Tra le tante iniziative contenute nel disegno di legge sulle liberalizzazioni e la tutela dei consumatori alle quali sta lavorando il Governo Monti, ce n’è una destinata a stravolgere, ancora una volta, a pochi mesi dall’ultima riforma della disciplina della materia, il mercato dei libri online e offline.

All’art. 2 del disegno di legge, infatti, si prevede che “ogni impresa che svolga attività commerciale anche al dettaglio, in qualunque settore merceologico, può decidere in autonomia il periodo nel quale effettuare sconti, saldi o vendite straordinarie, la durata delle promozioni e l’entità delle riduzioni”.

Le disposizioni contenute nella c.d. Legge Levi, entrata in vigore solo lo scorso 1° settembre e che, attualmente, vietano di praticare sconti sui libri in misura superiore al 15%, all’epoca oggetto di vivaci polemiche e, rapidamente, ribattezzata “anti-amazon”, perché, evidentemente volta a proteggere il mercato nazionale dei librai tradizionali dal fenomeno dell’e-commerce librario, sono, dunque, destinate ad un celere pre-pensionamento.

Bene così anche se dispiace dover prendere atto che è servito che il Paese precipitasse, in caduta libera, in una crisi senza precedenti perché nella cabina di regia si comprendesse che non esiste futuro per l’economia nazionale se si continua a scrivere leggi nell’interesse di questo o quel bottegaio, continuando a pensare che sia possibile sottrarsi alla globalizzazione dei mercati ed a tutte le conseguenze positive e negative che ciò comporta.

L’e-commerce – incluso, evidentemente quello librario – è una straordinaria opportunità che occorre saper cogliere e porre la nostra piccola e media impresa in condizione di cogliere senza ulteriore ritardo.

E’ una conclusione ormai divenuta tanto ovvia ed incontestabile che nello spazio di 48 ore lo hanno messo nero su bianco sia la Commissione Europea che la nostra Autorità garante per le comunicazioni la quale non ha potuto fare a meno di rilevare come la drammatica situazione di arretratezza nel campo dell’ICT nel nostro Paese è, in buona misura, da addebitare all’incapacità della nostra classe politica di cogliere la rivoluzione digitale in atto.


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Guido Scorza
Un avvocato civilista che ama in pari misura il confronto in Tribunale e la negoziazione, in punta di penna, tra le pieghe di un contratto. Un blogger e giornalista, a detta di molti, polemico animatore del dibattito sulla politica dell’innovazione nel nostro Paese. Un docente universitario di diritto delle nuove tecnologie, perdutamente innamorato della ricerca e della didattica. Un appassionato difensore dei diritti civili in Rete per la ferma convinzione che Internet può e deve divenire la nuova agorà democratica del Paese che verrà e che, probabilmente, in molti sogniamo. Nel tempo libero, presiedo l’Istituto per le politiche dell’innovazione e giro il mondo a caccia di frammenti di storie, emozioni e colori da catturare attraverso la macchina fotografica. Per saperne di più potete visitare il mio blog [www.guidoscorza.it], il sito del mio Studio [SR&Partners, www.sr-partners.it] lanciare una googlata, cercarmi su 123 People o, piuttosto, mandarmi una mail ed invitarmi a prendere un caffè.

3 COMMENTI

  1. Sono in tutto e per tutto d’accordo con l’autore di questo articolo; e personalmente, per questa e per le altre illuminate disposizioni che contiene, non vedo l’ora che il d.l. in questione entri in vigore

  2. Le cose non stanno così come descritte nell’articolo…

    Liberalizzando in maniera selvaggia il mercato della scontistica e delle promozioni si affosseranno definitivamente le librerie (specie quelle medio-piccole) in favore della vendita on line.

    Vero è che questo è il trend verso cui si sta andando oramai da un decennio, ma trend non è sinonimo di bontà o “valore aggiunto”.

    Sempre più potranno sopravvivere, con queste leggine, solo i colossi con grandi capitali o i magazzini all’ingrosso (perchè questo sono) di internet.

    Si perderà così il contatto con il cliente, la cura e la passione per il prodotto (fondamentale nel caso di un settore culturale come quello del libro).

    Andiamo verso un mondo in cui si compra senza vedere nè toccare/valutare quello che si sta acquistando, in cui il commesso non sa nemmeno cosa vende, nel totale disinteresse dell’acquirente e del suo acquisto.

    Internet sta dando una grossa mano a questo processo di mediocrità a basso costo (comprare tanta roba inutile a poco prezzo) fomentata ulteriormente dai governi nazionali ed internazionali composti da bancari e colletti bianchi che guardano solo alle cifre senza domandarsi i come ed i perchè si arriva a certi risultati.

    Un mondo di plastica, fatto di carte di credito di cui si ignorano gli importi contenuti in esse e di vendite e venditori virtuali (come gli e-book acquistabili su Amazon, libri che se stacchi la corrente smettono di esistere e venditori da cui acquisti, mai visti realmente in faccia).

    Senza parlare del fatto che tutto questo e-commerce non porterà ad altro che perdita di posti di lavoro ed ulteriore recessione.

    Da un’avvocato, docente ed editorialista mi sarei aspetto un’analisi un po’ più ampia ed accurata della situazione ma si sa che le università e le testate giornalistiche non sono più quelle di una volta…

    Saluti

    Un Libraio che vive del suo stipendio, nel mondo reale. Oggi e non domani

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