sup

Da qualche anno nei laghi del Trentino imperversa la moda del SUP, acronimo per Stand Up Paddle Surf, una forma di surf che si pratica spingendosi sull’acqua con una pagaia, in piedi su una tavola di resina rigida o di materiale gonfiabile.

Questo sport si è diffuso con grande rapidità poiché, una volta acquisita familiarità con l’equilibrio e le correnti, è relativamente semplice da praticare, non richiede particolare abilità tecnica o forza ed è molto versatile: con la tavola si può scivolare sulle onde del mare, su laghi, grandi fiumi e canali, si possono fare escursioni (esiste una versione di tavola gonfiabile da zaino), rafting, pesca, perfino yoga o semplicemente per prendere il sole cullati dalle onde.

Di origine incerta, secondo alcuni, la sua forma più antica è nata in Africa, dove le zattere spinte con la pagaia erano utilizzate per pesca e trasporto lungo fiumi e mare, oppure dai guerrieri per avvicinarsi furtivamente alle postazioni nemiche. Altri ne ascrivono la nascita alle Hawaii dove, nel XVI secolo, l’esploratore inglese James Cook avrebbe  avuto modo di osservare alcuni pescatori in piedi su tavole spinte da una pagaia.

La sua versione contemporanea è nata nella spiaggia hawaiana di Waikiki attorno agli anni 1950 grazie ad alcuni istruttori di surf, che hanno introdotto la pagaia per navigare in assenza di grandi onde. La pratica è poi diventata sempre più popolare, fino a diventare un fenomeno di successo a livello mondiale.

Incuriosita, ho deciso di provare ed ho scoperto uno sport molto divertente, rilassante, dal quale si possono trarre spunti per affrontare le situazioni della vita.

  1. La prima cosa è imparare a stare in equilibrio sulla tavola. Così come la partenza è sempre in ginocchio, per mettersi in piedi appena acquisita familiarità con la tavola, quando si affronta un qualsiasi percorso nuovo o sconosciuto è certamente rassicurante procedere progressivamente, prestando attenzione alle nostre sensazioni e osare sempre di più a mano a mano che ci si sente sicuri di poterlo fare.
  2. Sei tu che hai il controllo della rotta e della velocità: sulla tavola scegli la direzione e la lunghezza del percorso in funzione del vento, della tua forza e di quanta energia hai voglia metterci (imparando a dosare lo sforzo se la meta è lontana). Ogni volta che il vento ti fa deviare, puoi sempre aggiustare la direzione imparando a sfruttare le correnti a tuo vantaggio. Anche nella vita abbiamo sempre la scelta di rimanere dove siamo o di avanzare – tanto o anche solo di qualche piccolo passo.
  3. Seguire la corrente è meno faticoso che andare contro corrente. Quando ci accorgiamo che avanzare in una direzione è troppo faticoso, abbiamo sempre la possibilità di fermarci, fare un bilancio dell’esperienza, e capire se è veramente dove vogliamo andare, per poi aggiustare il tiro, fino a cambiare completamente rotta in modo da poter fluire sfruttando le correnti favorevoli della vita.
  4. Si mantiene la rotta, guardando avanti tenendo d’occhio boe e imbarcazioni che sopraggiungono. Lo sguardo sull’obiettivo aiuta a mantenere la direzione. Per rallentare si rema al contrario, con la pagaia o lasciandosi sopraffare da convinzioni depotenzianti (nostre o di altri).
  5. Il movimento aiuta l’equilibrio. Fermarsi davanti turbolenze, ostacoli o potenziali pericoli aumenta le probabilità di cadere, ma se si cade in acqua si riesce a risalire: dopo ogni caduta c’è sempre la possibilità di rialzarsi (con più o meno sforzo), imparare dall’esperienza e proseguire nel percorso.
  6. Ogni età è quella giusta per fare qualcosa che si ha voglia di fare. Ogni nuova passione può essere assecondata se si procede con il proprio ritmo, ascoltandosi. Inoltre, così come il materiale della tavola fa la differenza in funzione delle capacità del surfer e delle condizioni atmosferiche, ogni situazione è affrontabile in maniera flessibile secondo le proprie capacità, adottando le risorse più appropriate.
  7. È un esercizio di mindfulness. Quando sei in mezzo al lago, sperimenti uno stato di flusso con l’attenzione tutta sull’equilibrio, sulla direzione, sulla remata, sul vento, sulle altre imbarcazioni, e sulla bellezza del paesaggio. La mente si svuota da tutto il resto.
  8. Dal centro del lago si gode il paesaggio da una nuova prospettiva. Quando si assume un nuovo punto di vista, i paesaggi più familiari sembrano nuovi e si scoprono particolari mai notati prima. Centrarsi e cambiare prospettiva di osservazione aiuta a ridimensionare le esperienze e a viverle in maniera differente, scoprendo opportunità laddove non si sarebbe immaginato.
  9. La meta è importante ma lo è molto di più godersi il viaggio. Può succedere di darsi una meta e di non riuscire a raggiungerla a causa di condizioni sfavorevoli o perché ci siamo accorti che non ne vale la pena. Impariamo a goderci il viaggio, ciò che ci ha portato a scoprire, le persone che ci hanno accompagnato per un tratto. Questo è il successo.

 

 


3 COMMENTI

  1. S’impara ad essere equilibrati? Forse no. Forse è questione solo di indole. Ma un improvement cultural-educativo il SUP potrebbe darlo.
    Sicuramente da la possibilità di capire ed eventualmente sviluppare la propria resilienza, applicandone di fatto l’aspetto fondamentale, cioè quello di “saltare indietro e prendere un’altra direzione” (il cadere e venir fuori dall’acqua).

  2. Articolo molto interessante. Io credo che il surf, più che il cugino puddle, possa essere ottima fonte di ispirazione per forgiare il carattere dell’individuo e del suo atteggiamento nei confronti delle sfide della vita!

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