Mentre noi – addetti ai lavori – pariamo di smart cities e open data, in Sicilia (nonostante i seggi siano chiusi da più di dodici ore) lo spoglio per le elezioni regionali pprocede a rilento e i dati ufficiali disponibili on line sono davvero pochi.

 

A mio avviso, si tratta di un dato importante che dimostra come il progresso tecnologico non abbia coinvolto tutti i settori: per fortuna (sostiene qualcuno) esistono operazioni fortemente e saldamente ancorate al cartaceo come, ad esempio, il voto.

Nonostante Internet sia diventato un eccezionale mezzo di propaganda politica e di diffusione di programmi ed iniziative di candidati e partiti, le modalità con cui siamo chiamati ad esprimere il nostro voto sono le stesse di cinquant’anni fa.
Infatti, l’ultima tornata elettorale ha visto i siciliani ancora alle prese con la cara vecchia scheda da segnare con la matita copiativa, da ripiegare e da riporre nell’urna. E magari per quel voto lunghe operazioni di scrutinio, contestazioni, ricorsi e sentenze, perché per l’elezione anche un solo voto può essere determinante.
Si tratta di problemi, costi ed inconvenienti tutti facilmente evitabili con il ricorso alle nuove tecnologie, vale a dire con il ricorso al c.d. voto elettronico.
Da anni ormai in Italia, al contrario di tutti i principali paesi occidentali, non se ne parla nemmeno più: ogni sperimentazione, infatti, è stata cessata nel 2006 per volontà dell’alora Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, di “fermare la macchina del voto elettronico“.

Si discute troppo dei problemi, dei rischi che il voto elettronico potrebbe portare: incertezza dei risultati, possibilità di attacchi informatici al sistema, come se nel cartaceo non esistessero inefficienze, errori e brogli.
Raramente si parla, invece, delle esperienze concrete in cui il voto elettronico ha affiancato (e in alcuni casi soppiantato) definitivamente soppiantato quello tradizionale, mandando in pensione schede, matite e urne.

Mi chiedo, quindi, perché da noi il voto elettronico non riesca a decollare. Indubbiamente deve essere salvaguardata la genuinità del voto e vanno evitati i rischi di brogli ma esistono ormai strumenti e tecnologie per consentire la regolarità del voto elettronico.
Si tratta solo di resistenze culturali?
Non bisogna infatti mai dimenticare che, come dice Tom Stoppard, “non è il voto che fa la democrazia, ma il conteggio dei voti“.

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Ernesto Belisario
Si dice che “si è ciò che si fa” e allora, per presentarmi, scriverò quello che faccio e che mi piace fare. Sono avvocato (http://e-lex.it/team/ernesto-belisario/) e mi occupo prevalentemente di diritto amministrativo (appalti, edilizia, urbanistica, responsabilità erariale e pubblico impiego) e di diritto delle nuove tecnologie (e-government, privacy, commercio elettronico); infatti, grazie alla felice intuizione di un mio Maestro, più di quindici anni fa decisi di unire i miei due interessi (il diritto e l’informatica) per farne una professione. Le materie che pratico nell’attività forense, in cui mi sono specializzato con appositi percorsi di studio, sono le stesse che insegno in numerosi Master e corsi di formazione e specializzazione in giro per l’Italia. Immagino che, arrivato a questo punto, il lettore si aspetti qualcosa di extralavorativo, passioni, interessi ma – riservatezza a parte – le mie passioni coincidono con il mio lavoro: se non mi divertissi (trovo la pratica del diritto molto creativa), credo che sarebbe molto noioso. Per questo, oltre a tenere un blog (http://blog.ernestobelisario.eu), sono impegnato in alcune importanti esperienze come la "Commissione degli utenti dell'informazione statistica" costituta presso ISTAT e il "Team Open Government" costituito presso il Dipartimento per la funzione pubblica. Ho una vera passione per la divulgazione, che mi ha portato - da sempre - a scrivere articoli e libri sulle tematiche che mi interessano e mi piace molto ricevere il feedback di chi mi legge; del resto come Voltaire, credo che i libri più utili siano quelli in cui “i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ciò che appare loro debole”.

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