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Normativa di Riferimento

Penale 27 ottobre 2011, 20:04

Cassazione, sentenza a SS.UU. sull’accesso abusivo ad un sistema informatico

Compie il reato anche “il soggetto legittimato all’accesso per motivi di servizio/ufficio che si introduca per motivi diversi”, sent. 27 ottobre 2011


Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615 ter del codice penale): pochi minuti fa le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione hanno aderito all’orientamento interpretativo estensivo dell’art. 615 ter parte seconda e stabilito la configurabilità del reato “nel caso in cui il soggetto legittimato all’accesso per motivi di servizio o di ufficio si introduca per motivi diversi“.

Il commento di Stefano Aterno

 

 

Nota

Di seguito, il testo dell’art. 615 ter c.p.:
“Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni:
1) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato, o con abuso della qualità di operatore del sistema;
2) se il colpevole per commettere il fatto usa violenza sulle cose o alle persone, ovvero se è palesemente armato;
3) se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema o l’interruzione totale o parziale del suo funzionamento, ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso contenuti.
Qualora i fatti di cui ai commi primo e secondo riguardino sistemi informatici o telematici di interesse militare o relativi all’ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico, la pena è, rispettivamente, della reclusione da uno a cinque anni e da tre a otto anni.
Nel caso previsto dal primo comma il delitto è punibile a querela della persona offesa; negli altri casi si procede d’ufficio”.


Pubblicato da il 27 ottobre 2011 alle 20:10 in Penale
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