Sul tema della liberalizzazione di farmaci di fascia C e farmacie, l’Autorità della concorrenza e del mercato ha rappresentato al Governo le sue proposte di riforma. Lo ha fatto, più esattamente, alle pagine 69 e 70.

Esse vanno in due direzioni: una maggiore incisività delle liberalizzazioni di farmaci di fascia C, rispetto alla disciplina sancita nell’art. 32 del DL 201/11, già condivisa dal Parlamento (!), e la rivisitazione dei criteri riguardanti la pianta organica delle farmacie, nel senso di prevedere un abbassamento dei vigenti quorum demografici. Ha proposto, altresì, quantomeno di raddoppiare l’attuale numero massimo di farmacie delle quali una società professionale può rendersi titolare/proprietaria.

Com’è facile rilevare, le suddette pretese hanno ben poco da arricchire i consumatori, in termini di un più generale risparmio, se non quello di rendersi immotivatamente punitive nei confronti della farmacia tradizionale a tutto vantaggio dell’estensione delle opportunità imprenditoriali di concretizzare la formazione di catene di farmacie, cui riservare l’evoluzione del particolare segmento, fino ad oggi difeso dalle grinfie della GDO. Un modo per destinare alla somministrazione dei farmaci una funzione meramente mercantile, a discapito dell’attuale condizione di esercizio tipicamente professionale.


Insomma, dall’idea che ha l’Antitrust del settore emerge il concepimento di un servizio farmaceutico essenzialmente fondato sulla moltiplicazione dei “punti di vendita”, anziché sul suo miglioramento in termini di qualità del servizio. Così facendo, piuttosto che traguardare condizioni assistenziali più favorevoli per l’utenza, soprattutto anziana, si realizzerà un business indiscriminato essenzialmente da parte della grande distribuzione.

Sotto l’altro aspetto, incentivando la creazione dei gruppi delle farmacie tradizionali (otto farmacie sono già un gruppo) si consentirà al capitale in senso stretto (ma anche a quello “inquinato”) di acquisire il dominio del servizio, determinando così serie difficoltà ai giovani farmacisti. Gli stessi, infatti, rimarrebbero schiacciati da una siffatta condizione, a tal punto da non potere facilmente accedere, così come invece avviene oggi, alle società di farmacisti, tanto funzionali all’accesso dei giovani al mercato caratteristico.

Insomma, nelle indicazioni dell’Autorità della concorrenza si scoprono aspettative non propriamente conformi allo spirito dell’attuale servizio (che, si badi bene, è considerato il migliore al mondo!) che rischierebbe di essere fortemente compromesso. Non si tiene affatto conto del ruolo che la farmacia ha consolidato nell’ordinamento e nel nostro vivere comune, sì da rappresentare un punto fermo della tutela della salute dei cittadini.

Intervenendo così come interviene l’Antitrust privilegia squisitamente i numeri (sui quali è lecito nutrire anche qualche dubbio, atteso che non sono supportati da dati scientifici, a nulla valendo i dati venduti in questo periodo come pervenuti a seguito di sedicenti ricerche), senza tenere affatto conto di come (ma soprattutto quale farmacista sarà disposto a farlo!) sarà garantita l’assistenza farmaceutica nel territorio più periferico, fino ad oggi assistito dal farmacista fiduciario.

A ben vedere, la campagna di liberalizzazione delle farmacie, meglio, dei farmaci di fascia C, sta suscitando un qualche imbarazzo, sia nel modo in cui viene portata avanti che per i contenuti. Sono inadeguate le motivazioni per lasciare presumere un inverosimile risparmio per i consumatori. Sono un bluff gli adeguamenti all’UE che si vorrebbero far passare per ineludibili. Rappresentano una favola le aspettative d’impresa per i giovani laureati e la crescita occupazionale. E’ troppo forte il rischio di rompere il rapporto di fiducia e collaborazione costante venutosi a creare negli anni tra il farmacista sotto casa e l’utente.

L’imbarazzo. L’argomento – per il ruolo che riveste la farmacia italiana, garante ovunque dell’assistenza, specie nei piccolissimi comuni, pieni zeppi di anziani, sempre di più lasciati al loro destino – necessita di un approfondimento finalizzato alla ricerca della verità. Crea, infatti, un grande imbarazzo leggere studi e dichiarazioni che, al di là dei dati desunti, tenderebbero a dimostrare l’utilità di ciò che verrebbe a crearsi senza però tenere conto di ciò che verrebbe a rompersi in un Paese come il nostro. La volontà in atto metterebbe a rischio quantomeno l’esistenza delle farmacie dei comuni al di sotto dei 2.000 abitanti (3.534), che rappresentano il 43,7% del totale (8.094), ma anche quelle numerosissime soprannumerarie, operanti nelle piccole frazioni in virtù del criterio della c.d. distanza. Realtà, queste, che trovano nella farmacia tradizionale il riferimento assistenziale continuo e concreto, garantito dall’attuale sistema fondato sul binomio pianta organica/concessione.

L’inadeguatezza delle motivazioni. Prescindendo da quelle di diritto – che varrebbero da sé a dimostrare la pericolosità delle scelte “di moda”, perché sgretolarizzerebbero il sistema concessorio, che ha reso la farmacia italiana la più apprezzata del mondo, lasciando lo Stato a vero dominus del relativo servizio -, è bene evidenziare quanto sia inverosimile il risparmio per i consumatori. Negli studi condotti a sostegno della liberalizzazione dei farmaci di fascia C si rappresentano dati che più che essere la sintesi di una ricerca scientifica sembrano essere stati tirati fuori dal cilindro di un illusionista. Non si comprendono, infatti, i dati consuntivati del risparmio, dal momento che le ricerche del caso tengono conto di possibili sconti alla clientela finale eccessivi, addirittura di gran lunga superiori a quelli praticati alle farmacie dall’industria. Del resto, sarebbe bastato, al riguardo, verificare gli studi di settore che ne sanciscono l’entità. Un tale deficit conoscitivo falsa i dati e rende artatamente conveniente per il consumatore un qualcosa che non è affatto nella realtà.
In relazione, invece, alla “pretesa” equivalenza professionale tra la farmacia tradizionale e i nuovi siti autorizzati, è lo stesso legislatore che la smentisce, considerato che riserva la vendita dei farmaci di fascia C a maggiore “rischio”, del tipo ormoni e stupefacenti, alle farmacie pubbliche e private. Un chiaro senso di sfiducia per tutto il resto.

Gli adeguamenti all’UE. Si è detto che la liberalizzazione va fatta perché è l’UE che la pretende. Niente di più falso. Mettendo da parte la volontà di David Cameron di istituire, nel proprio Paese, lo strumento della pianta organica, proprio per evitare che la periferia continui ad essere quasi completamente sfornita di farmacie, si rende necessaria una corretta analisi dei dati reali del sistema farmacia in Europa. Ebbene, in nessuno Stato europeo la farmacia è libera, fatta eccezione per la Gran Bretagna, che (come detto) è sulla via del pentimento, e della Grecia, ove la crisi le ha decimate. Non lo sono neppure i farmaci di fascia C. Lo confermano pure i dati desunti dall’Istituto Bruno Leoni che, nell’elaborare l’indice delle liberalizzazioni intervenute nel 2011 in Italia rispetto al modello europeo, ha trascurato nell’attenta griglia la somministrazione dei farmaci. Lo ha fatto non perché ritenuto poco interessante (anzi!), ma perché, al contrario, non vi è alcun riferimento numerico in Europa con il quale compararsi, perché ovunque non liberalizzato. Anche la comparazione effettuata nel mondo intero offre risultati in tale senso. Invero, sul quotidiano La Stampa del 4 gennaio scorso (articolo di Paolo Baroni riguardante taxi, farmacie e pacchetto anti-concorrenza) si rappresenta una attenta comparazione, riguardante le professioni e i servizi pubblici, più precisamente tra quanto è previsto in Italia e quanto disciplinato in circa 40 Paesi. Ebbene in nessuno di siffatte griglie comparative viene considerata la liberalizzazione della farmacia e dei farmaci, solo perché altrove neppure ci si pensa in termini di tutela della salute pubblica.

Le aspettative di impresa e nuova occupazione. Anche qui si sta perpetrando un grande bluff, pericoloso per tanti giovani laureati resi, così, inconsapevolmente aspiranti ricchi imprenditori. Si fa loro del male a trascurare la verità. A questi va detto della fallimentare iniziativa delle parafarmacie e del mancato aumento occupazionale, quale risultato della prima liberalizzazione (legge Bersani).
L’occupazione per essere reale deve possedere due requisiti: la durevolezza e la professionalità, entrambe negate fino ad oggi.
La prima si ottiene programmando una economia sana e permanente, che oggi persino la farmacia fa fatica a possedere, considerate le difficoltà del suo mercato afflitto da uno sconto medio al SSN del 10%, dalla crescita esponenziale del generico, dai ticket che aumentano, dai ritardi di pagamento che arrivano in alcune realtà ad oltre un anno, in una dalla necessità di tagliare la spesa sanitaria. Handicap che renderanno aleatoria anche la sua esistenza. Invero, sono tante le farmacie ricorse a procedure concordatarie, numerose quelle fallite, quasi tutte in balia dei loro conti non affatto brillanti. Un Governo che non sappia ravvisare i segni di una crisi economica in atto, così come quella che le migliaia di farmacie più deboli stanno vivendo, si assumerebbe gravi responsabilità sul default del sistema che andrà a determinare.
Del resto, se così non fosse come si spiegherebbe la diffusa vendita delle farmacie municipalizzate e la crociata contro le liberalizzazioni che sta facendo l’Assofarm, il sindacato dei dipendenti delle farmacie comunali che ben conoscono la precarietà del loro lavoro? A fronte delle ricchezze tanto millantate del sistema di somministrazione dei farmaci, meglio sarebbe stato investire in farmacie pubbliche e non già dismetterle.
La seconda, per un giovane laureato è necessario capire, sul fronte dell’occupazione, la professionalità garantita nel rapporto di dipendenza cui si aspira. Al di là del minimale incremento che si registrerebbe con il naturale aumento del numero delle parafarmacie – contrapposto però alla diminuzione della base occupazionale offerta dalla farmacia privata – l’unica riserva da sfruttare (si fa per dire!) sarebbe la grande distribuzione organizzata. Quest’ultima interessata al segmento per due ordine di motivi: ornarsi di un fiore all’occhiello che non ha e tradurre il farmaco di fascia C in business, ricorrendo a forme di vendita che poco hanno o nulla a che fare con la professionalità. Da qui, un impegno professionale dei giovani laureati che nasce male, perché limitato e peraltro vittima di una contrattazione della retribuzione spesso al di sotto dei livelli legali.

Rapporto farmacista sotto casa/utente. L’idea di contrastare ciò che la farmacia è divenuta nel quotidiano italiano è da irresponsabili. Mettere in forse il rapporto tradizionale instauratosi nel Paese da numerosi decenni creerebbe solitudine assistenziale, specie per gli anziani sempre in crescita, e sottovalutazione dell’uso professionale dell’anamnesi familiare, che rappresenta quel tesoro che il farmacista fiduciario ha capitalizzato per metterlo a disposizione, unicamente, dei suoi assistiti.


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28 COMMENTI

  1. Occorre una liberalizzazione totale delle farmacie. Basta con l’ereditarietà e il familismo.
    Ognuno dopo la laurea ae l’abilitazione porofessionaled eve essere libero di esercitare la professione. Altrimenti va denunciato lo Stato che ha formato e abilitato il farmacista e dopo gli impedisce l’esercizio professionale che è un diritto-dovere. Via tutti i privilegi

  2. il decreto legge del governo distruggerà farmacie e parafarmacie. Ottimo il Bersani, davvero bravo

  3. Con il decreto legge Monti si creerà un casino. Tante farmacie nelle grandi città inutili che si impoveriranno a vicenda a farmacie uniche nei comuni con 4/4499 abitanti che faranno quello che vogliono. Ma chi le scrive queste leggi?

  4. Sono preocciupato di quanti disoccupati farà la riforma, spero che non sarà così con 3000 abitanti ho paura che in molti saremo mandati a casa

  5. Trovo davvero sconcertanti gli approcci del tipo quello di Egidio. Si arguisce un livore contro chi ha nella vita conquistato la possibilità, spesso con concorsi pubblici, di esercitare una professione. Intanto non è vero che una farmacia costa 5 milioni, poi cosa vuole dimostrare con questo? che tutte le altre attività liberalizzate non hanno prezzo? Provi a comprarne una! Tutto viene venduto e lasciato in eredità. Allo stesso modo le parafarmacie e i supermercati. E’ la legge dura del capitalismo.
    Il problema serio è il rischio che si sta correndo di lasciare i paeselli privi dei servizi oggi garantiti dai farmacisti miliardari che ivi campano per lo più con uno stpendio medio, impegnando propri capitali e la loro vita, giorno e notte.
    Quindi meno livore, più attenzione e più diligenza se si vogliono ottenere rislutati

  6. Come mai una farmacia costa cinque milioni di euro ? In uno stato democratico e liberale tutti devono poter scegliere il loro futuro!!! Lo stato non deve impedire a nessuno le proprie scelte! Questo è un principio che deve valere per tutte le professioni!!! Non possiamo assistere che alcune categorie si arricchiscono (notai e farmacie)e altre vivere alla giornata!! Poi non capisco perchè le farmacie vendono prodotti dei supermercati a prezzi esorbitanti e i supermercati non possono vendere i farmaci? Tutti i laureati in farmacia possono trovare occupazione nei supermercati dato che non si possono permettere di comprare una farmacia!! E’ il cosumatore che deve scegliere e che deve stare al centro ad ogni risposta economica!!!

  7. Dato che lo scopo della liberalizzazione sarebbe l’aumento della concorrenza al fine di diminuire il costo dei farmaci di fascia C, giova ricordare che lo stesso é stabilito dal ministero della Salute e non è assolutamente a discrezione del farmacista.
    Per ottenere dei risparmi per il cittadino basterebbe introdurre una diminuzione percentuale di tutti i listini con una normale circolare.
    Possibile che una evidenza così lampante non sia entrata nel dibattito ???

  8. E’ uscito il testo della bozza. Quanto alle farmacie? Una grande stronzata. Si abbassa il quorun a 3000 abitanti indiscriminatamente. Ma mi dite voi cosa vuole dire un quorum uguale per tutte le località indipendentemente da come composta? significa raddoppiare le farmacie senza ottoenere nessun miglioramento dei servizi

  9. Quando in Italia il politico di turno fa una qualunque affermazione, bisogna capire che la verità consiste nell’esatto opposto di quanto affermato. Il fatto che gli italiani, popolo che si ritiene ed è così intelligente, ancora faccia fatica a prendere atto di questa elementare verità, peraltro comprovata nel corso dei secoli, è sorprendente. Sarà effetto del bombardamento mediatico che ha ridotto le capacità cerebrali dei poveri cittadini. Le cosidette “liberalizzazioni” sono l’esatto contrario di quanto vanno affermado i politici o gli imbonitori televisivi al loro servizio, sono cioè un favore fatto alle Coop, ai Supermercati ed ai detentori di capitali che saranno liberi di creare dei veri e propri monopoli a tutto discapito della libera impresa e delle piccole aziende, dai tassisti ai giornalai. Non libertà di impresa dunque ma un favore ai Trust, di questo si tratta, l’esatto opposto di quanto i Monti ed i Catricalà ( ex presidente dell’antitrust …sic ) vanno affermando. Per contestare la barzelletta della diminuzione di prezzi che costoro adducono per cercare di ingannare la gente, basta ricordare che da quando hanno liberalizzato l’energia elettrica, le bollette arrivano ogni due mesi e non tre, e tanta povera gente che ritarda a pagarle, si vede il servizio interrotto senza pietà. Quando questi cialtroni parlano di liberalizzazioni, le gente li dovrebbe inseguire con i forconi.

  10. No liberalizzazioni!
    Credo sia opportuno pensare a provvedimenti più mirati!
    Saluti e staremo a vedere!
    marco

  11. Il disegno di legge in circolazione, dopo tanto chiasso, conferma la pianta organica diminuendo il numero di abitanti e accelera i concorsi. Mi sembra una scelta giusta sempre che si liberalizzi davavero ove i cittadini guadagnino davvero i soldoni

  12. Farmacie, taxi ed edicole le scuse populistiche per non liberalizzare le cose serie quelle che fanno fare i soldi a chi conta nella politica.

  13. Non credo che la liberalizzazione favorisca i cittadini o consenta risparmi di spesa.
    Credo solo aiuti la grande distribuzione e, forse, favorisca qualche altro interesse!!!
    In bocca al lupo!

  14. Sono anche io figlia di un farmacista socio di suna società di farmacisti. Mio padre ha investito tutti i risparmi di una famiglia intera in una quota del 33%. Lavora dalla mattina alla sera in in paese di 5000 abitanti. Campiamo e rendiamo felici gli utenti con un servzio che loor giudicano ottimo. Sono impautiti di tuto questo bailamme che si sta facendo. Ma davvero si vuole distruggere tutto quello che le farmacie hanno creato? per cosa? per qualche spicciolo e qualche milione in più alla grande distribuzione. Bravo Luca. Bravo Jorio

  15. Premesso che sono parte in causa, in quanto figlio di un titolare di farmacia.

    Non posso che esprimere la mia netta condivisione di quanto ha scritto.

    E’ inutile negare che in quanto sistema chiuso, il mondo delle farmacie ha uno status di protezione maggiore.
    Ma le finalità che l’attuale governo propone, sicuramente non andranno nella direzione del cittadino. I grandi gruppi organizzati non vedono l’ora di mettere le mani sui prodotti farmaceutici.
    E lo “spezzatino” che si creerà porterà solo tanta confusione al cliente.

    Da parte delle Farmacie, se verrà approvato un piano simile a quello che fortunatamente è fallito poche settimane fa, si creeranno davvero pesanti disagi.

    Per fare un esempio: i farmaci di fascia C garantiscono il ricavo necessario per permettere alla farmacia di acquistare gli altri farmaci che devono poi essere rimborsati dalla stato (poichè lo stato rimborsa con ritardi talvolta estenuanti).
    Se il ricavo derivante dai farmaci di fascia C verrà ridimensionato, come si potrà avere a magazzino tutto ciò che oggi un cliente si aspetta di trovare nella propria farmacia?

    Inoltre il numero dei dipendenti che attualmente lavorano nelle farmacie dovrà essere ridimensionato.

    Le parafarmacie invece non si rendono conto che cavalcando l’onda di questa parola, “liberalizzazioni”, stanno si facendo il proprio leggitimo interesse. Ma non capiscono che se verrà data la possibilità anche alla GDO di entrare in questo settore, alla fine verranno cannibalizzate anche loro.

    Insomma, problematiche derivanti da queste scellerate liberalizzazioni potrebbero esserne scritte davvero tante. Speriamo che alla fine si arrivi ad ammodernare il sistema farmaceutico, ma non nel senso di smantellarlo come sembra prospettarsi!

  16. Credo che Monti stia facendo una sciocchezza a smontare l’attuale sistema dei servizi pubblici. Quello delle farmacie è uno dei pochi che funziona e rende giustizia ai diritti di salute nella periferia ma anche altrove

  17. ho una sanitaria e non sono farmacista, ma biologa. Sono d’accordo con l’autore perchè vivo il disappunto degli anziani ad affrontare gli acquisti nei centri commerciali ove sono trattati come numeri. La farmaci è e deve rimanere un baluardo del nostro sistema sanitario è la garanzia per la periferia in un sistema sanitario che l’abbandona sempre di più

  18. Farmaci, farmacie, taxi, edicole ma che servono queste liberalizzazioni. Tranne i farmacisti che però lavorano da matti e impiegano tanti soldi, gli altri muoiono di fame impegnando tante ore al gionro. Ma davvero così si cambia il Paese?

  19. Ovunque si legge, ovunque si ascolta non si fa altro che essere assillati dalle liberalizzazioni. Come se tutto dipendesse da loro. Io non ne capisco molto ma credo che il farmacista così come è oggi (è mia madre che melo suggerisce) va bene certamente meglio di quelle scontrose venditrici dei supermercati. Quanto alle parafarmacie (lo dice mamma) capiscono ben poco

  20. Non potreste estendere la stessa cura anche all’argomento dei prezzi dei farmaci praticati dall’industria. Lì sarebbe il grande guadagno da realizzare

  21. questa mattina ascoltavo la radio…
    Catricala’ “minaccia decreti entro il 20 gennaio”.
    subito dopo consulto la mia bussola “LEGGI OGGI” e trovo questo articolo.
    Sono sempre più convinto che il governo non abbia imboccato la strada giusta!!!
    Vedremo!!!
    R.

  22. Ottima l’idea editoriale di approfondire così l’argomento. I motivi contra mi convincono di più di quelli a favore. Complimenti per la chiarezza.
    ciao

  23. Sempre contributi interessantissimi sul vostro sito. Anche io sono della stessa opinione.buona giornata a tutti.

  24. Stavo cercando materiale per un articolo sul giorrnale di domani ed ho letto il vostro articolo. Non male come fonte di informazione. Grazie by

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