Al prossimo Consiglio dei ministri dovrebbe essere presentato un decreto che prevede l’istituzione di un ”fondo nazionale di prevenzione” contro il dissesto idreogeologico, che dovrebbe contenere alcune ”misure radicali”.

Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, parlando con i giornalisti a Firenze a margine dell’incontro del consiglio dell’UCLG, l’United Cities and Local Governments, la piu’ grande organizzazione internazionale dei governi locali.

Ho mandato al Consiglio dei Ministri – ha spiegato Clini – uno schema di decreto che spero possa essere esaminato gia’ nella prossima seduta. Prevede un rafforzamento della capacita’ di intervento in caso di calamita’ ma stabilisce anche un fondo nazionale di prevenzione, che deve essere strategica per non continuare a rincorrere gli eventi e riparare i danni. Questo – ha precisato – richiede misure in qualche caso radicali e anche una revisione delle norme urbanistiche”.


Nei giorni scorsi richieste nel senso dell’individuazione di risorse certe per gli interventi erano giunte dalle amministrazioni locali. In relazione all’Accordo di Programma tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Piemonte finalizzato alla programmazione ed al finanziamento di interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico, l’Assessore regionale all’Ambiente ed alla Difesa del suolo Roberto Ravello, ad esempio, ha ricordato “al Governo gli impegni assunti con la sottoscrizione dell’Accordo di Programma del 17 novembre 2010 propedeutici alla realizzazione di 217 interventi ritenuti prioritari ed urgenti al fine della salvaguardia della sicurezza dei cittadini. Come è noto, le condizioni generali di rischio idrogeologico sul territorio si sono ulteriormente aggravate a seguito degli eventi di marzo e novembre. Per questo, sono molto preoccupato per le ipotesi di nuovi ed ulteriori tagli ai fondi già destinati all’Accordo di Programma. Per questi motivi, col Presidente Cota, abbiamo inviato una lettera al Ministro Clini per porre alla sua attenzione la situazione piemontese. Siamo tutti consapevoli delle gravità del momento. I problemi“, spiega Ravello, “sono noti: come ho ricordato recentemente durante l’informativa al Consiglio regionale, l’ammontare necessario per fronteggiare i soli danni derivati dagli eventi del marzo e di novembre si attesta a circa 400 milioni di euro. È fondamentale poter procedere nella realizzazione degli interventi ed evitare ulteriori ritardi nella politica di prevenzione, dando seguito alle azioni previste dall’Accordo di Programma sottoscritto con il Governo e trasferendo quanto prima le risorse già stanziate”.

Il senatore del pd Alfonso Andria ha invece ricordato di avere predisposto e presentato al Senato un disegno di legge che prevede “Misure urgenti per la gestione e la prevenzione del rischio idrogeologico”, il 2644 del 15 giugno 2011. Grazie alla richiesta del gruppo Pd (i cui senatori tutti lo hanno sottoscritto a partire dalla Presidente Finocchiaro), accolta dal Presidente  Antonio D’Alì, il ddl ha già cominciato il suo iter attraverso un ciclo di audizioni in XIII Commissione Ambiente.

Invito il ministro Clini – ha sottolineato Andria – a prenderlo in esame e a valutarlo: potrebbe rappresentare già da subito uno strumento intorno al quale Parlamento e Governo si confrontino, a partire dall’esigenza di riordinare le competenze della filiera istituzionale, ragionando in una logica di prevenzione, piuttosto che di emergenza, come giustamente sostiene il Ministro Clini e come si legge nel testo di legge del quale sono primo firmatario e nella relazione illustrativa che lo precede”.

Va ricordato che nel corso delle audizioni parlamentari successive alla sua nomina, il ministro Clini aveva sottolineato che “va valutata positivamente la richiesta di sottrarre all’autorizzazione paesaggistica interventi di prevenzione del rischio idrogeologico quali l’abbattimento di un brutto edificio o l’innalzamento di argini”.

In altre parole, nei casi in cui gli enti competenti decidessero che l’unica soluzione sia l’abbattimento di un edificio fatiscente che magari grava sul letto di un corso d’acqua che scorre in una zona ad alto rischio di dissesto, o nel caso fossero necessarie opere urgenti di messa in sicurezza del territorio – rafforzamento degli argini, ad esempio – si potrebbe pensare di “esentare dalla autorizzazione paesaggistica interventi che avrebbero la chiara finalità di difendere e rafforzare la tutela del paesaggio, non certo di affievolirla”, si leggeva in un comunicato ministeriale.

E, in Senato, Clini ha anche illustrato la sua soluzione per mettere in sicurezza il territorio: “Bisogna muoversi innanzitutto sulle regole dell’uso del territorio, quindi bisogna modificare, integrare, o meglio aggiornare le leggi urbanistiche e regionali e non solo in termini di limitazione dell’uso del territorio, ma anche escludendo la possibilità di utilizzare, di varare condoni edilizi”.

Circa gli interventi in dirittura, sotto i riflettori interventi messi in atto da privati cittadini che vadano nella direzione della messa in sicurezza del territorio. “Serve un contributo importante dei privati che va incentivato”, ha sottolineato Clini, che ha anche fatto capire che occorrerà rivedere il patto di stabilità, i cui vincoli non permettono ai Comuni di attingere a risorse preziose per intervenire sulla messa in sicurezza del proprio territorio e impediscono anzi “alle Regioni di accedere ai fondi spesso già disponibili per interventi”, come accade in Sicilia, nelle zone del Messinese flagellate dal maltempo.

Fortunato Laurendi


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