Mozioni sulle procedure di voto per gli italiani all’estero, dopo le vicende referendarie

    MOZIONI GARAVINI ED ALTRI N. 1-00655, DI BIAGIO ED ALTRI N. 1-00663, ZACCHERA ED ALTRI N. 1-00672, TASSONE ED ALTRI N. 1-00716, LEOLUCA ORLANDO ED ALTRI N. 1-00717, MOSELLA ED ALTRI N. 1-00718 E LO MONTE ED ALTRI N. 1-00727 CONCERNENTI INIZIATIVE RELATIVE ALLE PROCEDURE PER IL VOTO DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO, ALLA LUCE DELLE VICENDE DELLE ULTIME CONSULTAZIONI REFERENDARIE

    Mozioni

    La Camera,
    premesso che:
    lo svolgimento delle ultime consultazioni referendarie ha confermato le disfunzioni legate alle procedure di voto all’estero, in particolare per quanto riguarda l’invio e la ricezione dei plichi elettorali e, in alcuni casi, la riconsegna degli stessi;
    è nota l’incertezza venutasi a creare a seguito dell’invio agli elettori della scheda contenente il quesito sull’energia nucleare, formulato facendo riferimento a una normativa superata e formalmente diverso da quella su cui, a seguito della decisione della Corte di Cassazione, si sono, invece, espressi i cittadini residenti sul territorio nazionale;
    la serietà delle disfunzioni verificatesi può essere evidenziata da alcuni esempi: nella circoscrizione di competenza del consolato di Monaco di Baviera 2.000 plichi sono stati inviati a indirizzi errati, in ragione dell’inesatta menzione del cognome del coniuge sulla busta; nella circoscrizione di competenza del consolato di Berlino centinaia di elettori hanno ricevuto il plico elettorale contenente due buste di uguali dimensioni, senza l’indirizzo del consolato e senza affrancatura; nella circoscrizione del consolato di San Paolo sono pervenuti plichi privi del certificato elettorale; sono molto numerosi i casi di elettori che iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire) da diversi mesi o cancellatisi da tempo da tali liste non hanno potuto votare né all’estero, né in Italia;
    altri casi di disfunzioni elettorali negli ultimi giorni sono rimbalzati anche sui maggiori organi d’informazione, come Il Corriere della Sera, La Stampa e la Repubblica, che hanno riportato le testimonianze di connazionali impediti ad esercitare il loro fondamentale diritto di voto;
    la non sempre corretta gestione delle operazioni elettorali rischia ingiustificatamente di sollevare ombre sullo stesso esercizio del voto dei connazionali all’estero;
    al di là degli aspetti di gestione procedurale, persiste comunque una questione di fondo, attinente all’incompiuto allineamento dei dati di competenza del Ministero degli affari esteri con quelli dell’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire) gestiti dal Ministero dell’interno;
    nonostante una progressiva riduzione delle posizioni disallineate, persiste, tuttavia, una forbice consistente riguardante al 2010 circa 355.402 situazioni di cittadini presenti solo nell’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire), senza riscontro negli schedari consolari, e ben 588.587 situazioni di soggetti presenti negli elenchi consolari, ma non in quelli dell’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire);
    il numero delle persone alle quali di fatto sono negati l’esercizio del voto e la fruizione degli altri servizi consolari o comunali resta preoccupante: 943.989 cittadini, equivalenti a oltre il 20 per cento degli iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire);
    il mancato allineamento, peraltro, rappresenta un’obiettiva ragione di scarsa partecipazione al voto e un fattore d’insicurezza nello svolgimento delle operazioni elettorali, dal momento che centinaia di migliaia di plichi vengono indirizzati a persone di cui è incerto il recapito e addirittura l’esistenza in vita;
    oltre all’allineamento dei dati dell’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire), un contributo essenziale a una maggiore regolarità e certificazione delle operazioni di cittadini italiani all’estero può venire da un intervento di modifica della legge n. 459 del 2001, le cui linee sono contenute nelle proposte di legge già assegnate alla Commissione affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni della Camera dei deputati,

    impegna il Governo:

    a presentare nelle competenti sedi parlamentari un’attendibile documentazione dell’andamento del voto all’estero nelle ultime consultazioni referendarie, comparandola con quello degli ultimi appuntamenti elettorali;
    in tale occasione, ad accompagnare la documentazione sull’esperienza acquisita con indicazioni relative ai punti da affrontare prioritariamente in sede di modifica della legge n. 459 del 2001;
    ad adottare un piano straordinario d’intervento volto al superamento del divario tra i dati dell’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire) e quelli degli schedari consolari, prevedendo anche nei prossimi documenti finanziari la spesa necessaria per ovviare in tempi brevi alle situazioni che anche nelle ultime consultazioni si sono manifestate.

    (1-00655)
    «Garavini, Amici, Barbi, Bressa, Gianni Farina, Fedi, Narducci, Pistelli, Porta, Tempestini, Zacchera».

    – – –

    La Camera,
    premesso che:
    ai sensi dell’articolo 48 della Carta costituzionale italiana «sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è un dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività»;
    ai sensi della normativa vigente, anche gli italiani residenti all’estero ed iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire), nonché particolari categorie di italiani temporaneamente all’estero, come disposto dall’articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 37 del 2011, hanno potuto partecipare alle consultazioni referendarie indette in Italia il 12 e il 13 giugno 2011, esprimendo il proprio voto per corrispondenza;
    entro il 25 maggio 2011 ciascun consolato italiano di riferimento ha inviato a ciascuno degli elettori sopra indicati, presso il domicilio, il plico elettorale contenente le schede e le istruzioni sulle modalità di voto;
    stando alla normativa di riferimento, le schede votate dagli italiani residenti all’estero pervenute ai consolati entro le ore 16 del 9 giugno 2011 sono state poi trasmesse in Italia, dove ha avuto luogo lo scrutinio a cura dell’ufficio centrale per la circoscrizione estero, istituito presso la corte di appello di Roma;
    già a poche ore dalla conclusione delle procedure di trasmissione dei plichi elettorali presso i singoli consolati si sono moltiplicate in ogni area della circoscrizione elettorale estera le denunce di plichi smarriti, di plichi mai recapitati, di refusi ortografici ed anagrafici sulle schede trasmesse nei plichi ai singoli cittadini presso il loro domicilio;
    migliaia di cittadini italiani residenti oltre confine hanno segnalato ai consolati, ai parlamentari italiani eletti oltre confine, alle redazioni dei giornali dell’emigrazione, nonché ai vari social network il mancato recapito del plico elettorale e la conseguente impossibilità ad esercitare il proprio diritto di voto;
    il moltiplicarsi dei refusi anagrafici che ha contribuito al mancato recapito dei plichi, nonché – in alcuni casi – all’invalidamento di alcuni voti espressi, evidenzia un chiaro problema gestionale presso le anagrafi consolari, che in taluni casi risultano aver registrato informazioni diverse rispetto a quelle contenute nelle liste dell’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire) dei comuni italiani di provenienza dei cittadini residenti oltre confine;
    in virtù dei molteplici errori di archivio molte schede sono state inviate alle donne italiane residenti oltre confine ed iscritte all’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire), indicando, però, il loro cognome da nubili, con la conseguenza che ad oggi sono migliaia i plichi mai recapitati o ritornati presso i consolati, in considerazione del fatto che in Paesi, come Germania, Belgio e Australia, le donne coniugate assumono il cognome del marito e, dunque, il domicilio indicato sui plichi non coincide con il nominativo corrispondente;
    in data 8 giugno 2011, nell’ambito dello svolgimento di un’interrogazione a risposta immediata in Assemblea il deputato Aldo Di Biagio ha evidenziato talune criticità in merito alla gestione e alle modalità di esercizio del diritto di voto dei connazionali residenti all’estero, chiedendo al Ministro dell’interno «quali iniziative a carattere urgente si intendano predisporre al fine di garantire la legittima espressione del diritto di voto in capo ai nostri connazionali nell’ambito delle consultazioni referendarie, eventualmente attraverso la salvaguardia delle preferenze già espresse e la rettifica degli errori di procedura maturati nelle dinamiche di trasmissione dei plichi elettorali presso i domicili dei connazionali residenti oltre confine»;
    in occasione del sopra indicato confronto istituzionale, il Ministro Elio Vito, chiamato a rispondere per conto del Ministero dell’interno, ha evidenziato che con riguardo all’inconveniente tecnico che ha determinato la restituzione dello 0,8 per cento dei circa 485.000 plichi inviati in Germania, il Ministero degli affari esteri fa sapere di essere immediatamente intervenuto, dando puntuali istruzioni ai consolati interessati per risolvere il problema. I plichi restituiti dalle poste tedesche sono stati, quindi, prontamente registrati in un apposito elenco e, dopo la sostituzione della busta esterna e l’apposizione del corretto cognome del coniuge delle elettrici, sono stati nuovamente recapitati alle destinatarie in tempo utile per la restituzione entro il termine del 9 giugno 2011;
    inoltre, secondo il Ministero degli affari esteri non risulterebbero problematiche analoghe in altri Paesi, come, ad esempio, in Belgio e in Australia;
    le dichiarazioni dei Ministeri coinvolti, manifestando, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, completa disinformazione riguardo agli eventi esposti in premessa, lasciano emergere un evidente scollamento tra amministrazione e società civile, caratterizzato – a detta dei firmatari del presente atto di indirizzo – da un completo disinteresse, unito ad una deprecabile superficialità manifestata nella gestione delle dinamiche di esercizio del diritto di voto di oltre tre milioni di cittadini aventi diritto;
    secondo i dati del Ministero dell’interno, i cittadini italiani residenti oltre confine aventi diritto all’esercizio del voto in occasione del referendum del giugno 2011 risultano 3.300.496;
    stando ai dati ufficializzati dal Ministero dell’interno, all’indomani delle operazioni di scrutinio, i cittadini italiani iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire) e quelli residenti temporaneamente all’estero che hanno esercitato il diritto di voto per le consultazioni referendarie 2011 risultano essere circa 762 mila, per un totale di circa il 23,07 per cento di votanti;
    il sopra indicato dato lascerebbe emergere un netto calo nelle affluenze rispetto ai dati delle elezioni politiche del 2008, in occasione delle quali i cittadini italiani residenti all’estero votanti ammontavano a circa 1.100.000 per un totale di circa il 39 per cento di votanti;
    in considerazione delle criticità che hanno accompagnato la distribuzione dei plichi elettorali e ogni fase della gestione dell’esercizio del diritto di voto dei sopra indicati cittadini, appaiono chiare le cause che hanno condotto ad un ridimensionamento di circa il 15-16 per cento del numero dei cittadini votanti e che vanno rinvenute certamente non nella mancata volontà da parte degli stessi di partecipare alla vita democratica del loro Paese;
    in data 13 giugno 2011 un referente diplomatico in Venezuela – dove la comunità italiana risulta tra le più vessate in termini di negazione o complessità nell’esercizio del diritto di voto in questo referendum – ha evidenziato che una delle cause dei problemi verificatisi andava ricercata nel lavoro della ditta che si è occupata di stampare le schede, che, stando alla dichiarazione, non avrebbe rispettato un contratto, commettendo, dunque, un errore grave;
    la vergognosa impasse che ha contraddistinto la gestione della sopra indicate dinamiche elettorali referendarie lascia emergere un doppio livello di criticità, sebbene esse siano strettamente interconnesse. Da un lato, l’evidente debolezza normativa di una legge – la n. 459 del 2001 – che, sebbene sia storicamente e normativamente encomiabile, necessita, come ha dimostrato l’attualità, di essere perfezionata sotto più profili. Dall’altro, le evidenti difficoltà gestionali in capo alle strutture consolari che hanno dimostrato in questa occasione elettorale, confermando una certa tendenza già consolidata in precedenti consultazioni, di avere difficoltà nel disbrigo delle procedure basilari dell’esercizio di voto, con la conseguenza di incorrere in grossolani quanto incostituzionali vizi di procedura;
    alla luce di tali criticità, emerge, dunque, anche l’esigenza di rivedere la legge n. 459 del 2001, la cosiddetta legge Tremaglia, in virtù dell’oggettiva lacunosità nel sistema di controllo, monitoraggio ed organizzazione delle operazioni preliminari e successive all’esercizio del voto per i nostri connazionali;
    le principali criticità, riscontrate nelle consultazioni elettorali che hanno coinvolto la circoscrizione estero, afferiscono per l’appunto alle modalità di gestione – spesso poco trasparenti – delle schede elettorali nel passaggio consolato-elettore, ma anche, e soprattutto, alle dinamiche attinenti alla stampa del medesimo materiale elettorale, che, nell’attuale disposto legislativo, spetta al consolato di riferimento;
    sarebbe auspicabile rendere più fruibile e maggiormente trasparente la partecipazione alle elezioni nazionali ed ai referendum dei cittadini italiani residenti all’estero, al fine di legittimare un chiaro e fondamentale adempimento costituzionale sancito dall’articolo 56 della Costituzione, oltre a creare uno strumento concreto attraverso cui sia possibile materializzare il legame tra le nostre comunità oltre confine e la terra di origine,

    impegna il Governo:

    a riferire al Parlamento in merito a quanto verificatosi nella circoscrizione estero e descritto in premessa;
    ad avviare – nell’ambito delle proprie competenze – un’indagine che coinvolga la rete diplomatico-consolare italiana oltre confine, le modalità di gestione da essa utilizzate, nonché gli appalti da essa affidati a società esterne per il disbrigo delle procedure di stampa e di distribuzione, al fine di chiarire le ragioni e le responsabilità inerenti alle lacune e alle mancanze segnalate in premessa;
    ad assumere in tempi rapidi iniziative normative volte a modificare la disciplina del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero, al fine di approdare ad un testo di riforma, completo ed esaustivo, tale da rendere maggiormente trasparente un istituto partecipativo costituzionalmente sancito, garantendo la massima sicurezza del procedimento, attraverso le necessarie garanzie per la segretezza, la genuinità e l’efficacia del voto dei nostri connazionali oltre confine.

    (1-00663)
    «Di Biagio, Della Vedova, Zacchera».

    – – –

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 48 della Costituzione prevede il diritto di voto per ogni cittadino italiano, residente sia in Italia che all’estero;
    le attuali norme per l’esercizio del voto per i cittadini italiani residenti all’estero prevedono il voto per corrispondenza, in base al quale ogni connazionale restituisce al consolato di appartenenza una doppia busta contenente le proprie schede votate, sia in occasione delle elezioni politiche che dei referendum;
    in particolare, il voto degli italiani all’estero può essere fondamentale per il raggiungimento o meno del quorum per rendere validi i referendum abrogativi previsti dalla Costituzione;
    anche in occasione dello svolgimento dell’ultima consultazione referendaria sono stati sollevati molti problemi circa l’esercizio del diritto di voto all’estero; sono state denunciate irregolarità e disservizi, mancato arrivo dei plichi elettorali, difformità delle anagrafi consolari e altro;
    in passato, soprattutto in occasione delle elezioni politiche, si sono evidenziati veri e propri brogli elettorali che impongono adeguate ed immediate contromisure per assicurare – anche in continuità con la legge vigente – una maggiore trasparenza del voto all’estero,

    impegna il Governo:

    a fornire elementi in merito alle disfunzioni segnalate nel voto all’estero anche in occasione dei recenti referendum;
    ad avviare in tempi brevi un’indagine consolare per verificare, caso per caso, quale sia il grado di trasparenza del voto, quanti siano i plichi inviati e ritornati, se vi sia o vi sia stato il fondato sospetto di operazioni irregolari da parte di singoli candidati o schieramenti;
    a promuovere una riforma della legge in vigore per adeguare le operazioni di voto a criteri di trasparenza, segretezza, tempestività nell’esercizio del voto all’estero.

    (1-00672)
    «Zacchera, Pittelli, Berardi, Minasso, Cassinelli, Lisi, Ventucci, Cristaldi, Torrisi, Vitali, Stracquadanio».

    – – –

    La Camera,
    premesso che:
    come già riscontrato in occasione delle elezioni politiche del 2006 anche nel corso delle ultime consultazioni referendarie si sono registrate inefficienze e disorganizzazione rispetto all’invio e alla ricezione dei plichi contenenti il materiale elettorale per l’esercizio del voto da parte dei nostri concittadini residenti all’estero;
    attualmente l’esercizio del voto per i cittadini italiani residenti all’estero si svolge per corrispondenza, attraverso l’invio presso le sedi consolari dei plichi contenenti le schede contrassegnate dal voto;
    oltre alla cattiva gestione della corrispondenza, esiste anche un problema di scarsa sincronizzazione tra le banche dati dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) e quella del Ministero dell’interno;
    si tratterebbe di una forbice che, anche qualora fossero eliminate le difficoltà di recapito dei plichi, comporterebbe la negazione del diritto di voto ad una consistente percentuale di cittadini italiani residenti all’estero (si stima un buon 20 per cento);
    la non corretta o scarsa partecipazione al voto rappresenta un vulnus all’applicazione dell’articolo 48 della Costituzione che prevede il diritto di voto per ogni cittadino italiano, residente sia in Italia che all’estero;
    nel caso dei referendum, poi, tale problematica ha un’ulteriore implicazione in quanto determina il raggiungimento o meno del quorum,

    impegna il Governo

    ad adoperarsi per evitare ulteriori inefficienze organizzative in previsione dei prossimi appuntamenti elettorali nazionali, europei o referendari, al fine di tutelare l’esercizio del diritto di voto costituzionalmente garantito, per eliminare alla radice possibili brogli elettorali e per un più generale principio di trasparenza ed efficienza della pubblica amministrazione.

    (1-00716)
    (Nuova formulazione) «Tassone, Adornato, Mantini, Volontè, Galletti, Compagnon, Ciccanti, Naro, Ricardo Antonio Merlo».

    – – –

    La Camera,
    premesso che:
    il primo periodo del terzo comma del vigente articolo 48 della Costituzione impone alla legge, oltre a stabilire i requisiti e le modalità per l’esercizio del diritto di voto degli italiani all’estero, di «assicurarne l’effettività»;
    nelle elezioni per il rinnovo del Parlamento del 2006 è stata applicata per la prima volta la legge n. 459 del 2001, che ha disciplinato l’esercizio del diritto di voto degli italiani all’estero: a prescindere dalla scelta, di natura politica, del voto per corrispondenza le prime difficoltà emerse sul voto nella circoscrizione estero, di natura tecnica ed organizzativa, sono le medesime con le quali ci si deve confrontare oggi;
    alla prima applicazione della legge hanno fatto seguito la denuncia di presunti brogli, l’attenzione di inchieste giornalistiche, le dichiarazioni di testimoni diretti, la loro diffusione mediatica attraverso video e su internet, oltre all’emersione di criticità tecniche, confermate anche nel corso di audizioni in Parlamento dei responsabili dei procedimenti elettorali;
    la tornata elettorale estera del 2008 confermò i problemi e la loro natura: dagli organi mediatici si possono trarre casi più o meno documentati di vendita di schede, di una loro stampa in esubero, di presunta corruzione di addetti postali e di funzionari consolari, di fascicoli aperti dalle procure in seguito a diversi esposti relative a presunte irregolarità, di fascicoli aperti finanche prima delle consultazioni estere: il «caso» più eclatante, tuttavia, fu quello che occorse alla circoscrizione estero del Senato della Repubblica, nella quale un senatore – nel prosieguo del procedimento giudiziario arrestato per violazione della legge elettorale e di scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso – riuscì ad essere candidato ed eletto in assenza dei requisiti prescritti dalla legge;
    il «caso» Di Girolamo indusse, un anno or sono, giornalisti, politici e giuristi a chiedere dei correttivi alla legge sul voto all’estero; il «caso», infatti, oltre a mostrare la tensione permanente in cui versa la normativa per il voto degli italiani all’estero, ha dimostrato la fragilità del sistema elettorale, diventando un caso non solo giudiziario, ma giuridico e politico;
    le notizie più recenti in ordine all’elenco degli italiani iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire) risalgono a molti mesi fa – nel frattempo, si sono succedute diverse interrogazioni parlamentari indirizzate ai Ministri dell’interno e degli affari esteri; nel novembre 2010, in accordo con il Ministero degli affari esteri, il dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno ha inviato la «circolare urgentissima n. 33», con la quale tutti gli enti competenti dell’amministrazione centrale erano chiamati a vigilare sulla regolare tenuta ed aggiornamento delle anagrafi degli italiani residenti all’estero e sul corretto e tempestivo invio dei propri dati da parte di tutti i comuni all’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire) centrale; la circolare assegnava precisi compiti in ordine alla verifica della correttezza dei dati, al fine di evitare sottostime dei dati, mancate cancellazioni, posizioni duplicate; la circolare, inoltre, invitava le amministrazioni centrali competenti e le singole amministrazioni locali a «valutare gli interventi organizzativi necessari per risolvere eventuali situazioni di arretrato, sia a livello anagrafico che a livello di trascrizione degli atti di stato civile»;
    da gennaio 2011, con la dichiarazione di ammissibilità dei quesiti referendari in materia di servizio idrico, legittimo impedimento e produzione di energia nucleare, al Governo è stato noto che gli italiani residenti all’estero sarebbero stati chiamati a votare, al più tardi, alla metà di giugno 2011;
    nel corso delle consultazioni referendarie, il Ministro dell’interno rilasciò la seguente dichiarazione: «la proiezione fatta dagli esperti del Ministero dell’interno rispetto al dato di ieri fa pensare che si raggiungerà il quorum per tutti e quattro i referendum anche senza considerare il voto degli italiani all’estero e questo risolve un problema non da poco»;
    la questione è, infatti, tutt’altro che marginale, poiché la dimensione del corpo elettorale non corrisponde a tutti gli aventi diritto e ciò determina – e ha già determinato – rilevanti problemi in occasione delle consultazioni referendarie abrogative, per le quali è previsto un quorum strutturale, ma è suscettibile di crearne ogni qual volta il corpo elettorale estero sia chiamato a votare;
    i problemi endemici del voto dei nostri connazionali all’estero restano e l’ampia maggioranza che ha caratterizzato l’avvio della XVI legislatura può aver dato agio ad una certa trascuratezza nel risolverli;
    il raggiungimento del quorum ha messo al riparo le recenti consultazioni referendarie dalle conseguenze delle anomalie del «sistema» di voto estero, ma, stando alle denunce dei comitati referendari, alle segnalazioni di plichi non recapitati, ricevuti incompleti, tornati indietro per invii errati, le anomalie, i problemi ed i ritardi si sono, in realtà, riproposti, semplicemente non hanno avuto conseguenze;
    la legge n. 459 del 2001 ha mostrato dal principio e continua a mostrare profili di criticità, sia con riferimento alle garanzie previste per il voto per corrispondenza, sia per l’efficienza del procedimento elettorale nel suo complesso;
    oltre i confini, nella circoscrizione estero sono iscritti oltre tre milioni di elettori, il cui voto è un diritto sancito dalla Costituzione; l’obbligo di garantirne la possibilità e l’effettivo esercizio spetta alla legge;
    questione dirimente è il meccanismo di voto, che ha mostrato gravi lacune e causato irregolarità anche gravi; questione cruciale è l’individuazione del corpo elettorale, a fronte del disallineamento tra i dati dell’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire) e i dati degli schedari in possesso dei consolati, dall’intreccio dei quali dipende la predisposizione delle liste elettorali da parte del Ministero dell’interno;
    le maggiori criticità si rinvengono: nella lacunosità dei controlli e nell’organizzazione delle operazioni elettorali preliminari e successive al voto, nelle modalità di gestione delle schede elettorali e della stampa delle stesse, nel loro passaggio dal consolato all’elettore,

    impegna il Governo

    ad avviare un’indagine sulle modalità di organizzazione e svolgimento delle operazioni di voto inerenti alle ultime consultazioni referendarie – che preveda il coinvolgimento della rete consolare e di tutti gli uffici competenti e coinvolti – ed una disamina delle maggiori criticità, e a riferire sui risultati in Parlamento, fornendo anche elementi utili e proposte per l’adozione di una più adeguata normativa e di meccanismi migliorativi per garantire la massima regolarità del sistema di elezione.

    (1-00717)
    «Leoluca Orlando, Borghesi, Donadi, Favia».

    – – –

    La Camera,
    premesso che:
    i referendum del 12 e 13 giugno 2011 hanno messo in evidenza tutte le criticità e le difficoltà delle procedure di voto degli italiani residenti all’estero;
    l’articolo 48 della Costituzione è chiaro nel garantire il diritto di voto a tutti i cittadini, compresi quelli residenti all’estero: il primo periodo del terzo comma afferma, infatti, che «la legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività»;
    a tal fine, secondo la normativa vigente – che assegna agli italiani che risiedono all’estero iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire) e a particolari categorie di italiani temporaneamente all’estero il diritto di partecipare al voto – i consolati italiani hanno inviato entro il 25 maggio 2011 i plichi con i quattro quesiti referendari;
    le schede utilizzate per esprimere il voto dovevano essere restituite ai consolati entro le ore 16.00 del 9 giugno 2011, per poi essere inviate in Italia per lo scrutinio affidato all’ufficio competente per la circoscrizione estero, istituito presso la corte d’appello di Roma;
    ciò nonostante non sono mancati problemi e disfunzioni già con riferimento al fatto che i residenti all’estero hanno votato un quesito, quello sul nucleare, diverso da quello votato in Italia, a seguito della riformulazione da parte della Corte di Cassazione;
    moltissime, inoltre, sono state le segnalazioni e le denunce relative alla mancata ricezione dei plichi contenenti le schede per votare, alla scarsa diffusione di informazioni, alla presenza di vistosi errori di carattere anagrafico, che hanno, di fatto, impedito ai molti connazionali presenti all’estero di esprimere il proprio voto;
    l’esempio più significativo è l’episodio che si è verificato in Germania, dove risulta che «l’inconveniente tecnico», come definito dal Ministro Vito nel corso dello svolgimento di un’interrogazione a risposta immediata in Assemblea alla Camera dei deputati nel mese di giugno 2011, «ha determinato la restituzione dello 0,8 per cento dei circa 485.000 plichi inviati in Germania». «I plichi restituiti dalle Poste tedesche sono stati, quindi, prontamente registrati in un apposito elenco e, dopo la sostituzione della busta esterna e l’apposizione del corretto cognome del coniuge delle elettrici, sono stati nuovamente recapitati alle destinatarie in tempo utile per la restituzione entro il termine del 9 giugno»;
    appare, pertanto, evidente che sussistono gravi problemi di organizzazione e gestione delle procedure necessarie per consentire il voto degli italiani all’estero: un sistema macchinoso a cui si aggiunge la mancata corrispondenza dei dati posseduti dal Ministero degli affari esteri con quelli registrati dall’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire), che rappresenta un ostacolo all’esercizio del sacrosanto diritto di voto;
    secondo il Ministero dell’interno, le ultime consultazioni referendarie hanno interessato 3.300.496 cittadini residenti all’estero, con una partecipazione del 23,08 per cento, pari a 761.752 votanti. Si tratta di un dato importante, che non può essere in alcun modo sottovalutato, ma che, al contrario, va incentivato e valorizzato attraverso una migliore organizzazione dei meccanismi di votazione,

    impegna il Governo:

    a svolgere presso le competenti sedi le indagini necessarie per approfondire quanto accaduto in occasione delle ultime consultazioni referendarie;
    a promuovere una revisione della normativa in materia, al fine di migliorare e rendere più certi ed affidabili i meccanismi di votazione degli italiani che risiedono all’estero, non solo semplificando le modalità di voto, ma soprattutto garantendo loro l’eguaglianza nelle condizioni di voto con i cittadini residenti in Italia;
    a prevedere una revisione dei dati in possesso dei consolati e una riorganizzazione dell’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire), al fine di consentire una reale corrispondenza tra i dati in possesso degli uni e dell’altra.

    (1-00718)
    «Mosella, Lanzillotta, Pisicchio, Tabacci, Vernetti, Brugger».

    – – –

    La Camera,
    premesso che:
    i cittadini italiani residenti all’estero possono esercitare il diritto di voto nel luogo di residenza sia per le elezioni del Parlamento europeo che per le elezioni politiche nazionali, i referendum abrogativi e quelli costituzionali indetti rispettivamente sulla base dell’articolo 75 e dell’articolo 138 della Costituzione;
    per le elezioni politiche nazionali e i referendum, ciò è stato reso possibile dall’entrata in vigore della legge 27 dicembre 2001, n. 459, e del relativo regolamento attuativo (decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2003, n. 104). Essi hanno dato attuazione alle modifiche dell’articolo 48 della Costituzione (legge costituzionale 17 gennaio 2000, n. 1) e degli articoli 56 e 57 della Costituzione (legge costituzionale 23 gennaio 2001, n. 1) che hanno istituito la circoscrizione estero;
    i cittadini italiani residenti all’estero sono iscritti nelle liste elettorali della circoscrizione estero e votano per corrispondenza;
    l’elettore, una volta espresso il voto, spedisce la scheda elettorale votata all’ufficio diplomatico consolare nella cui circoscrizione è residente. Spetta poi ai consolati inviare le suddette buste in Italia;
    problemi e inefficienze del sistema e veri e propri brogli si sono riscontrati in occasione delle ultime tornate elettorali per le elezioni politiche ed irregolarità, disservizi e difformità delle anagrafi consolari sono stati sollevati a seguito della recente consultazione referendaria,

    impegna il Governo:

    ad attivare presso le sedi competenti le indagini necessarie per verificare e approfondire quanto accaduto in occasione delle ultime consultazioni politiche e referendarie;
    ad avviare iniziative normative volte a modificare la disciplina del diritto di voto degli italiani residenti all’estero al fine di assicurare trasparenza e regolarità a procedure di voto garantite costituzionalmente, prevedendo al contempo che vengano assicurati insieme il diritto al voto e alla sua segretezza, nonché quello alla tempestività e correttezza dello scrutinio.

    (1-00727)
    «Lo Monte, Commercio, Lombardo, Oliveri, Brugger».