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    Fisco 30 aprile 2012, 12:32

    Tempi duri per le partite iva nei settori della consulenza e dell’informatica

    Le ultime novità normative portano con se una forte penalizzazione delle partite iva e del reddito professionale che probabilmente costringerà molti a scegliere la forma societaria per proseguire la propria attività


    Le ultime novità normative (già in essere o che lo saranno a breve) portano con se una forte penalizzazione delle partite iva e del reddito professionale che probabilmente costringerà molti a scegliere la forma societaria per proseguire la propria attività:

    - Aumento delle aliquote contributive della Gestione Separata INPS che tenderanno sempre più ad uniformarsi a quelle del lavoro dipendente nel prelievo ma non nelle garanzie e controprestazioni.

    - l’articolo 12 della delega sulla riforma fiscale che si propone di assimilare fiscalmente l’attività professionale a quella d’impresa, con l’applicazione di un’unica imposta”imprenditoriale” su un reddito che potrebbe anche essere determinato con il criterio di competenza e non più con quello di cassa (quindi tassazione anche in caso di mancato incasso).

    - le norme per contrastare le false partite IVA contenute nel DDL sulla Riforma del diritto del lavoro che nei fatti rischiano di creare non pochi problemi a quei lavoratori autonomi non iscritti ad albi professionali (penso soprattutto ai settori della consulenza e dell’informatica), che tali sono e tali vogliono continuare ad essere.

    La presunzione di subordinazione prevista dall’articolo 9 del Ddl fa scattare l’obbligo di assunzione quando si verificano due su tre delle seguenti fattispecie:

    - una percentuale del 75% del reddito complessivo percepito dallo stesso datore di lavoro (anche nel caso in cui le fatture siano emesse a soggetti diversi ma riconducibili alla stessa attività imprenditoriale);

    - oltre sei mesi di durata del rapporto di lavoro

    - l’utilizzo di postazioni di lavoro in una sede del committente.

    Inapplicabilità della norma per le partite Iva che si siano certificate volontariamente presso le Camere di Commercio (aggiungendo cosi burocrazia a burocrazia), ovvero nel caso in cui il lavoratore autonomo percepisca un compenso minimo. Pare sia inoltre allo studio una franchigia del 6% sul totale dell’organico di un’azienda per le assunzioni con contratti a termine senza causale per 36 mesi ( Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/EiP2m). Inutile sottolineare come questa franchigia vada a tutelare solo le grandi imprese escludendo di fatto la gran parte delle PMI. Franchigia che pare inoltre non avere molto senso (es. puoi esser fuori legge ma poco ) Nel dubbio molti probabilmente preferiranno costituire una società, magari sfruttando l’occasione delle SSRL società semplificate a responsabilità limitata.

    In tal caso però, vi prego, non chiamatele start up, evitiamo i titoloni sui giornali trasudanti ottimismo per la crescita impetuosa di nuove società. Non è crescita, solo burocrazia.


    Pubblicato da il 30 aprile 2012 alle 12:04 in Fisco
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    4 Commenti per Tempi duri per le partite iva nei settori della consulenza e dell’informatica

    1. Se vi può interessare vi segnalo questo portale che permette di controllare e verificare qualunque partita iva comunitaria utilizzando il sistema VIES messo a punto con l’ausilio delle banche dati fiscali di tutti i paesi membri della comunità europea. Il sito è http://www.controllopartitaiva.it/ Grazie

    2. Appello contro il ddl Fornero e per una nuova idea di lavoro e welfare.

      Siamo lavoratrici e lavoratori della conoscenza, dello spettacolo, della cultura e della comunicazione, della formazione e della ricerca, autonomi e precari del terziario avanzato. Lavoriamo con la partita IVA, i contratti di collaborazione, in regime di diritto d’autore, con le borse di studio, nelle forme della microimpresa e dell’economia collaborativa.

      Siamo il grande assente nel dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, tutto concentrato sullo strumentale dibattito sull’articolo 18.

      Questa riforma sta facendo passare, in sordina, la decisione di aumentare l’aliquota previdenziale per le partite IVA di 6 punti, dal 27 al 33%. Una scelta gravissima, che inciderà sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla gestione separata INPS. Già dal prossimo settembre almeno un milione e trecentomila persone vedranno il proprio reddito nuovamente tagliato, senza alcuna speranza di percepire in futuro una pensione dignitosa.

      Non vogliamo restare i paria di questa società e riteniamo fondamentale fermare, e ridiscutere radicalmente, le misure contenute nel ddl del Ministro Fornero. Perché oggi è in gioco molto più di una legge: si tratta – è impossibile non vederlo – del futuro del nostro Paese e della nostra civiltà.

      Se chi ci governa non sa immaginare il futuro, proveremo a farlo noi.

      per continuare a leggere l’appello fare clic qui

      http://www.ilquintostato.it/tv-commons/appello-del-quinto-stato/

    3. per i piccoli importi c’è il regime dei minimi senza studi. bisogna pianificare bene l’attività.

    4. luciano gemme

      confermo, io avevo una partita iva per poter fatturare piccoli lavori di consulenza (sono anche dipendente)
      Ho dovuto chiuderla perche a detta del commercialista non potrei rispettare gli studi di settore

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    Andrea Arrigo Panato

    dottore commercialista, docente e blogger

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