Bando magistratura illegittimo? Dopo l’intervento di venerdì dell’avvocato Giurdanella, ecco la voce di un avvocato pubblico, Angela Bruno, scrittrice e dirigente di avvocatura comunale.

Da qualche giorno è stato pubblicato il bando per l’accesso alla magistratura, che ammette solo i laureati con più di 105/110, con pratica di 18 mesi nell’Avvocatura dello Stato, ed esclude i meritevoli solo perché hanno scelto di compierla nelle Avvocature Pubbliche o Studi Privati, considerati inidonei.

Ma all’inizio della pratica i meritevoli non sapevano di tale disparità e della sua consacrazione nella regoletta appiccicata dal decreto legge 90/2014. Non sapevano che il loro merito sarebbe finito nel nulla. Non sapevano che il legislatore, per il raggiungimento del fine pubblico, si sarebbe avvalso del soccorso postumo e subitaneo di una discriminazione.


Oggi i meritevoli si chiedono: perché la pratica nell’Avvocatura dello Stato pesa più di quella compiuta nelle sorellastre pubbliche e nei fratellastri privati?

E perciò, se prima si pensava che la ratio della norma fosse la “meritevolezza”, oggi la ratio va ricercata altrove: lì dove vivono gli abitanti di un’italietta con il vizietto delle regole bislacche.

Storia vecchia e nuovi personaggi. Ma c’è vita e vita. E il modo in cui si vive dipende molto dalle regole bislacche.

Esiste una via per creare nuova storia? Esiste una via per rovesciare la ziggurat, per inabissarne la cima e innalzarne la base?

Domande complicate e risposte timide. Anche le mie lo sono, e resteranno insignificanti fino a quando vivranno la solitudine. Sta qui la ragione di questa mia riflessione a voce alta.

Diritto ingiusto e follia della ragione?

Credo di sì, ci si serve di una legge, da sempre considerata espressione di razionalità, per imporre una regola ingiusta, una regola che contraddice i principi costituzionali di uguaglianza e di non discriminazione.

Ma i princìpi annottano, perché stanno in odio al legislatore, a tanti giudici e anche a noialtri avvocati.

Angela Bruno


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3 COMMENTI

  1. Caro Domenico, sai che mi emoziona il dialogo fra il Filosofo e Stellina. Non c’è contrasto tra i due, ma

    Stellina non capisce perché il suo Maestro rappresenti la ragione della follia: quella Tizia che dalla follia della ragione prende bastonate. Faglielo capire tu, e mentre ci sei spiegale anche perché certi giudici, quelli con il dito iroso puntato, non conoscono il signor Nomoi e nemmeno i signori Agrapta Nomima.
    Sei meraviglia.
    Angela

  2. Cara Angela, nella storia più recente della magistratura, non mi pare che le facciano onore la morte di Stefano Cucchi e le morti di tremila persone circa avvenute a causa dell’Eternit. Semmai, disonore le fanno. E incrinano le teorie che, senza dubbi e senza argomentazioni tra il sì e il no e il forse, nella magistratura scorgono l’indefettibile strumento costituzionale per attuare tutta la Costituzione e tutti i suoi princìpi e tutte leggi e tutti i loro princìpi.

    Cara Angela, l’adoremus iudices, che imperioso si leva da alcune pagine di Repubblica [e da alcuni commenti in questo blog] ma non dagli altri due o tre giornali che al mattino compro in una giornaleria accanto alla bottega di Stellina l’Erbivendola che un caffeuzzu me lo offre, per me non è molto diverso dall’adoremus deos, è ispirato da un sentimento che ha del religioso: iudices semper domini, partes iudicii semper servi.

    Cara Angela, si lamentava stamattina Stellina l’Erbivendola perché nel giornale suo di ogni mattina non si scrive più di Stefano Cucchi né dell’Eternit né di Casale Monferrato né della riforma della prescrizione eccetera. Le ho consigliato di passare il tempo leggendo, sul codice civile commentato che un tempo le donai, l’art. 2043: testimonianza che, nonostante Superga, i giudicanti non giunsero subito a riconoscere nelle proprie sentenze la tutela aquiliana del diritto di credito. Così, le dissi, capisci meglio chi sono stati e chi sono i celebrati magistrati. E chi saranno con la nuova regoletta del concorso, 105 voto minimo alla laurea e 18 mesi di frequenza dell’Avvocatura dello Stato, non avendo alcun rilievo la frequenza per 24 mesi delle altre Avvocature pubbliche e private nonostante gli artt. 2 e 3 della Costituzione? Cara Angela, con entusiasmo ti leggerà, con lo stesso entusiasmo con cui io ti ho letta.

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