Si è tenuto venerdì scorso un importante incontro sui temi più tormentati del diritto di famiglia, con il patrocinio del Ministero di Grazia e Giustizia e del Consiglio Nazionale Forense.

Riconosciuto fra i più importanti esperti a livello nazionale dei temi di responsabilità civile (applicati ad internet, all’impresa e soprattutto alla famiglia) al prof. Giuseppe Cassano è stato chiesto di discutere e di approfondire i temi della esecuzione dei provvedimenti di diritto di famiglia, non ultima la complessa situazione derivante dalla cd PAS (sindrome di alienazione parentale).

Attualmente sui media nazionali vi è una campagna pubblicitaria che sempre più discute di questa complessa questione, e quindi si è cercato  nella relazione di fare il punto alla luce delle eventuali ricadute sull’assetto della responsabilità civile e del diritto di famiglia.

La sindrome da alienazione genitoriale (o PAS, dall’acronimo di Parental Alienation Syndrome) è una ipotetica e controversa dinamica psicologica disfunzionale che, secondo le teorie dello psichiatra statunitense Richard Gardner, si attiverebbe sui figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzio conflittuale dei genitori, non adeguatamente mediate. La PAS è oggetto di dibattito ed esame ― sia in ambito scientifico sia giuridico ― fin dal momento della sua proposizione nel 1984; essa non è, infatti, riconosciuta come un disturbo psicopatologico dalla grande maggioranza della comunità scientifica e legale internazionale.

Cassano infatti  ha fatto notare come sono da evitare facili generalizzazioni e che i progetti di legge debbano prevedere sanzioni alle eventuali strumentalizzazioni che se ne possano generare, come ad es. introdurre problematiche di stalking o di sindrome di alienazione parentale finalizzate ad aumentare il proprio potere “contrattuale ” o “ricattatorio” in fase di affidamento dei figli.

Le tecniche di «programmazione» del genitore «alienante» comprenderebbero l’uso di espressioni denigratorie riferite all’altro genitore, false accuse di trascuratezza nei confronti del figlio, violenza o abuso (nei casi peggiori, anche abuso sessuale), la costruzione di una «realtà virtuale familiare» di terrore e vessazione che genererebbe, nei figli, profondi sentimenti di paura, diffidenza e odio verso il genitore «alienato». I figli, quindi, si alleerebbero con il genitore «sofferente»; si mostrerebbero come contagiati da tale sofferenza e inizierebbero ad appoggiare la visione del genitore «alienante», mostrando ― in modo apparentemente autonomo ― astio, disprezzo e denigrazione verso il genitore «alienato».

Peraltro esistono già dei primi precedenti giurisprudenziali che hanno recepito questa tesi, sottraendo l’affidamento a quel genitore che abusando della propria posizione ha denigrato l’altro ingenerando il rifiuto da parte del minore.

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Paola Zarzaca
Cosa posso dire di me?? sin da piccola sono stata curiosa e ambiziosa. Due qualità che mi hanno portata ad osservare con scrupolosità il mondo e le persone che mi circondavano e a spingere al massimo le mie capacità. Giocatrice di scacchi in adolescenza oggi vivo della “rendita” che questo gioco mi ha lasciato: logica, strategia e raziocinio accompagnano la mia vita quotidiana in tutte le sue sfumature. Prima della laurea trascorrevo metà delle mie giornate lavorando e metà studiando, senza tralasciare gli interessi e le passioni che fanno da cornice alla mia vita (politica, letteratura, teatro…). Ad aprile 2011 arriva la laurea in Giurisprudenza. Mi dedico completamente alla pratica civile per un anno, dopodiché decido di cambiare direzione. Lascio il mio paesino messinese per frequentare un corso di specializzazione in appalti e contratti pubblici a Catania. Affascinata da tale città e trovata nuova linfa vitale in questa materia decido di approfondirne lo studio...ed eccomi approdare nello studio legale Giurdanella

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