Dal prossimo 1° aprile entrerà in vigore l’istituto della mediazione tributaria per le liti fiscali minori, di valore fino a 20mila euro. L’Agenzia delle Entrate ha fornito, con la circolare n. 9/E diffusa ieri,  alcuni chiarimenti  e linee guida sulla nuova figura.

Lo scopo dell’istituto è rimuovere in via preventiva e immediata gli eventuali profili di illegittimità e infondatezza degli atti, evitando l’instaurazione del giudizio e contribuendo direttamente al miglioramento della qualità dell’azione amministrativa.

Il contribuente deve presentare prima un reclamo circostanziato all’Agenzia delle Entrate e poi ricorso davanti alle Commissioni tributarie. L’istanza deve essere presentata entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso d’accertamento o altro atto e può contenere oltre all’eventuale proposta di mediazione anche una richiesta di sospensione dell’atto impugnato.

Nei 90 giorni successivi, l’Ufficio prenderà in esame, attraverso strutture diverse da quelle che hanno definito e redatto l’accertamento, l’istanza e deciderà se accoglierla, del tutto o parzialmente, oppure formulare d’ufficio una proposta di mediazione.

Se entro i 90 giorni non si raggiunge un’intesa o nel frattempo l’Ufficio non ha espresso diniego, il contribuente ha 30 giorni di tempo per depositare il ricorso in Commissione tributaria, aprendo così la via al contenzioso.

Nel caso in cui la mediazione si concluda positivamente, viene sottoscritto un accordo in base al quale le sanzioni vengono ridotte al 40%, sia nell’ipotesi di una rideterminazione della pretesa, sia nel caso in cui venga confermato integralmente il tributo contestato.

Il pagamento dell’intero importo dovuto o della prima rata, in caso di rateizzazione (fino a un massimo di 8 pagamenti trimestrali di pari importo), va effettuato entro 20 giorni dalla sottoscrizione.

La mediazione – ha commentato il direttore Attilio Befera durante la conferenza stampa di presentazione – è diretta ad alleggerire il lavoro delle Commissioni tributarie che, per effetto della riduzione del numero delle controversie, potranno dedicare più tempo e più attenzione alle cause di maggior valore.  Le liti che potenzialmente si possono chiudere grazie al nuovo istituto, senza impegnarsi in defatiganti contenziosi, sono più di 110 mila, 66% del contenzioso”.  “I vantaggi per il contribuente – ha aggiunto il direttore Affari legali e contenzioso, Vincenzo Busa – sono i tempi brevi e certi per ottenere una decisione dell’Agenzia su richieste di annullamento, rimborso e rideterminazione in sede di mediazione”.

Nel 2011, mentre il numero dei ricorsi è diminuito del 9,2% rispetto al 2010, il numero delle liti pendenti è aumentato del 5,9%.  Il numero delle controversie vinte da parte dell’Agenzia delle Entrate rimane stabile, attestandosi al 61,4%, mentre aumenta l’indice di vittoria per valore, che raggiunge il 73,5% (rispetto al 70,3% del 2010).


2 COMMENTI

  1. La circostanza secondo cui il contenuto del reclamo dev’essere identico a quello dell’eventuale successivo ricorso alla commissione tributaria, pena l’inammissibilità della sua proposizione, vìola apertamente il diritto di difesa poiché prevede l’obbligo di esporre la tesi difensiva già nella fase amministrativa, la quale non contempla la valutazione della fattispecie davanti ad un giudice terzo secondo il principio enucleabile dall’art. 111 della Costituzione (…Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale…).
    Inoltre, la preclusione definitiva di ogni facoltà di accesso alla giurisdizione se non sia stato preventivamente presentato reclamo in via amministrativa, impedisce irreparabilmente l’esercizio del diritto di agire in giudizio per la propria tutela sancito dall’art. 24 della Costituzione (Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento ….). Il reclamo obbligatorio, pertanto, presenta evidenti profili di incostituzionalità.
    Giambattista Alferazzi

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