E’ lecita ogni discussione su esigenze di riforma della seconda parte della Costituzione“.

Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso del suo intervento a Pordenone, ha cominciato ad affrontare il tema di attualità delle riforme istituzionali : “La nostra Costituzione è fatta di due parti ben distinte : la prima parte è costituita dai principi, dai diritti e dai doveri del cittadino e lì sono sanciti i grandi valori che penso siano assolutamente validi e attuali ; la seconda parte riguarda l’ordinamento, l’architettura istituzionale. Da tanto tempo si dice che la nostra Costituzione non solo può, come prevede l’articolo 138, ma deve forse anche essere modificata“.

Il Capo dello Stato, nel rilevare che “si sono fatti diversi tentativi che non hanno condotto a buon fine“, ha affrontato un tema in particolare: “Si può benissimo discutere di come ripensare la figura del Presidente della Repubblica. Io voglio solo dire che in questi sei anni ho rafforzato la convinzione, che era precedente, che i nostri costituenti nel 1946-47, in quello straordinario sforzo di equilibrio, di unità, di sintesi e di lungimiranza, diedero una soluzione al problema del Capo dello Stato profondamente motivata : avere al vertice dello Stato una figura neutra, politicamente imparziale, che restasse estranea al conflitto tra le forze politiche e anche tra le correnti ideologiche. Avere cioè un Capo dello Stato che svolgesse funzioni di moderazione e garanzia in un atteggiamento di costante e assoluta imparzialità. Credo che sia stata una scelta molto importante. La si vuole ridiscutere? Io sono soltanto spettatore di fronte ad una discussione che si apra anche su questo tema, ma bisogna ben vedere quali equilibri si creano in luogo di quelli che si superano e si accantonano. E intanto – ha concluso il Presidente Napolitano – continuerò a fare, nell’anno o poco meno di mandato presidenziale che mi resta, lo sforzo che ho fatto finora. L’obiettivo è uno solo : coesione, unità, responsabilità condivisa di fronte ai problemi del Paese e di fronte al ruolo che abbiamo il dovere di riaffermare alla luce della nostra storia e della nostra tradizione nell’Europa e nel mondo“.


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