Il celeberrimo coautore con Gianantonio Stella del best seller “La casta” proprio non ce la fa più. L’abolizione delle province è divenuta un suo puntiglio d’onore.

Sergio Rizzo ha sentenziato anni addietro che vanno abolite e ancora non si dà pace che questo così imprescindibile risultato per il progresso del Mondo non sia stato conseguito.

Si dice che di recente a Roma sia passato, per sbaglio, in via Delle Provincie iniziando a sbraitare contro il sindaco della Capitale, reo di non aver ancora abolito una strada che costa così tanto all’erario!


E, dunque, da qualche tempo un giorno sì e l’altro pure, il Rizzo si scaglia a giusta ragione contro il Male dell’Italia, estirpato il quale, secondo il calcoli degli Uffici Studi parlamentari, si potranno risparmiare, pensiamo un po’, ben 130 milioni di euro.

Ma, non conta nulla che l’eliminazione di un ente o il suo accorpamento con altri produca costi sicuramente maggiori dei benefici, solo pensando a tutte le volturazioni di contratti e patrimonio da compiere, alla transumanza dei dipendenti, alla ristrutturazione del debito e del patto di stabilità, alla revisione completa della normativa sulla finanza locale, alla redistribuzione, senza che sia chiaro quale possa essere il criterio, delle competenze gestite tra comuni o regioni. Abolizione deve essere!

Signor Presidente Monti, una prece: accontentiamo Sergio Rizzo, abbandonando ogni indugio ed eliminando, finalmente, le province fellone. Chissà quanti bei racconti il giornalista ed i suoi epigono potranno narrare ai nipoti, ricordando l’impresa dell’impari, ma vittoriosa lotta contro i Leviatani provinciali.

Certo, sarebbe meglio che, oltre a porsi e risolvere i problemi operativi che detta eliminazione determinerebbe ed accennati sopra, chi come il Rizzo predica l’eliminazione delle province riferisse all’opinione pubblica dati completi, e non si limitasse solo a riportare elementi parziali solo per esacerbare i consensi. Come nell’articolo di oggi 25 giugno 2012 sul Corriere della sera, ove si legge che le province “Dovevano sopravvivere giusto il tempo per passare il testimone a quegli enti (le regioni, nda), poi però nessuno ha avuto il coraggio di impartirgli l’estrema unzione, e sono rimaste spesso come formidabile serbatoio di poltrone, posti di sottogoverno e soldi. Quanti? Secondo il Sole 24 Ore , nel 2008 costavano 17 miliardi di euro, con un aumento di ben il 70% rispetto al 2000”.

In effetti, i dati dell’Unione delle Province Italiane e della Bocconi, parlano di una spesa (non di un costo) di 12,5 miliardi all’anno.

E comunque, l’aumento del 70% della spesa delle province registrato nel 2000, sarebbe stato giusto aggiungere, ha una ragione molto precisa. L’omissione di tale ragione vuole indurre i lettori a ritenere che le province siano enti di spesa senza controllo e inutili.

La realtà è un’altra: tra gli anni 1999 e 2000 appunto sulle province sono piovute addosso decine e decine di nuove competenze, in attuazione della normativa sul decentramento delle funzioni amministrative derivante dalle leggi-Bassanini ed, in particolare, dal d.lgs 112/1998 e conseguenti leggi regionali di attuazione.

Con tali competenze sono state girate alle province le corrispondenti risorse finanziarie. Il Rizzo non precisa che in questi 12 anni, tradendo le previsioni proprio delle leggi Bassanini, sia Stato, sia regioni, hanno progressivamente ridotto i finanziamenti necessari per svolgere le funzioni, imponendo alle province di fare da sé per svolgerle.

Nessuno, poi, spiega che l’unico modo per risparmiare i 12,5 miliardi che spendono le province non è la loro eliminazione, ma la rinuncia a svolgere le decine di funzioni e competenze fin qui da loro gestite.

Ma, la prece al Presidente Monti resta viva e ferma. Si aboliscano le province! Non vorremmo che il lodo Stella-Rizzo sulla loro eliminazione andasse inadempiuto.


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7 COMMENTI

  1. Ad peiora sempre! Nonostante il dotto riferimento alla “communitas communitatum”, “superiorem non recognoscens”…. mi sembra che, “mutatis mutandis”, il sillogismo resti tale.
    Fac ut valeas

  2. x Luca
    Il parametro non sono i tagli, è l’autorevolezza della fonte: lo Stato (ed anche le Regioni). “communitas communitatum”, Autorità “superiorem non recognoscens” che vuole disfarsi di una sua comunità minore che evidentemente non gli serve più. La mamma che “abbandona” il figlio che succhia il latte che non c’è più!!!

  3. x Rosario
    Se il parametro per giudicare l’utilità o meno di un ente sonoi tagli fatti negli ultimi anni, allora anche i Comuni, le ASL, le stesse Regioni e lo Stato, insomma, l’intera macchina amministrativa, sarebbero da considerare “palle al piede che frenano il buon funzionamento della macchina amministrativa”. Se ci si limitasse al suo sillogismo, per far funzionare bene la macchina amministrativa, dovremmo abolire… l’intera macchina amministrativa,

  4. Stiamo dicendo che Stato e regioni prima danno alle province una serie di competenze nuove, attribuendo le necessarie risorse per farlo, ma poi, lasciando inalterate le competenze assegnate, hanno ridotto tali risorse. Si chiama in vari modi: collaborazione non leale, mancato adempimento d obblighi di legge, scarica barile. Si può scegliere.

  5. Stiamo dicendo che Stato e Regioni hanno ridotto i finanziamenti alle Province! Stato e Regioni. Sta a significare che i due elementi principali della struttura statale vedono le Province come delle palle al piede che frenano il buon funzionamento della macchina amministrativa. E se lo dicono lo Stato e le Regioni …!

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