Per chi vive in condominio e partecipa alle temute riunioni condominiali, dove alla sola proposta di una miglioria si levano alte le proteste dei “non ci sono soldi”, per chi risiede in una zona “non baciata” dal sole, per chi pur non avendone le possibilità vuole comunque accedere alle energie rinnovabili, ecco che oltre all’acqua del Sindaco, nasce il Fotovoltaico del Sindaco.

Una soluzione adottata da Comuni virtuosi come Montechiarugolo (PR), che mette a disposizione tetti pubblici (perché di fotovoltaico su tetto si tratta, che a terra oramai sembra sia una bestemmia proporne) e un progetto definitivo di impianto da circa 50 kW, (per 15/20 famiglie) realizzabile da subito.

Il progetto è partecipato, quindi passibile di modifiche, e accessibile a cooperative di cittadini, dietro versamento di una piccola quota utilizzata dal Comune per costituire un fondo rotativo della comunità solare, un conto energia comunale che servirà ad aumentare l’accesso al risparmio energetico.

I cittadini quindi finanziano quote della Cooperativa, che realizza e mette in esercizio l’impianto. Non potendo distribuire direttamente ai soci l’energia immessa in rete, la Cooperativa si affiancherà ad un produttore-dispacciatore di energia esterno per garantire la fornitura ai propri associati. Questo soggetto farà parte della Cooperativa, ma potrà essere cambiato annualmente secondo una selezione, e i soci saranno suoi clienti, beneficiando di sconti proporzionali al numero di quote detenute da ognuno e alla produzione dell’impianto fino al 20° anno (a scadenza di questo periodo l’impianto tornerà di proprietà del Comune che deciderà cosa farne).

Oltre ai tetti pubblici, le coperture coinvolte potrebbero essere quelle di aziende agricole e/o aziende artigianali, disposte a cedere il lastrico solare con forme diverse (affitto, diritto di superficie) a fronte di un’opportuna contropartita.

È già da alcuni anni che si sono delineati i GAF – Gruppi di Acquisto Fotovoltaico, che per assonanza ricordano i GASGruppi di Acquisto Solidale, anche se in questo caso non si tratta dell’acquisto collettivo di beni di prima necessità, ma di pannelli solari. Di fatto il principio è lo stesso: numerosi possibili acquirenti interessati a un certo prodotto possono fare abbassare il prezzo di vendita di quel prodotto, a patto che ci si rivolga allo stesso fornitore.

Con l’iniziativa di Montechiarugolo (PR) si aggiunge a questo sistema di economia solidale anche la facilitazione della location su cui andare a realizzare l’impianto solare.

Altro caso è quello di Civitavecchia, dove è stato presentato un progetto di impianti fotovoltaici da installare su 12 tetti comunali.

Lo studio di fattibilità sviluppato da Enel mostra due ipotesi:

  • circa 1 milione di euro di spesa da parte del Comune per un guadagno nei prossimi 25 anni di circa 2 milioni e mezzo di euro;
  • l’investimento da parte di privati, con un guadagno minore (circa la metà) ma senza le spese dovute all’investimento stesso.

Queste nuove forme di investimento nel risparmio energetico sono sicuramente da approvare e ci si augura che altri Comuni (qui si sono riportati solo due casi) continuino a sposare questi esempi. Alla fine ci guadagna la Pubblica Amministrazione, che persegue gli obiettivi eco-friendly, ci guadagna il cittadino, che vede decurtata una parte della sua bolletta e ci guadagna l’ambiente, che grazie al fotovoltaico vede ridotte le emissioni di gas serra.

 

 

Fonti:

Il fotovoltaico del sindaco di Marco Boschini – 18 marzo 2012 – www.ilfattoquotidiano.it

www.comune.montechiarugolo.pr.it

www.trcgiornale.it

www.greenme.it


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Roberta Lazzari
La domanda più difficile cui spesso sono tenuta a rispondere è: “In cosa sei laureata? Ma tu per caso sei una di quelli che va ad incatenarsi sui camini delle industrie o fa gli assalti in gommone alle baleniere?”. Inizialmente mi imbestialivo, dopo tutto quello che avevo sudato per ottenere la laurea, una tesi sperimentale di un anno in un impianto di depurazione acque, le rinunce fatte durante gli anni universitari … venivo sbattuta in un mondo lavorativo che nemmeno sapeva … in cosa consistesse la mia qualifica!? Con il tempo ho imparato la più grande lezione (di vita) impartitami dal mio professore di Analisi Matematica I: “Quando uscirete da quest’università vi troverete a dover lottare quotidianamente con qualcosa che non potete nemmeno immaginare il filo da torcere che vi darà: l’ignoranza umana!”. Dove ignoranza non è da intendere come offesa, ma come il verbo nudo e crudo: il non sapere, l’ignorare appunto che noi ambientali (come veniamo abbreviati in gergo ingegneristico e non) se esistiamo come figure professionali un motivo c’è! Tipo cercare di sanare alcuni comportamenti che a lungo andare stanno mettendo in ginocchio il nostro habitat (e quello di tutte le altre specie viventi). Magari senza doversi incatenare a cancelli di industrie incriminate di danni ambientali, ma cercando soluzioni tecniche all’avanguardia per limitare l’inquinamento o cercando di dar voce a tutti quei beni primari che diamo per scontato siano a nostro servizio: la terra, l’aria, l’acqua, il sole. Io cerco di essere una di queste voci e cerco di dare un punto di vista altro a quello che siamo abituati ad avere!

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