Meredith Susanna Cara Kercher era una studentessa inglese di ventidue anni, in Italia nell’ambito del progetto Erasmus presso l’Università di Perugia.

Da ieri, il suo omicidio non ha più (quasi) colpevoli.

Assolti i suoi “amici” Amanda Knox e Raffaele Sollecito, dalla Corte d’Assise d’Appello di Perugia, dopo quattro anni di perizie, di analisi, di dichiarazioni, di testimonianze e di errori giudiziari, dopo essere stati condannati in primo grado (a 26 e 25 anni di carcere, per omicidio con l’aggravante dei futili motivi). Rimane in piedi solo la condanna (passata in giudicato: 16 anni) all’ivoriano Rudy Guede, per concorso (!) nell’omicidio.


L’interesse degli Stati Uniti sulla vicenda è stato enorme: una cittadina americana in prigione, in Italia, per omicidio!

Processo farsa”, lo aveva definito senza mezzi termini il giornalista della CBS News Peter Van Sant, e non è stato il solo. Con gli occhi e le telecamere puntate su Perugia tutti i network americani sono stati impegnati nell’autopsia di un processo, quello alla cittadina americana Amanda Knox, “una innocente che paga l’incapacità italiana di trovare il vero colpevole”.

Contestato dalla stampa americana l’intero impianto accusatorio, valutato falso, con 54 errori gravi nella ricostruzione scientifica. “Un caso – aveva profetizzato Vant Sant – che sta crollando sulle caviglia dell’accusa, in poche parole la sta lasciando con le braghe calate”.

Insomma, per i maggiori network e tabloid americani, non sono stati solo i giudici ad essere incapaci, ma anche la polizia e soprattutto i reporter, che avrebbero fatto di Amanda una promiscua, drogata e manipolatrice.

Si è così trasformato in un grande show alla Perry Mason, negli USA, il processo d’appello ad Amanda Knox, vissuto con toni e atteggiamenti cinematografici .

Negli ultimi giorni in tv è stato tutto un rincorrersi di talk show e dibattiti.

Sia nei servizi in studio che nelle corrispondenze degli inviati in Italia, i cronisti statunitensi avevano spesso descritto la giustizia italiana come pasticciona e persecutoria, attaccando la presunta imperizia della nostra polizia scientifica nel raccogliere e repertare i dati.

Gli inquirenti avrebbero brancolato nel buio fin dal primo momento e sarebbe mancata – hanno sostenuto – ogni prova materiale del coinvolgimento della Knox nell’omicidio di Meredith. Più adombrata la posizione di Raffaele Sollecito che, non essendo un loro connazionale, evidentemente godeva di minore appeal tra gli spettatori d’oltreoceano.

Il Time Magazine ha puntato il dito contro il meccanismo tutto italiano di passaggio di informazioni accuratamente selezionate tra avvocati e giornalisti, addirittura ancora prima che iniziasse il processo, e casualmente tutte a sostegno dell’accusa.

Insomma, una caccia alle streghe, un sensazionalismo di cui hanno accusato anche i telegiornali italiani, colpevoli di riproporre morbosamente il bacio dei due fidanzati davanti la casa del delitto.

Ad innervosire i media a stelle e strisce forse anche la frecciatina lanciata dal Procuratore Generale Giuliano Mignini nell’ultima replica di venerdì scorso, quando aveva parlato di un pericolo di fuga senza ritorno negli Stati Uniti, da parte dell’imputata, elogiando il garantismo del nostro sistema giudiziario rispetto a quello americano che – per casi analoghi – prevede la pena di morte.

Gli americani erano comunque sicuri dell’innocenza di Amanda come erano sicuri che sarebbe stata prosciolta, e aspettano adesso di vedere quale sarà la reazione dell’Italia che la voleva condannata al carcere a vita.

In definitiva, un clima sovraeccitato, di grande spettacolarizzazione, che certo non ha aiutato ad affrontare la vicenda con distacco e lucidità.

Gli stessi cronisti italiani negli Usa hanno riferito che la gente ha vissuto il processo come fosse un incontro sportivo: da una parte i buoni, gli yankees, che hanno subito il torto di un processo non equo, contro i cattivi, i mangiaspaghetti, e la loro farraginosa giustizia.

Amanda nel suo paese è già una star, e da assolta, l’attende ora una lunga strada dorata, con interviste pagate fior di dollari, libri e naturalmente un film sulla sua storia.

La giustizia Italiana non è perfetta, lo sappiamo bene.

Ma non accettiamo lezioni, soprattutto dall’unico paese libero e democratico che, assieme al Giappone, applica ancora la pena di morte (come dimenticare l’uccisione, tra i tanti, di Sacco e Vanzetti?).

Ci piace ricordare, in chiusura, che  il primo Stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte per tutti i reati fu il Granducato di Toscana.

Era il 30 novembre 1786, ed era appena stato emanato il nuovo codice penale toscano, firmato dal granduca Pietro Leopoldo, influenzato dalle idee di pensatori del calibro di Cesare Beccaria.


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6 COMMENTI

  1. LA SENTENZA MI HA LASCIATO QUANTO MENO PERPLESSA, ma vorrei solo sottolineare il servilismo politico italiano nei confronti degli USA……..la cui dimostrazione è tutta nella reazione di Alfano.

  2. Mi domando soltanto : i solerti giornalisti e media americani avrebbero mostrato lo stesso interesse se l’ accusata fosse stata una povera e analfabeta ragazza nera o ispanica ?????????????

  3. Sarebbe intanto da chiederci se gli Anglosassoni delle due coste dell’Atlantico ci considerino loro alleati o loro servi. Sicuramente, noi Italiani, specialmente dalla Seconda Guerra Mondiale in qua, li consideriamo modelli “inarrivabili” e nostri perenni liberatori, con complessi di inferiorità assolutamente inammissibili. Di qui il nostro atteggiamento che, nel caso di Perugia, vedendo come vittima una cittadina britannica e come possibile autrice una statunitense, non sapevamo quali pesci pigliare, quale modello imitare, a chi obbedire. Nell’articolo si ricordano gli USA, ma vorrei aggiungere che neppure la Gran Bretagna, con le sue parrucche, i suoi riti medioevali, i suoi giudici unici, le sue giurie condizionate e comandate (come, anche recentemente, si è visto col processo Restivo, per il quale non entro nel merito, ma rilevo come fosse già stato condannato ancor prima che tale processo cominciasse), può essere un modello anche per noi. Si tratta di razionalizzare la nostra procedura, di ridurre le troppe lunghe pause tra le udienze, di perfezionare la metodologia scientifica di indagine e reperimento delle prove, ma malgrado tutto, malgrado gli enormi indiscussi difetti, preferirei un lungo processo italiano a quelle farse dei processi anglosassoni di common law.

  4. Lo scandalo vero è il codice di procedura penale italiano vigente (codice Vassalli): costruito appositamente per allungare a dismisura i tempi processuli (valga per tutti il c,d, principio di separatezza delle fasi) e per impedire l’accertamento della verità (con le sue “prove legali all’incontrario”).
    Vera panacea per professionisti del crimine… e per il loro difensori!
    Chissa perchè la classe politica (che fa le leggi e… i codici) sembra ignorare il fenomeno, ricercando ed individuando altrove la soluzione del problema!
    Ma forse si capisce il perchè…

  5. Risulta che negli Stati Uniti l’uffico del procuratore è composto da persone che sono elette dal popolo e quindi dopo una campagna elettorale che non si sa come faccia a rappresentare un valido strumento di valutazione delle capacità profesionali dei candidati. E’, comunque, un dato che in America gli organi della pubblica accusa, i nostri pm, sono, in ogni caso, controllati dal potere esecutivo. In alcuni stati sono nominati addirittura dal governatore. Come si fa a parlare di farraginosità del processo penale italiano se, spesso, in nome della celerità, tanto decantata, del processo ameriacano ci sono delle persone, a volte innocenti, che aspettano anni nel c.d. braccio della morte? Sarebbe bene che gli americani si riguardassero un pò quello splendido film che è “Il miglio verde” che suscita orrore per un paese che è considerato il più liberale e democratico del mondo. A meno che non si voglia considerare come conquista democratica la sostituzione della sedia elettrica con l’iniezione letale!!!

  6. E’ assolutamente inaccettabile che gli americani osino criticare la giustizia e gli organi investigativi italiani. L’Italia, patria riconosciuta del diritto, ha una legislazione che, con tutti i suoi problemi, è assolutamente garantista e proprio la sentenza di Perugia dimostra che nel “dubbio” l’imputato viene assolto, nonostante l’esito del primo grado di giudizio. In America, Amanda e Sollecito, dopo la sentenza di colpevolezza di primo grado, sarebbero stati mandati sulla sedia elettrica, con buona pace di chi in Italia grida oggi allo scandalo. E’ di pochi giorni fà il caso dell’americano giustiziato in quanto i giudici hanno rifiutato di riaprire il processo, nonostante fosse stato trovato il vero colpevole e nonostante le pressanti richieste e gli appelli della opinione pubblica mondiale. Le pressioni esercitate sul processo di Perugia dagli americani, non solo a livello mediatico quanto anche a livello diplomatico, avrebbero meritato una risposta ufficiale da parte della politica italiana, ma si sa, in questo momento fà comodo a troppi dare addosso al sistema giustizia italiano che si tenta di paralizzare e delegittimare in tutti i modi. Il sistema giustizia in Italia può e deve essere migliorato, ma non con le modalità indicate da chi vorrebbe portare l’Italia ai livelli di barbarie della giustizia americana. E’ necessario comprendere che, per il bene di tutti, la giustizia “deve” essere assolutamente indipendente dal sistema politico e non ad esso assoggettata come è in America.

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