L’attuazione della legge di riforma della professione di avvocato, fino ad ora piuttosto a rilento, negli ultimi mesi sembra procedere più velocemente, con due regolamenti ministeriali approdati in Gazzetta la settimana scorsa e altri sette in dirittura d’arrivo. Anche la disciplina delle società professionali è stata inglobata nel disegno di legge sulla concorrenza che, al momento, è già all’esame della Camera dei deputati. Sembra dunque che la complessa struttura della riforma forense stia finalmente prendendo forma in maniera organica e definitiva.

Gli ultimi due decreti ministeriali, usciti in Gazzetta il 15 settembre scorso, disciplinano l’acquisizione del titolo di specialista e la pubblicità delle procedure concernenti l’esame di Stato. Entrerà in vigore il 14 novembre il regolamento sulle modalità per diventare specialista che stabilisce al riguardo due percorsi alternativi: da un lato la frequentazione di corsi biennali, dall’altro la comprovata esperienza nel settore. Le aree di specializzazione che il decreto individua sono diciotto, ma all’avvocato la scelta è circoscritta a  due. In itinere ci sono anche sette ulteriori decreti che per essere approvati attendono i pareri del Consiglio nazionale forense, del Consiglio di Stato e del Parlamento. Anche il provvedimento che stabilisce per gli avvocati i requisiti da rispettare per rimanere iscritti all’Albo è ora al vaglio delle Camere. Le sei condizioni che stabilisce il testo trasmesso alle commissioni parlamentari «devono ricorrere congiuntamente» e riguardano rispettivamente:

– titolarità di una partita Iva attiva (anche intestata a una società o associazione di cui il professionista fa parte);

-disponibilità di locali impiegati a studio professionale e di un’utenza telefonica;

-trattamento di almeno cinque «affari» annui (inclusi sia gli incarichi giudiziali che quelli stragiudiziali come consulenze e pareri), anche qualora il mandato provenisse da un altro professionista;

-possesso di un indirizzo di posta elettronica certificata;

-assolvimento dell’obbligo di aggiornamento professionale;

-possesso di una polizza assicurativa.

Manca ancora, invece, la disciplina dell’esercizio della professione forense in forma societaria (legge 247). Si attendeva al riguardo un decreto legislativo che avrebbe dovuto essere varato entro il 2 agosto 2013 ma che non ha mai visto luce. Per questo motivo il disegno di legge sulla concorrenza (attualmente all’esame della Camera dei deputati) interviene in materia al fine di «assicurare una maggiore concorrenza».

Non si attenua, però il botta e risposta tra il Consiglio di Stato, che deve esprimere il parere sui testi, e il ministero della Giustizia. In merito, ad esempio, agli ultimi due regolamenti, quello sui criteri da rispettare per rimanere iscritti all’Albo e quello sullo svolgimento dell’esame di Stato, Palazzo Spada aveva chiesto al ministero di apportare correzioni che invece sono state ignorate. In merito alla permanenza nell’Albo era stato chiesto al ministero di introdurre una specie di sanatoria, però non fatta, che permettesse all’avvocato privo dei requisiti di potersi adeguare.

Con riguardo al secondo regolamento, invece, Palazzo Spada riteneva alcune scelte contraddittorie. Si tratta da un lato delle norma, ivi contenuta, che impone al commissario che abbandoni l’aula della prova di non potervi fare rientro per scongiurare fughe di notizie; dall’altro la decisione di affidare ai commissari il compito di trasferire gli elaborati scritti dalla sede della Corte d’appello a un altro ufficio distrettuale. «Non si può condividere – hanno dichiarato dal Consiglio di Stato- la risolutezza» con la quale il ministero ha continuato a trascurare questi suggerimenti. Non resta quindi che aspettare di vedere se subentreranno cambiamenti nel testo da mandare alle Camere.


1 COOMENTO

  1. Non si capisce perché un avvocato debba trattare “almeno” 5 affari all’anno. E l’anno in cui l’Avv. Prof. Coppi difese Andreotti sarebbe stato cancellato perché aveva trattato un solo affare? E perché invece non si affronta il problema degli avvocati che sono veri e propri “dipendenti” dei grossi i studi e si finge che siano professionisti autonomi ?
    E perché l’Avv per non essere cancellato deve essere costretto ad accettare anche incarichi che, magari, avrebbe rifiutato?
    Mi pare la solita pappa fatta a favore dei pesci grossi, contro la concorrenza.

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