Giornata elettrica, tra corruzione e falso in bilancio, a Montecitorio.
Alla Camera, sul fronte corruzione, è servita un’ora e mezza per votare solo un subemendamento all’emendamento del Governo, quello delle pene minime per il peculato.
Udc, Pd e Idv, con Antonio Di Pietro letteralmente imbestialito (“è un atto sciocco e becero, il Parlamento viene usato per garantire l’impunità nella prossima legislatura”) hanno protestato e annunciato di voler ripresentare emendamenti per l’Aula. Per quel che riguarda il falso in bilancio, invece, Pdl, Udc e Fli hanno approvato in Commissione Giustizia – col si del Governo – un emendamento al testo che di fatto svuota la proposta di legge dell’Idv.
Unica novità: il carcere sale dai 2 ai 3 anni. Il risultato finale è stato 12 a favore e 10 contrari, con tre deputati Udc (Rao, D’Ippolito e Ria) insieme a Angela Napoli (Fli) a favore dell’emendamento Pdl e quattro astenuti (tra i quali i deputati della Lega). Un via libera accompagnato dalla rabbia dell’Idv e del Pd che puntano il dito contro il sottosegretario alla Giustizia Salvatore Mazzamuto, accusato di aver fuorviato centristi e finiani in commissione, avendo espresso il parere favorevole del governo su due emendamenti che, a parere della capogruppo Pd in commissione Donatella Ferranti, avevano un contenuto diametralmente opposto. E anche qui Di Pietro si è scatenato.


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