Dal testo della manovra correttiva, pubblicato sul nostro sito, si apprende che una parte di essa, contenuta nell’art. 37, comma 6, consiste in aumenti del contributo unificato.

A me pare che queste norme pongano una questione di democrazia, perché di fatto rendono molto difficile il controllo di legalità sull’attività della pubblica Amministrazione, in quanto scoraggiano oltre ogni ragionevole misura la tutela giurisdizionale.

Particolarmente grave, e direi brutale, è il raddoppio del contributo per i giudizi amministrativi in materia di appalti, fino alla misura di 4.000 euro.

Tale importo è dovuto qualunque sia il valore della controversia, da quella per un piccolo appalto della manutenzione di un tratto di strada rurale a quello per il ponte sullo Stretto di Messina.

Già nell’importo di 2.000 euro aveva suscitato il dubbio di legittimità costituzionale, per essere questo scollegato dal valore della controversia; ma la Corte Costituzionale se n’era uscita con una pronunzia d’inammissibilità, invocando anche (secondo me a sproposito) la discrezionalità del legislatore (n. 164 del 6 maggio 2010).

Appare chiaro che una somma così elevata è pari o superiore al guadagno che può ricavarsi da piccoli appalti, e comunque tale da scoraggiare un investimento così elevato le imprese di dimensioni non rilevanti.

Ciò significa che, negli appalti di valore non elevatissimo, le stazioni appaltanti potranno commettere tutte le illegittimità, sicure che nessuno avrà la forza economica di contestarle.

D’altronde all’attribuzione di una vasta autonomia agli enti locali è seguita la soppressione di ogni controllo esterno, sicché è precluso il reclamo a qualsiasi altra autorità.

Parimenti scoraggiante la tutela giurisdizionale nei casi minori, è l’introduzione del contributo di ben 600 euro per i ricorsi straordinari, che invece erano sino a ieri un mezzo di tutela economico, per quanto lentissimo nei risultati.

Sulla stessa linea si pone l’introduzione del contributo unificato per i giudizi in materia di pubblico impiego, sia pure col contentino della riduzione a metà.

Pure in questo campo si apre la porta agli abusi ed alle vessazioni, chiudendola alla possibilità pratica di farle valere in giudizio.

Si afferma sempre più il principio che la tutela giurisdizionale è un fastidio per i manovratori, ma solo quando proviene dai cittadini per così dire più piccoli, e non certo quando è collegata ai grossi affari: insomma questa manovra completa l’attuazione dell’idea che la giustizia sia un servizio per i ricchi ed i potenti.

Ed invece sono proprio i “piccoli” coloro che hanno più bisogno del servizio della giustizia, perché non possono tutelare i propri interessi con la forza del denaro o delle conoscenze influenti o con lo scambio di favori.

Si pone realmente una questione di democrazia, oltre che un serio attentato alla possibilità di lavorare per la maggiore parte degli avvocati amministrativisti.

Mi pare che la classe forense non interverrà, proprio perché la questione riguarda una fascia marginale degli iscritti, e peraltro essa non ha la forza sociale di imporre i propri interessi, come mostra la vicenda della mediazione.

Solo un movimento dal basso attraverso la Rete potrebbe avere qualche possibilità di successo: invito il nostro Direttore ad organizzare da par suo una raccolta di firme.


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Dario Sammartino
Faccio l’avvocato a Catania dal 1989. M’interesso soprattutto di diritto amministrativo, cioè di tutto quello che ha a che fare con i rapporti con le pubbliche aministrazioni. Ho vissuto la professione sia dalla parte dei cittadini sia (in misura minore) da quella degli enti. Grazie a questa specializzazione, attraverso il mio lavoro posso osservare dal di dentro la vita pubblica, con i suoi vizi (molti) e virtù (poche). Di me su internet si trovano tracce di una campagna elettorale del 2005, quando mi fu chiesto di candidarm in una lista civica quale sindaco di Bronte (Ct), il paese dei miei genitori. Pur dovendo concorrere contro uno dei più potenti uomini politici della Sicilia, accettai per spirito civico ed anche d’avventura umana: fu eletto l’altro ma l’esperienza rimane umanamente importante. Comunque non avevo e non ho la tessera di alcun partito o consorteria, tranne quella dell’Associazione nazionale alpini, che tengo con orgoglio.

5 COMMENTI

  1. passi per il contributo unificato sulla giurisdizione tributaria (che costa meno dei bolli, per piccole cifre) ma quelli sugli appalti e sul pubblico impiego sembrano proprio fatti apposta per “non disturbare il manovratore”. Analisi correttissima e battaglia da condividere. A proposito, una domanda, se l’Agenzia delle Entrate appella una Sentenza della Commissione Tributaria, paga il contributo unificato con l’F23 oppure il Direttore va dal tabaccaio? secondo me se ne guarderanno bene, ulteriore ingiustizia (peraltro non pagavano neanche il bollo).

  2. stiamo raschiando il fondo del barile…. e che dire del contributo unificato in materia di volontaria giurisdizione?
    Ha ragione Sammartino a dire che è una questione di democrazia… che forse non esiste più da un pezzo!

  3. collaboro con un piccolo studio legale. proprio oggi ho depositato per conto dello studio una richiesta di decreto ingiuntivo per un lavoratore che dal mese di dicembre non ha ricevuto lo stipendio. adesso bisogna dirgli che deve pagare il contributo unificato.
    E’ proprio un’ingiustizia.

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