Tutela penale dell’ambiente, il decreto legislativo 7 luglio 2011 n. 121

    Decreto Legislativo 7 luglio 2011 n. 121

    Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente, nonche’ della direttiva 2009/123/CE che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione di sanzioni per violazioni

    (Gazzetta Ufficiale del 1° agosto 2011)
    Il Presidente della Repubblica;

    Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

    Vista  la  direttiva  2008/99/CE  del  Parlamento  europeo  e   del Consiglio, del 19 novembre 2008, sulla tutela penale dell’ambiente;

    Vista  la  direttiva  2009/123/CE  del  Parlamento  europeo  e  del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che modifica la direttiva  2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione  di sanzioni per violazioni;

    Visto il decreto legislativo  6  novembre  2007,  n.  202,  recante attuazione  della  direttiva  2005/35/CE  relativa   all’inquinamento provocato dalle navi e conseguenti sanzioni;

    Vista la legge 4 giugno  2010,  n.  96,  recante  disposizioni  per l’adempimento di  obblighi  derivanti  dall’appartenenza  dell’Italia alle Comunita’ europee – legge comunitaria 2009, ed, in  particolare, l’articolo 19;

    Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri, adottata nella riunione del 7 aprile 2011;

    Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni  della  Camera  dei deputati e tenuto conto che  le  competenti  Commissioni  del  Senato della Repubblica non hanno espresso i pareri nei termini previsti;

    Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella riunione del 7 luglio 2011;

    Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  e  del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro della giustizia, di concerto con il  Ministri  degli  affari esteri, dello sviluppo economico, delle politiche agricole alimentari e forestali, delle infrastrutture e dei trasporti e  dell’economia  e delle finanze;

    E m a n a
    il seguente decreto legislativo:

    Art. 1

    Modifiche al codice penale

    1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

    a) dopo l’articolo 727, e’ inserito il seguente:

    «Art. 727-bis 

    (Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione  di  esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette) 

    Salvo che il fatto costituisca piu’ grave  reato,  chiunque,  fuori dai casi consentiti, uccide, cattura o detiene esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta e’ punito con  l’arresto  da uno a sei mesi o con l’ammenda fino a 4. 000 euro, salvo  i  casi  in cui l’azione riguardi una quantita’ trascurabile di tali esemplari  e abbia un impatto trascurabile  sullo  stato  di  conservazione  della specie.

    Chiunque, fuori dai casi consentiti, distrugge, preleva  o  detiene esemplari appartenenti ad una specie vegetale selvatica  protetta  e’punito con l’ammenda fino a 4. 000 euro, salvo i casi in cui l’azione riguardi una quantita’ trascurabile di  tali  esemplari  e  abbia  un impatto trascurabile sullo stato di conservazione della specie.»;

    b) dopo l’articolo 733, e’ inserito il seguente:

    «Art. 733-bis 

    (Distruzione o deterioramento  di  habitat  all’interno  di  un  sito protetto)

    Chiunque,  fuori  dai  casi  consentiti,   distrugge   un   habitat all’interno  di  un   sito   protetto   o   comunque   lo   deteriora compromettendone lo stato di conservazione, e’ punito  con  l’arresto fino a diciotto mesi e con l’ammenda non inferiore a 3. 000 euro.».

    2. Ai  fini  dell’applicazione  dell’articolo  727-bis  del  codice penale,  per  specie  animali  o  vegetali  selvatiche  protette   si intendono quelle indicate nell’allegato IV della direttiva 92/43/CE e nell’allegato I della direttiva 2009/147/CE.

    3. Ai  fini  dell’applicazione  dell’articolo  733-bis  del  codice penale per ‘habitat all’interno  di  un  sito  protetto’  si  intende qualsiasi habitat di specie per le quali una  zona  sia  classificata come zona a tutela speciale a norma dell’articolo 4, paragrafi 1 o 2,della direttiva  2009/147/CE,  o  qualsiasi  habitat  naturale  o  un habitat di specie per cui un sito sia designato come zona speciale di conservazione a norma  dell’art.  4,  paragrafo  4,  della  direttiva92/43/CE.

    Art. 2

    Modifiche al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231

    1. L’articolo 4 della legge 3 agosto 2009, n.  116,  e’  sostituito dal seguente:

    «Art.  4.  Introduzione  dell’articolo  25-decies   del   decreto legislativo 2001, n. 231:

    1. Dopo l’articolo 25-nonies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e’ inserito il seguente:

    “Art. 25-decies  (Induzione  a  non  rendere  dichiarazioni  o  a rendere  dichiarazioni  mendaci  all’autorita’  giudiziaria).  !.  In relazione alla commissione del delitto di cui  all’art.  377-bis  del codice civile, si applica all’ente  la  sanzione  pecuniaria  fino  a cinquecento quote.”».

    2. Dopo l’articolo 25-decies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e’ inserito il seguente:

                          «Art. 25-undecies 

                             (Reati ambientali) 

    1. In relazione alla commissione  dei  reati  previsti  dal  codice penale, si applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:

    a) per la violazione dell’articolo 727-bis la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;

    b) per la violazione dell’articolo 733-bis la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote.

    2. In relazione alla commissione dei  reati  previsti  dal  decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si applicano all’ente le  seguenti sanzioni pecuniarie:

    a) per i reati di cui all’articolo 137:

    1) per la violazione dei commi 3, 5, primo periodo,  e  13,  la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;

    2) per la violazione dei commi 2, 5, secondo periodo, e 11,  la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote.

    b) per i reati di cui all’articolo 256:

    1) per la violazione dei  commi  1,  lettera  a),  e  6,  primo periodo, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;

    2) per la violazione dei commi 1, lettera b), 3, primo periodo, e 5, la sanzione pecuniaria  da  centocinquanta  a  duecentocinquanta quote;

    3) per la violazione del comma 3, secondo periodo, la  sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote;

    c) per i reati di cui all’articolo 257:

    1) per la violazione del comma 1, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;

    2) per la violazione del comma 2,  la  sanzione  pecuniaria  da centocinquanta a duecentocinquanta quote;

    d) per la violazione dell’articolo 258, comma 4, secondo periodo, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;

    e) per la violazione dell’articolo  259,  comma  1,  la  sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;

    f) per il delitto di cui all’articolo 260, la sanzione pecuniaria da trecento a cinquecento quote, nel caso previsto dal comma 1  e  da quattrocento a ottocento quote nel caso previsto dal comma 2;

    g)  per  la  violazione  dell’articolo   260-bis,   la   sanzione pecuniaria da  centocinquanta  a  duecentocinquanta  quote  nel  caso previsto dai commi 6, 7, secondo e terzo periodo, e 8, primo periodo, e la sanzione pecuniaria  da  duecento  a  trecento  quote  nel  caso previsto dal comma 8, secondo periodo;

    h) per la violazione dell’articolo  279,  comma  5,  la  sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote.

    3. In relazione alla commissione dei reati previsti dalla  legge  7 febbraio 1992, n. 150, si applicano  all’ente  le  seguenti  sanzioni pecuniarie:

    a) per la violazione degli articoli 1, comma 1, 2, commi 1 e 2, e 6, comma 4, la sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;

    b) per la  violazione  dell’articolo  1,  comma  2,  la  sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;

    c) per i reati del codice penale richiamati dall’articolo  3-bis, comma 1, della medesima legge n. 150 del 1992, rispettivamente:

    1) la sanzione pecuniaria fino a  duecentocinquanta  quote,  in caso di commissione  di  reati  per  cui  e’  prevista  la  pena  non superiore nel massimo ad un anno di reclusione;

    2) la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote, in caso di commissione di reati per cui e’  prevista  la  pena non superiore nel massimo a due anni di reclusione;

    3) la sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote, in caso di commissione di reati per cui e’ prevista la pena non superiore nel massimo a tre anni di reclusione;

    4) la sanzione pecuniaria da trecento a cinquecento  quote,  in caso di commissione di reati per cui e’ prevista  la  pena  superiore nel massimo a tre anni di reclusione.

    4. In relazione alla commissione dei reati  previsti  dall’articolo 3, comma 6, della legge 28 dicembre 1993, n. 549, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote.

    5. In relazione alla commissione dei  reati  previsti  dal  decreto legislativo 6  novembre  2007,  n.  202,  si  applicano  all’ente  le seguenti sanzioni pecuniarie:

    a) per il reato di cui  all’articolo  9,  comma  1,  la  sanzione pecuniaria fino a duecentocinquanta quote;

    b) per i reati di cui agli articoli 8, comma 1, e 9, comma 2,  la sanzione pecuniaria da centocinquanta a duecentocinquanta quote;

    c) per il reato di cui  all’articolo  8,  comma  2,  la  sanzione pecuniaria da duecento a trecento quote.

    6. Le sanzioni previste dal comma 2, lettera b), sono ridotte della meta’ nel caso di commissione del reato previsto  dall’articolo  256, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

    7. Nei casi di condanna per i delitti indicati al comma 2,  lettere a), n. 2), b), n. 3), e f), e  al  comma  5,  lettere  b)  e  c),  si applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231,  per  una  durata  non superiore a sei mesi.

    8. Se l’ente o una sua  unita’  organizzativa  vengono  stabilmente utilizzati allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione dei reati di cui all’articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e all’articolo 8  del  decreto  legislativo  6 novembre 2007, n.  202,  si  applica  la  sanzione  dell’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attivita’ ai sensi dell’art. 16, comma 3, del decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231

    Art. 3

    Modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152

    1. Al comma 17 dell’articolo 6 del  decreto  legislativo  3  aprile 2006, n. 152, dopo il secondo periodo e’ inserito il  seguente:  «Per la baia storica del Golfo  di  Taranto  di  cui  all’articolo  1  del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1977,  n.  816,  il divieto relativo agli  idrocarburi  liquidi  e’  stabilito  entro  le cinque miglia dalla linea di costa.».

    2. All’articolo 260-bis del decreto legislativo 3 aprile  2006,  n. 152, dopo il comma 9 sono aggiunti, in fine, i seguenti:

    «9-bis. Chi con un’azione od omissione viola diverse disposizioni di cui al presente articolo ovvero  commette  piu’  violazioni  della stessa disposizione soggiace alla  sanzione  amministrativa  prevista per la violazione piu’ grave, aumentata sino  al  doppio.  La  stessa sanzione si applica a chi con piu’ azioni od omissioni, esecutive  di un medesimo disegno, commette anche in tempi diversi piu’  violazioni della stessa o di diverse disposizioni di cui al presente articolo.

    9-ter. Non risponde delle violazioni  amministrative  di  cui  al presente articolo chi, entro  trenta  giorni  dalla  commissione  del fatto, adempie agli obblighi previsti  dalla  normativa  relativa  al sistema informatico di controllo di cui al comma 1.  Nel  termine  di sessanta giorni dalla contestazione immediata o  dalla  notificazione della violazione, il  trasgressore  puo’  definire  la  controversia,previo adempimento degli obblighi di cui sopra, con il  pagamento  diun quarto della sanzione prevista. La definizione agevolata impedisce l’irrogazione delle sanzioni accessorie.».

    3. Al comma 1  dell’articolo  260-ter  del  decreto  legislativo  3aprile  2006,  n.  152,  dopo  le  parole:  «All’accertamento   delle violazioni di cui ai commi» le parole: «8 e 9» sono sostituite  dalle seguenti: «7 e 8».

    Art. 4

           Modifiche al decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 

    1. All’articolo 190 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152, come modificato dall’articolo 16, comma 1,  lettera  d),  del  decreto legislativo 3 dicembre 2010,  n.  205,  sono  apportate  le  seguenti modificazioni:

    a) al comma 1 prima delle parole: «I soggetti di cui all’articolo 188-ter» sono anteposte le seguenti: «Fatto salvo quanto stabilito al comma 1-bis,»;

    b) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente: «1-bis. Sono  esclusi dall’obbligo di tenuta  di  un  registro  di  carico  e  scarico  gli imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile  che raccolgono e trasportano i propri rifiuti speciali non pericolosi  di cui all’art. 212, comma 8, nonche’ le imprese  e  gli  enti  che,  ai sensi dell’art. 212, comma  8,  raccolgono  e  trasportano  i  propri rifiuti speciali non pericolosi di cui  all’articolo  184,  comma  3, lettera b).».

    2. All’articolo 39 del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205,sono apportate le seguenti modificazioni:

    a) il comma 2 e’ sostituito dal seguente:

    «2. Al fine di graduare la responsabilita’ nel primo periodo di applicazione  del  sistema  di  controllo  della  tracciabilita’  dei rifiuti (SISTRI) di cui all’articolo 188-bis, comma  2,  lettera  a),del  decreto  legislativo  3  aprile  2006,  n.  205,  e   successive modificazioni,  i  soggetti  obbligati  all’iscrizione  al   predetto sistema che  omettono  l’iscrizione  o  il  relativo  versamento  nei termini   previsti,   fermo   restando   l’obbligo    di    adempiere all’iscrizione  al  predetto  sistema  con  pagamento  del   relativo contributo, sono puniti, per ciascun  mese  o  frazione  di  mese  di ritardo:

    a) con una sanzione pari al  cinque  per  cento  dell’importo annuale dovuto per l’iscrizione se l’inadempimento  si  verifica  nei primi  otto  mesi  successivi  alla  decorrenza  degli  obblighi   di operativita’ per ciascuna categoria di  operatori,  enti  o  imprese,come individuata dall’articolo 12, comma 2, del decreto del  Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del  mare  in  data  17dicembre 2009, e successive modificazioni, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 2010;

    b) con una sanzione pari al cinquanta per cento  dell’importo annuale dovuto per l’iscrizione  se  l’inadempimento  si  verifica  o comunque  si  protrae  per  i  quattro  mesi  successivi  al  periodo individuato alla lettera a) del presente comma.»;

    b) dopo il comma 2, sono inseriti i seguenti:

    «2-bis. Anche in attuazione di quanto disposto al  comma  1,  i soggetti di cui all’articolo 188-ter, commi 1, 2, 4 e 5, del  decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e  successive  modificazioni,  che fino alla decorrenza degli obblighi di operativita’  del  sistema  di controllo  della  tracciabilita’  dei   rifiuti   (SISTRI)   di   cui all’articolo 188-bis, comma 2, lettera a), del decreto legislativo  3aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, non  adempiono  alle prescrizioni di  cui  all’articolo  28,  comma  2,  del  decreto  del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e  del  mare  18febbraio 2011, n. 52, sono soggetti alle relative  sanzioni  previste dall’articolo 258 del decreto legislativo  3  aprile  2006,  n.  152,nella formulazione precedente  all’entrata  in  vigore  del  presente decreto.

    2-ter. Anche in attuazione di quanto disposto al  comma  1,  le sanzioni previste dall’articolo 258 del decreto legislativo 3  aprile2006, n. 152, nella  formulazione  previgente  a  quella  di  cui  al decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, per la presentazione del modello unico di dichiarazione ambientale si  applicano  ai  soggetti tenuti alla comunicazione di cui all’articolo 28, comma 1, del citato decreto  ministeriale  18  febbraio  2011,  n.   52,   e   successive modificazioni, secondo i termini e le modalita’ ivi indicati.

    2-quater.  Le  sanzioni  amministrative  di  cui   all’articolo260-bis, commi 3, 4, 5, 7 e 9, del decreto legislativo 3 aprile 2006,n. 152, e successive modificazioni, sono ridotte,  ad  eccezione  dei casi di comportamenti fraudolenti di cui al predetto comma  3,  a  u decimo per le violazioni compiute negli  otto  mesi  successivi  alla decorrenza degli obblighi di operativita’ per ciascuna  categoria  di operatori, enti o  imprese,  come  individuata  dall’articolo  1  del decreto ministeriale 26 maggio 2011, e successive modificazioni, e  a un quinto per le violazioni compiute dalla scadenza dell’ottavo  mese e per i successivi quattro mesi.».

    Art. 5
    Clausola di invarianza 

    1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.