,25% il tasso sui depositi annui. Ricordiamo che la statunitense Federal Reserve, con la cosiddetta “Operazione Twist”, nel giugno scorso ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse ad un livello molto basso, compreso tra lo 0 e lo 0,25%.

Il Presidente della Bce ha anche sottolineato che, al momento, non è in previsione una nuova Ltro (Longer-term refinancing operation), un’operazione analoga, cioè, alle due maxi-iniezioni di liquidità (per complessivi 3.000 miliardi di euro) attuate dall’Eurotower a fine 2011 ed inizio 2012, per dare ossigeno alle banche europee: “Sono misure temporanee – ha spiegato Draghi – non prendiamo impegni ex ante”.

Forse è stato proprio questo motivo, unitamente alle aspettative di un taglio più deciso dei tassi di interesse, magari fino allo 0,50%, a non suscitare entusiasmo presso le Borse del Vecchio Continente. Anzi, tutte hanno chiuso in negativo, con Piazza Affari peggiore d’Europa (- 2%), trascinata al ribasso proprio dai titoli bancari. Risalgono anche i famigerati spread (quota 457 per i Btp decennali italiani, 511 per gli omologhi spagnoli), mentre scende l’euro sotto quota 1,24 dollari per la prima volta da inizio giugno e così pure il prezzo del petrolio, che si attesta a Wall Street attorno agli 87 dollari al barile.

A rendere nervosi i mercati finanziari sono state anche le dichiarazioni rilasciate dal Presidente Draghi nella conferenza stampa in cui ha presentato il taglio del tasso di interesse. Il numero uno della Bce ha detto che, complessivamente, la situazione è meno grave che nel 2008 (al momento dell’esplosione della bolla dei mutui subprime negli Usa, da cui poi si è allargata al resto del mondo, Europa in primis), ma anche che il quadro è peggiorato rispetto soltanto a un mese fa, potendosi ravvisare “un indebolimento della crescita in tutta l’area euro, compresi i Paesi che prima continuavano a crescere”, unitamente ad “elevati livelli di incertezza”. Solo verso fine 2012, secondo le stime della Bce, si avrà nell’Eurozona una “una graduale e lenta ripresa”.

Positivi i commenti di Mario Draghi per quanto riguarda i risultati ottenuti al Vertice Ue di Bruxelles, rimarcando il “grande capitale politico” messo in atto dai leader europei soprattutto nei confronti di una sempre maggiore integrazione delle economie continentali, in cammino verso l’unione finanziaria (la cui mancanza è stata, finora, il vero “Tallone d’Achille” della costruzione europea).

Riguardo allo scudo anti-spread, su cui proprio ieri sembra ormai sicuro il definitivo “via libera” nell’incontro tra il Presidente del Consiglio italiano Mario Monti ed il Cancelliere tedesco Angela Merkel, Mario Draghi ha speso parole sia di apprezzamento che di rassicurazione (rivolte specialmente ai Tedeschi: e non è un caso che la Bce abbia sede proprio a Francoforte…). Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha accolto con favore la decisione del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno di impiegare “con flessibilità” i capitali dell’Efsf e del nuovo Mes (il Meccanismo europeo di stabilità) per stabilizzare gli spread dei Paesi dell’area euro sotto attacco della speculazione ma virtuosi nel rispetto degli impegni e delle scadenze concordate. Buona, secondo Draghi, anche la prospettiva di assegnare ai due Fondi europei la possibilità di ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà senza passare attraverso i Governi.

Il Presidente ha infine rivendicato alla Bce (come richiesto dalla Germania) un fondamentale ruolo di supervisione sul corretto impiego dei capitali da parte di Efsf e Mes. L’Eurotower sarà “rigorosa e indipendente” nello svolgere il suo ruolo di garante e controllore centrale del sistema bancario che l’Unione europea ha in vista di affidarle nei mesi successivi (a partire già dall’Eurogruppo del 9 luglio). Il che, assieme alla Germania, dovrebbe rassicurare l’intera Europa.


CONDIVIDI
Articolo precedenteManifestazioni a premio: stop al numero verde
Articolo successivoTutte le tappe della spending review 2012

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here