Gli organi di stampa ed i comunicati sull’attività parlamentare annunciano che è stata presentata alla Camera, il 27 marzo scorso, una proposta di riforma costituzionale per il riordino delle Province italiane dal Presidente della Commissione Affari Costituzionali Donato Bruno, che vedrebbe il riassetto dell’organo intermedio tra Regioni e Comuni basato su due parametri, uno impostato sul numero di abitanti l’altro sull’estensione territoriale.

Secondo la proposta sarebbero abolite le Province con meno di 400mila abitanti e un’estensione inferiore a 3500 chilometri quadrati.

Il testo lascia comunque alle Regioni il potere di stabilire i confini delle nuove province e stabilisce che i consigli provinciali sono eletti dai consiglieri dei Comuni che compongono ciascuna provincia.

La proposta di modifica costituzionale è composta di soli due articoli e sostituirebbe l’articolo 133 della Costituzione.

Il testo prevede che “l’istituzione e la soppressione delle province nell’ambito di una regione e il mutamento delle loro circoscrizioni sono stabiliti con legge regionale, sentiti i comuni interessati, senza oneri per lo Stato. Non possono essere istituite province con popolazione inferiore a 400 mila abitanti e/o con territorio inferiore a 3.500 chilometri quadrati”. “I consigli provinciali – stabilisce – sono eletti dai componenti dei consigli comunali dei Comuni del relativo territorio, secondo criteri stabiliti dalla legge dello Stato”.

Il testo dispone inoltre l’istituzione con legge regionale delle città metropolitane, che esercitano “le funzioni della vincia”, “in territori con popolazione superiore a un milione di abitanti”. La Regione ha anche il potere di istituire nuovi comuni e modificarne circoscrizioni e denominazioni. Infine, l’articolo 2 della proposta di legge prevede che le Regioni provvedano ad adeguare le proprie province secondo i criteri stabiliti dalla riforma, entro 6 mesi dalla sua entrata in vigore. Se la Regione non provvedesse, sarebbe lo Stato a intervenire.

La “proposta Bruno” dovrebbe far sintesi di tutte le proposte oggi in discussione. Il cosiddetto “comitato ristretto” della commissione ha avviato ieri l’esame del testo, che proseguirà nei prossimi giorni.

Ma occorre riepilogare quanto sta accadendo all’interno della Commissione.

 

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Carlo Rapicavoli
Vivo e lavoro a Treviso dal 1996, quando avevo 29 anni, una città che mi ha accolto benissimo immediatamente e dove ho avuto l’occasione ed ho ancora oggi l’opportunità di maturare un’esperienza di vita e professionale straordinaria come dirigente del Settore Ambiente e poi anche come Direttore Generale della Provincia . Sono nato e provengo da Nicolosi, sulle pendici dell’Etna, cui resto profondamente legato. Sono avvocato; giornalista pubblicista da oltre 20 anni, con un lungo periodo alle spalle da “operaio” dell’informazione, come corrispondente del maggiore quotidiano siciliano ad occuparmi di cronaca sul campo.  Sono stato presidente per tanti anni di una cooperativa giovanile che operava nel settore del turismo sull’Etna, ma ho fatto, con passione, il barista e il cuoco,  il radioamatore e l’autista di ambulanza, mi sono occupato di volontariato e di associazionismo, e tanto altro. Mi piace scrivere; sono appassionato di lettura, musica, teatro e cinema. Prima o poi, ma non ho fretta, sarò chiamato a decidere “cosa farò da grande”.

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