Un licenziamento economico che va e viene. Sostanzialmente, con l’accordo politico multipartisan (perché di questo si tratta), intervenuto nella serata del 4 aprile scorso, cambia poco rispetto all’iniziale orientamento Monti/Fornero, salvi il rafforzamento della commissione di conciliazione tra azienda e rappresentanze sindacali, cui viene rimessa la prima valutazione sull’intervenuto licenziamento, e la previsione della fattispecie dell’abuso del datore di lavoro nell’opzione del licenziamento economico.

Alla solita commissione di conciliazione viene rimesso il compito di esaminare la consistenza degli elementi probatori dell’interruzione del rapporto di lavoro. In buona sostanza, essa dovrà verificare le prove tecniche, giustificative dello stato di crisi economica e, quindi, del licenziamento disposto per motivi oggettivi. Un onere, questo, che spetterà, esclusivamente, al datore di lavoro licenziante (almeno questo!), tenuto a mettere a disposizione, ovunque, la prova concreta delle difficoltà economiche giustificative dell’interruzione del rapporto di lavoro individuale dal medesimo disposto.

In difetto di conciliazione, sarà compito del giudice, chiamato a decidere sulla legittimità dell’accaduto, disporre il reintegro del dipendente, qualora la causa economica, che ne ha determinato il licenziamento, dovesse risultare manifestatamente insussistente.


Su tutto riemerge, rispetto a quanto sostenuto costantemente dal ministro Elsa Fornero – che nel frattempo non risparmia messaggi (a)promozionali intesi quasi ad esaltare la incertezza del posto di lavoro come nuova condizione sociale -, l’individuazione di una nuova metodologia processuale, meglio, di una nuova condizione giuridica abilitativa della particolare tipologia di licenziamento.

Nel testo in circolazione è dato constatare la conferma dell’esercizio dell’attività di mediazione, assicurata dalla direzione territoriale del lavoro, quale condizione di accesso al percorso giudiziale, garante dei diritti costituzionali, nel corso del quale il licenziato, che ritiene di essere stato leso nei suoi diritti, ha modo di dimostrare l’intervenuto abuso del suo datore di lavoro, eventualmente perpetrato ai suoi danni. Quest’ultimo sarà tenuto, pertanto, a fornire la prova concreta della situazione economica che ha reso possibile il licenziamento, pena la possibilità di essere condannato al reintegro del lavoratore.

In buona sostanza, l’accordo politico intervenuto aggiunge qualcosa di procedurale e obbliga il datore di lavoro all’onere della relativa prova, ma lascia integra l’opzione del licenziamento motivato da ragioni economiche “provate”. Mi riferisco anche a tutte quelle nei confronti delle quali non potrà essere eccepita “la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo”. Una condizione, questa, che potrebbe essere, non solo attentamente precostituita da chi ha interesse a farne uso, ma che potrebbe essere strumentalmente utilizzata a seguito di politiche industriali tendenti a decentrare gradatamente e/o a trasferire altrove l’impegno produttivo.

Insomma, tra le righe della vivace contestazione tra il governo e i sindacati (che guadagnano giornalmente il consenso sociale rispetto ai partiti che lo perdono progressivamente e sensibilmente!), si è perfezionata sulla difesa del lavoro una quasi rinuncia della politica. Tutti perdono e tutti vincono, spesso invertendo l’interpretazione dei ruoli tradizionali. La sinistra dice (davvero particolare la dichiarazione di Bersani che dà il suo consenso al testo e poi “ritira la penna”) e fa ciò che diceva la destra e viceversa. La difesa dei diritti dei lavoratori è appena accennata dai partiti, distratti come sono sul progetto di crescita che non c’è e sulle nuove occasioni di lavoro, che sono in milioni ad attendere invano.

Interessante (se così può dirsi!), la previsione della verosimile estensione alla pubblica amministrazione (art. 2), rinviata a prossimi provvedimenti applicativi, identificativi degli ambiti, delle modalità e dei tempi necessari per armonizzare la disciplina complessiva.

Sarà un modo, questo, per coinvolgere e responsabilizzare la burocrazia nella determinazione delle scelte, soprattutto di quelle orientate a migliorare l’economia pubblica e ad ottimizzare le prestazioni che non ci sono.

Una domanda: il testo condiviso (appellato a riforma epocale dal premier Monti, della quale affermazione che ci spiegherà, poi, i motivi!) migliorerà le condizioni di vita del Paese e favorirà la nuova occupazione (partite Iva a parte)?

Saranno in tanti a ritirare la penna (Bersani, docet), a seguito dei risultati!

 

Post scriptum: quanto mi manca Enrico Berlinguer!


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15 COMMENTI

  1. Era così urgente toccare l’art. 18? E’ così che si creano nuovi posti di lavoro?
    Prima Monti dice (con strafottenza) “che noia il posto fisso”; poi dice che le aziende non investono in Italia perché sono troppo alte le barriere all’uscita dal mercato del lavoro e vuole fare in modo che si possa licenziare subito; poi vuole costringere le aziende ad assumere a tempo indeterminato (ma se una risorsa non serve a tempo indeterminato perché dovrebbe tenerselo un cristiamo?); poi aumenta le barriere all’entrata… Ma perché non vogliono ammettere che i costi del lavoro sono troppo alti?! Ma perché non si decidono a pagare i loro debiti con le aziende che aspettano da mesi (addirittura da anni)??? E poi ci lamentiamo che aziende chiudono in Italia per aprire all’estero! Certo! Abbiamo voluto l’Europa unita, con la libera circolazione dei beni e dei servizi? E adesso teniamoci questo! In Albania, Jugoslavia, Romania ecc. il lavoro costa molto meno! Qui in Italia, invece, non solo le aziende sono costrette a fare concorrenza a quelle estere, ma devono anche pagare l’IRAP!!! Quella tassa che aumenta in modo direttamente proporzionale alla produttività! Tutto questo è ridicolo! Non c’è nessun ministero che dà posti di lavoro ormai da anni… Solo le azinde private possono creare lavoro. Ma a queste condizioni qual’è quell’imprenditore che rischia aumentando la produttività? Chi assumerebbe senza sapere se a fine mese avrebbe la disponibilità in cassa per pagare gli stipendi?
    E per coprire i costi dei CIGS aumentano le tasse aeroportuali e diminuiscono le detrazioni, guardacaso, sempre per le aziende! Ma le caste sono rimaste quelle! Intoccabili!!! Addirittura, se un padre volesse fare una donazione ad un figlio…giù con le tasse! Ma se la donazione è a favore di un partito politico…beh, in quel caso avremmo delle detrazioni maggiorni! Certo, proprio per invogliare l’italiano a mettere soldi direttamente nelle loro tasche!!!
    Le aziende non ce la fanno più! Pagassero i loro debiti sia i comuni, le province, le regioni e tutti gli enti pubblici! E non se la prendessero sempre e solo con gli imprenditori che non hanno nemmeno i soldi per pagare un F24 ogni 16 del mese!!!
    Che vergogna! Questa è DITTATURA!!! Loro fanno ciò che voglio! Guadagnano e mangiano! Tutti gli altri facciamo la fame!!! E la Fornero piange…LA FAREI PIANGERE IO A SUON DI CALCI IN BOCCA!!!!
    Scusate lo sfogo…
    Cordialmente.

    Marco

  2. Che bella riforma! Ha ragione Angeletti rimandiamo a casa la Fornero incapace e inadeguata. Poveri giovani ed esodati. Quanto ai nostri coetanei (ultra40enni) speriamo in Dio, l’unico alleato rimasto

  3. […] per i loro figli ma pure per la loro permanenza al lavoro, che appare sempre più precaria (riforma del lavoro […]

  4. E’ Pasqua e sono fortunatamente al lavoro. Fortunatamente perchè ce l’ho. La riforma del licenziamento è davvero un bel passo indientro. Speriamo che vada bene ai nostri figli, isolati dai servizi e senza occasioni occupazionali.
    Buona Pasqua a tutti e salute

  5. Il lavoro è oggi una condizione necessaria per stare in Europa, allargare le maglie dei licenziamenti non è solo una perdita ideologica è consentire l’abuso ai più forti, capaci di cambiare come vogliono le condizioni anziendali per giustificare il licenziamento dei più vecchi

  6. Buona Pasqua all’autore e a tutti voi, a tutto il Paese tranne che alla Fornero

  7. Così attenti a fare le pulci al provvedimento nella parte che riguarda l’articolo 18, ma così distratti nel valutare il DdL nel suo insieme, da precario ritengo che sia una discreta riforma, non epocale di certo, ma comunqe nella giusta direzione. Forse ci dimentichiamo che fino ad ora chi ha voluto licenziare per motivi economici ha preso e se n’è andato, vedi Termini Imerese, Rockwool, Golden Lady ecc. ecc. Quello che ha rovinato l’economia da 10 anni a questa parte è la precarizzazione assoluta delle tante partite IVA, dei contratti a termine mascherate, dei contratti a chimata, dei part-time e chi più ne ha più ne metta!! E questo provvedimento almeno nelle intenzioni prova a metterci un freno…

  8. Ci saranno tanti disoccupati da inorridire le politiche del lavoro planetarie. Una rovina

  9. Ho appena finito il turno di lavoro e ho letto il vostro articolo. Nella mia azienda sono state messe in mobilità 22 persone solo nel 2011. Il datore di lavoro sta trasferendo tutto in Serbia. Io ho 52 anni e so che farò una brutta fine entro pochi mesi, nel senso che dovrò andare a lavare i vetri ai semafori per un pezzo di pane. Questo è il governo che avrebbe dovuto salvare l’Italia? Lo sanno fare tutti: tasse, pensioni allungate, licenziamenti facili, agevolazioni ai petrolieri eccetera. E il lavoro per me e i miei figli? Si rendono conto che l’episodio di ieri in Grecia (il farmacista che si suidica) potrebbe diventare un sistema per mettere fine alle sofferenze di noi povera gente. Mica siamo la Fornero con tre professori in casa, consigli di amministrazione di banca intesa, che poi passa la borsa di studio alla figlia eccetera. Noi siamo lì senza servizi e senza soldi. Che grande governo

  10. Credo che il limite più evidente del governo Monti sia quello di volere accontentare tutti, nonostante l’appiglio professorale cui tutto è permesso e dovuto. Andremo in aula e vedremo chi avrà il corìaggio di dirci no!!! Questo è quanto, rimasto però solo teorico.
    Sul piano delle nuove regole un disastro per giovani e vecchi, una strage di licenziamenti e una penuria assoluta di nuova occupazione. Una bella Pasqua

  11. Un governo dal quale mi aspettavo tanto per ricevere nulla. Chi si occuperà dei giovani, degli esodati e degli operai in crisi? Quel cretino di Polillo che dice una fesseria dietro l’altra? Occorre una sinistra forte senza quel debole opportunista di Bersani

  12. Ma davvero la Fornero può pensare di avere risolto i problemi del lavoro favorendo i licenziamenti? Quali le politiche per l’occupazione e quali gli inventivi per assumere?
    Grazie comunque per avere trattato (bene) l’argomento. Anche a noi mancca l’Enrico, l’unico.

  13. Da esodato incazzato, non ho che dare ragione all’autore. E’ proprio vero, tutti insieme, stanno uccidendo il lavoro, Bersani in primis che dice di non metterci la penna. E’ l’anima della sinistra che sta venendo a mancare. Se ne vedranno di suicidi indotti da questa politica devastante.

  14. Condivido quanto esposto dall’autore.

    Mi spaventa molto “… la incertezza del posto di lavoro come nuova condizione sociale…..”

    Saluti

  15. Davvero un bel modo di crescere, pieni zeppi di lavoratori precarizzati dalle strumentalizzazioni economiche della cattiva impresa. La Fiat insegna. Per intanto i posti di lavoro latitano e Monti è quasi Presidente della Repubblica.
    Che fine ha fatto la ragionevolezza democratica e la tutela del lavoro?

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