Il processo penale – in cui trovano applicazione il codice penale o la legislazione speciale per ciò che riguarda i reati, e il codice di procedura penale per quanto concerne le regole del loro accertamento – è una macchina molto complessa, molto difficile, ma tanto meravigliosamente razionale e completa.
E’ una affascinante macro architettura in cui tutto è previsto, tutto è predeterminato, tutto è parte di un ingranaggio che si muove secondo un ordine tale da garantire che la legge sia uguale per tutti.
Nulla viene lasciato al caso, all’immaginazione, all’opinione in libertà.

Oggi, il nostro processo penale sembra essere diventato uno di quegli oggetti catartici che maggiormente buca lo schermo e l’immaginazione mediatica.
Ottima cosa, se tale interesse generasse un innalzamento della consapevolezza collettiva su cosa significa delinquere, essere punito, infrangere con le proprie azioni la sicurezza sociale.
Pessimo affare,se il passa parola della comunicazione di massa, fuori dalle aule di giustizia, finisca per diffondere notizie ed informazioni tecnicamente inesatte e fuorvianti.
Al primo posto tra queste inserirei – senza ombra di dubbio – quelle che riguardano il significato di “prescrizione”, “assoluzione”, “innocenza”, “affermazione di responsabilità”.
Nozioni giuridiche ben precise e inequivoche – cui corrispondono ancor più precisi ed inequivoci istituti di diritto sostanziale e processuale – oggi costantemente adulterate. E non sempre a caso ….

Forse è il momento di fare un fugace, assolutamente documentale, ripasso:


– La prescrizione (art. 157 c.p.) è un istituto di diritto penale che si limita a prevedere l’estinzione del reato, ossia la non punibilità astratta di un reato (qualunque esso sia e da chiunque sia commesso) decorso un certo periodo di tempo dalla sua commissione. Va da sé che i tempi di estinzione del reato sono diversi in base alle specifiche fattispecie illecite in discussione.
Sul piano processuale, la prescrizione opera esattamente come la morte del reo (art. 150 c.p.), l’amnistia (art. 151 c.p.), la remissione della querela (art. 152 c.p.). Si tratta di situazioni “asettiche” di fronte alle quali lo Stato decide di rinunciare ad agire in sede penale. Viene lasciata ai privati, nell’ambito della giurisdizione squisitamente civile, la possibilità di fare valere le eventuali ragioni risarcitorie.

– L’estinzione del reato è quell’istituto di diritto penale che individua e racchiude, in via di sintesi tipologica, le sopradescritte situazioni e circostanze atte a condurre alla non punibilità dell’indagato o dell’imputato.

– La dichiarazione di estinzione del reato all’esito di un dibattimento penale (art. 531 c.p.p.) è la formula conclusiva che conclama la non punibilità processuale in relazione alla commissione di reati estinti.
Essa presuppone, in modo oggettivo, la non innocenza dell’imputato.
Il dato è incontestabile e rigorosamente statuito dall’art. 129 c.p.p.; norma fondamentale del nostro codice di rito che, nell’indicare analiticamente le diverse formule di proscioglimento che il Giudice dovrà utilizzare in caso di assoluzione dell’imputato (“per non avere commesso il fatto”, “perché il fatto non costituisce reato”, “perché il fatto non sussiste”, “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”) individua anche due specifiche situazioni processuali: a) quella in cui il processo non possa andare avanti perché manca una condizione di procedibilità (v., ad esempio, la querela in presenza di reati che necessitino di tale presupposto formale); b) quella in cui sia stata accertata o sia maturata una causa di estinzione del reato (v., ad esempio, l’amnistia o la prescrizione del reato).
Sempre l’art. 129 c.p.p. impone – a fortiori se la causa di estinzione sia intervenuta alla fine di un dibattimento in cui l’imputato abbia avuto la più ampia possibilità di dimostrare la sua estraneità ai fatti addebitatigli – di assolvere nel merito laddove sia emersa una innocenza di natura sostanziale.
In buona sostanza: ove il dibattimento abbia evidenziato la carenza di prove di colpevolezza, l’imputato dovrà essere assolto nel merito – ai sensi dell’art. 530 c.p.p. in relazione al secondo comma dell’art. 129 c.p.p. – e ciò nonostante la concreta esistenza di una causa di estinzione del reato contestato.
A contrario, anche in presenza di una colpevolezza certa dell’imputato, il Giudice non potrà mai emettere una sentenza di condanna qualora siano maturati i tempi di prescrizione del reato, potendo al massimo limitarsi ad una pronuncia ex art. 531 c.p.p., di declaratoria di estinzione del reato per intervenuta prescrizione.
Che, poi, la concreta applicabilità della prescrizione possa presupporre calcoli piuttosto complessi – in base alla data di consumazione dello specifico reato contestato, alla valutazione di eventuali sospensioni o interruzioni dei termini, alla operatività di una legge anteriore piuttosto che di una norma successiva – è un fatto strettamente accessorio, che nulla aggiunge al nocciolo della questione

Questa è la Legge vigente nello Stato Italiano.
Questo è il nostro Diritto.

Parlare di assoluzione o di proscioglimento per prescrizione – menzionando addirittura la parola innocenza – è una clamorosa falsità.
O forse ancora, un ingenuo tentativo di manipolazione mediatica.


CONDIVIDI
Articolo precedenteLe autonomie e i tagli alle risorse
Articolo successivoNuove modalità elettive per le Province. Il testo del ddl

25 COMMENTI

  1. se una persona viene dichiarata per l’appunto non a procedere dal magistrato con i reati ascritti,potrebbe a distanza di due anni dalla sentenza penale un avvocato chiedere denaro per la persona che sarebbe stata aggredita?

  2. Buongiorno

    nel 1992 alcuni magistrati e forze de’ordine hanno impiantato il famoso processo penale denominato ” Mare Nostrum ” circa 500 arresti e 1000 a piede libero.

    io sono stato arrestato e rilasciato dopo ricorso al tribunale della libertà – accusato di associazione di stampo mafioso art. 416 bis ( coniato ad oc ) ed 1 estorsione ove gli unici accusatori sono stati due pentiti che non mi conoscevano ne io conoscevo loro. Nel marzo del 2012 dopo 20 anni la Cassazione prescrive il reato di estorsione – essendo stato già stato assolto anni prima dalla corte di appello per il reato di cui al 416 BIs.

    Questo non è degno di una Nazione civile – sono stato 20 anni senza poter lavorare – avere il passaporto – vivere una vita normale – mi sono ammalato per via del forte stress ecc.

    Come detto dopo 20 anni la Cassazione si guarda bene dall’assolvermi – prescrivendo il reato !!

    non voglio dire che i magistrati del processo vanno messi in una cava a spaccare pietre – ma di certo mi hanno fatto un danno enorme giocando con la mia vita per 20 anni – se chiedo il risarcimento danni per eccessiva durata del processo mi daranno circa 10/15 mila euro — che se li mangino a medicinali !!

    la via vita vale tanto ?? non è possibile accettare una tale situazione dopo 20 anni di pene e sofferenze atroci –
    questa non si può chiamare giustizia !!

    Antonio Corpina

  3. Egr. Avvocato, sono stato indagato nell’anno 2008, per abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa da P.U., favoreggiamento e concorso art.110. (non imputato). le indagini sono state concluse nell’anno 2012, non si è tenuta nessuna udienza, cosa posso fare?

  4. Buongiorno,mio figlio
    nel 2010 è stato condannato a svolgere servizi sociali per 6 mesi che non ha mai svolto per motivi di lavoro, ora le chiedo se esiste una prescrizione di questa condanna visto che sono passati 5 anni.grazie

  5. Innanzitutto complimento per l’articolo;
    Dato che c’è un sacco di confusione riguardo all’uso della terminologia vorrei porvi un quesito:
    Nel caso di un giudizio in cui vi sia un individuo indagato per il reato di cui all’art 651 cp (rifiuto di generalità), se il giudice successivamente accolga la richiesta di oblazione discrezionale ex art 162 bis cp, e la non menzione, che effetti avrebbe nel caso fosse disposta ? Dato che ci sarebbe una sentenza di non luogo a procedere a seguito del pagamento della somma fissata dal giudice, il reato sarà estinto e quindi non sarà visibile dall’interessato che in ipotesi vada a richiedere il casellario giudiziario penale o generale, e fin qui ci siamo; ma non sarà neanche visibile alle forze dell’ordine e alla p.a.?
    Se non erro la sentenza di non luogo a procedere non è di condanna, ma dichiarativa; quindi in ipotesi di un concorso pubblico si potrà dichiarare di non aver riportato condanne penali? E si sarà in possesso della condotta “illibata e specchiatissima” richiesta per l’iscrizione all’ordine degli avvocati?
    Grazie

  6. Scusate io ho un processo penale credo,io sono stato aggredito sul posto di lavoro da un soggetto un po strano,con 5 testimoni a mio favore che hanno visto lui che mi colpiva con una testata senza mitivo,almeno lunica spiegazione e che mi abbia scambiato per un altra persona.Quanto mi puo durare il processo?premetto che il tizzio è un extracomunitario senegalese (io non sono mai stato razzista e mai lo sarò) il tipo a un mandato di cattura nazionale,7 permassi di visto rifiutati,e stato in carcere,ed altri reati.SE mi potete aiutare a capire qualcosa.Il fatto e successo nel 2010. GRAZIE

  7. Io la penso così , da parte lesa , da una impressionante azione di ostacolo alla giustizia
    operata da un collaudatissimo sistema tra avvocati, medici , assicurazioni …istituzioni .
    Io credo che si dovrebbe prima di tutto salvaguardare il diritto del leso a veder inflitta
    una sentenza di condanna al reo comunque in tutti i casi , unitamente alla dichiarazione
    della prescrizione . Per gli assetati della giustizia , dopo l’umiliazione subita , i danni ,
    tale condanna , anche se prescritta , sarebbe un risarcimento morale …….
    Quindi io parlerei di ” prescrizione della condanna ” e non del reato ..

  8. Obiezione!

    Diciamolo subito: la prescrizione non equivale automaticamente e sempre a condanna implicita. Lo sarebbe se il codice di procedura penale non prevedesse la mutazione della regola di giudizio, ad intervenuta prescrizione, dopo la celebrazione di un intero processo od anche solo di un grado di giudizio. Mi spiego meglio. La prescrizione non è uguale a condanna, salvo il giudice ce lo dica nel dispositivo (vedi caso Andreotti- mafia, sentenza d’Appello confermata in Cassazione) o lo lasci capire nella motivazione. Ma a prescindere da tutto ciò, la verità è che, intervenuta la prescrizione, il giudice assolve nel merito solo se è evidente l’innocenza dell’imputato (129 comma 2, cpp, applicabile dibattimento concluso: vedi 531cpp), invece, se non interviene la prescrizione, basta il dubbio di cui all’art 533 cpp. Ora, anche un bambino capisce che il dubbio è qualcosa di più semplice da provare rispetto all’evidenza.

    er effetto della prescrizione (o di altra causa di estinzione del reato) il dubbio “muta” in evidenza dell’innocenza: ecco la falla del sistema che tanti problemi di comprensione genera. Le motivazioni risultano quindi fondamentali per capire se la prescrizione colpisce fatti commessi o meno.

    Vogliamo fare un esempio così ci capiamo meglio? Mettiamo il caso che in un processo ci siano Tizio e Caio nella medesima situazione probatoria, per una serie di motivi, per uno è maturata la prescrizione per un altro no: ma perché uno lo assolviamo nel merito se c’è l’evidenza e l’altro il dubbio? Tutto ciò avrebbe un senso nelle fasi preliminari, prima della celebrazione del dibattimento primo grado, e comunque fino al momento che intercorre tra il decreto che dispone il giudizio e la celebrazione dell’udienza della fase dell’Udienza Preliminare: in questi casi l’intervento dell’articolo 129, comma 2, cpp ha una logica deflattiva e acceleratoria. Quale sarebbe, invece, la logica deflattiva dell’art 129, comma 2, cpp, che interviene a fine dibattimento? La deflazione e ce la siamo giocata, e non ha senso dunque l’accelerazione.

    Non manca, però, Autorevole dottrina che individua una funzione deflattiva, anche a dibattimento concluso, collegata all’onere di motivazione del giudice che, con la prescrizione, diminuirebbe. In altri termini: intervenuta la prescrizione non ha senso motivare come se dovessi assolvere o condannare nel merito. Desta qualche perplessità questa interpretazione considerando la rilevanza sociale della prescrizione: una cosa è essere prescritti, un’altra è essere assolti nel merito.

    E allora come dovrebbe funzionare un processo nel momento in cui matura la prescrizione (o altra causa di estinzione) a fine dibattimento? Così: ti assolvo, sempre, prescrizione o non, se c’è il dubbio (questo implica un maggior onere di motivazione, di indagine conoscitiva dei fatti e delle prove: in pratica più lavoro per i giudici anche quando interviene la prescrizione); intervenuta la prescrizione, così, abbiamo una condanna implicita dato che non c’è dubbio sulla colpevolezza perché altrimenti ti avrei assolto. Se le cose stessero così, quindi, varrebbe la conclusione “se non fosse perché è passato troppo tempo allora ti avrei condannato”.
    Risultato ottenibile eliminando il riferimento al 129 nel 531: di fronte ad una causa di estinzione del reato, dovremmo assolvere anche se c’è il solo dubbio circa la colpevolezza, e in alternativa dichiarare l’estinzione. Ne conseguirebbe una “condanna implicita” tutte le volte che dichiareremmo l’estinzione

    Attualmente, ripeto, non è così automatico. È vero, però, che quando si prescrive, un minimo di elementi a carico, oggi, ci devono essere per forza. Tuttavia se vogliamo continuare ad essere un paese civile non possiamo adottare due pesi e due misure per un prescritto e per un non prescritto.

    Fonte: La prescrizione è un condanna implicita?
    (www.StudioCataldi.it)

  9. Gent.le Avvocato,
    vorrei porle una domanda.:
    Nel caso in cui ad una persona sia stato prescritto un reato, costui ha ancora il diritto al voto?

  10. Leggendo l’articolo mi sovviene un grande dubbio.
    Immagino una situazione teorica di un imputato che venga ASSOLTO in primo grado, ASSOLTO in appello e per il quel il reato venga dichiarato prescritto dalla Corte di Cassazione. Anche in questo caso l’imputato è da ritenersi COLPEVOLE?

  11. avv. to bilardo, mi complimento con lei x la chiarezza con cui ha trattato l’argomento della prescrizione! ero,dico ero percè ieri il processo che mi vedeva imputato x il reato di calunnia , è stato prescritto per decorrenza dei termini, pero’ ad onor del vero,io adesso x la legge cosa sarei ? colpevole,innocente ? da quanto ho’ capito la risposta è scritta in calce…

    Viene lasciata ai privati, nell’ambito della giurisdizione squisitamente civile, la possibilità di fare valere le eventuali ragioni risarcitorie.

  12. Gentile avv: Franzina Bilardo da tutto ciò che ho letto traggo la considerazione che grazie alla prescrizione, indulti ed amnistie, ecc nessuno in Italia viene punito penalmente con la reclusione ,per reati di aggressione, percosse,furto , millantato credito,minacce, appropriazione indebita, violenza sessuale ,violenza privata ecc ecc. Chi va in galera in Italia oggi? NESSUNO, Solo gli assassini ed i grandi evasori fiscali! Tutto ciò è assurdo!! L’Italia è risaputo, è una nazione con il più alto numero di leggi, leggine, e cavilli burocratici al mondo e grazie a queste i delinquenti riescono quasi sempre a farla franca. Questo è paradossale! Spesso, con l’aiuto dei suoi stessi colleghi avvocati, giudici e imputati non presentandosi alle udienze, riescono a fare slittare le date per allungare e gestire oltremodo i tempi della lenta MACCHINA DELLA GIUSTIZIA giungendo spessissimo alla agognata PRESCRIZIONE che non rende per niente merito agli onesti Italiani che hanno ancora il coraggio di denunciare le vessazioni e le ingiustizie provocategli dalla dilagante delinquenza ma bensì a quest’ultimi, premiandoli perfino. No No così non va proprio!! Lo STATO ha invece l’obbligo ed il dovere di premiare gli onesti, chi ricerca la giustizia , punendo i colpevoli in tempi brevi, e con pene certe.
    La consapevolezza dell’applicazione di una pena sicura è il miglior deterrente a non compiere reati! Ricordiamoci che “LA LEGGE è UGUALE PER TUTTI, FORSE”

  13. Scusate il ritardo, ma non “sta scritto” che l’incolpato e’ considerato innocente fino alla sentenza irrevocabile di condanna? E quindi, come si puo’ sostenere che “La dichiarazione di estinzione del reato all’esito di un dibattimento penale (art. 531 c.p.p.) …presuppone, in modo oggettivo, la non innocenza dell’imputato”? Non e’ un’assurdo logico giuridico dettato da viscerale anti-Berlusconismo?

  14. Già, la prescrizione è norma cogente sì, per tutti, ma non per l’imputato che, volendo, può rinunciarvi, per ottenere una sentenza che chiarisca in modo assoluto cio che il Giudice, singolo o collegiale, stabilisce su un certo evento in questione.

  15. A scanso di equivoci: ls prescrizione è norma cogente prevista nel codice penale.
    I giudici hanno quindi applicato la legge. Legge alla quale i magistrati del pubblico ministero e del giudicante sono sottoposti.
    FC

  16. Si giustifica l’istituto della prescrizione nel nome di una pretesa “certezza del Diritto”, mentre al massimo se ne dovrebbe parlare come certezza dell’impunità del delitto. Forse è da qui, prescindendo dall’attualità troppo condizionante e, anch’essa, “ad personam”, che si dovrebbe ripartire. Per il resto concordo in larga misura con quanto osservato dall’Autrice e da vari intervenuti.

  17. Cara Professoressa,
    il Suo articolo è preciso.
    Solo una notazione.
    chi come me è ogni giorno in trincea davanti agli organi imparziali del processo penale ( che diverse volte per usare un’icastica rappresentazione indossano la stessa maglia dell’avversario – tale nomato solo per il tipo di processo dibattimentale adversary-) rarissime volte ha visto applicare effettivamente il criterio ex art. 129 c.p.p. dal giudicante prefendo questi la comodità della prescrizione, seppur con la formula di stile della mancanza di elementi per la pronunzia più favorevole.
    Queste scarne osservazioni non attengono al processo Berlusconi( caso Mills) di sabato scorso ma al più generale tema della cultura della giurisdizione, e non basta che via sia un codice, come sa, di rito troppe volte lo si vede interpretato in senso inquisitorio.
    Complimenti anche per la sua chiarezza espositiva.
    FC

  18. Cara Franzina,

    dal luogo in cui mi trovo, sono costretto a dettare pochi righini che mi pare stiano in mezzo tra la linguistica e la logica e in specie la logica deontica.

    [1.] Finché il codice parla di «estinzione della pena», va bene. Non va bene quando il codice parla di «estinzione del reato». Il reato, se c’è, è un «fatto» o un «eventum» che appartengono alla storia. E i «fatti» o gli «eventa» nella storia durano, senza bisogno di una qualche Biblioteca d’Alessandria che li registri nei suoi archivi. «Sie bleiben», con Hegel. Non dunque il reato si prescrive. Si prescrivono i diritti e le azioni e le situazioni giuridiche soggettive. Si prescrive, nel caso del cd. «reato prescritto», la potestà punitiva dello Stato.

    [2.] L’art. 150 cp: «La morte del reo, avvenuta prima della condanna, estingue il reato». Ma come si fa a chiamare «reo» uno che non è stato ancora «condannato»?

    [3.] L’art. 171 cp: «La morte del reo, avvenuta dopo la condanna, estingue la pena». Il tempo dei processi ai cadaveri e delle pene inflitte ai cadaveri è finito con l’Illuminismo giuridico. Quale pena ancora per un «condannato» che è «morto»?

    Che altro dirti, se non complimentarmi per la tua chiara spiegazione?

    Forse solo due ultime cosucce: (a) che ogni anno in Italia circa 170.000 processi si prescrivono, e mi sembrano troppi, e mi sembrano sintomi preoccupanti di un mal funzionamento della giustizia; (b) che pure la Bongiorno, ascoltato il dispositivo della sentenza che «prescrisse» Andreotti, sbagliando gridò: «Assolto, assolto».

  19. Mi consenta: perché un titolo così duro?
    Vabbuo’, il signor B. non è stato formalmente condannato. E allora, se in qualche modo se l’è cavata, lasciate che il povero Silvio esegua i suoi giochi di prestigio con il vocabolario. Non lo sapete che molti sono disposti a credergli sulla parola?
    E se fosse stato condannato, cosa sarebbe successo?
    Nulla. Conoscendo come va a finire di solito con certi personaggi, il titolo dell’articolo sarebbe stato questo: “La condanna è una sostanziale prescrizione”.
    Lo vede che, per la proprietà commutativa, anche cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia?
    L’unica esecuzione di pena, anche se la condanna non è stata pronunciata, ce l’assicura la televisione. Ai ferri del carnefice, di questi tempi, c’è Schettino. Tutti i pomeriggi, su tutti i salotti del digitale terrestre, una milionata di forcaioli assiste a bocca aperta ai 40 colpi meno uno assestati su di un disgraziato, probabilmente colpevole almeno al 99 per cento (ma non ancora al 100 per cento).
    Fra alcuni anni, quando la condanna arriverà – se arriverà – il reo potrà dire, alzando la testa:
    “signor giudice, per quanto severa questa pena è ben lieve. Se potessi compensare questa con parte di quella, stasera dormirei nel mio letto”.

  20. Ciò che si è affermato nell’articolo è cosa ovvia e risaputa.Ovviamente non si può dire altrettanto del popolo italiano che per ignoranza nelle materie giuridiche credo sia giunto ad un livello elevatissimo (e qui ribadisco la mia contrarietà alla giuria che emette verdetti immotivati).Più semplicemente per i meno dotti si può spiegare cosi….la prescrizione è una causa di estinzinoe del reato.Mutuando dal linguaggio della biologia una cosa per essere dichiarata estinta bisogna prima che sia prima esistita,ovvero per dichiarare il reato prescritto bisogna che il fatto proprio previsto dalla norma sia stato commesso, ma siccome è passato tatno tempo non ti puniamo più.

  21. Ottimo articolo, peccato che a mio parere prenda le mosse da un processo sbagliato.

    Il diritto è uno strumento che viene maneggiato da esseri umani con tutto quanto ne consegue.

    Vi sono molti modi per dirigere un processo verso un risultato più che un altro.
    I giudici – e i PM in ordine d’importanza – hanno, in questo, gli strumenti più decisivi.
    La maggiore o minore valorizzazione DISCREZIONALE di uno o più elementi di fatto o diritto, di prove o indizi, può portare a verdetti diametralmente opposti.

    La “sostanziale condanna” in articolo, viene da un contesto giudiziario che non appare – storicamente – nè del tutto “sereno” nè del tutto “obiettivo” in questa rappresentazione di una muta di cani da caccia al costante inseguimento della volpe.

    Avrei preferito che la pronuncia fosse stata adottata da un altro contesto giudiziario.
    In quel caso avrei completamente assentito con la Collega. Ma così no.

    Il problema non è quanto Berlusconi possa esser vittima innocente o furbo colpevole. Ma quanto l’istituzione della locale magistratura possa risultare autorevole, affidabile e non faziosa quando lo “insegue” e persegue.
    Nel caso, come questo, in cui non lo appaia, anche le “distorsioni” politiche che hanno dato spunto all’articolo hanno valide ragioni d’essere.

    Con buona pace del Diritto.

  22. E’ straordinario constatare come in Italia si possa sostanzialmente prendere un rinoceronte, vestirlo a festa e venderlo per un cigno!

    Il processo penale italiano “meravigliosamente razionale”? Una “affascinante macro architettura in cui tutto è previsto”??

    La verita’, gentilissima Sig.ra Bilardo, e’ che la giustizia italiana, dal punto di vista jurisprudenziale, normativo e procedurale, e’ stata classificata dalla Banca Mondiale come la peggiore in Europa. L’Italia si posiziona alle spalle di Mongolia, Bahamas e Zambia, e cinque grandini più in basso dell’Albania per la facilita’ normativa di condurre una attività di impresa (un peggioramento dallo scorso anno), al 158o posto su 183 sulle procedure volte ad ottenere l’attuazione dei contratti e con uno dei piu lunghi e inflessibili processi penali al mondo con una durata media di 9 anni, e Lei ci vuol far credere che tutto questo ammonta a un’affascinante macro architettura in cui tutto è previsto?

    Con tutto il rispetto che posso nutrire nei Sui confronti, io le consiglierei di mettere temporaneamente i codici italiani nel cassetto e di spendere qualche anno all’estero in un paese veramente civilizzato (non solo per la staginatura del Parmigiano o la tiratura al bronzo degli spaghetti) e le garantisco (per esperienza personale) che Le dara’ un’ottica molto piu realistica di quella di cui sopra.

    Cordialita’
    Josse

  23. Che meraviglia! Finalmente comincio a capire qualcosa di questioni giuridiche. E’ proprio vero che la semplicità è la ricchezza dei Grandi!

  24. Come al solito un articolo che fa chiarezza oltre ogni dubbio anche per i non adepti.
    Forse esco un po’ dal merito specifico dell’articolo, ma mi chiedo se la prescrizione per decorrenza dei termini previsti per un certo reato non sia una sconfitta del P.M. e del sistema giudiziario per non essere riuscito a concludere il processo entro i tempi previsti.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here