La Cassazione ha confermato l’ordinanza del Tribunale delle Libertà, emessa lo scorso 6 febbraio, con la quale si stabilivano gli arresti domiciliari con divieto di rapporti con persone diverse dai familiari conviventi per l’ex Comandante della Costa Concordia Francesco Schettino.

Su quest’ultimo pende infatti l’accusa di aver commesso una serie di gravi reati penali, a seguito del naufragio della nave da lui guidata avvenuto al largo dell’Isola del Giglio, il 13 gennaio 2012, e costato la vita a ben 32 persone.

La sentenza della Cassazione penale, quarta sezione, n. 18851/2012, del 16 maggio è chiara sul punto: Schettino appare “inaffidabile e inadeguato al comando”, dimostrando “scarsa resistenza… nello svolgimento funzioni di comando o comunque di responsabile della sorte di persone a lui anche di fatto affidate, a reggere situazioni di crisi e ad assicurare in quelle situazioni l’adempimento delle obbligazioni di sicurezza e garanzia verso i terzi affidati…

Tenuto conto non solo delle gravi imprudenze e negligenze che hanno cagionato l’incidente in sé, ma anche dei successivi comportamenti posti in essere dallo Schettino, a conferma della “spregiudicatezza” e dell’ “inaffidabilità” dell’ex Comandante, la Corte ha ritenuto sussistente il “pericolo concreto… di reiterazione di delitti colposi”, su cui fondare la decisione di confermare “i domiciliari”.

Non sarebbe riscontrabile, invece, il pericolo di fuga, essendo Schettino rimasto sempre sul luogo dell’incidente senza mai tentare di sottrarsi all’identificazione e al controllo. Per tale ragione la Corte rigetta il ricorso della Procura di Firenze con cui si chiedeva la carcerazione dell’ex Comandante.

La Cassazione chiarisce, dunque, che le misure limitative degli arresti domiciliari imposte a Schettino “sono adeguate ad evitare che il comandante ponga in essere comportamenti di inquinamento delle prove o di reiterazione di reati della stessa specie”.

Schettino, ad avviso dei giudici, ha dimostrato di non avere le capacità richieste dal suo ruolo al fine di gestire una situazione di pericolo “tipica della sua professione, nonostante la specifica preparazione professionale e l’esperienza maturata”.

Una sentenza decisamente esaustiva e senza dubbio apprezzabile.

Qui il testo integrale

 


1 COOMENTO

SCRIVI UN COMMENTO