Farmaci di fascia C ovunque oppure no. Questo è stato uno degli argomenti dominanti della manovra elaborata e proposta dal governo Monti. Come se da una tale scelta dovesse dipendere la ripresa della economia e il rilancio dell’occupazione. Si è così assistito a corse in avanti per liberalizzare il più possibile seguite da inversioni di marcia, emerse a seguito di più ragionevoli indicazioni fornite da rappresentanti del centro-destra. Su tutto, è venuto fuori un testo legislativo diverso da quello proposto originariamente dall’Esecutivo.

 Il fatto. Ma cosa c’entrava e cosa c’entra la vendita dei farmaci di fascia C al di fuori della farmacia con le misure economiche indispensabili a risanare il Paese? Francamente, non è dato capirlo. A fronte della certezza della sua ininfluenza assoluta, non si riescono, infatti, a comprendere i contenuti della dichiarazione di Pierluigi Bersani all’esito del voto favorevole sulla manovra al Senato e del suo successivo intervento alla Camera. L’unica cosa che il leader politico, della mia sinistra, ha avuto modo di rilevare è stata la sua stupefazione in relazione alla “debolezza del Governo sul tema delle liberalizzazioni”. Ergo, su quella dei farmaci di fascia C in favore della grande distribuzione organizzata.

Più che la dichiarazione del segretario di quello che è divenuto il primo partito italiano è sembrata essere ai più – atteso il tono e la passione impiegati – la reazione di uno così incazzato con i farmacisti da avere loro giurato una guerra a tutto campo, a prescindere da tutto e da tutti.


Con tutti i problemi che affliggono e che affliggeranno gli italiani a seguito di una manovra così tosta, come può giustificarsi un’azione così limitata da parte della sinistra (!) italiana? Poco per i pensionati e quelli che dovranno aspettare per esserlo, entrambi in sensibile sofferenza. Altrettanto sui tagli della politica, limitati a qualche impercettibile limatura. Nulla per il Sud martoriato dalle povertà e dalla mancata previsione del risanamento idrogeologico del Paese che sprofonda ovunque. Silenzio assoluto per l’occupazione dei giovani, per le imprese che chiudono e rompono i tradizionali rapporti contrattuali. Non un pensiero per l’assistenza ai soggetti deboli.

Nulla di tutto questo, perché il vero problema del Bersani-pensiero sembra essere quello delle farmacie che fanno business con le pillole dell’amore piuttosto con lo sciroppo che fa (quasi) bene alla salute. Un business che occorre condividere con i megastore, così come preteso dalla grande distribuzione organizzata, Coop in testa.

Il problema è tutt’altro e la sinistra, che ne è stata genitrice, lo dovrebbe ben conoscere e valutare.

In gioco c’è la natura concessoria della farmacia che attribuisce la titolarità del servizio allo Stato (oggi alle regioni). Un servizio che l’Autorità pubblica realizza attraverso le farmacie comunali e private: dignitosamente, ovunque e da oltre un secolo (bastino le farmacie comunali bolognesi, piuttosto che quelle toscane). Una caratteristica, questa, che impone la presenza di almeno una farmacia per ogni comune. Una prerogativa che rappresenta una certezza assistenziale reale, specie in quelle piccolissime realtà municipali, quasi sempre segnatamente montane.

Insomma, un sistema che funziona con la presenza di una farmacia, pubblica o privata che sia, ogni 3.374 abitanti, a fronte dei 3.323 della media europea, tenendo conto della Grecia, beninteso, ad apertura liberala.

Ebbene, in presenza di un servizio che funziona e di una caduta generalizzata della redditività delle farmacie (che, è bene dire, effettuano uno sconto medio ordinario al SSN del 10%) è davvero pericoloso rompere il sistema di servizio creatosi, che ricordiamo esser riconosciuto come il migliore del mondo.

A ben vedere, la situazione è delicata e la politica dovrebbe ben conoscere i rischi di una possibile degenerazione organizzativa. E’ già numeroso il ricorso alle procedure concorsuali (piani di ristrutturazione e concordati preventivi) per evitare i maggiori disagi che deriverebbero da oramai verosimili dichiarazioni di fallimento di farmacie in crisi di liquidità, causate dai disagi che le circondano e le assediano. Ne sa qualcosa il sistema all’ingrosso dei farmaci, anch’esso al limite della sopravvivenza economica e occupazionale.

Dunque, una situazione a rischio e sottovalutata a causa del distacco della politica con la realtà, che conosce sempre di meno. Una politica che disattende, da sinistra (ed è grave), l’importanza del sistema di concessione pubblica e delle tutele che esso garantisce, allo stesso modo di come esso salvaguarda una considerevole occupazione.

Poi, per fare cosa? Per garantire alla grande distribuzione, oramai in mano a pochi, di usare il farmaco come prodotto civetta? Questo sarebbe il vero business che occorrerebbe evitare, per non incentivare, anche indirettamente, l’acquisto dei medicinali.

Non c’è etica nella grande distribuzione, meglio, la stessa garantita dalla farmacia tradizionale, tant’è che lo stesso legislatore assegna alla medesima la somministrazione in esclusiva delle sostanze stupefacenti e psicotrope, nonché gli ormoni. Non c’è la stessa tranquillità nel sistema autorizzatorio a maglie larghe, meglio, la stessa assicurata da quello concessorio. Distruggere l’attuale comporterebbe il verosimile rischio di trovarsi di fronte ad offerte “accattivanti”, del tipo tre medicinali al prezzo di due, con tre bollini di sconto su fiordilatte e gorgonzola!

Così facendo verrebbe meno la tutela della salute pretesa dall’art. 32 della Costituzione. L’articolo del manovra (anche’esso 32 per una strana coincidenza) lede infatti la Carta rendendo “mercantile” la circolazione dei farmaci.

La lettera dell’articolo approvato (32). Come dicevo il testo definitivo, ancorché sensibilmente modificato rispetto a quello originariamente proposto, non rappresenta una soluzione apprezzabile. Ciò accade perché è divenuto la rappresentazione di una commistione di idee, alcune bislacche.

Rinvia l’identificazione dei farmaci che, ancorché sottoposti a ricetta medica, andranno a rappresentare l’oggetto della vendita liberalizzata, ad una decisione amministrativa dell’Aifa. La stessa dovrà, infatti, attraverso i meccanismi allo stato disponibili, ricorrendo anche a declassificazioni categoriali, predisporre la lista di quanto vendibile nella parafarmacie e nei corner della grande distribuzione organizzata.

Ciò che non convince, è quanto residuato dal vecchio articolo, ovverosia la facoltà di praticare degli sconti dei farmaci. Una facoltà pericolosa soprattutto perché utilizzata a fini marketing, cosicché il farmaco verrebbe ad assumere il ruolo di prodotto civetta con l’amara conseguenza di incrementarne il consumo. Tutti conoscono – primo fra tutti il prof. Garattini, perché lo ha sempre manifestato in lungo e in largo – i danni derivanti dallo scorretto consumo dei farmaci e quanto in proposito sia stata importante la conoscenza anamnestica che il farmacista “di famiglia” ha assicurato sino ad oggi. Una tutela che con la “liberalizzazione” verrebbe meno.

 Il merito. La liberalizzazione dei farmaci e/o delle farmacie viene sbandierata come strumento legislativo propedeutico alla realizzazione di consistenti risparmi per i cittadini e all’incremento dell’occupazione giovanile. Al riguardo, nessuno ha avuto modo, però, di dimostrarlo neppure sotto il profilo teorico. Tutt’altra, è la conclusione cui è invece pervenuta la CGIA di Mestre, ritenuta – da tutti – una delle organizzazioni di ricerca del mercato più attendibili sotto il profilo scientifico. Ebbene, la stessa ha dimostrato in proposito che ad ogni liberalizzazione intervenuta nel nostro Paese sono conseguiti notevoli incrementi di spesa per i consumatori. Solo per fare qualche esempio, verificati nel medesimo periodo (1994 ad oggi): le assicurazione sui mezzi di trasporto sono aumentate del 183,1% a fronte di una inflazione del 43,3%; i servizi bancari del 109,2% e così via.

Ha dimostrato insomma che a valle di ogni decisa liberalizzazione si sono verificati aumenti di spesa inaccettabili. Accadrà la stessa cosa con i medicinali, al netto della caduta della garanzia che solo la farmacia tradizionale può concretamente assicurare!

Infine, come la mettiamo con i capitali della delinquenza organizzata che potrebbe impiegare in una grande distribuzione resa più appetibile imprenditorialmente? In pochi si rendono conto, quante le mafie stiamo diventando pericolose (Gratteri, docet). Evitiamo di dare loro una mano in più!

Anche al riguardo, la farmacia concessionaria pubblica si è resa assolutamente garante!


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33 COMMENTI

  1. Chi pensa male, fa male, ma non sbaglia. credo che queste manovre non siano quasi mai progettate per l’interesse ed il bene comune

  2. Ma quante fesserie dite! pensate a difendere il sistema che funziona, pena l’esplusione dal mercato del lavoro di tanti colleghi. Nella grande distribuzione si è arrivati addirittura a fare le campagne natalizie sull’aspirina. Nessuno si preoccupa della sua grastrolesività!!!!!

  3. Il servizio farmaceutico ha bisogno certo di essere adeguato, ma è innegabilmente uno dei migliori servizi operanti in Italia. Perchè distruggerlo?
    Lo sappiamo tutti, per favorire la grande distribuzione.

  4. AL CARO FEDERICO SAETTONE

    IL SIG. DAMIANO STA’ BENISSIMO SEI TU CHE DEVI FARTI CONTROLLARE DA UNO SPECIALISTA E DA UNO PSICOLOGO DI QUELLI BRAVI, CHE RISOLVONO CASI GRAVI.
    INVECE DI AVERE FARMACISTI TITOLARI CON FERRARI CHIUSE IN GARAGE, E’ MEGLIO AVERE TUTTI I FARMACISTI DI ITALIA CON UNA BUONA UTILITARIA.

  5. Tanti commenti inutili che non risolvono i problemi ma nessuna proposta o idea interessante ! Questa è la fotografia della nostra categoria e la causa dei nostri mali !

  6. Qualcuno mi sa spiegare come la liberalizzazione della fascia C contribuisca a risolvere la crisi? Io lavoro presso una farmacia il mio datore di lavoro, già in crisi di liquidità, ci ha informati che se scende il suo giro d’affari licenzierà qualcuno. Io non no soldi da buttare in una parafarmacia ovviamente non ho un supermercato. Ho 46 anni chi mi riassume? Bersani mi raccomaderà alla coop?

  7. Sono d’accordo con Roberto. Questa ridicola diatriba sta dividendo i farmacisti che non riescono a capire che ci sarà disoccupazione per quelli in servizio presso le farmacie priva e pubbliche e non futuro per le parafarmacie destinate, nella spirale degli sconti, a chiudere battenti. L’unica a guadagnare sarà la coop e similari. Che stupidi che siamo

  8. Dalla lettura di alcuni commenti si capisce che la liberalizzazione è sostenuta da una tifoseria sciocca che di servizio pubblico capisce ben poco. Si sta maturando l’ulteriore sgretolamento di un servizio che funziona che peraltro determinerà tanti insuccessi di parafarmacie e indebiti arricchimenti della GDO che sarà l’unica a resistere alla odierna crisi.
    Bravi i tanti damiano e C.

  9. …tutti quelli che non vogliono la liberalizzazione dei farmaci:

    1. non vogliono che i prezzi dei farmaci si abbattano, visto che il calo dei prezzi esiste solo secondo la legge della libera concorrenza

    2.sono finti e stupidi demagoghi che fanno finta di pensare al bene dei cittadini riempiendo i giornali di stupide parole che servono solo a mantenere il potere della casta intatto( altrimento il papà titolare come farebbe mai a trasmettere a suo figlio la farmacia

    3.sono solo venditori di scatolette. Io sono un farmacista che con mio papà hanno vissuto una esperienza ospedaliera che fa invidia a qualsiasi mero farmacista che appunto è li per vendere solo scatolette

    4.Il farmacista titolare oggi è il cancro della società visto che tutta la mia clientela è molto piu soddisfatta del trattamento clinico che si riserva loro, avendo come detto in precedenza una esperienza ospedaliera che ci permette di trattare la gente come pazienti e non come clienti

    Detto questo invito tutti i farmacisti titolari a stare zitti, perchè davvero farebbero piu bella figura. Io non ho nulla da invidiare a meri venditori di scatolette, testimoniato peraltro dalle tantissime persone che cominciano a ragionare davvero col cervello e per partito preso prendono due tachipirine da 500 mg anzichè darla vinta ad una fottua lobbi ricchissima e milionaria che li costringe a prendere la tachipirina da 1000 solo in farmacia!!!! Siete scandalosi e ridicoli, farabutti e ladri insulsi, pagherete perchè non ci piegheremo finchè la legge non passerà a costo di far saltare le croci verdi, senza aspettare che voi farmacisti titolari, cancro di una economia che non ha concorrenza, chiudiate per protesta!!!!-….perchè vi faremo chiudere noi anche con le cattive…..e vedrete che vinceremo e smetterete di comprare ferrari e panfili a discapito della povera gente!!!!!

    CROCI VERDI AVETE LE ORE CONTATE PERCHE’ QUESTA LEGGE E’ GIUSTA
    E’ GIUSTA PER I CITTADINI PERCHE’ TUTTI I FARMACISTI LAUREATII HANNO LO STESSO DIRITTO DI SVOLGERE LA PROPRIA PROFESSIONE……..

  10. La farmacia dell’ancora farebbe bene a rammentare che questi commenti potrebbe farli leggere esclusivamente al circolo degli anziani dementi e non a farmacisti che li leggono e che conoscono bene il loro mestiere.Vorrei ricordare al suddetto farmacista che anche in parafarmacia si crea il rapporto umano anzi è più forte e solido di quello che non si crea in farmacia visto che non c’è neanche il tempo di conversare con il cliente,inoltre non vogliate fare credere che per chi sta al commercio ciò che più gli sta a cuore sia la salute del cittadino!Non ci raccontiamo cavolate,state facendo questa guerra proprio per il Dio denaro,e se non è merce di scambio questa!ricordo male o quando lavoravo in farmacia ero costretto a smerciare il prodotto acquistato in grandi quantità e prezzi ottimi spacciandolo per il rimedio migliore?e dai!Aprite gli occhi!Un adomanda per il Prof.:le è piaciuto l’intervento di Michele,attento e minuzioso e a dir poco dettagliato oppure lo trova banale nel suo contenuto?P.S.Beato lei che un lavoro ce l’ha,anzi due e anche ben retribuiti!

  11. Buonasera a tutti,
    vorrei condividere con voi uno stralcio del mio pensiero per poter migliorare le farmacie.
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate:
    “Per aumentare la redditività delle farmacie basterebbe adottare degli accorgimenti volti alla riduzione dei costi di gestione delle stesse come ad esempio: inserire su tutti i farmaci le date di scadenza e i lotti con un codice a barre, snellendo il lavoro dei magazzinieri; inserire sulle ricette il codice a barre del farmaco e associare al codice sanitario le esenzioni del paziente tramite collegamento alla rete ASL, riducendo la possibilità di errore da parte del farmacista e migliorando il servizio; sensibilizzare le case farmaceutiche sull’aumento dell’aliquota IVA mantenendo la stessa incidenza dello sconto; in e così via.
    Migliorare la farmacia non è impossibile, di seguito alcuni accorgimenti:

    1) Le ricette bianche devono diventare tutte di tipo non ripetibile cosicché si possano incrociare i dati e controllare che i farmacisti non vendano senza ricetta, i controlli però devono essere sistematicamente effettuati dagli organi competenti.
    2) Molti farmaci appartenenti alla fascia C potrebbero diventare farmaci da banco e quindi essere venduti anche in parafarmacia (come deciso oggi dal Governo).
    3) Introdurre subito la ricetta elettronica, eliminando il vizio di dare le medicine ai pazienti e poi farsi fare la ricetta direttamente dal medico. E’ una pratica vietata per legge oltre ad essere concorrenza sleale ma purtroppo è adottata dai più con buona pace di Ordine e Asl.
    4) Abbassamento del quorum: una farmacia ogni 3000 abitanti a discrezione della zona, ovvero se si tratta di un comune turistico dove in estate ci sono 40.000 persone e in inverno 5000, occorre trovare un sistema proporzionale per valutare il giusto numero di farmacie.
    5) Una farmacia in ogni centro commerciale.
    6) Una farmacia di turno ogni 10/12 mila abitanti, contando anche il bacino di utenza dei comuni limitrofi.
    7) Una farmacia H24 ogni 100.000 abitanti, compresi i comuni limitrofi. Queste farmacie dovrebbero avere dei requisiti particolari in termini di assortimento, struttura e servizi, per esempio avere un numero di referenze altissimo, non solo di farmaci, ma anche di prodotti per l’infanzia, omeopatia, attrezzature da noleggio e bombole per O/2, un laboratorio galenico in grado di rispondere a tutte le richieste, inclusi colliri e iniettabili per la cui produzione è necessaria una camera sterile.
    8) Orari liberi, dichiarati a inizio anno da rinnovarsi di anno in anno. L’orario potrebbe essere anche 8/20 tutti i giorni a discrezione del farmacista.
    9) Tutte le farmacie dovrebbero avere i magazzini in rete in modo da poter indirizzare il cliente alla farmacia più vicina col prodotto disponibile.
    10) I concorsi per l’apertura di nuove farmacie dovrebbero essere accessibili laureati senza titoli particolari, titolari di parafarmacia o soci di minoranza di società tra farmacisti sotto il 10%.
    11) Servizio CUP retribuito bene come da progetto Farmacia dei Servizi.
    12) Farmaci di fascia C a prezzo libero e farmaci da banco con un prezzo al pubblico uguale o inferiore a quello dei farmaci di fascia A e non più cari come accade oggi.
    13) Introdurre un nuovo sistema di remunerazione perché con la scadenza dei prossimi brevetti le ricette andranno a valere meno di 10€ l’una.
    14) Organizzare la formazione universitaria in modo da creare figure professionali il più possibile specializzate e competenti (ad esempio omeopati, veterinari, ecc.). Migliorare la qualità della formazione aggiornando i contenuti dei corsi ECM.
    15) Poter commercializzare tutti i prodotti della CEE, del resto sono già registrati dai Ministeri della Salute dei singoli paesi.
    16) Vietare l’esportazione dei farmaci così da non impoverire il mercato interno.”

    Buon lavoro e buon Natale
    Federico

  12. Gli effetti che sarebbero derivati dalla liberalizzazione della fascia C nella sua prima versione non avrebbe portato a un aumento del consumo dei farmaci, ma a un abbassamento del prezzo di circa il 23-24% e a un incentivo del generico. A spiegarlo Francesco Longo, direttore del Cergas (Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale) della Bocconi. «La liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta avrebbe riguardato non la loro prescrizione, bensì la loro distribuzione. La liberalizzazione non induce di per sé un aumento del consumo dei farmaci, ma facilita l’accesso al prodotto». Tanto più che, così come avvenuto per i farmaci da banco nelle parafarmacie, «ci sarebbe stata sempre la presenza di un farmacista» aggiunge Maurizio Bonati, responsabile del dipartimento di Salute pubblica dell’istituto Mario Negri. «Il luogo di vendita è solo un problema di mercato e la liberalizzazione avrebbe inciso sul prezzo». Un abbattimento che non sarebbe stato comunque molto consistente, «di circa il 23-24% e che non avrebbe incentivato un consumo dissennato dei farmaci». L’effetto che si sarebbe avuto invece, secondo Longo, soprattutto aprendo alla vendita nei supermercati «sarebbe stato quello di favorire i farmaci generici. La grande distribuzione è abituata infatti a mostrare tutta la gamma di prodotti, anche quelli medio-bassi, in questo caso i generici appunto. La farmacia invece generalmente mostra quelli più costosi e con una maggiore competizione sarebbe stata indotta ad offrire più generici».
    Da Farmacista 33.

  13. Che ignoranza!
    Ma nelle parafarmacie chi credete di trovare? Pizzaioli e macellai?
    Trovate farmacisti UGUALI a quelli che vi servono nelle farmacie!
    Dalla legge Bersani ad oggi è stato ampiamente dimostrato che nelle parafarmacie si risparmia il 10-15% sul singolo prodotto. E’ di questo che hanno paura i TITOLARI di farmacia, di perdere ancora questa fetta di mercato importante rappresentata dai farmaci di fascia C.
    Quanto disinformazione professore!

  14. La farmacia, lo vorrei dire a tutti quelli che non l’hanno capito, è l’unico servizio pubblico a misura d’uomo.
    Il farmacista conosce i propri utenti/consumatori, ne conosce la storia, le familiarità e le intolleranze. Aiuta i genitori a crescere i bambini e ad invecchiare serenamente.
    La grande distribuizione realizza l’anonimato più completo e usa prezzi e merci come esche per catturare più denaro possibile.
    Tutto qui.
    Ringrazio Jorio

  15. Fabrizio tu un posto di lavoro ce l’hai,bene tienitelo stretto e se hai del tempo scendi tu in piazza invece di stare davanti al pc!

  16. Mi dispiace che il prof.Jorio abbia preso a male il mio commento,ma la rabbia è tanta e lui dovrebbe mettersi anche nei panni di noi giovani che con famiglia e figli non riusciamo a fare bene il nostro lavoro.Quando lei parla di liberalizzazioni parziali parla del nulla perchè l’AIFA aggiungerà alla già esigua lista di farmaci che possiamo vendere altre due o tre sciocchezze e rimarremo al punto di partenza.Al collega informatore scientifico voglio dare un consiglio:non sentirti tranquillo solo perchè oggi hai un posto di lavoro,anche le aziende sono in crisi e stanno licenziando!Aggiungo al prof.Jorio che è offensivo giudicare i commenti altrui banali,la banalità è non capire le posizioni altrui;inoltre non penso di essere stata maleducata tanto da non essere commentata per”ovvi motivi di educazione”….

  17. Dal tenore dei commenti, dei quali alcuni troppo accesi nel linguaggio, mi rendo conto che pochi sappiano di cosa si stia tanto parlando in questi giorni. Liberalizzazione dei farmaci non vuole dire proprio nulla, se non concedere alle parafarmacie, ma soprattutto alla grande distribuzione organizzata la possibilità di poterli somministrare al pubblico, così come fanno fino ad oggi le farmacie. La nuova legge (art. 32) stabilisce una “liberalizzazione” parziale, nel senso che rinvia all’Aifa la compilazione della lista di ciò che è “ovunque” vendibile.
    Questo è quanto dice il più attuale legislatore.
    Veniamo, invece, al contenuto dei commenti.

    Mauro lamenta, e fa benissimo, un poco accorto servizio delle due farmacie funzionanti nel suo comune. Diverso è invece il problema della somministrazione dei farmaci in termini di sicurezza e qualità prestazionale. Esso non nasce dalla presunzione di incapacità del farmacista preposto alla vendita nei luoghi diversi dalla farmacia tradizionale, bensì dall’approccio legislativo che tenta di modificare l’esistente nel senso di sancire l’ubiquità distributiva, a prescindere dalla titolarità del diritto di esercizio che continua a spettare alle regioni (già allo Stato).
    L’attuale regolazione prevede che il livello di assistenza farmaceutico venga garantito dalla Autorità pubblica direttamente (ovverosia attraverso la distribuzione diretta e/o delle farmacie comunali) oppure attraverso farmacisti privati concessionari. Quindi un esercizio regolato da precise norme che tutelano il servizio radicandolo alla titolarità delle regioni. Si diventa concessionari dello stesso attraverso pubblici concorsi. I titolari possono, così come tutti i professionisti sanitari accreditati e tutti gli imprenditori, cedere a terzi la loro azienda-farmacia ovvero disporne per successione mortis causa.
    Qual’è la differenza con tutto il resto del mercato? Nessuna. E’ una facoltà concessa a chiunque sia concessionario pubblico o affine (tabaccaio, titolare di un lido balneare, un tabaccaio, un concessionario dei trasporti pubblici locali, eccetera).
    Fatte queste premesse, disporre il trasferimento di un fatturato delle farmacie (molte delle quali vivono oggi in stato di precarietà economico-patrimoniali a causa dei ritardi dei pagamento, delle disposte vendite per conto, e dei consistenti abbattimenti dei prezzi dei farmaci) altrove significa indebolire un sistema che è già precario che però garantisce servizi e occupazione in favore di un sottosistema non codificato (quello delle parafarmacie, che avrà vita corta per la sua piccolezza imprenditoriale) e di un sovrasistema (quello della megadistribuzione) che lo utilizzerà a-professionalmente così come avrebbe fatto – se reso possibile- con le sigarette scontate.

    Dario scrive senza avere letto (bene) il documento CGIA dal titolo “Liberalizzazioni? no grazie (visti i risultati del passato!) Esso è estremamente critico nei confronti di quanto proposto dal Governo.
    Evito di commentare Sandra per ovvi motivi di educazione, attesa anche la banalità del contenuto.
    In generale, ringrazio tutto nessuno escluso.

  18. Liberalizzare non significa trasferire il fatturato dalle farmacie alle coop rosse, verdi, gialle ma, soprattutto, a chi manovra capitali non certamente cristallini.
    E.Croce

  19. l’articolo solleva un problema serio che non merita la bagarre che si evince dai commenti divisi tra melasse celebrative e interventi contro, peraltro dai toni maleducati. Io faccio l’informatore scientifico da laureato in C.T.F. e devo dire che mi riconosco nelle tesi espresse da Jorio.
    Io, e non solo io, temo la caduta del servizio e l’impadronirsi del mercato da parte degli speculatori e dei mafiosi.
    Renato Ambrosetti

  20. BUONASERA,
    AVREI VOLUTO INIZIARE QUESTO MIO COMMENTO RINGRAZIANDO (DOVEROSO!) L’AUTORE DELL’ARTICOLO LA OTTIMA ANALISI DELLA PROBLEMATICA, CHE SECONDO, AL PARI DEL CONTRIBUTO PRECEDENTE, RIESCE ANCORA DI PIù A RENDERE MASTICABILE L’ARGOMENTO AD UN PROFANO COME ME!
    MIO MALGRADO PERò DEVO LIMITARMI A RINGRAZIARE E PROMETTERE UN COMMENTO PIù ATTINENTE SUCCESSIVAMENTE, QUANDO AVRò SMALTITO L’ARRABBIATURA CON QUANTI SCRIVONO CON TONO DENIGRATORIO (….ma che belle parole……Perchè il signore che ha scritto l’articolo non dice a quanto vengono vendute le farmacie???? il nocciolo è tutto li…….) NON AGGIUNGENDO NULLA DI PROPRIO E, SOPRATTUTTO, NON RISULTANDO UTILI A CHI, COME ME, CERCA DI IMPARARE QUALCOSA DI NUOVO, NOCHè A CAPIRE COSA CHI CI GOVERNA VUOLE FARE!
    NORMALMENTE NEI FORUM C’E’ UN PO’ PIù MODERAZIONE E ATTENZIONE!
    QUANDO SI CONSENTE A CHIUNQUE DI ESPRIMERSI COSì, CREDO SIA NECESSARIO CHE ALTRI COME ME POSSANO ESPRIMERE IL LORO DISSENSO.
    LEGGO ANCHE FRASI TIPO PROFESSORONE CHE ANCHE A ME DANNO FASTIDIO.
    NON SIAMO QUI A GIUDICARE LE CAPACITà ACCADEMNICHE DI CHI SCRIVE.
    AMICI E’ FACILE PARLARE “ON LINE”.
    ANDATE A FARLO PER LE STRADE!
    DEFERENTEMENTE
    FABRIZIO

  21. Sono un anziano cittadino (71 anni) grande appassionato di internet e arrivato su questo sito grazie al suggerimento di Federanziani.
    Quest’ultima ah, alcuni giorni fa, sostenuto quanto scritto dall’articolista che io faccio mio nella totalità.
    Diffondendo i farmaci fuori dalle farmacie significa perdere riferimenti professionali che tutti noi ci siamo costruiti nel tempo.
    La farmacia, infatti, rappresenta la risposta quotidiana alle nostre istanze più private. Con il Farmacista si realizza un rapporto di fiducia così come si fa con il medico.
    Allargare l’offerta dei farmaci a chiunque comporta la dispersione del buon clima realizzato.

  22. Ringrazio il prof. Jorio per il sempre preciso, puntale e altamente specializzato commento/guida.

    Mi piace leggere contributi interessanti e del livello di quelli postati dal professore.

    Mi piace un pò meno leggere, tra i commenti, gli sfoghi e i piagnistei ( sign. Pianto lungo e molesto, lamentoso, tipico dei bambini….).

    Peraltro tipici dei frequentatori dei social network e delle agorà virtuali.

    Questi mezzi devono essere utilizzati non per denigrare l’altrui opinione, bensì servono (e devono essere usati!) affinchè tutti abbiano modo di esprimere la propria opinione.

    Se si vuole urlare contro il sistema il lettore lo faccia nelle sedi opportune!

    Non mi sembra il caso utilizzare questi sostantivi (professorone! e quanto altro, ahime letto anche in precedenza sia qui che in altre bacheche/agorà virtuali)

    Su quanto espresso da Jorio si può essere daccordo o meno ma sicuramente è d’obbligo riconoscere che le problematiche di carattere etico, il passaggio dei farmaci in mano alla delinquenza organizzata e tutto il resto non sono mica “bruscolini”.

    Il fatto che in farmacia e in parafarmacia siano presenti dei professionisti non viene sicuramente messo in dubbio!.

    Il problema vero è, secondo me, il “cosa guadagna il cittadino e il mercato da queste operazioni”, nonchè come si risollevano le sorti del nostro paese con questi provvedimenti!

    Il governo sta dando un pesante zaino da porta al cittadino, carico di esborsi, costi, spese e sorprese!!!!.

    Rispondiamo studiando e analizzando fino in fondo le proposte del governo.

    Ringraziamo Jorio per il contributo che, sperò, continuerà ad offrirci in relazione a questo argomento e….

    …. se necessario, urliamo con chi ha la colpa di tutto ciò!

    Buon Natale

    MAriano

  23. Sottoscrivo il commento del lettore Mauro (quello serio, non quello che fa i complimenti ben conscio che il suo intervento suona davvero sarcastico…).
    Aggiungo soltanto che l’autore dell’articolo usa i dati della CGIA di Mestre a sostegno della sua tesi, omettendo di ricordare che quei dati dimostrano soltanto che nessuna liberalizzazione vera è mai avvenuta nel nostro paese, essendo quelle “presunte” citate nell’articolo (banche, assicurazioni) palesemente fittizie in quanto falsate da accordi di “cartello” che, sostanzialmente, impediscono la reale concorrenza.

  24. Buongiorno vorrei sapere chi è questo preofessorone che dall’alto della sua cattedra parla di farmacie e parafarmacie,di sicurezza di farmaci senza neanche sapere cosa sia e che sbocchi dà una laurea in farmacia.Sono una professionista con tanto di laurea ed esperienza proprio come i miei colleghi che hanno avuto la fortuna,senza muovere un dito,di vedersi ereditare una bella farmacia.Apro una piccola parentesi per dire che la farmacia non è un’azienda di famiglia,una volta morto il titolare dovrebbe essere rimessa in gioco con un bel concorso!Ad ogni modo tornando alle liberalizzazioni,la motivazione della sicurezza per il cittadino è veramente una bufala,anche qui in parafarmacia ci sono dei controlli,esiste una tracciabilità del farmaco e soprattutto c’è al banco un laureato.Andando in farmacia ci si trova davanti la commessa/o di turno(tanto è brava perchè ha esperienza)e ti danno qualsiasi cosa anche senza ricetta.Perciò non raccontiamoci cavolate il farmacista titolare vuole solo tutelare il suo portafogli e si nasconde dietro la salute del cittadino facendogli credere di volerlo tutelare.Aprite gli occhi soprattutto voi giovani,dove troverete in posto di lavoro quando sarete laureati?certo studiando farmacia si resterà disoccupati pensando di trovare posto nelle care adorate farmacie.

  25. Speravo di proseguire nella lettura di altri commenti di Jorio.
    Ci sono riuscito (e spero prosegua!)
    Grazie
    Marcello

  26. Leggendo l’articolo e i commenti mi è venuto voglia di accodarmi anche io.
    Che l’articolo sia di parte è evidente. Molto probabilmente chi lo ha scritto tiene per le farmacie. Ma nello stesso tempo dice delle grandi verità. Il farmacista italiano è una garanzia seria che non bisogna distruggere rendendogli altrenativa la grande distribuzione, per nulla garante dei servizi attenti che si sogliono godere presso le farmacie di fiducia. Non si puo’ ottenere qualità di servizio e professionalità abbattendo i prezzi. Si farà come con i prodotti alimentari che per sì che costino di meno diventano sempre più scadenti e adulterati. Le politiche dei cinesi non vanno con la salute dei cittadini. Se risparmio deve esserci occorre costruirlo a monte presso i produttori.
    Un lettore dice che le farmcie costano troppo. Ma lo costano anche i bar e i ristoranti. Per non parlare dei supermercati gestiti da chi? non lo si sa.
    manteniamoci quelle che di buono abbiamo. tutto il resto sono fronzoli

  27. ma che belle parole……Perchè il signore che ha scritto l’articolo non dice a quanto vengono vendute le farmacie???? il nocciolo è tutto li…….

  28. Io capisco la difesa delle lobby per i loro simili Per carità, non c’è nulla di male in ciò. Ma in Italia si sfiora il ridicolo. Una delle motivazioni addotte nella difesa del privilegio è la presenza capillare delle famacie sul territorio e quindi anche piccoli paeselli di montagna hanno accesso ai farmaci. nulla da ridire. Ma cosa c’entra con la possibilità di portare la ricetta del medico in una farmacia all’interno di un centro commerciale? Vivo in un paesello di montagna e ci sono ben due farmacie. Entrambe aprono alle 9:00 di mattina, chiudono alle 12:30, riaprono alle 15:00 e chiudono alle 18:30. Una chiude il sabato, l’altra chiude il lunedì. Naturalmente la domenica sono entrambe chiuse. Non menziono nemmeno le farmacie di turno. Servizio ridicolo. Una volta ho dovuto chiamare i carabinieri per far svegliare il farmacista di turno. A circa 20 Km dal mio paesello esiste un bellissimo centro commerciale, aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 22:00. Ci sono 2 parafarmacie all’interno gestite da farmacisti laureati, non da pescivendoli. I prezzi dei farmaci in libera vendita raggiungono anche il 15-20 per cento in meno rispetto alle farmacie nel paese. Purtroppo non posso portare la mia ricetta da loro, che per me sarebbe perfetto. Siccome lavoro e finisco di lavorare verso le 19:00 non mi è possibile recarmi in farmacia con la ricetta, visto che è chiusa. Posso invece tranquillamente raggiungere in centro commerciale e, senza problemi, avere la mia ricetta evasa. Purtroppo non posso. E questo grazie alla lobby dei farmacisti. mi dia una spiegazione reale per la quale i farmaci con ricetta non possono essere venduti in una parafarmacia. e non mi porti ragioni di sicurezza perchè non stanno in piedi. Le parafarmacie sono esatamente uguali alle farmacie normali anzi. Ho vissuto per anni in USA e le farmacie sono ovunque. Aperte 24 ore su 24 365 giorni l’anno ( vedasi wallgreens o Rite Aid). Posso andare in farmacia il giorno di natale o il primo dell’anno, cosa impensabile in Italia. Sono ancora vivo e non ho mai sentito di problemi in USA. Aspetto sua replica.

  29. Grazie Professore,

    nuovamente un contributo di grande chiarezza alla vicenda.

    Sono convinto anche io che questa forma di “liberalizzazione” non serva nulla!

    La invito a continuare a offrirci sempre contributi chiari come questo (e i precedenti).

    Finalmente una opinione espressa con cognizione di causa!!

    Mi creda non sto scherzando.
    Il tono potrebbe sembrare ironico/sarcastico ma così non è!

    Buon lavoro e buon Natale (speriamo per noi tutti ci sia un Buon Natale!!!!!)

    Mauro

  30. Dopo il primo articolo aspettavamo il secondo che, dopo le dichiarazioni di Passera fatte ieri sera da Fazio, è salutare per l’informazione.
    Ma a cosa serve liberalizzare i farmaci? Ma veramente crediamo che il problema del Paese siano le farmacie?
    per dirla alla Totò “ma non mi facci ridere!
    Grazie per avere sposato la nostra battaglia.

  31. Grazie. Siamo dventati attenti visitatori del sito che è divenuto il nostro riferimento nel confronto in atto che vede piegare il sistema farmacia che è, come dice Iorio, garante della tutela della salute.
    Se passa la regola dei supermercati andrà tutto in malora
    Auguri
    Maria Carmela

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