Referendum Radicali, il testo del quesito sull’immigrazione

    Il pacchetto immigrazione prevede due quesiti referendari, uno che modifica le regole sulla permanenza nei CIE e un quesito che interviene sulle norme che incidono sulla clandestinazzazione e precarizzazione dei lavoratori migranti.

    Garanzie nelle procedure di allontanamento forzato«Volete che sia abrogato il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nel testo risultante per effetto delle successive modifiche e integrazioni, limitatamente all’articolo 14, comma 5, limitatamente ai seguenti periodi: “Trascorso tale termine, qualora permangano le condizioni indicate al comma 1, il questore può chiedere al giudice di pace la proroga del trattenimento per un periodo ulteriore di sessanta giorni. Qualora persistono le condizioni di cui al quarto periodo, il questore può chiedere al giudice un’ulteriore proroga di sessanta giorni. Il periodo massimo complessivo di trattenimento non può essere superiore a centottanta giorni. Qualora non sia stato possibile procedere all’allontanamento, nonostante sia stato compiuto ogni ragionevole sforzo, a causa della mancata cooperazione al rimpatrio del cittadino del Paese terzo interessato o di ritardi nell’ottenimento della necessaria documentazione dai Paesi terzi, il questore può chiedere al giudice di pace la proroga del trattenimento, di volta in volta, per periodi non superiori a sessanta giorni, fino ad un termine massimo di ulteriori dodici mesi.”?»

    Disciplina del soggiorno degli stranieri non appartenenti alla UE

    «Volete che siano abrogati gli articoli 4-bis e 5-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), nel testo risultante per effetto delle successive modifiche e integrazioni?»

    Il primo quesito che abroga l’articolo 14 comma 5  del T.U. sull’immigrazione n.286 del 1998 e successive modificazioni, cancella la parte della normativa che determina una inutile logica detentiva degli immigrati – con costi enormi per lo Stato, 18 milioni e 607 mila euro nel solo 2012, per coprire unicamente i costi di servizi all’interno dei centri, con risultati fallimentari e violazione di diritti umani –  in quanto dispone la possibilità di prorogare il trattenimento degli immigrati irregolari nei CIE oltre il termine di 60 giorni., sufficienti nella maggir parte dei casi a comprendere se l’identificazione è realmente possibile. Questo in contrasta con la direttiva comunitaria 2008/115/CE sui rimpatri che prevede solo in casi particolari la proroga del trattenimento fino a 18 mesi.

    Il secondo quesito abroga quelle norme che costringono centinaia di migliaia di migranti al ricatto continuo dei datori di lavoro (creando l’effetto “concorrenza sleale” con i lavoratori italiani) oppure che li obbliga al lavoro nero o al servizio della microcriminalità.

    Il referendum infatti prevede l’abrogazione degli articoli 4 bis e 5 bis del testo unico immigrazione, entrambi incidenti sul permesso di soggiorno perché legano indissolubilmente la possibilità di restare nel nostro paese – anche di cittadini da anni in Italia – alla stipula di un contratto di lavoro.

    Si tratta in sostanza di eliminare le due norme più restrittive che hanno caratterizzato il pacchetto sicurezza del 2009 fortemente voluto da Maroni e la legge Bossi-Fini del 2002, per ritornare almeno ad un regime simile a quello introdotto dalla legge Turco-Napolitano del 1998.

    Secondo il Dossier Caritas 2012, nell’ultimo anno i permessi di soggiorno non rinnovati sono stati 263mila superando il numero dei permessi rilasciati. La maggioranza di queste persone non avrà rinunciato alla speranza che li ha fatti partire, ma sarà rimasta in Italia, alimentando l’area dell’irregolarità e le perdite anche economiche del mancato introito fiscale.  

    È la Fondazione ISMU a stimare che ogni immigrato regolare versa in media quasi seimila euro l’anno tra tasse e contributi. La regolarizzazione di almeno 500 mila lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno già attivi in Italia porterebbe nelle casse dello Stato tre miliardi di euro ogni anno di sole tasse.