I bilanci dei gruppi parlamentari della Camera non passeranno al vaglio di una società di certificazione esterna, ma saranno sottoposti ad un controllo tutto interno a Montecitorio.

E’ quanto previsto nella bozza del nuovo regolamento della Camera dei deputati, che sarà votata domani dalla Giunta per il regolamento.

Non trova pertanto accoglienza la proposta del presidente Gianfranco Fini, di affidare i rendiconti dei gruppi parlamenti a società esterne. «Allo scopo di garantire la trasparenza e la correttezza nella gestione contabile e finanziaria, ciascun Gruppo si avvale di una società di revisione legale, che verifica nel corso dell’esercizio la regolare tenuta della contabilità e la corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili», recitava la disposizione contenuta nell’ultima versione della bozza e cassata oggi dalla Giunta. Il principio che i gruppi hanno fatto valere per sopprimere il controllo esterno è stato quello dell’autogiurisdizione degli organi costituzionali, nota come “autodichia

La modifica al regolamento si è resa necessaria al fine di garantire una maggiore trasparenza nell’uso dei fondi da parte dei gruppi parlamentari, dopo gli scandali dei mesi scorsi.

Il testo della bozza prevede che «entro trenta giorni dalla propria costituzione, ciascun Gruppo approva uno statuto», il quale «indica l’organo competente ad approvare il rendiconto e l’organo responsabile per la gestione amministrativa e contabile del Gruppo». Si afferma chiaramente anche che i “contributi” della Camera «sono destinati dai Gruppi esclusivamente agli scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare e alle funzioni di studio, editoria e comunicazione ad essa ricollegabili, nonché al fine di garantire il funzionamento degli organi e delle strutture dei Gruppi». Curiosa questa precisazione, dal momento che dovrebbe (in teoria) già essere così, e cioè che i Fondi non possono essere usati a scopi privati o estranei alle finalità parlamentari.

Il controllo sull’effettivo uso corretto dei fondi sarà effettuato dal collegio dei Questori, cioè i tre deputati di maggioranza e opposizione che sono a capo dell’Amministrazione di Montecitorio.

 

 


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  1. Martedì la Consulta decide su ambito potere autonomo Parlamento Roma, 21 mar. (TMNews) – I Radicali hanno chiesto al Governo Renzi di rinunciare alla partecipazione al giudizio davanti alla Corte Costituzionale, chiamata martedì prossimo a giudicare, a seguito di conflitto fra Corte di Cassazione e Senato, sull’ambito della cosìdetta autodichia di Camera e Senato: il potere del Parlamento di autoamministrarsi senza controllo esterno. Nel giudizio davanti alla Consulta, che muove da dubbbi della Corte di Cassazione sull’autonomia assoluta rivendicata dal Parlamento, l’esecutivo si era inizialmente costituito in giudizio a difesa delle ragioni del Senato per decisione del Governo Letta. “Per recidere il groviglio dell’autodichia – scrivono oggi i Radicali a Renzi- è stata investita la Corte costituzionale ma anche il Governo può fare qualcosa, per superare questo sistema unico al mondo. E’ già avvenuto che la Presidenza del consiglio abbia negato mandato all’avvocatura dello Stato a costituirsi “in difesa dello status quo” a palazzo della Consulta. È avvenuto con un’altra questione di costituzionalità sollevata dalla Cassazione, quella sulla legge elettorale. Può e deve avvenire, ora, anche per la questione sollevata dalle sezioni unite civili della Cassazione contro l’autodichia con ordinanza n. 10400 del 2013. “Camera e Senato – sollecitano Renzi i Radicali- la invocano ad ogni piè sospinto, per giustificare la sottrazione delle loro amministrazioni all’automatica applicazione della legge esterna. Sarebbe anche questo l’indizio di un cambio di passo, superando l’anomalìa per la quale il nostro è l’unico Paese al mondo che attribuisce questo potere al suo Parlamento.I Radicali si aspettano che dopo la relazione del professor Giuliano Amato, parlino solo le parti private, e che il Governo non intervenga in una questione che, in fin dei conti, è di mero diritto civile. Se Enrico Letta l’ha fatto per il Porcellum, astenendosi dal difendere la legge, è lecito richiedere a Lei di lasciare i quindici giudici della Corte liberi di decidere sull’autodichia, ritirando la costituzione in giudizio dell’Avvocatura dello Stato”.

    “Può esserci davvero un’inversione di rotta su costi politica” Roma, 21 mar. (TMNews) – “Abbiamo certamente apprezzato – danno atto Radicali a Renzi- che nella rielaborazione conseguente al ritiro del decreto-legge n. 151, deciso dal suo governo appena insediato non sia stato riproposto l’emendamento all’art. 2, consentendo in questo modo, come disposto, il recesso annuale automatico dai contratti d’affitto da parte delle pubbliche amministrazioni, in linea con quanto già previsto dal Governo Monti (art 3 del decreto 95/2012), che affrontava la questione degli affitti d’oro della Camera. Ma un cambio di passo del Governo nelle questioni amministrative del Parlamento non può limitarsi a questo: finora l’atteggiamento del Governo è apparso troppo tenue e balbettante nell’affrontare la disonorevole situazione giuridica da cui ebbe origine il regime derogatorio di cui ha approfittato il costruttore Scarpellini”. “Che cosa impediva – proseguono- ad applicare alla Camera le usuali procedure di legge sul potere di disdetta e mancato rinnovo delle locazioni con amministrazioni pubbliche? Il problema, onorevole Presidente, è l’autodichia. Da che rimane intatto un tal retaggio, si è alimentato molto del discredito che si va riversando sulle Istituzioni democratiche”. “Al momento – ricordano- la Presidenza del consiglio è costituita in giudizio a difesa del Senato contro la Corte di cassazione. Quest’ultima, anche dopo aver visionato la proposta di legge radicale della scorsa legislatura, ha avanzato il dubbio che l’antico privilegio sia contrario alla Costituzione ed ai trattati internazionali. Se le Presidenze delle Camere hanno sin qui fatto orecchio da mercante alla nostra richiesta, siamo convinti che il Governo possa e debba dimostrare maggiore disinteresse, sulla questione. ” Ritiri – concludono i Radciali la loro lettera a Renzi- ogni atto depositato dall’avvocatura dello Stato e lasci la Corte determinarsi secondo scienza e coscienza”.La professionalità e la competenza giuridica del relatore alla Corte che è stato anche autorevole parlamentare e due volte Presidente del consiglio, non necessita di ulteriori “interventi a difesa della legge”; ciò tanto più che, finora, la memoria del Governo s’è ridotta ad una clonazione delle memorie delle Camere. Il collegio giudicante è già nelle migliori condizioni per decidere e portarci ad uno standardeuropeo anche su questa questione. Pol/Tor 211256 MAR 14

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