Sono passati 30 giorni dal nostro appello ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, affinchè i membri laici dei consigli di presidenza di giustizia amministrativa, contabile e tributaria, che a breve le camere saranno chiamati ad eleggere, siano indipendenti e slegati da logiche di partito.

Un appello nato da una preoccupazione sempre più crescente. A seguito di alcune indiscrezioni infatti sembrerebbe che entrambe le Camere siano in procinto di nominare 12 membri laici tutti espressione dei partiti che sostengono l’attuale maggioranza di governo.

Sono passati 30 giorni e ancora non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

A parte le dimostrazioni di stima da parte dell’avv. Guido Scorza e dell’avv. Carmelo Giurdanella a supporto del nostro appello, tutto tace. Intanto la questione è davvero importante. I Consigli di Presidenza infatti costituiscono gli organi di autogoverno dei magistrati amministrativi (TAR e Consiglio di Stato), della magistratura Contabile (Corte dei Conti) e della magistratura tributaria (Commissioni Tributarie). Il loro unico compito è quello di vigilare sull’indipendenza e imparzialità dei magistrati. Pertanto è importante che tali membri siano laici, indipendenti ed equidistanti da qualsiasi logiche di partito per evitare la formazione di maggioranze o gruppi di potere che minerebbero l’indipendenza effettiva del singolo magistrato. A tal fine è necessario che le nomine avvengano con regole basate sulla trasparenza, così come occorre che i membri laici siano indipendenti. L’indipendenza dei membri laici dei consigli di presidenza fungerà da garanzia per l’indipendenza dei magistrati.

Ovviamente se fosse vera l’indiscrezione sopra riportata, le camere sarebbero in procinto di nominare 12 membri laici in maniera poco trasparente, tradendo e contraddicendo la finalità del consiglio stesso.

Indipendenza, imparzialità che sono 2 capisaldi dell’esercizio della magistratura, a garanzia di una giustizia giusta, equa e trasparente per tutti i cittadini. Principi che possono essere messi a rischio se i membri dell’organo che vigilano sui magistrati non siano indipendenti.

Per questo, nonostante il silenzio che avvolge la vicenda, non vogliamo restare ad aspettare risposte che probabilmente non arriveranno mai.

Vogliamo difendere la giustizia. Vogliamo ribadire il nostro appello rivolto alla trasparenza. Trasparenza nella scelta dei membri da designare, trasparenza nella procedura di nomina, trasparenza nella valutazione dei curricula dei candidati.

Per questo, invito tutti i cittadini a leggere il nostro appello e firmare la nostra petizione.

Il testo dell’appello

Firma la petizione

 

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Edoardo Barbarossa
Cooperatore sociale, Laureato in legge, presidente dell’Associazione Cittadini Europei . Catania, 51 anni, sposato e con 4 figli, dal 1988 impegnato nel Volontariato e poi nella Cooperazione sociale nei quartieri periferici di Catania. Ha promosso la nascita del Consorzio Sol.co. – Rete di imprese sociali siciliane, di cui è stato Presidente dal 2000 al 2012, generando un nuovo modello di rete di cooperazione sociale a tre livelli, con 13 Consorzi territoriali o settoriali ed oltre 150 cooperative sociali con 2000 persone occupate. Presiede attualmente 2 esperienze catanesi di Cooperazione sociale, in cui lavorano circa 100 persone, una parte delle quali svantaggiate. Dirigente nazionale della Federsolidarietà – Confcooperative, ha contribuito attivamente allo sviluppo del modello della Cooperazione sociale in Italia. È stato dirigente del Comune di Catania, del Comune di Misterbianco e della regione Siciliana, dove si è distinto per i provvedimenti sui temi dell’integrazione socio-sanitaria. Formatore e Relatore sui temi del Welfare in Italia, ha promosso esperienze innovative di solidarietà fra cui spiccano il Banco delle opere di Carità, la Fondazione Odigitria, la Fondazione Ebbene, l’Associazione di consumatori Cittadini Europei. Impegnato nel mondo cattolico, è membro dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi. Con l’esperienza della Fondazione Ebbene che presiede ha costruito un nuovo modello di welfare fondato sulla solidarietà reciproca fra le persone e sulla partecipazione dei cittadini alla costruzione del bene comune. “Sono convinto che ciascuno di noi è chiamato alla costruzione del Bene comune, inteso come il bisogno interiore di vivere ed agire condividendo la realtà dell’altro e la realtà circostante. Il termine “condividere” segna la reciprocità dell’appartenenza, disegna mondi vitali nuovi in cui c’è spazio per il bene di ognuno ed in cui il bene di ognuno è il bene di tutti. In questo termine trovano spazio e valorizzazione la cittadinanza attiva, lo sviluppo locale, la carità, il buon vivere civico.

1 COOMENTO

  1. PAROLE DI MODA

    Può esistere una “giustizia ingiusta” ? No, la giustizia o c’è o non c’è. Non confondiamo la Giustizia col sistema giudiziario che, come ben si insegna alla Facoltà di Giurisprudenza, è ben altro.

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