Decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 149

    Decreto legislativo 6 settembre 2011 n. 149

    Meccanismi sanzionatori e premiali relativi  a  regioni,  province  e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio  2009, n. 42

    (Gazzetta Ufficiale del 20 marzo 2011)             

    Il Presidente della Repubblica;

    Visti gli articoli 76, 87, quinto comma,  114,  117  e  119,  della Costituzione;

    Vista la legge 5 maggio 2009, n. 42, recante delega al  Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, ed in particolare gli articoli 2, 17 e 26;

    Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri, adottata nella riunione del 7 aprile 2011;

    Considerato  che  non  e’  stata  raggiunta  l’intesa  in  sede  di Conferenza unificata ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del 18 maggio 2011;

    Visti il parere della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale di cui all’articolo 3 della legge 5 maggio  2009, n. 42, ed i pareri delle Commissioni parlamentari competenti  per  le conseguenze di carattere finanziario della Camera dei deputati e  del Senato della Repubblica;

    Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella riunione del 28 luglio 2011;

    Sulla proposta del Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,  del Ministro per le riforme per  il  federalismo,  del  Ministro  per  la semplificazione normativa e  del  Ministro  per  i  rapporti  con  le regioni per la coesione territoriale, di  concerto  con  il  Ministro dell’interno, con il Ministro della salute e con il Ministro  per  la pubblica amministrazione e l’innovazione;

    Emana

    il seguente decreto legislativo:

    Capo I 

    MECCANISMI SANZIONATORI 

    Art. 1 

    Relazione di fine legislatura regionale 

    1. Al fine di garantire il coordinamento della finanza pubblica, il

    rispetto dell’unita’  economica  e  giuridica  della  Repubblica,  il

    principio di trasparenza delle decisioni di entrata e  di  spesa,  le

    Regioni sono tenute a redigere una relazione di fine legislatura.

    2. La relazione di fine legislatura e’ sottoscritta dal  Presidente

    della Giunta regionale non oltre il novantesimo giorno antecedente la

    data di scadenza della legislatura. Entro e non  oltre  dieci  giorni

    dopo  la  sottoscrizione  della  relazione,   essa   deve   risultare

    certificata dagli organi di  controllo  interno  regionale  e,  nello

    stesso  termine,  trasmessa  al  Tavolo  tecnico   interistituzionale

    istituito presso la Conferenza permanente per il coordinamento  della

    finanza pubblica di cui all’articolo 33  del  decreto  legislativo  6

    maggio  2011,  n.  68,  composto  pariteticamente  da  rappresentanti

    ministeriali  e  regionali.  Il  Tavolo  tecnico   interistituzionale

    verifica, per quanto di propria competenza, la conformita’ di  quanto

    esposto nella relazione di fine legislatura con i dati finanziari  in

    proprio possesso e con le informazioni fatte pervenire dalle  Regioni

    alla banca dati di cui all’articolo 13 della legge 31 dicembre  2009,

    n. 196, ed invia, entro venti giorni, apposito rapporto al Presidente

    della Giunta regionale. Per quanto attiene al settore sanitario e, in

    particolare, per i contenuti di cui al comma 4, lettere  c),  per  la

    parte relativa agli enti del servizio sanitario regionale, d), e)  ed

    f), la verifica e’ effettuata, entro il  medesimo  termine  di  venti

    giorni, dai Tavoli tecnici che, ai sensi delle vigenti  disposizioni,

    sono deputati alla verifica dell’attuazione dei Piani di rientro, ivi

    compresa la struttura tecnica di monitoraggio prevista  dall’articolo

    3 dell’intesa Stato-Regioni in  materia  sanitaria  per  il  triennio

    2010-2012, sulla base delle risultanze emerse in sede di verifica dei

    medesimi Piani ovvero, per le regioni  non  sottoposte  al  piano  di

    rientro, sulla base della verifica degli adempimenti annuali  di  cui

    all’articolo 2, comma 68, della legge 23 dicembre 2009,  n.  191.  Il

    rapporto e la relazione di fine legislatura sono pubblicati sul  sito

    istituzionale della regione entro il giorno successivo alla  data  di

    ricevimento del rapporto del citato Tavolo tecnico interistituzionale

    da parte del Presidente della Giunta regionale. Entrambi i  documenti

    sono inoltre trasmessi dal Presidente  della  Giunta  regionale  alla

    Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica.

    3. In caso di scioglimento anticipato del Consiglio  regionale,  la

    sottoscrizione della relazione e la  certificazione  da  parte  degli

    organi di controllo  interno  avvengono  entro  quindici  giorni  dal

    provvedimento  di  indizione  delle  elezioni.  Il   Tavolo   tecnico

    interistituzionale invia quindi al Presidente della Giunta  regionale

    il rapporto di cui al comma 2 entro quindici giorni. Il rapporto e la

    relazione  di  fine  legislatura  sono  infine  pubblicati  sul  sito

    istituzionale della Regione entro il giorno successivo alla  data  di

    ricevimento  del  rapporto  da  parte  del  citato   Tavolo   tecnico

    interistituzionale.

    4.  La  relazione  di  fine  legislatura  contiene  la  descrizione

    dettagliata delle principali  attivita’  normative  e  amministrative

    svolte durante la legislatura, con specifico riferimento a:

    a) sistema ed esiti dei controlli interni;

    b) eventuali rilievi della Corte dei conti;

    c)  eventuali  carenze  riscontrate  nella  gestione  degli  enti

    comunque sottoposti al controllo della regione,  nonche’  degli  enti

    del  servizio  sanitario  regionale,  con  indicazione  delle  azioni

    intraprese per porvi rimedio;

    d) eventuali  azioni  intraprese  per  contenere  la  spesa,  con

    particolare riguardo a quella sanitaria,  e  stato  del  percorso  di

    convergenza ai costi standard, affiancato da indicatori  quantitativi

    e  qualitativi  relativi  agli  output  dei   servizi   resi,   anche

    utilizzando come parametro  di  riferimento  realta’  rappresentative

    dell’offerta di prestazioni con il miglior rapporto qualita-costi;

    e) situazione economica e finanziaria, in particolare del settore

    sanitario, quantificazione  certificata  della  misura  del  relativo

    indebitamento regionale;

    f) la individuazione di  eventuali  specifici  atti  legislativi,

    regolamentari o amministrativi  cui  sono  riconducibili  effetti  di

    spesa incompatibili con gli obiettivi e i vincoli di bilancio;

    g) stato certificato del bilancio regionale.

    5. Con atto di natura non regolamentare, adottato d’intesa  con  la

    Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le

    province autonome di Trento e di Bolzano, ai  sensi  dell’articolo  3

    del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,  il  Ministro  per  i

    rapporti con le regioni e per la coesione territoriale,  di  concerto

    con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il Ministro per le

    riforme per il federalismo e con  il  Ministro  della  salute,  entro

    sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto,

    adotta uno schema tipo per  la  redazione  della  relazione  di  fine

    legislatura,  differenziandolo  eventualmente  per  le  Regioni   non

    assoggettate a un piano di rientro della spesa sanitaria.

    6. In caso di mancato adempimento dell’obbligo di  redazione  della

    relazione di fine legislatura il Presidente della Giunta regionale e’

    tenuto  a  darne  notizia,  motivandone  le  ragioni,  nella   pagina

    principale del sito istituzionale dell’ente.

    Art. 2 

    Responsabilita’ politica del presidente della giunta regionale 

    1. La fattispecie di grave dissesto finanziario, con riferimento al

    disavanzo sanitario, si verifica in una regione assoggettata a  piano

    di rientro ai  sensi  dell’articolo  2,  comma  77,  della  legge  23

    dicembre 2009, n. 191, al verificarsi congiuntamente  delle  seguenti

    condizioni:  a)  il  presidente  della  giunta  regionale,   nominato

    Commissarioad acta ai sensi dell’articolo 2, rispettivamente commi 79

    e 83, della citata legge n. 191 del 2009,  non  abbia  adempiuto,  in

    tutto o in parte, all’obbligo di redazione del  piano  di  rientro  o

    agli obblighi operativi, anche temporali, derivanti dal piano stesso;

    b) si riscontri, in sede di verifica annuale, ai sensi  dell’articolo

    2, comma  81,  della  citata  legge  n.  191  del  2009,  il  mancato

    raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro, con  conseguente

    perdurare del disavanzo sanitario  oltre  la  misura  consentita  dal

    piano medesimo o suo aggravamento; c)  sia  stato  adottato  per  due

    esercizi consecutivi, in presenza del  mancato  raggiungimento  degli

    obiettivi del piano di rientro e  del  conseguente  incremento  delle

    aliquote fiscali di cui all’articolo 2, comma 86, della citata  legge

    n.   191   del   2009,   un   ulteriore   incremento    dell’aliquota

    dell’addizionale regionale  all’Irpef  al  livello  massimo  previsto

    dall’articolo 6 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68.

    2. Il grave dissesto finanziario di  cui  al  comma  1  costituisce

    grave violazione di legge e in tal caso con  decreto  del  Presidente

    della Repubblica, ai sensi  dell’articolo  126,  comma  primo,  della

    Costituzione, sono disposti lo scioglimento del  Consiglio  regionale

    nonche’ la  rimozione  del  Presidente  della  Giunta  regionale  per

    responsabilita’ politica nel proprio mandato di amministrazione della

    regione, ove sia accertata dalla Corte dei conti la sussistenza delle

    condizioni di cui al comma 1 e  la  loro  riconduzione  alla  diretta

    responsabilita’, con dolo o colpa grave del Presidente  della  Giunta

    regionale. Il decreto del Presidente  della  Repubblica  e’  adottato

    previa deliberazione del Consiglio  dei  Ministri,  su  proposta  del

    Presidente del Consiglio dei Ministri, previo parere  conforme  della

    Commissione  parlamentare  per  le  questioni  regionali  espresso  a

    maggioranza di due terzi dei componenti. Alla riunione del  Consiglio

    dei  Ministri  partecipa  il  Presidente   della   Giunta   regionale

    interessato.

    3. Il Presidente rimosso ai sensi del comma 2 e’ incandidabile alle

    cariche elettive a livello locale, regionale,  nazionale  ed  europeo

    per un periodo di tempo di dieci anni. Il Presidente rimosso non puo’

    essere nominato quale componente di alcun organo o carica di  governo

    degli enti locali, delle Regioni, dello Stato e  dell’Unione  europea

    per un periodo di tempo di dieci anni.

    4. Qualora si verifichino una o entrambe le condizioni di cui  alle

    lettere a) e b) del comma 1, il Governo, in attuazione  dell’articolo

    2, comma 84, della citata legge n. 191 del 2009,  nell’esercizio  del

    potere sostitutivo di cui all’articolo 120 della Costituzione, nomina

    un commissario ai sensi dell’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n.

    131, che sostituisce il Presidente della  Giunta  regionale  nominato

    commissario ad acta ai sensi dell’articolo 2, commi 79  e  83,  della

    citata legge n. 191 del 2009.

    5. Nelle more dell’insediamento del nuovo Presidente  della  Giunta

    regionale, il  Consiglio  dei  Ministri,  su  proposta  del  Ministro

    dell’economia e delle finanze, di  concerto  con  il  Ministro  della

    salute e sentito il Ministro per i rapporti con le regioni e  per  la

    coesione territoriale,  nomina  un  nuovo  commissario  ad  acta  per

    l’esercizio delle competenze del Presidente  della  Giunta  regionale

    concernenti l’ordinaria amministrazione e gli atti improrogabili.

    6. Resta fermo quanto previsto  dall’articolo  3,  comma  2,  primo

    periodo, del citato decreto legislativo n. 68 del 2011.

    7. Con riguardo a settori  ed  attivita’  regionali  diversi  dalla

    sanita’,  ove  una  regione  dopo  la  determinazione   dei   livelli

    essenziali delle prestazioni nonche’ dei relativi costi standard e la

    definizione degli obiettivi di servizio, non provveda alla attuazione

    dei citati livelli e al raggiungimento degli obiettivi di servizio in

    coerenza con le previsioni di  cui  all’articolo  18  della  legge  5

    maggio 2009, n. 42, il Presidente della Giunta regionale e’  nominato

    commissario ad acta ai sensi dell’articolo 8 della  citata  legge  n.

    131 del 2003, per l’esercizio dei poteri sostitutivi.

    Art. 3 

    Decadenza automatica e interdizione dei funzionari regionali e dei revisori dei conti 

    1.  Il  verificarsi  del  grave   dissesto   finanziario   di   cui

    all’articolo 2 determina l’applicazione  delle  disposizioni  di  cui

    all’articolo 2, comma 79, lettera a), della legge 23  dicembre  2009,

    n. 191, in materia di decadenza automatica dei direttori generali  e,

    previa verifica delle rispettive responsabilita’  del  dissesto,  dei

    direttori amministrativi e sanitari degli enti del Servizio sanitario

    regionale,  del  dirigente  responsabile  dell’assessorato  regionale

    competente, nonche’ dei componenti  del  collegio  dei  revisori  dei

    conti.

    2. Agli stessi soggetti di cui  al  comma  1  si  applica  altresi’

    l’interdizione da qualsiasi carica in enti vigilati o partecipati  da

    enti pubblici per un periodo di tempo  di  dieci  anni.  La  sanzione

    dell’interdizione  e’  irrogata  con  decreto  del   Presidente   del

    Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per i  rapporti  con

    le regioni e per la coesione territoriale. Il giudizio sulla relativa

    impugnazione e’ devoluto alla  giurisdizione  esclusiva  del  giudice

    amministrativo.

    3. Qualora, a seguito della dichiarazione di dissesto, la Corte dei

    conti accerti gravi responsabilita’ nello svolgimento  dell’attivita’

    del collegio dei revisori delle Regioni, ove costituito, e degli enti

    alle medesime riconducibili, i componenti del  collegio  riconosciuti

    responsabili in sede di giudizio della  predetta  Corte  non  possono

    essere nominati nel collegio dei revisori delle regioni,  degli  enti

    locali e di altri enti pubblici per un periodo fino a dieci anni,  in

    funzione della gravita’  accertata.  La  Corte  dei  conti  trasmette

    l’esito   dell’accertamento   anche   all’ordine   professionale   di

    appartenenza dei  revisori  per  valutazioni  inerenti  all’eventuale

    avvio di procedimenti disciplinari.

    Art. 4 

    Relazione di fine mandato provinciale e comunale 

    1. Al fine di garantire il coordinamento della finanza pubblica, il

    rispetto dell’unita’  economica  e  giuridica  della  Repubblica,  il

    principio di trasparenza delle decisioni di entrata e  di  spesa,  le

    province e i comuni sono tenuti a  redigere  una  relazione  di  fine

    mandato.

    2. La relazione di fine  mandato  e’  sottoscritta  dal  presidente

    della provincia  o  dal  sindaco  non  oltre  il  novantesimo  giorno

    antecedente la data di scadenza del mandato. Entro e non oltre  dieci

    giorni dopo la sottoscrizione della relazione,  essa  deve  risultare

    certificata dall’organo di revisione dell’ente locale e, nello stesso

    termine, trasmessa al  Tavolo  tecnico  interistituzionale  istituito

    presso la Conferenza permanente per il  coordinamento  della  finanza

    pubblica, composto pariteticamente da rappresentanti  ministeriali  e

    degli enti locali. Il Tavolo tecnico interistituzionale verifica, per

    quanto di propria competenza, la conformita’ di quanto esposto  nella

    relazione di fine mandato con i dati finanziari in proprio possesso e

    con le informazioni fatte pervenire dagli enti locali alla banca dati

    di cui all’articolo 13 della legge  31  dicembre  2009,  n.  196,  ed

    invia, entro venti giorni,  apposito  rapporto  al  presidente  della

    provincia o al sindaco. Il rapporto e la relazione  di  fine  mandato

    sono pubblicati sul sito istituzionale della provincia o  del  comune

    entro il giorno successivo alla data di ricevimento del rapporto  del

    citato Tavolo tecnico  interistituzionale  da  parte  del  presidente

    della provincia o del sindaco.  Entrambi  i  documenti  sono  inoltre

    trasmessi  dal  presidente  della  provincia  o  dal   sindaco   alla

    Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica.

    3. In caso di scioglimento  anticipato  del  Consiglio  comunale  o

    provinciale, la sottoscrizione della relazione e la certificazione da

    parte degli organi di  controllo  interno  avvengono  entro  quindici

    giorni dal provvedimento  di  indizione  delle  elezioni.  Il  Tavolo

    tecnico interistituzionale invia quindi al presidente della provincia

    o al sindaco il rapporto di cui al comma 2 entro quindici giorni.  Il

    rapporto e la relazione di fine legislatura sono pubblicati  in  fine

    sul sito istituzionale della provincia o del comune entro  il  giorno

    successivo alla data di ricevimento del rapporto da parte del  citato

    Tavolo tecnico interistituzionale.

    4. La relazione di fine mandato contiene la descrizione dettagliata

    delle principali attivita’ normative e amministrative svolte  durante

    il mandato, con specifico riferimento a:

    a) sistema ed esiti dei controlli interni;

    b) eventuali rilievi della Corte dei conti;

    c) azioni  intraprese  per  il  rispetto  dei  saldi  di  finanza

    pubblica programmati e stato del  percorso  di  convergenza  verso  i

    fabbisogni standard;

    d) situazione finanziaria e patrimoniale, anche  evidenziando  le

    carenze riscontrate nella gestione degli enti controllati dal  comune

    o dalla provincia  ai  sensi  dei  numeri  1  e  2  del  comma  primo

    dell’articolo 2359 del codice civile, ed indicando azioni  intraprese

    per porvi rimedio;

    e) azioni intraprese per contenere la spesa e stato del  percorso

    di convergenza  ai  fabbisogni  standard,  affiancato  da  indicatori

    quantitativi e qualitativi relativi agli  output  dei  servizi  resi,

    anche   utilizzando   come   parametro   di    riferimento    realta’

    rappresentative dell’offerta di prestazioni con il  miglior  rapporto

    qualita-costi;

    f) quantificazione della misura dell’indebitamento provinciale  o

    comunale.

    5. Con atto di natura non regolamentare, adottato d’intesa  con  la

    Conferenza Stato – citta’ ed autonomie locali ai sensi  dell’articolo

    3 del decreto  legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,  il  Ministro

    dell’interno, di concerto  con  il  Ministro  dell’economia  e  delle

    finanze, entro novanta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del

    presente decreto, adotta uno  schema  tipo  per  la  redazione  della

    relazione  di  fine  mandato,  nonche’  una  forma  semplificata  del

    medesimo schema per  i  comuni  con  popolazione  inferiore  a  5.000

    abitanti.

    6. In caso di mancato adempimento dell’obbligo di  redazione  della

    relazione di fine mandato, il presidente della provincia o il sindaco

    sono tenuti a darne notizia,  motivandone  le  ragioni  nella  pagina

    principale del sito istituzionale dell’ente.

    Art. 5 

    Regolarita’ della gestione amministrativo-contabile 

    1. Il Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento  della

    Ragioneria  generale  dello  Stato  puo’  attivare  verifiche   sulla

    regolarita’  della  gestione   amministrativo-contabile,   ai   sensi

    dell’articolo 14, comma 1, lettera d), della legge 31 dicembre  2009,

    n. 196, oltre che negli altri casi previsti dalla legge,  qualora  un

    ente evidenzi, anche attraverso le rilevazioni SIOPE,  situazioni  di

    squilibrio finanziario riferibili ai seguenti indicatori:

    a) ripetuto utilizzo dell’anticipazione di tesoreria;

    b) disequilibrio consolidato della parte corrente del bilancio;

    c) anomale modalita’ di gestione dei servizi per conto di terzi.

    2. Le modalita’ di attuazione del comma 1 sono definite con decreto

    del Ministro dell’economia  e  delle  finanze,  di  concerto  con  il

    Ministro dell’interno e con il Ministro per i rapporti con le regioni

    e per la coesione  territoriale,  previa  intesa  con  la  Conferenza

    Unificata ai sensi dell’articolo 3 del decreto legislativo 28  agosto

    1997, n. 281, e prevedono anche adeguate forme di contraddittorio fra

    il Ministero dell’economia  e  delle  finanze  –  Dipartimento  della

    Ragioneria generale dello Stato e gli enti sottoposti alle  verifiche

    di cui al comma 1. L’attivita’ di verifica  sulla  regolarita’  della

    gestione   amministrativo-contabile   attivata   sulla   base   degli

    indicatori di  cui  al  comma  1  e’  eseguita  prioritariamente  nei

    confronti dei comuni capoluogo di provincia.

    Art. 6 

    Responsabilita’ politica del presidente di provincia e del sindaco 

    1. Il comma 5 dell’articolo 248 del testo unico di cui  al  decreto

    legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e’ sostituito dal  seguente:  “5.

    Fermo restando quanto previsto dall’articolo 1 della legge 14 gennaio

    1994,  n.  20,  gli  amministratori  che  la  Corte  dei   conti   ha

    riconosciuto responsabili, anche in primo grado, di  danni  cagionati

    con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del

    dissesto finanziario, non possono ricoprire, per un periodo di  dieci

    anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali  e

    di rappresentante di enti locali presso altri  enti,  istituzioni  ed

    organismi pubblici e privati, ove la Corte, valutate le circostanze e

    le cause che hanno determinato il dissesto,  accerti  che  questo  e’

    diretta  conseguenza  delle  azioni  od  omissioni   per   le   quali

    l’amministratore e’ stato riconosciuto responsabile. I  sindaci  e  i

    presidenti di provincia ritenuti responsabili ai  sensi  del  periodo

    precedente, inoltre, non sono candidabili, per un  periodo  di  dieci

    anni, alle  cariche  di  sindaco,  di  presidente  di  provincia,  di

    presidente di  Giunta  regionale,  nonche’  di  membro  dei  consigli

    comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee  e  dei  consigli

    regionali, del Parlamento  e  del  Parlamento  europeo.  Non  possono

    altresi’ ricoprire per un periodo di tempo di dieci anni la carica di

    assessore comunale, provinciale o regionale ne’ alcuna carica in enti

    vigilati o partecipati da enti pubblici.  Qualora,  a  seguito  della

    dichiarazione  di  dissesto,  la  Corte  dei  conti   accerti   gravi

    responsabilita’ nello svolgimento  dell’attivita’  del  collegio  dei

    revisori, o ritardata o mancata comunicazione, secondo  le  normative

    vigenti, delle informazioni, i componenti del  collegio  riconosciuti

    responsabili in sede di giudizio della  predetta  Corte  non  possono

    essere nominati nel collegio dei revisori degli enti locali  e  degli

    enti ed organismi agli stessi riconducibili fino  a  dieci  anni,  in

    funzione della gravita’  accertata.  La  Corte  dei  conti  trasmette

    l’esito   dell’accertamento   anche   all’ordine   professionale   di

    appartenenza dei  revisori  per  valutazioni  inerenti  all’eventuale

    avvio di procedimenti disciplinari.”.

    2. Qualora dalle pronunce  delle  sezioni  regionali  di  controllo

    della Corte dei conti  emergano,  anche  a  seguito  delle  verifiche

    svolte ai sensi dell’articolo 5 del presente decreto e  dell’articolo

    14, comma 1, lettera d), secondo periodo,  della  legge  31  dicembre

    2009, n. 196, comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria,

    violazioni  degli  obiettivi  della  finanza  pubblica  allargata   e

    irregolarita’  contabili  o  squilibri   strutturali   del   bilancio

    dell’ente locale in grado di provocarne il dissesto finanziario e  lo

    stesso ente non abbia adottato,  entro  il  termine  assegnato  dalla

    Corte  dei  conti,   le   necessarie   misure   correttive   previste

    dall’articolo 1, comma 168, della legge 23 dicembre 2005, n. 266,  la

    competente sezione regionale,  accertato  l’inadempimento,  trasmette

    gli  atti  al  Prefetto  e  alla   Conferenza   permanente   per   il

    coordinamento della finanza pubblica. Nei casi previsti  dal  periodo

    precedente, ove sia accertato, entro  trenta  giorni  dalla  predetta

    trasmissione, da parte della competente sezione regionale della Corte

    dei conti, il perdurare dell’inadempimento da parte dell’ente  locale

    delle citate misure correttive e la sussistenza delle  condizioni  di

    cui all’articolo 244  del  citato  testo  unico  di  cui  al  decreto

    legislativo n. 267 del 2000, il Prefetto assegna  al  Consiglio,  con

    lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a

    venti   giorni   per   la   deliberazione   del   dissesto.   Decorso

    infruttuosamente il termine di cui al precedente periodo, il Prefetto

    nomina un commissario per la deliberazione dello stato di dissesto  e

    da’ corso alla procedura per lo scioglimento del consiglio  dell’ente

    ai sensi dell’articolo 141 del citato testo unico di cui  al  decreto

    legislativo n. 267 del 2000.

    Art. 7 

    Mancato rispetto del patto di stabilita’ interno 

    1. In caso di mancato rispetto del patto di stabilita’  interno  la

    Regione o la Provincia autonoma inadempiente, nell’anno successivo  a

    quello dell’inadempienza:

    a) e’ tenuta a versare all’entrata del  bilancio  statale,  entro

    sessanta giorni dal  termine  stabilito  per  la  trasmissione  della

    certificazione relativa al rispetto del patto di stabilita’  interno,

    l’importo corrispondente alla differenza tra il risultato  registrato

    e l’obiettivo programmatico predeterminato. Per gli enti per i  quali

    il patto di stabilita’ interno e’ riferito al livello della spesa, si

    assume quale differenza il maggiore degli scostamenti  registrati  in

    termini di cassa o di competenza. In caso di  mancato  versamento  si

    procede,  nei  sessanta  giorni  successivi,  al  recupero  di  detto

    scostamento a valere  sulle  giacenze  depositate  nei  conti  aperti

    presso  la  tesoreria  statale.  Trascorso  inutilmente  il   termine

    perentorio stabilito dalla  normativa  vigente  per  la  trasmissione

    della certificazione da parte dell’ente territoriale, si  procede  al

    blocco di qualsiasi prelievo dai conti della tesoreria statale sino a

    quando la certificazione non viene  acquisita.  La  sanzione  non  si

    applica nel caso in cui il superamento degli obiettivi del  patto  di

    stabilita’  interno  sia  determinato  dalla   maggiore   spesa   per

    interventi realizzati con  la  quota  di  finanziamento  nazionale  e

    correlati ai finanziamenti dell’Unione europea  rispetto  alla  media

    della corrispondente spesa del triennio precedente;

    b) non puo’ impegnare spese correnti, al netto delle spese per la

    sanita’,  in  misura  superiore  all’importo   annuale   minimo   dei

    corrispondenti impegni effettuati nell’ultimo triennio;

    c) non puo’ ricorrere all’indebitamento per gli  investimenti;  i

    mutui e i prestiti obbligazionari posti  in  essere  con  istituzioni

    creditizie e finanziarie  per  il  finanziamento  degli  investimenti

    devono essere corredati da apposita attestazione da  cui  risulti  il

    conseguimento degli obiettivi del patto  di  stabilita’  interno  per

    l’anno  precedente.   L’istituto   finanziatore   o   l’intermediario

    finanziario non puo’ procedere al finanziamento o al collocamento del

    prestito in assenza della predetta attestazione;

    d) non puo’ procedere ad  assunzioni  di  personale  a  qualsiasi

    titolo, con  qualsivoglia  tipologia  contrattuale,  ivi  compresi  i

    rapporti  di  collaborazione   continuata   e   continuativa   e   di

    somministrazione,   anche   con   riferimento    ai    processi    di

    stabilizzazione in atto.  E’  fatto  altresi’  divieto  di  stipulare

    contratti di servizio che si configurino come elusivi della  presente

    disposizione;

    e) e’ tenuta a rideterminare  le  indennita’  di  funzione  ed  i

    gettoni di presenza del Presidente e dei componenti della Giunta  con

    una riduzione del 30 per cento rispetto all’ammontare risultante alla

    data del 30 giugno 2010.

    2. In caso di mancato rispetto del  patto  di  stabilita’  interno,

    l’ente   locale   inadempiente,   nell’anno   successivo   a   quello

    dell’inadempienza:

    a) e’ assoggettato ad una riduzione  del  fondo  sperimentale  di

    riequilibrio o del fondo perequativo in misura pari  alla  differenza

    tra   il   risultato   registrato   e    l’obiettivo    programmatico

    predeterminato e comunque per un importo non superiore al 3 per cento

    delle entrate correnti registrate nell’ultimo consuntivo. In caso  di

    incapienza dei predetti fondi gli enti locali sono tenuti  a  versare

    all’entrata del bilancio dello Stato le somme  residue.  La  sanzione

    non si applica nel caso in cui il  superamento  degli  obiettivi  del

    patto di stabilita’ interno sia determinato dalla maggiore spesa  per

    interventi realizzati con  la  quota  di  finanziamento  nazionale  e

    correlati ai finanziamenti dell’Unione Europea  rispetto  alla  media

    della corrispondente spesa del triennio precedente;

    b)  non  puo’  impegnare  spese  correnti  in  misura   superiore

    all’importo  annuale  medio  dei  corrispondenti  impegni  effettuati

    nell’ultimo triennio;

    c) non puo’ ricorrere all’indebitamento per gli  investimenti;  i

    mutui e i prestiti obbligazionari posti  in  essere  con  istituzioni

    creditizie o finanziarie per  il  finanziamento  degli  investimenti,

    devono essere corredati da apposita attestazione da  cui  risulti  il

    conseguimento degli obiettivi del patto  di  stabilita’  interno  per

    l’anno  precedente.   L’istituto   finanziatore   o   l’intermediario

    finanziario non puo’ procedere al finanziamento o al collocamento del

    prestito in assenza della predetta attestazione;

    d) non puo’ procedere ad  assunzioni  di  personale  a  qualsiasi

    titolo, con  qualsivoglia  tipologia  contrattuale,  ivi  compresi  i

    rapporti  di  collaborazione   continuata   e   continuativa   e   di

    somministrazione,   anche   con   riferimento    ai    processi    di

    stabilizzazione in atto. E’  fatto  altresi’  divieto  agli  enti  di

    stipulare  contratti  di  servizio  con  soggetti  privati   che   si

    configurino come elusivi della presente disposizione;

    e) e’ tenuto a rideterminare  le  indennita’  di  funzione  ed  i

    gettoni di presenza indicati nell’articolo 82 del citato testo  unico

    di  cui  al  decreto  legislativo  n.  267  del  2000,  e  successive

    modificazioni,  con  una  riduzione  del  30   per   cento   rispetto

    all’ammontare risultante alla data del 30 giugno 2010.

    3. Le sanzioni di cui ai commi 1 e 2 possono essere ridefinite  con

    legge sulla base delle proposte avanzate dalla Conferenza  permanente

    per il coordinamento della finanza pubblica.

    4. Le disposizioni del presente articolo si applicano  in  caso  di

    mancato rispetto del patto di stabilita’ interno relativo  agli  anni

    2010 e seguenti.

    5. L’articolo 1, comma 122, della legge 13 dicembre 2010,  n.  220,

    e’ sostituito dal seguente: “122. Il Ministro dell’economia  e  delle

    finanze, con apposito decreto, emanato di concerto  con  il  Ministro

    dell’interno e d’intesa con la Conferenza Stato-citta’  ed  autonomie

    locali, autorizza la riduzione degli obiettivi annuali degli enti  di

    cui al comma 87 in base ai criteri definiti con il medesimo  decreto.

    L’importo della  riduzione  complessiva  per  comuni  e  province  e’

    commisurato agli  effetti  finanziari  determinati  dall’applicazione

    della  sanzione  operata  a  valere   sul   fondo   sperimentale   di

    riequilibrio e sul fondo perequativo, in caso di mancato rispetto del

    patto di stabilita’ interno. Lo schema di decreto  di  cui  al  primo

    periodo e’ trasmesso alle Camere corredato di relazione  tecnica  che

    ne evidenzi gli effetti finanziari.”.

    Capo II 

    MECCANISMI PREMIALI 

    Art. 8 

    Ulteriori disposizioni concernenti il patto di stabilita’ interno 

    1. Dopo la lettera g-bis) dell’articolo 1, comma 129,  della  legge

    13 dicembre 2010, n.  220,  sono  aggiunte  le  seguenti:  “g-ter)  a

    decorrere dall’anno 2011, delle spese conseguenti alla  dichiarazione

    dello stato di emergenza di cui alla legge 24 febbraio 1992, n.  225,

    e successive  modificazioni,  nei  limiti  dei  maggiori  incassi  di

    entrate derivanti dai provvedimenti  di  cui  all’articolo  5,  comma

    5-quater, della citata legge n. 225 del 1992, acquisiti  in  apposito

    capitolo di bilancio; g-quater) a  decorrere  dall’anno  2011,  delle

    spese in  conto  capitale,  nei  limiti  delle  somme  effettivamente

    incassate entro il 30 novembre di ciascun anno, relative  al  gettito

    derivante dall’attivita’ di recupero fiscale ai sensi dell’articolo 9

    del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68, acquisite  in  apposito

    capitolo di bilancio.”.

    Art. 9 

    Ulteriori meccanismi premiali 

    1. Dopo il  secondo  periodo  del  comma  20  dell’articolo  6  del

    decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,

    dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e  successive  modificazioni,  e’

    aggiunto il seguente: “Ai fini ed agli  effetti  di  cui  al  periodo

    precedente, si considerano adempienti le Regioni a statuto  ordinario

    che hanno registrato  un  rapporto  uguale  o  inferiore  alla  media

    nazionale fra spesa di personale e  spesa  corrente  al  netto  delle

    spese per i ripiani dei disavanzi sanitari e  del  surplus  di  spesa

    rispetto agli obiettivi programmati dal patto di stabilita’ interno e

    che hanno rispettato il patto di stabilita’ interno.”.

    2. All’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009,  n.  191,  dopo  il

    comma 67, e’ aggiunto il seguente: «67-bis. Con decreto del  Ministro

    dell’economia e delle finanze, da  adottarsi  entro  il  30  novembre

    2011, di concerto con il Ministro della salute, previa intesa con  la

    Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le

    province autonome di  Trento  e  di  Bolzano,  sono  stabilite  forme

    premiali a valere sulle  risorse  ordinarie  previste  dalla  vigente

    legislazione per il finanziamento del Servizio  sanitario  nazionale,

    applicabili  a  decorrere  dall’anno  2012,  per   le   regioni   che

    istituiscano   una   Centrale   regionale   per   gli   acquisti    e

    l’aggiudicazione di procedure di  gara  per  l’approvvigionamento  di

    beni e servizi per un  volume  annuo  non  inferiore  ad  un  importo

    determinato con il medesimo decreto  e  per  quelle  che  introducano

    misure idonee a garantire, in materia di equilibrio di  bilancio,  la

    piena applicazione per gli  erogatori  pubblici  di  quanto  previsto

    dall’articolo 4, commi 8 e 9, del  decreto  legislativo  30  dicembre

    1992, n. 502, e successive modificazioni, nel rispetto del  principio

    della remunerazione a prestazione.  L’accertamento  delle  condizioni

    per l’accesso regionale alle predette forme  premiali  e’  effettuato

    nell’ambito del Comitato permanente per la  verifica  dell’erogazione

    dei livelli essenziali di assistenza e  del  Tavolo  tecnico  per  la

    verifica degli adempimenti regionali, di cui agli  articoli  9  e  12

    dell’Intesa 23 marzo 2005, sancita dalla Conferenza permanente per  i

    rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento  e

    di Bolzano, pubblicata nel supplemento ordinario n. 83 alla  Gazzetta

    Ufficiale n. 105 del 7 maggio 2005.».

    Art. 10 

    Contrasto all’evasione fiscale 

    1. Per potenziare l’azione di contrasto  all’evasione  fiscale,  la

    partecipazione delle province all’accertamento fiscale e’ incentivata

    mediante il riconoscimento di una quota pari al 50  per  cento  delle

    maggiori  somme  relative  a  tributi  statali  riscosse   a   titolo

    definitivo, a  seguito  dell’intervento  della  provincia  che  abbia

    contribuito all’accertamento stesso, anche attraverso la segnalazione

    all’Agenzia delle entrate ed alla  Guardia  di  finanza  di  elementi

    utili ad integrare i dati contenuti  nelle  dichiarazioni  presentate

    dai  contribuenti  per  la  determinazione  di  maggiori   imponibili

    fiscali.

    2. Con decreto  del  Ministero  dell’economia  e  delle  finanze  e

    d’intesa con la Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali, adottato

    entro novanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  del  presente

    decreto legislativo, sono individuati i tributi su cui  calcolare  la

    quota pari al 50  per  cento  spettante  alle  province  che  abbiano

    contribuito all’accertamento,  ai  sensi  del  comma  1,  nonche’  le

    relative modalita’ di attribuzione.

    3. Con provvedimento  del  direttore  dell’Agenzia  delle  entrate,

    adottato entro novanta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del

    presente decreto legislativo, d’intesa  con  la  Conferenza  Stato  –

    citta’ ed autonomie locali, sentito il Garante per la protezione  dei

    dati personali e sentita DigitPA per quanto di rispettiva competenza,

    sono stabilite le modalita’ tecniche di accesso per le province  alle

    banche dati e, sulla base  di  motivata  richiesta,  di  fruizione  e

    tracciabilita’ delle informazioni reddituali relative ai contribuenti

    in esse residenti, nonche’ quelle della partecipazione delle province

    all’accertamento fiscale di cui al  comma  1.  Per  le  attivita’  di

    supporto all’esercizio di detta funzione di  competenza  provinciale,

    le province possono avvalersi delle societa’ e degli enti partecipati

    dalle  province  stesse  ovvero  degli   affidatari   delle   entrate

    provinciali  i  quali,  pertanto,  devono  garantire  alle   province

    l’accesso alle banche dati utilizzate.

    Art. 11 

    Collaborazione nella gestione organica dei tributi

    1. I criteri generali per la gestione organica dei tributi e  delle

    compartecipazioni sono definiti dalle province  con  l’Agenzia  delle

    entrate, che per  l’attuazione  si  avvale  delle  proprie  Direzioni

    Regionali.

    2. Le  province  possono  stipulare  con  l’Agenzia  delle  entrate

    convenzioni   finalizzate   ad   instaurare   adeguate    forme    di

    collaborazione e a garantire una gestione organica dei tributi propri

    derivati. Con lo stesso provvedimento sono definiti i  termini  e  le

    modalita’ per la corresponsione del rimborso spese.

    3. Nel rispetto della propria autonomia organizzativa  le  province

    possono  definire  con  specifica  convenzione   con   il   Ministero

    dell’economia e delle finanze le modalita’ gestionali e operative  di

    ripartizione degli  introiti  derivanti  dall’attivita’  di  recupero

    dell’evasione.

    Art. 12 

    Ulteriori forme premiali per l’azione di contrasto dell’evasione fiscale 

    1. Con accordo fra Governo, Regioni, province e comuni,  conseguito

    in sede di Conferenza unificata, sentita la Conferenza permanente per

    il coordinamento della finanza pubblica, sono  stabilite  annualmente

    le modalita’ per la ricognizione delle capacita’ fiscali effettive  e

    potenziali dei singoli territori, tenendo conto del  rapporto  tra  i

    dati fiscali dichiarati e i dati elaborati dall’Istituto Nazionale di

    Statistica.

    2. Con il  medesimo  accordo  di  cui  al  comma  1  sono  altresi’

    definiti:

    a)  un  programma   pluriennale   di   attivita’   di   contrasto

    dell’evasione fiscale finalizzato alla  convergenza  della  capacita’

    fiscale effettiva  alla  capacita’  fiscale  potenziale  mediante  la

    definizione delle modalita’ di concorso dei  singoli  enti  dei  vari

    livelli di governo;

    b) gli  obiettivi  intermedi  che  debbono  essere  raggiunti  da

    ciascun ente nell’ambito delle attivita’ previste  dal  programma  di

    cui alla lettera a);

    c)  le  misure  premiali  o   sanzionatorie   in   relazione   al

    raggiungimento degli obiettivi di cui alla lettera b).

    3. Ove l’accordo di cui al comma  1  non  sia  raggiunto  entro  il

    termine di un anno dalla data  di  entrata  in  vigore  del  presente

    decreto legislativo, le misure di cui ai commi 1 e 2 sono fissate con

    decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa valutazione

    congiunta in sede di Conferenza unificata.

    Capo III 

    DISPOSIZIONI FINALI 

     Art. 13 

    Disposizioni concernenti le Regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano 

    1. La decorrenza e le modalita’ di applicazione delle  disposizioni

    di cui al presente decreto legislativo nei confronti delle Regioni  a

    statuto speciale e delle Province autonome di Trento  e  di  Bolzano,

    nonche’ nei  confronti  degli  enti  locali  ubicati  nelle  medesime

    Regioni a statuto speciale e Province autonome,  sono  stabilite,  in

    conformita’  con  i  relativi  statuti,  con  le  procedure  previste

    dall’articolo 27 della legge 5  maggio  2009,  n.  42,  e  successive

    modificazioni. Qualora entro sei mesi dalla data di entrata in vigore

    del presente decreto legislativo non risultino concluse le  procedure

    di cui al  primo  periodo,  sino  al  completamento  delle  procedure

    medesime,  le  disposizioni  di  cui  al  presente  decreto   trovano

    immediata e diretta applicazione nelle Regioni a statuto  speciale  e

    nelle province autonome di Trento e di Bolzano.

    Art. 14 

    Fabbisogni standard  delle  amministrazioni  centrali  e  periferiche dello Stato e responsabilita’ politica dei ministri 

    1.  Il  presente  articolo,  al  fine  di  rendere   effettivo   il

    superamento  del  criterio  della   spesa   storica   attraverso   la

    definizione  dei  fabbisogni  per  i   programmi   di   spesa   delle

    amministrazioni  centrali  e   dei   fabbisogni   standard   per   le

    amministrazioni periferiche dello Stato, disciplina le  modalita’  di

    rendicontazione alle Camere del grado di convergenza della  spesa  ai

    fabbisogni definiti ai sensi  dell’articolo  9  del  decreto-legge  6

    luglio 2011, n. 98, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  16

    luglio 2011, n. 111.

    2. Gli esiti del raffronto tra i fabbisogni dei programmi di  spesa

    e  quelli  delle  amministrazioni  periferiche  dello   Stato,   come

    determinati ai sensi del comma 1, e le spese effettivamente sostenute

    come risultanti dal bilancio consuntivo dello Stato,  sono  trasmessi

    ogni anno dal Governo alle Camere, affinche’ possano essere adottate,

    nelle forme e nei  tempi  previsti  dai  rispettivi  regolamenti,  le

    iniziative e le determinazioni ivi previste, incluse  quelle  di  cui

    all’articolo 94 della Costituzione.

    Art. 15 

    Riordino dei termini per la trasmissione dei dati degli enti territoriali 

    1. Ai fini di garantire il coordinamento informativo, statistico  e

    informatico  dei  dati  delle  amministrazioni   pubbliche   di   cui

    all’articolo 117, secondo  comma,  lettera  r),  della  Costituzione,

    anche ai sensi dell’articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196,

    con decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri,  su  proposta

    del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro  dell’economia

    e delle finanze, si provvede al riordino della disciplina vigente  in

    materia di oneri e obblighi informativi a carico di comuni, province,

    citta’ metropolitane nei confronti  delle  pubbliche  amministrazioni

    statali,  riducendo  e  unificando  i  termini  e  le   comunicazioni

    attualmente previsti per la trasmissione dei dati, ferma restando  la

    disciplina sanzionatoria in vigore.

    Art. 16 

    Interventi del settore creditizio a favore del pagamento delle imprese creditrici degli enti territoriali 

    1. Il Ministero dell’economia e delle  finanze,  un  rappresentante

    delle regioni e un rappresentante delle autonomie  locali  designati,

    rispettivamente,  dalla  Conferenza  dei  presidenti  delle  regioni,

    dall’ANCI e  dall’UPI,  e  l’Associazione  bancaria  italiana,  entro

    sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente  decreto

    legislativo, istituiscono un tavolo tecnico per il perseguimento  dei

    seguenti  obiettivi,  da   realizzare   anche   attraverso   apposita

    convenzione, aperta all’adesione delle banche  e  degli  intermediari

    finanziari ai sensi dell’articolo 106 del testo unico delle leggi  in

    materia bancaria e  creditizia  di  cui  al  decreto  legislativo  1°

    settembre 1993, n. 385:

    a) formulare soluzioni finalizzate a sopperire alla  mancanza  di

    liquidita’ delle imprese determinata dai ritardi dei pagamenti  degli

    enti territoriali;

    b) valutare forme  di  compensazione  all’interno  del  patto  di

    stabilita’ a livello  regionale  previsto  dalla  normativa  vigente,

    anche in considerazione delle diverse fasce dimensionali  degli  enti

    territoriali;

    c) valutare la definizione di nuove modalita’ ed agevolazioni per

    la cessione pro  soluto  dei  crediti  certi,  liquidi  ed  esigibili

    maturati dalle imprese nei confronti delle pubbliche  amministrazioni

    di cui all’articolo 1, comma 2,  del  decreto  legislativo  30  marzo

    2001, n. 165;

    d) stabilire criteri per  la  certificazione  dei  crediti  delle

    pubbliche   amministrazioni,   secondo    le    modalita’    definite

    dall’articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge 29 novembre 2008,  n.

    185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio  2009,  n.

    2, e dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 19 maggio

    2009, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 157 del 9 luglio 2009;

    e) definire i casi in cui la stipulazione, da  parte  degli  enti

    locali, di un contratto di locazione finanziaria avente ad oggetto la

    realizzazione e la successiva concessione in locazione finanziaria di

    un bene immobile non costituisce forma elusiva delle regole del patto

    di stabilita’ interno, in considerazione della convenienza  economica

    per l’amministrazione contraente.