Una delle disposizioni più ad “effetto” e, per questo, più criticabili del d.l. 138/2011 è quella riguardante lo spostamento delle festività civili. Il punto è previsto dall’articolo 1, comma 24: “a decorrere dall’anno 2012 con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, da emanare entro il 30 novembre dell’anno precedente, sono stabilite annualmente le date in cui ricorrono le festività introdotte con legge dello Stato non conseguente ad accordi con la Santa Sede, nonchè le celebrazioni nazionali e le festività dei Santi Patroni in modo tale che, sulla base della più diffusa prassi europea, le stesse cadano il venerdì precedente ovvero il lunedì seguente la prima domenica immediatamente successiva ovvero coincidano con tale domenica”.

La stampa quotidiana non sapendo come meglio sintetizzare la previsione ha lasciato intendere che le festività non “concordatarie” sarebbero coincise con la domenica. Le cose, come si nota leggendo la norma, non stanno così.

La manovra estiva 2011-bis nella realtà ha il ruolo di essere “anti-ponte lungo”. In effetti, in Italia, di ponti lunghi può esserci (molto, ma molto ottimisticamente) solo quello sullo stretto di Messina. Certo, l’idea di rinunciare ad un’opera faraonica come questa e di impiegare le risorse liberate in altre finalità, viste le necessità della finanza pubblica non sarebbe stata male.


Invece, le sorti del Paese sono rimesse alla rinuncia alle festività. Lo scorso anno, la manovra (sempre estiva) 2010 aveva ridotto o eliminato le spese di viaggi e di trasferta, apportando anche forti tagli alla cultura. Quest’anno eliminiamo qualche festa. La cosa atterrisce un po’: quando una famiglia affronta una crisi finanziaria, le prime cose che taglia sono cultura, viaggi e tempo libero…

Almeno si fosse adottata una scelta drastica: le feste non concordatarie siano una volta e per sempre da tenere in un certo giorno. Macchè. Le opzioni sono tre: accorparle alla domenica (che precede o che segue?), oppure al venerdì, o, ancora, al lunedì. Piccola segnalazione: esistono uffici pubblici o che svolgono servizi pubblici (si pensi a quelli postali), che lavorano anche il sabato, ma nessuno se n’è accorto.

Ad esercitare l’opzione, entro il 30 novembre di ogni anno, sarà il Presidente del Consiglio, con proprio decreto. Ponendo mente alla stucchevole e lunghissima gestazione della decisione se e in quale giorno celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, c’è da rabbrividire: il rischio è che ogni anno si possa ripetere la medesima avvilente manfrina.

Sì, perché è forte il sospetto che la scelta non sia stata dettata tanto dalla possibilità di accrescere di uno 0,2% il Pil, quanto di fare giustizia di festività non del tutto gradite a non pochi schieramenti politici oggi parte della maggioranza (si veda l’interessante articolo Ma il 25 aprile non si può spostare, di Alessandro Pace su La Repubblica on line del 17 agosto 2011). Da anni, ormai, le polemiche sul 25 aprile ed il primo maggio, condite da ostentate assenze (un po’ alla Nanni Moretti…) alle celebrazioni, infuocano. Eppure, il 25 aprile è la data della caduta definitiva della dittatura. Ed il primo maggio, oltre al valore simbolico di una festa che celebra uno degli elementi fondanti della dignità dell’uomo e della stessa Costituzione – secondo l’articolo 1, che non risulta essere stato ancora abolito, L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro – è anche una festa insanguinata, a causa della strage di Portella della Ginestra del 1947, una delle date fondamentali nella lotta, ancora purtroppo in piedi, della società civile contro la criminalità organizzata. Celebrare il 25 aprile o il primo maggio in una data diversa (un po’ come gli adolescenti fanno a scuola) non è, non può essere la stessa cosa.

C’è anche il dubbio che determinati valori e conquiste della storia unificante e del lavoro possano andare perdute: via le feste (persino quella del santo patrono, con un’inusitata perdita di potere dei vescovi, che forse non se ne sono ancora resi conto…), tra poco riduzione anche delle ferie o, anche, riduzione del pagamento durante le ferie, se non tornare alle ferie non pagate.

In nome, ovvio, della produttività. Quella di chi lavora e le tasse le paga.

Per gli altri, tanto, è sempre festa…

Luigi Oliveri


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9 COMMENTI

  1. Salve,
    sono pienamente d’accordo con voi, è incocepibile e vergognoso tutto questo, è ora di cambiare le cose; iniziassero a dimezzarsi gli stipendi questi parlamentari, troppo facile accollare sempre tutto alla popolazione mentre loro non fanno alcun sacrificio se non prendere decisioni assurde a nostro svantaggio senza poi, tra l’altro, concludere mai nulla di buono.

  2. Salve a tutti…
    Il nostro caro premier si sente così superlativamente importante da cambiare anche i Santi sul calendario?
    Se guardate bene lo troverete seduto alla destra del Padre!
    Siamo tutti pecore…continuiamo a belare ma ci lasciamo tosare tutte le volte….

  3. Salve……non trovo le parole per esprimere il mio dissenso……che vergogna!!!!!!!!!!!
    Scusate……chi di voi pensa che con la sinistra al governo le cose vadano meglio????
    Secondo me bisognerebbe fare una vera e propria rivoluzione!!!!! ma scusate,alla fine queste “benedette” festivita’ cadranno di Lunedi,Venerdi o Domenica???
    Le giornate di festa dei Santi Patroni verranno stabilite dal nostro “amato” Premier,a lui la decisione di quale giorno godere della festivita’……se ho capito bene la puo’ spostare al Lunedi o al Venerdi o addirittura farla cadere alla Domenica…..dico bene???

    Ciao a tutti

  4. …e vengono anche ben pagati (da noi!) per prendere queste decisioni assurde! Pensassero a dimezzarsi lo stipendio e a rinunciare ai benefit… avremmo risolto buona parte dei problemi!

  5. Certo tanto per i politici è sempre festa! Il parlamento lavora solo 3 giorni alla settimana (martedì, mercoledì e giovedì), quando lavora…Mi domando cmq se hanno effettivamente calcolato il guadagno del 0,2%di PIL o è solo una scusa come dice l’autore dell’articolo. La Ns. ministra Brambilla, forse assente in questi giorni di manovra, non ha valutato la riduzione del giro di affari per l’attività alberghiera e indotto? Forse a conti fatti compensa con un -0,2%? Non era proprio lei che voleva far incominciare le scuole ad ottobre così le vacanze potevano essere proseguite per tutto settebre per rafforzare il turismo interno? E’ meglio che certa gente torni a fare il proprio “lavoro” e non ad entrare a tutti i costi nella stanza dei bottoni ma non essere capace nemmeno a fare 4 conti e far sentire la sua voce!

  6. La soluzione che darebbe come risultato un utile esorbitante al bilancio dello stato è molto semplice: la rinuncia di una mensilità stipendiale da parte dei signori che “ci governano” .
    Secondariamente sarebbe opportuno un taglio drastico dei benefici a loro vantaggio che pagiamo noi POPOLO BUE. Se vogliono l’auto Blu la comprino a loro spese, comincino a pagrasi il ristorante per intero o diversamente la mensa “aziendale” e sarebbe cosa buona e giusta l’adeguamento dei loro sptipendi ad una cifra ragionevole che non si discosti di troppo da quella che prendiamo noi poveri mortali.
    E per finire chi sbaglia paga di tasca propria… Se avessimo ragionato sempre in questi termini non saremmo arrivati al fondo del barile!!!
    Vi basta!

  7. Altrettanto inaccettabile è la subordinazione delle festività civili a quelle religiose in quello che è uno Stato laico: gli accordi con la Santa Sede possono infatti essere facilmente rinegoziati e non costituiscono un articolo di fede!

  8. Questi provvedimenti sono un evidente segno della volontà di disgregare la società italiana, un segno evidente delle incapacità dei nostri poltici di far fronte a problemi seri, con decisioni a dir poco inutili…

  9. Spostare le festività infrasettimanali nei giorni come indicati nel decreto legge 138/2011 è solo un palliativo e non farebbe aumentare di molto il PIL. Piuttosto, sarebbe necessario eliminare molte spese inutili, eliminare da subito le Province, ridurre al più presto il numero dei parlamentari, ridurre le spese militari e quelle per l’acquisto dei mezzi militari, etc. etc. … Questo Governo continua a prendere in giro il popolo italiano e non affronta seriamente il gravosissimo problema del risanamento dell’economia. Come un novello Robin Hood al rovescio, toglie ai poveri per avvantaggiare i ricchi !!!

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