Tar Firenze: Avv. Marco Polo

    N. 01789/2011 REG.PROV.COLL.

    N. 01830/2011 REG.RIC.

    REPUBBLICA ITALIANA

    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana

    (Sezione Seconda)

    ha pronunciato la presente

    SENTENZA

    ex art. 60 cod. proc. amm.;

    sul ricorso numero di registro generale 1830 del 2011, proposto da:

    David C., rappresentato e difeso dagli avv.ti Deborah Lombardi e Maurizio Bufalini, presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Firenze, piazza de’ Saltarelli 1;

    contro

    Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso la cui sede è domiciliato per legge in Firenze, via degli Arazzieri 4;

    Commissione per gli esami di avvocato presso la Corte di Appello di Firenze;

    per l’annullamento,

    previa sospensione dell’efficacia,

    del provvedimento adottato dalla Sottocommissione per gli esami di Avvocato – Sessione 2010 della Corte d’Appello di Venezia, contenuto nel processo verbale della seduta del 9 marzo 2011, recante l’annullamento delle prove scritte d’esame di cui alla busta n. 1559 relativa al ricorrente e pubblicato in data 22 giugno 2011;

    di ogni altro atto presupposto, conseguente e connesso ed in particolare del giudizio di non ammissione del ricorrente alla prova orale dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato.

    Visti il ricorso e i relativi allegati;

    Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

    Viste le memorie difensive;

    Visti tutti gli atti della causa;

    Relatore nella camera di consiglio del giorno 3 novembre 2011 il dott. Pierpaolo Grauso e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

    Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

    – rilevato che, con il provvedimento impugnato, è stato disposto l’annullamento delle prove scritte sostenute dal ricorrente C. nell’ambito della sessione 2010 degli esami per l’abilitazione alla professione di avvocato: a giudizio della sottocommissione esaminatrice, l’aver il C. utilizzato, in occasione prova consistente nella redazione dell’atto giudiziario, l’intestazione all’”Avv. Marco Polo del foro di Venezia” rappresenterebbe evidente segno di riconoscimento, tale da giustificare l’invalidazione della prova stessa;

    – rilevato che, con i due motivi di gravame, il ricorrente per un verso denuncia la violazione degli artt. 22 e 23 del R.D. n. 37/34, affermando di aver utilizzato un nome di fantasia di per sé inidoneo a consentire la sua identificazione e, comunque, non rivelatore dell’effettiva intenzione di rendersi riconoscibile; per l’altro, sostiene che, a fronte della propria condotta connotata da perfetta buona fede, l’amministrazione procedente avrebbe reagito con modalità del tutto sproporzionate;

    – considerato che per costante giurisprudenza, in tema di prove d’esame o di concorso costituiscono indebiti segni di riconoscimento delle prove scritte non soltanto quelli che rivestono oggettivamente tale funzione, ma anche quelli che presentano carattere di anomalia rispetto alle ordinarie modalità di redazione dell’elaborato e non sono altrimenti spiegabili se non con riferimento all’intendimento di rendere quest’ultimo riconoscibile (cfr. T.A.R. Lazio – Roma, sez. I, 2 novembre 2009, n. 10622). La legittimità dell’esclusione a causa della presenza di segni di riconoscimento implica, del resto, che sia adeguatamente provata la volontà del candidato di farsi riconoscere, attraverso la presenza di elementi atti in modo inequivoco a lasciar emergere l’intenzionalità dell’azione (fra le altre, cfr. Cons. Stato, sez. V, 11 ottobre 2005, n. 5508; id., sez. IV, 6 luglio 2004, n. 5017);

    – considerato che, nella specie, il ricorso al nome di fantasia “Marco Polo”, benché non consueto nel mondo del diritto, trova una giustificazione non implausibile nella suggestione provocata dall’abbinamento della Corte d’Appello di Firenze, presso la cui sede il C. ha sostenuto le prove scritte, con quella di Venezia, sede della correzione. Ed è proprio tale circostanza che, nel mentre fornisce una ragionevole spiegazione alternativa alla condotta del ricorrente, allo stesso tempo ne svilisce la singolarità, che in ben altri termini avrebbe potuto essere apprezzata ove il riferimento all’illustre veneziano fosse risultato privo di qualsiasi riscontro con il contesto della prova;

    – ritenuto che i rilievi svolti, non permettendo di attribuire con sufficiente certezza al ricorrente l’intento di rendersi riconoscibile, evidenziano il vizio di legittimità nel quale la sottocommissione è incorsa con la decisione di annullare le prove del C.. Ne discende, in accoglimento della domanda, l’annullamento dell’atto impugnato con l’obbligo per l’amministrazione resistente di adottare le misure idonee alla tutela della situazione soggettiva dedotta in giudizio ed, in particolare, di disporre che si provveda alla correzione degli elaborati scritti del ricorrente. Le spese di lite possono essere compensate, tenuto conto delle ragioni della decisione;

    P.Q.M.

    il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso e annulla il provvedimento impugnato per gli effetti di cui in parte motiva.

    Spese compensate.

    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

    Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 3 novembre 2011 con l’intervento dei magistrati:

    Maurizio NiC., Presidente

    Bernardo Massari, Consigliere

    Pierpaolo Grauso, Primo Referendario, Estensore

    L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

    DEPOSITATA IN SEGRETERIA

    Il 18/11/2011

    IL SEGRETARIO

    (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)