E’ di questi giorni la querelle sul caso Esselunga che ha posto e pone non pochi interrogativi dal punto di vista umano e giuridico.

Il “patron” Caprotti della più grande catena di supermercati italiani, dopo aver donato la nuda proprietà ai figli, di primo e secondo letto, del pacchetto azionario, se lo è ripreso rivendicando il suo diritto a gestirlo a suo piacimento a prescindere dalle legittime aspettative dei figli.

Si è scatenata la bagarre su questo gesto assolutamente eclatante e in controtendenza rispetto alla italica ipercura dei figli, alcuni dei quali hanno in cambio persino sterminato la famiglia pur di accaparrarsi l’eredità.


E se gli estremi sono Pietro Maso e Bernardo Caprotti, il cuore è una legislazione che ancora non ha parificato lo status tra figli naturali ed adottati e legittimi e che si dibatte a sussulti in attesa di una riforma del diritto di famiglia sempre più urgente in un panorama sociale sconquassato da un disagio esistenziale che rende a rischio anche i rapporti familiari che sono sempre stati considerati la “cassaforte” emotiva intoccabile.

E se fino a qualche anno fa era fuori discussione che i genitori ,anche a costo di grandi sacrifici, si impegnassero a trasferire ai figli non solo quello a loro volta ricevuto ma anche tutto il surplus raggranellato soldino su soldino, ora in tempi di IMU da esigersi anche nei confronti del nonnetto ospite in casa di riposo, comincia anche ad affiorare il dubbio nella generazione “dell’esodo”che magari la priorità è proprio quella di potersela permettere quella casa di riposo, dato che “una mamma campa cento figli ma cento figli non campano una mamma”.

Il Codice vigente, fermo al 1942, prevede la nullità degli accordi con cui si dispone della propria successione. Pertanto non è possibile stipulare una convenzione con cui un soggetto in vita disciplini la propria successione con il consenso dei potenziali eredi (patti successori istitutivi).

L’unico strumento con il quale si può disporre delle proprie sostanze è il testamento,per il quale la legge pone ben precisi requisiti di validità e che comunque riserva quote di eredità in favore dei soggetti “legittimari”.

Sono nulli anche i patti con i quali si dispone dei diritti di una successione non ancora aperta o della rinuncia ai medesimi (patti successori dispositivi e rinunciativi) per cui se il potenziale “de cuius” è vivo e vegeto c’è il rischio di restare a bocca asciutta anche per i parenti più stretti.

L’unica deroga al divieto dei patti successori è prevista per il patto di famiglia, che è il contratto in forza del quale l’imprenditore può trasferire in tutto o in parte la propria azienda ovvero il titolare di partecipazioni societarie può trasferire in tutto o in parte le proprie quote, ad uno o più discendenti, fornendo all’imprenditore la possibilità di pianificare il passaggio generazionale consentendogli di trasferire a titolo gratuito la propria azienda (individuale o collettiva) ad alcuni dei propri discendenti,senza che l’operazione possa poi essere messa in discussione dagli altri familiari o legittimari.

All’estero il dogma dell’eredità devoluta ai figli è già caduto,favorito da legislazioni meno rigide.

E se Mister “Microsoft”, Bill Gates, devolverà il suo immenso patrimonio per la lotta ala povertà, nella nostra Italia così variegata e controversa c’è anche chi , la FAAC azienda notissima leadernel campo dei cancelli elettrici, in assenza di eredi diretti, lascia l’azienda alla Chiesa…magari con l’intento di automatizzare anche le porte del Paradiso!

 


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