Non smette di tremare, la terra emiliano-romagnola. Stamattina è stata soprattutto la Romagna, a spaventarsi durante un risveglio alquanto burrascoso: la scossa di magnitudo 4.5, registrata dall’Istituto di Geofisica e Vulcanologia alle 6.08, ha avuto infatti il suo epicentro al largo di Ravenna (località di riferimento anche Cervia ed Alfonsine) ed è stata avvertita dalle Marche al Veneto, con punte di spavento da Imola a Rimini, dove si è sentita distintamente. Il terremoto è stato generato da una faglia diversa rispetto a quelle responsabili dei sismi del 20 e del 29 maggio in Emilia, sebbene la struttura geologica interessata sia la stessa.

Per fortuna non c’è stato nessun danno a persone o cose, solo tantissima paura, coi social network al solito protagonisti in real time delle comunicazioni sull’accaduto e qualche post a metà tra la sdrammatizzazione e un sottile velo ironico-polemico. “Per fortuna che il sisma doveva spostarsi verso Ovest: Rimini e Ravenna sono effettivamente in Piemonte e Lombardia”.

Il bilancio delle vittime dell’attività sismica iniziata lo scorso 20 maggio è comunque altissimo: 26, i morti accertati, con più di 300 feriti oltre ai 12.000 sfollati, soprattutto nel modenese (54 i comuni colpiti), ormai allo stremo delle forze. Oltre alle decine e decine di capannoni aziendali danneggiati, si contano 57 impianti idrici lesionati per 67 milioni di euro di danni. E spunta anche l’allarme della Cgil, che denuncia il tentativo di diverse aziende che chiedono agli operari di firmare liberatorie nelle zone a rischio per tornare regolarmente al lavoro. C’è anche un altro rischio, quello della siccità.


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