Nell’ottica di programmare le quote di ingresso dei lavoratori extracomunitari nel nostro paese, da alcuni anni il Governo emana un decreto con il quale vengono fissati i posti disponibili per l’anno successivo. L’ultimo decreto, emanato il 30 novembre 2010, ha ad esempio stabilito la quota di 98.080 posti disponibili.

Sulla decisione da prendere per il prossimo decreto si è aperta una discussione nella quale si confrontano due distinte posizioni.

Da un lato c’è il fronte di chi si oppone all’emanazione del decreto alla luce della grave crisi che il paese sta attraversando. Si renderebbe necessario non procedere, si osserva ancora, anche in considerazione dell’elevato tasso di disoccupazione che al momento colpisce i lavoratori stranieri.


Dall’altro si obietta che il livello di disoccupazione degli immigrati non è poi così diverso da quello che riguarda i lavoratori italiani e si sostiene inoltre che una chiusura completa non sarebbe né realistica né opportuna.

Il richiamo di qualche dato statistico sul tema a questo punto non guasta.

Alla fine del 2010 risultavano residenti in Italia circa 4,5 milioni di stranieri. A questi si dovevano aggiungere i possessori di un valido permesso di soggiorno ma non ancora iscritti in anagrafe e gli irregolari (secondo stime della Fondazione Ismu – Iniziative e studi sulla multietnicità – questi ultimi ammontavano a circa 500 mila unità).

A mio parere il problema centrale è quello di riflettere sul numero di immigrati che potrebbero trovare lavoro sul nostro territorio tenendo presente che su di esso coesistono distinti “mercati del lavoro”.

Mi spiego.

Nel distretto di Bangalore, centro scientifico d’eccellenza dell’India, le sole aziende di information technology impiegano oggi il 30 per cento dei dipendenti che l’IT vanta nell’Unione Indiana. Qualcuno pensa che se 500 ingegneri di tale distretto si trasferissero in Italia farebbero fatica a trovare un posto di lavoro?

Di recente si è valutato che in Italia la mancanza di personale infermieristico si aggirerebbe intorno alle 60-90 mila unità. Tra il 2001 e il 2004 ciò ha consentito di inserire agevolmente nei nostri ospedali 700 infermieri stranieri di cui 250 attraverso l’Agenzia governativa di cooperazione tunisina con il supporto dell’Ambasciata italiana a Tunisi.

Devo spendere molte parole per spiegare che a seguito di precise carenze del nostro attuale modello di welfare, ci sono ancora spazi per le badanti straniere?

…..

Si tratta perciò di ponderare bene le scelte da prendere. Penso abbia fatto bene il ministro Andrea Riccardi a dichiarare “Guardiamo al problema con equilibrio, con rigore, ma anche con umanità”.


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