SENTENZA CORTE UE (Terza Sezione) 24 novembre 2011

    Nel procedimento C-70/10,

    avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’art. 267

    TFUE, dalla cour d’appel de Bruxelles (Belgio), con decisione 28 gennaio 2010, pervenuta in

    cancelleria il 5 febbraio 2010, nella causa

    Scarlet Extended SA

    contro

    Société belge des auteurs, compositeurs et éditeurs SCRL (SABAM),

    con l’intervento di:

    Belgian Entertainment Association Video ASBL (BEA Video),

    Belgian Entertainment Association Music ASBL (BEA Music),

    Internet Service Provider Association ASBL (ISPA),

    LA CORTE (Terza Sezione),

    composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di sezione, dal sig. J. Malenovský (relatore), dalla

    sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai sigg. E. Juhász e G. Arestis, giudici,

    avvocato generale: sig. P. Cruz Villalón

    cancelliere: sig.ra C. Strömholm, amministratore

    vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 13 gennaio 2011,

    considerate le osservazioni presentate:

    – per la Scarlet Extended SA, dagli avv.ti T. De Meese e B. Van Asbroeck, avocats;

    – per la Société belge des auteurs, compositeurs et éditeurs SCRL (SABAM), la Belgian

    Entertainment Association Video ASBL (BEA Video) e la Belgian Entertainment Association

    Music ASBL (BEA Music), dagli avv.ti F. de Visscher, B. Michaux e F. Brison, avocats;

    – per la Internet Service Provider Association ASBL (ISPA), dall’avv. G. Somers, avocat;

    – per il governo belga, dai sigg. T. Materne e J.-C. Halleux, nonché dalla sig.ra C. Pochet, in

    qualità di agenti;

    – per il governo ceco, dal sig. M. Smolek e dalla sig.ra K. Havlíčková, in qualità di agenti; – per il governo italiano, dalla sig.ra G. Palmieri, in qualità di agente, assistita dal

    sig. S. Fiorentino, avvocato dello Stato;

    – per il governo olandese, dalle sig.re C. Wissels e B. Koopman, in qualità di agenti;

    – per il governo polacco, dai sigg. M. Szpunar, M. Drwięcki e J. Goliński, in qualità di agenti;

    – per il governo finlandese, dalla sig.ra M. Pere, in qualità di agente;

    – per la Commissione europea, dalle sig.re J. Samnadda e C. Vrignon, in qualità di agenti,

    sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 14 aprile 2011,

    ha pronunciato la seguente

    Sentenza

    1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione delle seguenti direttive:

    – direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 8 giugno 2000, 2000/31/CE, relativa a

    taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il commercio

    elettronico, nel mercato interno («Direttiva sul commercio elettronico») (GU L 178, pag. 1);

    – direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE,

    sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società

    dell’informazione (GU L 167, pag. 10);

    – direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/48/CE, sul rispetto dei

    diritti di proprietà intellettuale (GU L 157, pag. 45; rettifiche nella GU 2004, L 195, pag. 16);

    – direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 24 ottobre 1995, 95/46/CE, relativa alla

    tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera

    circolazione di tali dati (GU L 281, pag. 31), e

    – direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 12 luglio 2002, 2002/58/CE, relativa al

    trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni

    elettroniche (direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche) (GU L 201,

    pag. 37).

    2 Questa domanda è stata presentata nel contesto di una controversia tra la Scarlet Extended SA (in

    prosieguo: la «Scarlet») e la Société belge des auteurs, compositeurs et éditeurs SCRL (SABAM) (in

    prosieguo: la «SABAM») vertente sul rifiuto della Scarlet di predisporre un sistema di filtraggio

    delle comunicazioni elettroniche realizzate tramite programmi per lo scambio di archivi (detti

    «peer-to-peer»), onde impedire gli scambi dei file che ledono i diritti d’autore.

    Contesto normativo

    Il diritto dell’Unione

    La direttiva 2000/31

    3 Ai sensi del quarantacinquesimo e del quarantasettesimo ‘considerando’ della direttiva 2000/31: «(45) Le limitazioni alla responsabilità dei prestatori intermedi previste nella presente direttiva

    lasciano impregiudicata la possibilità di azioni inibitorie di altro tipo. Siffatte azioni inibitorie

    possono, in particolare, essere ordinanze di organi giurisdizionali o autorità amministrative

    che obbligano a porre fine a una violazione o impedirla, anche con la rimozione

    dell’informazione illecita o la disabilitazione dell’accesso alla medesima.

    (…)

    (47) Gli Stati membri non possono imporre ai prestatori un obbligo di sorveglianza di carattere

    generale. Tale disposizione non riguarda gli obblighi di sorveglianza in casi specifici e, in

    particolare, lascia impregiudicate le ordinanze emesse dalle autorità nazionali secondo le

    rispettive legislazioni».

    4 L’art. 1 di questa direttiva così recita:

    «1. La presente direttiva mira a contribuire al buon funzionamento del mercato interno

    garantendo la libera circolazione dei servizi della società dell’informazione tra Stati membri.

    2. La presente direttiva ravvicina, nella misura necessaria alla realizzazione dell’obiettivo di cui

    al paragrafo 1, talune norme nazionali sui servizi della società dell’informazione che interessano il

    mercato interno, lo stabilimento dei prestatori, le comunicazioni commerciali, i contratti per via

    elettronica, la responsabilità degli intermediari, i codici di condotta, la composizione extragiudiziaria

    delle controversie, i ricorsi giurisdizionali e la cooperazione tra Stati membri.

    (…)».

    5 L’art. 12 di detta direttiva, che figura nella Sezione 4 del Capo II della stessa ed è intitolato

    «Responsabilità dei prestatori intermediari», dispone quanto segue:

    «1. Gli Stati membri provvedono affinché, nella prestazione di un servizio della società

    dell’informazione consistente nel trasmettere, su una rete di comunicazione, informazioni fornite da

    un destinatario del servizio, o nel fornire un accesso alla rete di comunicazione, il prestatore non

    sia responsabile delle informazioni trasmesse a condizione che egli:

    a) non dia origine alla trasmissione;

    b) non selezioni il destinatario della trasmissione; e

    c) non selezioni né modifichi le informazioni trasmesse.

    (…)

    3. Il presente articolo lascia impregiudicata la possibilità, secondo gli ordinamenti degli Stati

    membri, che un organo giurisdizionale o un’autorità amministrativa esiga che il prestatore

    impedisca o ponga fine ad una violazione».

    6 Ai sensi dell’art. 15 della direttiva 2000/31, anch’esso incluso nella sua Sezione 4 del Capo II:

    «1. Nella prestazione dei servizi di cui agli articoli 12, 13 e 14, gli Stati membri non impongono

    ai prestatori un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmettono o memorizzano

    né un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di

    attività illecite.

    2. Gli Stati membri possono stabilire che i prestatori di servizi della società dell’informazione

    siano tenuti ad informare senza indugio la pubblica autorità competente di presunte attività o

    informazioni illecite dei destinatari dei loro servizi o a comunicare alle autorità competenti, a loro

    richiesta, informazioni che consentano l’identificazione dei destinatari dei loro servizi con cui hanno

    accordi di memorizzazione dei dati».

    La direttiva 2001/29 7 A norma del sedicesimo e del cinquantanovesimo ‘considerando’ della direttiva 2001/29:

    «(16)(…) La presente direttiva dovrebbe essere attuata in tempi analoghi a quelli previsti per [la

    direttiva 2000/31], in quanto tale direttiva fornisce un quadro armonizzato di principi e

    regole che riguardano tra l’altro alcune parti importanti della presente direttiva. Questa

    direttiva lascia impregiudicate le regole relative alla responsabilità della direttiva suddetta.

    (…)

    (59) In particolare in ambito digitale, i servizi degli intermediari possono essere sempre più

    utilizzati da terzi per attività illecite. In molti casi siffatti intermediari sono i più idonei a porre

    fine a dette attività illecite. Pertanto fatte salve le altre sanzioni e i mezzi di tutela a

    disposizione, i titolari dei diritti dovrebbero avere la possibilità di chiedere un provvedimento

    inibitorio contro un intermediario che consenta violazioni in rete da parte di un terzo contro

    opere o altri materiali protetti. Questa possibilità dovrebbe essere disponibile anche ove gli

    atti svolti dall’intermediario siano soggetti a eccezione ai sensi dell’articolo 5. Le condizioni e

    modalità relative a tale provvedimento ingiuntivo dovrebbero essere stabilite dal diritto

    nazionale degli Stati membri».

    8 L’art. 8 della direttiva 2001/29 stabilisce quanto segue:

    «1. Gli Stati membri prevedono adeguate sanzioni e mezzi di ricorso contro le violazioni dei

    diritti e degli obblighi contemplati nella presente direttiva e adottano tutte le misure necessarie a

    garantire l’applicazione delle sanzioni e l’utilizzazione dei mezzi di ricorso. Le sanzioni previste

    devono essere efficaci, proporzionate e dissuasive.

    (…)

    3. Gli Stati membri si assicurano che i titolari dei diritti possano chiedere un provvedimento

    inibitorio nei confronti degli intermediari i cui servizi siano utilizzati da terzi per violare un diritto

    d’autore o diritti connessi».

    La direttiva 2004/48

    9 Il ventitreesimo ‘considerando’ della direttiva 2004/48 così recita:

    «[Senza pregiudizio di] eventuali altre misure, procedure e mezzi di ricorso disponibili, i titolari dei

    diritti dovrebbero avere la possibilità di richiedere un provvedimento inibitorio contro un

    intermediario i cui servizi sono utilizzati da terzi per violare il diritto di proprietà industriale del

    titolare. Le condizioni e modalità relative a tale provvedimento inibitorio dovrebbero essere stabilite

    dal diritto nazionale degli Stati membri. Per quanto riguarda le violazioni del diritto d’autore e dei

    diritti connessi, la direttiva [2001/29] prevede già un ampio livello di armonizzazione. Pertanto

    l’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva [2001/29] non dovrebbe essere pregiudicato dalla presente

    direttiva».

    10 Ai termini dell’art. 2, n. 3, della direttiva 2004/48:

    «La presente direttiva fa salve:

    a) le disposizioni comunitarie che disciplinano il diritto sostanziale di proprietà intellettuale (…),

    la direttiva [2000/31] in generale e le disposizioni degli articoli da 12 a 15 [di quest’ultima]

    in particolare;

    (…)».

    11 L’art. 3 della direttiva 2004/48 così recita:

    «1. Gli Stati membri definiscono le misure, le procedure e i mezzi di ricorso necessari ad

    assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale di cui alla presente direttiva. Tali misure,

    procedure e mezzi di ricorso sono leali ed equi, non inutilmente complessi o costosi e non

    comportano termini irragionevoli né ritardi ingiustificati. 2. Le misure, le procedure e i mezzi di ricorso sono effettivi, proporzionati e dissuasivi e sono

    applicati in modo da evitare la creazione di ostacoli al commercio legittimo e da prevedere

    salvaguardie contro gli abusi».

    12 L’art. 11 della direttiva 2004/48 così dispose:

    «Gli Stati membri assicurano che, in presenza di una decisione giudiziaria che ha accertato una

    violazione di un diritto di proprietà intellettuale, le autorità giudiziarie possano emettere nei

    confronti dell’autore della violazione un’ingiunzione diretta a vietare il proseguimento della

    violazione. Se previsto dalla legislazione nazionale, il mancato rispetto di un’ingiunzione è oggetto,

    ove opportuno, del pagamento di una pena pecuniaria suscettibile di essere reiterata, al fine di

    assicurarne l’esecuzione. Gli Stati membri assicurano che i titolari possano chiedere un

    provvedimento ingiuntivo nei confronti di intermediari i cui servizi sono utilizzati da terzi per violare

    un diritto di proprietà intellettuale, senza pregiudizio dell’articolo 8, paragrafo 3, della direttiva

    [2001/29]».

    Il diritto nazionale

    13 L’art. 87, n. 1, primo e secondo comma, della legge 30 giugno 1994, sul diritto d’autore e sui

    diritti connessi (Moniteur belge del 27 luglio 1994, pag. 19297) prevede quanto segue:

    «Il presidente del tribunal de première instance (…) consta[ta] l’esistenza e [ordina] la cessazione

    di qualsiasi violazione del diritto d’autore o di un diritto connesso.

    [Può] altresì emanare un provvedimento inibitorio contro intermediari i cui servizi siano utilizzati da

    un terzo per violare il diritto d’autore o un diritto connesso».

    14 Gli artt. 18 e 21 della legge 11 marzo 2003, su taluni aspetti giuridici dei servizi della società

    dell’informazione (Moniteur belge del 17 marzo 2003, pag. 12962), recepiscono nel diritto

    nazionale gli artt. 12 e 15 della direttiva 2000/31.

    Causa principale e questioni pregiudiziali

    15 La SABAM è una società di gestione che rappresenta gli autori, i compositori e gli editori di opere

    musicali ed autorizza l’utilizzo delle loro opere tutelate da parte di terzi.

    16 La Scarlet è un fornitore di accesso ad Internet (in prosieguo: «FAI») che procura ai propri clienti

    tale accesso, senza proporre altri servizi come lo scaricamento o la condivisione dei file.

    17 Nel corso del 2004, la SABAM perveniva alla conclusione che gli utenti di Internet che si

    avvalevano dei servizi della Scarlet scaricavano da Internet, senza autorizzazione e senza pagarne i

    diritti, opere contenute nel suo catalogo utilizzando reti «peer-to-peer», che costituiscono uno

    strumento aperto per la condivisione di contenuti, indipendente, decentralizzato e dotato di

    avanzate funzioni di ricerca e di scaricamento di file.

    18 Con atto di ricorso del 24 giugno 2004 essa citava pertanto la Scarlet dinanzi al presidente del

    tribunal de première instance de Bruxelles, sostenendo che, nella sua qualità di FAI, tale società si

    trovava nella situazione ideale per adottare misure volte a far cessare le violazioni del diritto

    d’autore commesse dai suoi clienti.

    19 LA SABAM chiedeva, anzitutto, che venisse riconosciuta la violazione dei diritti d’autore sulle opere

    musicali appartenenti al suo repertorio, in particolare dei diritti di riproduzione e di comunicazione

    al pubblico, dovuta allo scambio non autorizzato di file musicali realizzato grazie a software «peer

    to peer». Tali violazioni sarebbero state commesse avvalendosi dei servizi della Scarlet.

    20 Essa domandava inoltre che la Scarlet fosse condannata, a pena di ammenda, a far cessare tali

    violazioni rendendo impossibile o bloccando qualsiasi forma di invio o di ricezione da parte dei suoi clienti, mediante programmi «peer to peer», senza autorizzazione dei titolari dei diritti, di file

    contenenti un’opera musicale, pretendendo infine che la Scarlet le comunicasse la descrizione delle

    misure che intendeva applicare per ottemperare all’emananda sentenza, a pena di ammenda.

    21 Con sentenza 26 novembre 2004, il presidente del tribunal de première instance de Bruxelles

    accertava l’esistenza delle violazioni del diritto d’autore denunciate dalla SABAM. Tuttavia, prima di

    statuire sull’istanza di provvedimenti inibitori, esso incaricava un perito di verificare se le soluzioni

    tecniche proposte dalla SABAM fossero tecnicamente realizzabili, se esse consentissero di filtrare

    unicamente gli scambi illeciti di file e se esistessero altri dispositivi idonei a controllare l’utilizzo di

    programmi «peer to peer», nonché di quantificare il costo dei dispositivi considerati.

    22 Nella sua relazione, il perito designato traeva la conclusione che, nonostante la presenza di

    numerosi ostacoli tecnici, non si poteva escludere completamente che il filtraggio ed il blocco degli

    scambi illeciti di file fosse realizzabile.

    23 Con sentenza 29 giugno 2007, il presidente del tribunal de première instance de Bruxelles

    condannava pertanto la Scarlet a far cessare le violazioni del diritto d’autore accertate con la

    sentenza 26 novembre 2004, rendendo impossibile qualsiasi forma, realizzata mediante un

    programma «peer to peer», di invio o di ricezione, da parte dei suoi clienti, di file che contenessero

    un’opera musicale appartenente al repertorio della Sabam, a pena di ammenda.

    24 La Scarlet interponeva appello contro tale sentenza dinanzi al giudice del rinvio, affermando,

    anzitutto, che le risultava impossibile ottemperare a tale ingiunzione poiché l’efficacia e la durata

    nel tempo dei dispositivi di blocco o di filtraggio non erano dimostrate e l’attuazione di tali

    dispositivi era ostacolata da diversi fattori pratici, quali problemi di capacità della rete e di impatto

    sulla stessa. Inoltre, qualsiasi tentativo di bloccare i file incriminati, a suo avviso, sarebbe stato

    destinato al fallimento a breve termine, stante l’esistenza di numerosi programmi «peer-to-peer»

    che avrebbero reso impossibile la verifica del loro contenuto da parte di terzi.

    25 La Scarlet sosteneva poi che detta ingiunzione non era conforme all’art. 21 della legge 11 marzo

    2003, su taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, che recepisce nel diritto

    nazionale l’art. 15 della direttiva 2000/31, in quanto imponeva, de facto, un obbligo generale di

    sorveglianza sulle comunicazioni veicolate dalla sua rete, posto che qualsiasi dispositivo di blocco o

    di filtraggio del traffico «peer to peer» presuppone una sorveglianza generalizzata su tutte le

    comunicazioni che passano per tale rete.

    26 Infine, la Scarlet spiegava che la predisposizione di un sistema di filtraggio avrebbe leso le

    disposizioni del diritto dell’Unione in materia di tutela dei dati personali e di segreto delle

    comunicazioni, in quanto tale filtraggio implica il trattamento degli indirizzi IP, che sono dati

    personali.

    27 In tale contesto il giudice del rinvio ha ritenuto che, prima di verificare se un meccanismo di

    filtraggio e di blocco dei file «peer-to-peer» esista e possa essere efficace, occorre assicurarsi che

    gli obblighi da porre eventualmente a carico della Scarlet siano conformi al diritto dell’Unione.

    28 In tale contesto, la cour d’appel de Bruxelles ha deciso di sospendere il procedimento e di

    sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

    «1) Se le direttive 2001/29 e 2004/48, lette in combinato disposto con le direttive 95/46,

    2000/31 e 2002/58, interpretate, in particolare, alla luce degli artt. 8 e 10 della Convenzione

    europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, consentano agli

    Stati membri di autorizzare un giudice nazionale, adito nell’ambito di un procedimento nel

    merito e in base alla sola disposizione di legge che prevede che “[i giudici nazionali] possono

    altresì emettere un’ingiunzione recante un provvedimento inibitorio nei confronti di

    intermediari i cui servizi siano utilizzati da un terzo per violare il diritto d’autore o un diritto

    connesso”, ad ordinare ad un [FAI] di predisporre, nei confronti della sua intera clientela, in

    abstracto e a titolo preventivo, esclusivamente a spese di tale FAI e senza limitazioni nel

    tempo, un sistema di filtraggio di tutte le comunicazioni elettroniche, sia entranti che uscenti,

    che transitano per i suoi servizi, in particolare mediante l’impiego di software “peer to peer”,

    al fine di individuare, nella sua rete, la circolazione di file contenenti un’opera musicale, cinematografica o audiovisiva sulla quale il richiedente affermi di vantare diritti, e in seguito

    di bloccare il trasferimento di questi, al momento della richiesta o in occasione dell’invio.

    2) In caso di risposta affermativa alla [prima] questione (…), se tali direttive obblighino il

    giudice nazionale, adito per statuire su una richiesta di ingiunzione nei confronti di un

    intermediario dei cui servizi si avvalgano terzi per violare il diritto d’autore, ad applicare il

    principio della proporzionalità quando è chiamato a pronunciarsi sull’efficacia e sull’effetto

    dissuasivo della misura richiesta».

    Sulle questioni pregiudiziali

    29 Con le sue questioni il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se le direttive 2000/31, 2001/29,

    2004/48, 95/46 e 2002/58, lette nel loro combinato disposto ed interpretate alla luce delle

    condizioni che la tutela dei diritti fondamentali applicabili implica, debbano essere interpretate nel

    senso che ostano all’ingiunzione rivolta ad un FAI di predisporre un sistema di filtraggio:

    – di tutte le comunicazioni elettroniche che transitano per i suoi servizi, in particolare

    mediante programmi «peer-to-peer»;

    – che si applichi indistintamente a tutta la sua clientela;

    – a titolo preventivo;

    – a sue spese esclusive, e

    – senza limiti nel tempo,

    idoneo ad identificare nella rete di tale fornitore la circolazione di file contenenti un’opera musicale,

    cinematografica o audiovisiva rispetto alla quale il richiedente affermi di vantare diritti di proprietà

    intellettuale, onde bloccare il trasferimento di file il cui scambio pregiudichi il diritto d’autore (in

    prosieguo: il «sistema di filtraggio controverso»).

    30 In proposito, occorre anzitutto ricordare che, ai sensi degli artt. 8, n. 3, della direttiva 2001/29 e

    11, terza frase, della direttiva 2004/48, i titolari di diritti di proprietà intellettuale possono chiedere

    un provvedimento inibitorio nei confronti degli intermediari, come i FAI, i cui servizi siano utilizzati

    da terzi per violare i loro diritti.

    31 Dalla giurisprudenza della Corte risulta poi che la competenza attribuita, a norma di tali

    disposizioni, agli organi giurisdizionali nazionali deve consentire a questi ultimi di ingiungere a detti

    intermediari di adottare provvedimenti che contribuiscano in modo effettivo, non solo a porre fine

    alle violazioni già inferte ai diritti di proprietà intellettuale mediante i loro servizi della società

    dell’informazione, ma anche a prevenire nuove violazioni (v., in questo senso, sentenza 12 luglio

    2011, causa C-324/09, L’Oréal e a., non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 131).

    32 Infine, dalla medesima giurisprudenza si evince che le modalità delle ingiunzioni che gli Stati

    membri devono prevedere ai sensi di detti artt. 8, n. 3, e 11, terza frase, quali quelle relative alle

    condizioni che devono essere soddisfatte e alla procedura da seguire, devono essere stabilite dal

    diritto nazionale (v., mutatis mutandis, sentenza L’Oréal e a., cit., punto 135).

    33 Pertanto, tali norme nazionali, al pari della loro applicazione da parte degli organi giurisdizionali

    nazionali, devono rispettare i limiti derivanti dalle direttive 2001/29 e 2004/48, nonché dalle fonti

    del diritto alle quali tali direttive fanno riferimento (v., in questo senso, sentenza L’Oréal e a., cit.,

    punto 138). 34 Di conseguenza, in conformità al sedicesimo ‘considerando’ della direttiva 2001/29 e all’art. 2,

    n. 3, lett. a), della direttiva 2004/48, dette norme, emanate dagli Stati membri, non possono

    intaccare le disposizioni della direttiva 2000/31 e, più precisamente, i suoi artt. 12-15.

    35 Tali norme devono quindi rispettare l’art. 15, n. 1, della direttiva 2000/31, che vieta alle autorità

    nazionali di adottare misure che impongano ad un FAI di procedere ad una sorveglianza

    generalizzata sulle informazioni che esso trasmette sulla propria rete.

    36 A questo riguardo, la Corte ha già statuito che siffatto divieto abbraccia in particolare le misure

    nazionali che obbligherebbero un prestatore intermedio, come un FAI, a realizzare una vigilanza

    attiva su tutti i dati di ciascuno dei suoi clienti per prevenire qualsiasi futura violazione di diritti di

    proprietà intellettuale. Peraltro, un obbligo siffatto di vigilanza generale sarebbe incompatibile con

    l’art. 3 della direttiva 2004/48, il quale enuncia che le misure contemplate da detta direttiva

    devono essere eque e proporzionate e non eccessivamente costose (v. sentenza L’Oréal e a., cit.,

    punto 139).

    37 Ciò considerato, occorre verificare se l’ingiunzione oggetto della causa principale, che impone al

    FAI di predisporre il sistema di filtraggio controverso, implichi in tale circostanza l’obbligo di

    procedere ad una sorveglianza attiva su tutti i dati di ciascuno dei suoi clienti per prevenire

    qualsiasi futura violazione di diritti di proprietà intellettuale.

    38 A questo proposito, è pacifico che l’attuazione di tale sistema di filtraggio presuppone:

    – che il FAI identifichi, in primo luogo, nell’insieme delle comunicazioni elettroniche di tutti i

    suoi clienti, i file che appartengono al traffico «peer-to-peer»;

    – che esso identifichi, in secondo luogo, nell’ambito di tale traffico, i file che contengono opere

    sulle quali i titolari dei diritti di proprietà intellettuale affermino di vantare diritti;

    – in terzo luogo, che esso determini quali tra questi file sono scambiati in modo illecito e,

    – in quarto luogo, che proceda al blocco degli scambi di file che esso stesso qualifica come

    illeciti.

    39 Siffatta sorveglianza preventiva richiederebbe così un’osservazione attiva sulla totalità delle

    comunicazioni elettroniche realizzate sulla rete del FAI coinvolto e, pertanto, includerebbe tutte le

    informazioni da trasmettere e ciascun cliente che si avvale di tale rete.

    40 Alla luce di quanto precede, occorre dichiarare che l’ingiunzione rivolta al FAI in questione di

    predisporre il sistema di filtraggio controverso lo obbligherebbe a procedere ad una sorveglianza

    attiva su tutti i dati di ciascuno dei suoi clienti per prevenire qualsiasi futura violazione di diritti di

    proprietà intellettuale. Da ciò si evince che tale ingiunzione imporrebbe a detto FAI una

    sorveglianza generalizzata, che è vietata dall’art. 15, n. 1, della direttiva 2000/31.

    41 Per vagliare la conformità di tale ingiunzione al diritto dell’Unione, occorre inoltre tenere conto

    delle condizioni che discendono dalla tutela dei diritti fondamentali applicabili, come quelli

    menzionati dal giudice del rinvio.

    42 In proposito va ricordato che l’ingiunzione oggetto della causa principale è volta a garantire la

    tutela dei diritti d’autore, che appartengono alla sfera del diritto di proprietà intellettuale e che

    possono essere lesi dalla natura e dal contenuto di talune comunicazioni elettroniche realizzate per

    il tramite della rete del FAI in questione.

    43 Sebbene la tutela del diritto di proprietà intellettuale sia sancita dall’art. 17, n. 2, della Carta dei

    diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»), non può desumersi né da tale

    disposizione né dalla giurisprudenza della Corte che tale diritto sia intangibile e che la sua tutela

    debba essere garantita in modo assoluto. 44 Come emerge, infatti, dai punti 62-68 della sentenza 29 gennaio 2008, causa C-275/06,

    Promusicae (Racc. pag. I-271), la tutela del diritto fondamentale di proprietà, di cui fanno parte i

    diritti di proprietà intellettuale, deve essere bilanciata con quella di altri diritti fondamentali.

    45 Più precisamente, dal punto 68 di tale sentenza emerge che è compito delle autorità e dei giudici

    nazionali, nel contesto delle misure adottate per proteggere i titolari di diritti d’autore, garantire un

    giusto equilibrio tra la tutela di tali diritti e quella dei diritti fondamentali delle persone su cui

    incidono dette misure.

    46 Pertanto, in circostanze come quelle della causa principale, le autorità ed i giudici nazionali devono

    in particolare garantire un giusto equilibrio tra la tutela del diritto di proprietà intellettuale, di cui

    godono i titolari di diritti d’autore, e quella della libertà d’impresa, appannaggio di operatori come i

    FAI in forza dell’art. 16 della Carta.

    47 Orbene, nella presente fattispecie, l’ingiunzione di predisporre il sistema di filtraggio controverso

    implica una sorveglianza, nell’interesse di tali titolari, su tutte le comunicazioni elettroniche

    realizzate sulla rete del FAI coinvolto. Tale sorveglianza è inoltre illimitata nel tempo, riguarda

    qualsiasi futura violazione e postula che si debbano tutelare non solo opere esistenti, bensì anche

    opere future, che non sono state ancora create nel momento in cui viene predisposto detto

    sistema.

    48 Pertanto, un’ingiunzione di questo genere causerebbe una grave violazione della libertà di impresa

    del FAI in questione, poiché l’obbligherebbe a predisporre un sistema informatico complesso,

    costoso, permanente e unicamente a suo carico, il che risulterebbe peraltro contrario alle condizioni

    stabilite dall’art. 3, n. 1, della direttiva 2004/48, il quale richiede che le misure adottate per

    assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale non siano inutilmente complesse o costose.

    49 Ciò premesso, occorre dichiarare che l’ingiunzione di predisporre il sistema di filtraggio

    controverso non rispetta l’esigenza di garantire un giusto equilibrio tra, da un lato, la tutela del

    diritto di proprietà intellettuale, di cui godono i titolari dei diritti d’autore, e, dall’altro, quella della

    libertà d’impresa, appannaggio di operatori come i FAI.

    50 Per di più, gli effetti di detta ingiunzione non si limiterebbero al FAI coinvolto, poiché il sistema di

    filtraggio controverso è idoneo a ledere anche i diritti fondamentali dei clienti di tale FAI, ossia i

    loro diritti alla tutela dei dati personali e alla libertà di ricevere o di comunicare informazioni, diritti,

    questi ultimi, tutelati dagli artt. 8 e 11 della Carta.

    51 Da un lato, infatti, è pacifico che l’ingiunzione di predisporre il sistema di filtraggio controverso

    implicherebbe un’analisi sistematica di tutti i contenuti, nonché la raccolta e l’identificazione degli

    indirizzi IP degli utenti all’origine dell’invio dei contenuti illeciti sulla rete, indirizzi che costituiscono

    dati personali protetti, in quanto consentono di identificare in modo preciso suddetti utenti.

    52 Dall’altro, detta ingiunzione rischierebbe di ledere la libertà di informazione, poiché tale sistema

    potrebbe non essere in grado di distinguere adeguatamente tra un contenuto lecito ed un

    contenuto illecito, sicché il suo impiego potrebbe produrre il risultato di bloccare comunicazioni

    aventi un contenuto lecito. Infatti, è indiscusso che la questione della liceità di una trasmissione

    dipende anche dall’applicazione di eccezioni di legge al diritto di autore che variano da uno Stato

    membro all’altro. Inoltre, in certi Stati membri talune opere possono rientrare nel pubblico dominio

    o possono essere state messe in linea gratuitamente da parte dei relativi autori.

    53 Pertanto, occorre dichiarare che, adottando l’ingiunzione che costringe il FAI a predisporre il

    sistema di filtraggio controverso, il giudice nazionale in questione non rispetterebbe l’obbligo di

    garantire un giusto equilibrio tra, da un lato, il diritto di proprietà intellettuale e, dall’altro, la libertà

    di impresa, il diritto alla tutela dei dati personali e la libertà di ricevere o di comunicare

    informazioni.

    54 Alla luce di quanto precede, occorre risolvere le questioni sottoposte dichiarando che le direttive

    2000/31, 2001/29, 2004/48, 95/46 e 2002/58, lette in combinato disposto e interpretate tenendo

    presenti le condizioni derivanti dalla tutela dei diritti fondamentali applicabili, devono essere interpretate nel senso che ostano all’ingiunzione ad un FAI di predisporre il sistema di filtraggio

    controverso.

    Sulle spese

    55 Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente

    sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da

    altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.

    Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:

    Le direttive:

    – del Parlamento europeo e del Consiglio 8 giugno 2000, 2000/31/CE, relativa a

    taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione, in particolare il

    commercio elettronico, nel mercato interno («Direttiva sul commercio

    elettronico»);

    – del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE,

    sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella

    società dell’informazione;

    – del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/48/CE, sul rispetto

    dei diritti di proprietà intellettuale;

    – del Parlamento europeo e del Consiglio 24 ottobre 1995, 95/46/CE, relativa alla

    tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché

    alla libera circolazione di tali dati, e

    – del Parlamento europeo e del Consiglio 12 luglio 2002, 2002/58/CE, relativa al

    trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle

    comunicazioni elettroniche (direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni

    elettroniche),

    lette in combinato disposto e interpretate tenendo presenti le condizioni derivanti dalla

    tutela dei diritti fondamentali applicabili, devono essere interpretate nel senso che

    ostano all’ingiunzione ad un fornitore di accesso ad Internet di predisporre un sistema di

    filtraggio:

    – di tutte le comunicazioni elettroniche che transitano per i suoi servizi, in

    particolare mediante programmi «peer-to-peer»;

    – che si applica indistintamente a tutta la sua clientela;

    – a titolo preventivo;

    – a sue spese esclusive, e

    – senza limiti nel tempo,

    idoneo ad identificare nella rete di tale fornitore la circolazione di file contenenti

    un’opera musicale, cinematografica o audiovisiva rispetto alla quale il richiedente

    affermi di vantare diritti di proprietà intellettuale, onde bloccare il trasferimento di file il

    cui scambio pregiudichi il diritto d’autore.