Decreto emergenze, il testo completo sul sisma in emilia, Expo e Tav

    Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015. Trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizioni sulla composizione del CIPE.

    N. 2.

    Seduta del 21 giugno 2013

    La Camera,
    premesso che:
    il 20 e 29 maggio 2012 i territori di molti Comuni dell’Emilia Romagna, della Lombardia e del Veneto sono stati colpiti da due gravissimi eventi sismici, che hanno causato diciassette vittime, decine di feriti e danni alle abitazioni e alle imprese stimati in oltre 12 miliardi di euro;
    il decreto-legge n. 74 del 6 giugno 2012, convertito in legge n. 122 del 3 agosto 2012, sancisce all’articolo 12-bis che «Per le imprese con sede o unità locali ubicate nei territori di cui all’articolo 1, comma 1, e per le imprese con sede o unità locali ubicate al di fuori dell’area delimitata che abbiano subìto danni, verificati con perizia giurata ai sensi del

    presente decreto, per effetto degli eventi sismici del maggio 2012, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell’imposta regionale sulle attività produttive le plusvalenze e le sopravvenienze derivanti da indennizzi o risarcimenti per danni connessi agli eventi sismici di cui al presente decreto»;
    nella legge di conversione del decreto-legge n. 43 del 26 aprile 2013, così come emendato, all’articolo 6-novies prevede che «I contributi di cui all’articolo 3-bis del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell’imposta regionale sulle attività produttive»;
    rebus sic stantibus, con la conversione del decreto-legge n. 43 del 26 aprile 2013, nella forma emendata e votata al Senato, si verrà a creare una situazione di profonda disuguaglianza tra i terremotati che ricostruiranno case e capannoni con i contributi dello Stato, esenti da tassazione, e quelli che stanno già operando tale ricostruzione utilizzando indennizzi assicurativi liquidati dalle Compagnie a fronte del pagamento dei relativi premi, risarcimenti che dal prossimo anno saranno oggetto di tassazione ordinaria, e ciò in spregio a quanto stabilito dal sopra ricordato articolo 12-bis della legge 122 del 3 agosto 2012;
    è evidente la necessità, per ragioni di equiparazione fiscale e tributaria e di piena operatività e applicazione della legge n. 122 del 3 agosto 2012, che soggetti alla detassazione, stabilita dall’articolo 6-novies della legge di conversione del decreto-legge n. 43 del 26 aprile 2013, siano non soltanto i contributi erogati dallo Stato, bensì anche ogni altra somma liquidata ai danneggiati a titolo di indennizzo,

    impegna il Governo

    ad adottare in tempi rapidi le opportune iniziative affinché sia data piena e concreta operatività all’articolo 12-bis della legge 122 del 3 agosto 2012, allo scopo di eliminare la profonda sperequazione fiscale e tributaria tra i terremotati dell’Emilia Romagna, Lombardia e Veneto che riceveranno i contributi dello Stato e quelli che fruiranno degli indennizzi assicurativi.
    9/1197/1. Totaro.

    La Camera,
    in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015,
    premesso che:
    il decreto-legge in esame prevede una serie di interventi per superare situazioni emergenziali relative a crisi industriali, rifiuti ed eventi sismici, che coinvolgono regioni e numerosi enti locali;
    il 26 ottobre 2012 alcuni comuni del territorio delle province di Cosenza e Potenza sono stati colpiti da un grave evento sismico;
    lo sciame sismico perdura nel tempo, con eventi di magnitudo inferiore al precedente, ma che hanno cadenza pressoché quotidiana,

    impegna il Governo:

    a prorogare il termine di scadenza dello stato di emergenza, dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 9 novembre 2012, al 31 dicembre 2014;
    ad adottare, in materia di esenzione di IMU e TARSU su fabbricati distrutti ed inagibili, di sospensione di ogni attività di esecuzione forzata posta in essere da Equitalia e Istituti di credito, di patto di stabilità interno, di assunzioni di personale, di riconoscimento straordinari, le medesime previsioni normative adottate per il terremoto dell’Emilia del maggio 2012.
    9/1197/2. Latronico.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto di conversione recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto alle emergenze ambientali in favore delle zone terremotate del maggio 2012, per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015, è stato ampiamente modificato nel corso dell’esame al Senato, attraverso l’introduzione di disposizioni eterogenee nei riguardi dei territori con dinamiche ed esigenze totalmente diverse in differenti regioni del Paese;
    il provvedimento stabilisce infatti norme di carattere emergenziale derivanti da recenti accadimenti imprevisti, come il caso del sisma in Abruzzo, Emilia-Romagna e in Molise, i cui eventi negativi hanno determinato forti sofferenze per le popolazioni colpite e gravissime ripercussioni per il tessuto socio-economico e produttivo delle medesime regioni;
    nell’ambito delle disposizioni urgenti di sostegno ai territori delle aree colpite da altrettanti fenomeni naturali che hanno determinato eventi calamitosi di particolare gravità, il decreto-legge non considera infatti ulteriori avvenimenti particolarmente rilevanti, che hanno inciso negativamente sul sistema economico territoriale delle regioni interessate;
    l’evento alluvionale che ha colpito la regione Toscana nel novembre del 2012, dalle conseguenze devastanti per aree estese della medesima regione ed in particolare della maremma grossetana, la cui esondazione dei corsi d’acqua ha determinato gravissimi danni all’economia del territorio con ripercussioni evidenti per il settore turistico, commerciale e soprattutto agricolo, avrebbe dovuto essere considerato all’interno di quelle disposizioni emergenziali, derivanti da calamità naturali, con maggiore attenzione, a differenza di ciò che invece è stato disposto a favore di altre regioni colpite anch’esse da fenomeni calamitosi, di uguale eccezionale portata, come contenuto all’interno del medesimo provvedimento;
    prevedere interventi di agevolazione fiscale a favore delle imprese della Toscana, direttamente interessate dall’evento alluvionale del novembre del 2012, che hanno subìto ingenti danni alla propria attività produttiva, con gravi ricadute sui risultati reddituali e sugli utili dei bilanci, risulta conseguentemente necessario e indispensabile, in considerazione della mancanza di misure all’interno del provvedimento in esame, che non contempla la regione Toscana, fra quei interventi volti a fronteggiare emergenze derivanti da calamità naturali,

    impegna il Governo

    a valutare l’opportunità di prevedere l’eliminazione degli oneri e degli interessi, nei confronti dei titolari di imprese della regione Toscana, per gli atti relativi alle procedure di riscossione coattiva, emessi nel corso del presente anno, la cui attività produttiva è stata danneggiata dagli eventi alluvionali delle giornate dal 10 al 13 novembre e nei giorni 27 e 28 novembre 2012.
    9/1197/3. Faenzi, Parisi.

    La Camera,
    considerato che:
    il comma 2 dell’articolo 7-ter reca uno stanziamento decennale di 120 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2024, per il finanziamento degli investimenti relativi alla rete infrastrutturale ferroviaria nazionale, prevedendo che lo stanziamento venga attribuito con delibere del CIPE, con priorità agli interventi per la realizzazione, tra l’altro, del terzo valico dei Giovi (alta velocità ferroviaria); detto valico rientra nel corridoio transeuropeo n. 9 Genova-Rotterdam che comprenderà appunto i collegamenti ferroviari Genova-Milano-Novara (cosiddetto «terzo valico appenninico»);
    in sede di discussione per il parere al provvedimento, in commissione trasporti si è evidenziato come le risorse accantonate, da dividere con il Brennero, siano insufficienti e come, dalla scansione temporale, si rilevi un buco nei finanziamenti;
    il terzo valico dei Giovi, deliberato dal CIPE già nel 2003, ha subito numerosi ritardi, non solo di natura politica, derivanti dall’opposizione di talune forze locali rappresentate nel Consiglio regionale della Liguria, ma anche contabili e finanziarie, dovuti ai ritardi nel reperimento delle risorse e alla modifica dei criteri di contabilizzazione, con conseguente necessità di riassegnare i fondi;
    il 18 marzo 2013 il Cipe ha deliberato lo «storno», a favore di Ferrovie, di 240 milioni di euro dal finanziamento del secondo lotto, per fronteggiare spese di manutenzione della rete ferroviaria nazionale;
    nell’ultima bozza di decreto «fare Italia» l’articolo 18, definito «sblocca cantieri», attinge quota delle risorse dagli accantonamenti destinati al terzo Valico dei Giovi per 50 milioni nel 2013, 189 milioni nel 2014, 274 milioni nel 2015 e 250 milioni nel 2016,

    impegna il Governo:

    ad evitare ulteriori riduzioni delle risorse destinate alla realizzazione del terzo valico dei Giovi (alta velocità ferroviaria) in Liguria;
    a modulare un piano finanziario che garantisca che i lavori su quest’opera, di grande importanza per l’economia ligure, non subiscano ulteriori arresti o ritardi;
    a prevedere l’adozione di misure urgenti di rifinanziamento, qualora le risorse si dimostrino insufficienti per la prosecuzione dei lavori.
    9/1197/4. Biasotti.

    La Camera,
    premesso che:
    il provvedimento di conversione, prevede una serie di disposizioni eterogenee in territori con dinamiche ed esigenze totalmente differenti che riguardano il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e di misure per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015;
    il predetto evento, la cui esposizione universale avente per tema la nutrizione contribuirà a rafforzare l’immagine economica dei nostro Paese, coinvolgerà non soltanto la città di Milano e l’intera Lombardia, ma interesserà anche realtà territoriali altrettanto importanti e prestigiose quali il Piemonte, i cui confini regionali saranno inevitabilmente interessati dalla manifestazione;
    la medesima regione che ha offerto la propria collaborazione agli organizzatori del grande evento mondiale, per il quale sono attesi circa 21 milioni di visitatori, attraverso il proprio patrimonio storico, naturale, paesaggistico e gastronomico, può contribuire favorevolmente a determinare un successo di livello internazionale per l’Italia, con la consapevolezza che l’evento dell’Expo Milano 2015, possa rappresentare una straordinaria vetrina mondiale per il nostro Paese in termini di sviluppo e di competitività;
    sostenere la suesposta area regionale, nell’ambito dell’organizzazione delle proprie attività, in particolare per le iniziative legate al settore turistico agrituristico e alberghiero, volte a favorire l’afflusso di visitatori e attirare l’attenzione anche di imprenditori stranieri al fine di promuovere il livello della conoscenza in termini organizzativi, esistente all’interno della medesima regione, determinerà con ogni probabilità un ritorno sotto il profilo economico e finanziario favorevole non soltanto per il Piemonte, ma per l’intero Paese,

    impegna il Governo

    a valutare l’opportunità di prevedere anche attraverso misure di deroga al patto di stabilità interno per i comuni del Piemonte, interventi di sostegno del settore alberghiero e agro-turistico al fine di incentivare l’economia piemontese, nel rispetto delle competenze previste dalla Costituzione in materia regionale, con l’obiettivo di accrescere lo sviluppo dell’intero sistema economico piemontese, coinvolto in maniera diretta dall’Expo Milano 2015.
    9/1197/5. Nastri.

    La Camera
    premesso che:
    all’articolo 6 del decreto legge in oggetto si proroga dal 31 maggio 2013 al 31 dicembre 2014 il termine di cessazione dello stato di emergenza fissato dall’articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 74 del 2012, e dichiarato in conseguenza degli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012, verificatisi nelle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto;
    il decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, reca, Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo;
    al comma 1 dell’articolo 3 del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, convertito con modificazioni dalla legge 1o agosto 2012, n. 122, si prevede che i Presidenti delle Regioni stabiliscono, con propri provvedimenti, sulla base dei danni effettivamente verificatisi, priorità, modalità e percentuali entro le quali possono essere concessi contributi;
    di fatto i contributi per la ricostruzione sono legati ad un accordo Cassa Depositi e Prestiti – Banche-Stato che prevede il seguente iter:
    1. Il terremotato dopo i controlli di legalità riceve su un conto vincolato al solo pagamento dei fornitori la somma necessaria;
    2. La Cassa Depositi e Prestiti eroga un mutuo alla banca scelta dal terremotato;
    3. Il terremotato accende un mutuo venticinquennale con la propria banca;
    4. Il terremotato paga le rate del mutuo cedendo il proprio credito d’imposta alla Banca;
    5. La banca restituisce i soldi alla CASSA Deposti e Prestiti;
    la contrattualistica della cosiddetta Cambiale Errani prevede che, se muta il quadro normativo, il terremotato dovrà immediatamente rimborsare alla banca la porzione di finanziamento non ancora rimborsata insieme agli interessi di mora che decorrono dalla data di risoluzione del contratto fino al giorno dell’effettivo pagamento;
    che tali obblighi si trasferiscono automaticamente agli eventuali eredi od a chi volesse acquistare la casa, in solido ed in modo indivisibile, vincolando sia il venditore che l’acquirente,

    impegna il Governo

    a valutare ogni iniziativa normativa che ponga rimedio a questa stortura chiarendo che il contributo destinato ad interventi di riparazione, ripristino o ricostruzione di immobili di edilizia abitativa e ad uso produttivo viene erogato sotto forma di indennizzo e che quindi i soggetti autorizzati al credito operanti nei territori di cui all’articolo 1, comma 1, possono contrarre finanziamenti, secondo contratti tipo definiti con apposita convenzione tra la Cassa depositi e prestiti e l’Associazione bancaria italiana, assistiti dalla garanzia dello Stato, senza comportare obbligazioni o vincoli in capo al destinatario degli indennizzi.
    9/1197/6. Ferraresi, Dell’Orco.

    La Camera dei Deputati,
    considerato che:
    il comma 232 dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria 2010) ha approvato la possibilità di «specifici progetti prioritari a cui realizzazione possa essere avviata per lotti costruttivi non funzionali» per i quali «con l’autorizzazione del primo lotto costruttivo CIPE assume l’impegno programmatico di finanziare l’intera opera»;
    la delibera CIPE n. 48 del 18 novembre 2010 ha autorizzato l’avvio dei lavori per la realizzazione del Terzo Valico dei Giovi, tratta AV/AC Milano-Genova per un importo 6.200 milioni di euro, al netto delle attività propedeutiche, così ripartito per lotti costruttivi;
    i relativi al 1o lotto costruttivi ammontano a 500 milioni di euro, 1.100 per il secondo, 1.270 per il terzo, 1.340 per il quarto, 1.200 per il quinto, 650 per il sesto;
    la stessa delibera ha autorizzato il primo lotto costruttivo dell’opera del valore di 500 milioni di euro, prescrivendo che prima dell’avvio dei lavori vengano trasmessi al CIPE l’atto integrativo della convenzione vigente tra RFI spa e il contraente generale «Consorzio Collegamenti Integrati Veloci (COCIV)» ed il dossier di valutazione previsto dall’articolo 4, comma, del contratto di programma 2007-2011 per la gestione degli investimenti tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e RFI spa;
    in data 11 novembre 2011, è stato sottoscritto l’atto integrativo alla convenzione del 16 marzo 1992 tra RFI e COCIV;
    la delibera del CIPE n. 85 del 6 dicembre 2011 ha disposto l’assegnazione a favore di RFI di complessivi 1.100 milioni di euro per la realizzazione del secondo lotto costruttivo non funzionale;
    nella seduta del 18 marzo 2013 il CIPE ha espresso parere favorevole «sullo schema di Contratto di programma 2012-2014 (parte servizi) tra Ministero delle infrastrutture dei trasporti e Rete Ferrovia Italiana (RFI) S.p.A. per la disciplina delle attività di safety security e navigazione ferroviaria, Il comitato ha altresì assegnato al medesimo Contratto ulteriori risorse pari a 578 milioni di euro, di cui 240 milioni di euro con una riduzione di pari importo dal lotto» dell’AV/AC Milano-Genova (Terzo Valico dei Giovi) e 338 milioni di euro da residuo delle somme derivate dall’articolo 1 comma 176 della legge n. 228/2012;
    tale decisione ha provocato legittime preoccupazioni rispetto ai temi di realizzazione del Terzo Valico dei Giovi che rappresenta un’opera fondamentale nell’ambito della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T) ed in particolare per il corridoio Genova-Rotterdam, e al complesso iter amministrativo;
    il Sottosegretario Girlanda Rocco a nome del Governo nel rispondere all’interrogazione parlamentare (5/00056 del 25 marzo 2013) il 4 giugno 2013 confermava la riduzione del finanziamento del secondo lotto costruttivo che passava da 1.100 di euro milione ad 860 e indicava che il terzo lotto costruttivo avrebbe avuto una variazione da 1270 di euro milioni a 1510, rispondendo così agli interroganti su come intendesse recuperare le risorse destinate al programma di manutenzione, rassicurava anche che tali variazioni non avranno conseguenze sull’iter procedurale amministrativo e sul cronoprogramma dei tempi di realizzazione dell’opera, ribadendo l’importanza strategica della stessa;
    nel testo di conversione del decreto-legge 26 aprile 2013 n. 43 all’articolo 7-ter comma 2 è previsto il finanziamento d’investimenti per la realizzazione di infrastrutture ferroviarie, di 120 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2024 da attribuire con delibera del CIPE;
    il Terzo Valico dei Giovi viene espressamente indicato come opera prioritaria da parte del Governo,

    impegna il Governo:

    a verificare che la nuova norma assunta non produca ritardi e/o ostacoli sul complesso iter;
    al pieno utilizzo di tutte le risorse già assunte nel DEF per il Terzo Valico dei Giovi a partire dagli 860 milioni di Euro previsti per il secondo lotto costruttivo, impegnandosi a recuperare i 240 milioni stornati nella seduta del CIPE del 18 marzo 2013 per attività di Safety/security di RFI.
    9/1197/7. Tullo, Basso, Carocci, Marco Meloni, Mariani, Pastorino, Giacobbe, Vazio.

    La Camera,
    premesso che:
    il territorio del Verbano Cusio Ossola manifesta già da diversi anni gli effetti di una grave crisi socio-economica ed occupazionale, acuita dall’attuale congiuntura mondiale che ha portato nel 2010 in data 17 giugno alla formulazione di uno specifico protocollo di intesa con il Ministero dello Sviluppo Economico per il rilancio produttivo e la sua reindustrializzazione;
    per l’attuazione di detto protocollo la Provincia ha provveduto a costituire un’apposita Cabina di Regia con il compito di sovrintendere all’elaborazione, approvazione ed esecuzione del Piano Strategico per il Rilancio e la Reindustrializzazione del Vco;
    tale protocollo di intesa ha prodotto attraverso il lavoro della Cabina di Regia Provinciale la formulazione di un Accordo di Programma tra la Provincia del Verbano Cusio Ossola, la Regione Piemonte e il Ministero dello Sviluppo Economico, approvato dalla Giunta Provinciale con atto n. 11 del 12 gennaio 2011;
    a seguito di tutto questo, la Regione Piemonte con D.G.R. n. 28 – 2714 del 12 ottobre 2011 ha proposto formalmente al Ministro dello Sviluppo Economico il riconoscimento della Provincia del Verbano Cusio Ossola quale area di crisi industriale complessa ai sensi degli articoli 3 e 4 del decreto ministeriale 24 marzo 2010;
    il giorno 1o giugno 2012 è stato sottoscritto un protocollo di Intesa (approvato con D.G.R. n. 28-3918 del 29 maggio 2012) tra la Regione Piemonte e la Provincia del Verbano Cusio Ossola che individuava le azioni più urgenti da mettere in campo per facilitare la ripresa economica del territorio e la difesa dei posti di lavoro; e che la Regione Piemonte individuava in un totale di euro 3.500.000,00 la somma destinata agli interventi più urgenti in attesa del riconoscimento da parte del Ministero della situazione di crisi industriale complessa;
    considerato che:
    la nuova recente normativa in merito al riconoscimento delle aree di crisi industriale complessa con decreto-legge 22 giugno 2012 n. 83 e con decreto ministeriale 31 gennaio 2013 ricomprende nelle fattispecie individuate all’articolo 1 del decreto ministeriale 31 gennaio 2013 tutte le caratteristiche proprie della Provincia del Verbano Cusio Ossola come qualificanti per il riconoscimento di crisi industriale complessa;
    considerato inoltre:
    l’importante e proficuo lavoro portato avanti in questi anni dalla Provincia del Verbano Cusio Ossola, dalle Associazioni di categoria locali e dalla Regione Piemonte in preparazione al riconoscimento di crisi industriale complessa;
    considerato infine che:
    che allo stato attuale, nonostante il progressivo peggioramento delle condizioni economiche, sociali ed industriali del Vco acuito dalla concorrenza in termini fiscali, burocratici e creditizi da parte della confinante Confederazione Elvetica, risulta non essere ancora stato riconosciuto da parte del Ministero dello Sviluppo Economico lo stato di crisi industriale complessa;
    e che tale riconoscimento necessita la sottoscrizione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico dell’accordo di programma e dell’accordo di programma complessivo già sottoscritti da Provincia e Regione;
    che la complessa e grave situazione produttiva ed occupazionale necessita il massimo impegno e la massima attenzione a tutti i livelli istituzionali interessati,

    impegna il Governo

    affinché il procedimento di riconoscimento del territorio del Verbano Cusio Ossola quale area a crisi industriale complessa venga esitato in termini positivi nel più breve tempo possibile.
    9/1197/8. Borghi, Dal Moro, Fregolent, Fiorio, Bobba, Anzaldi, Bonaccorsi, Bonomo, Bonifazi, Boschi, Braga, Mosca, Mariani.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge affronta una serie di materie eterogenee nei territori del Paese, con dinamiche ed esigenze completamente diverse, derivanti da situazioni emergenziali, relative ad accadimenti imprevisti, come ad esempio il sisma che ha colpito l’Abruzzo, l’Emilia-Romagna ed altre regioni del Centro-Nord, nonché da altre condizioni determinate dalla carenza di programmazione e di assenza di azioni di sistema, come nel caso di Piombino, della Campania e della Sicilia;
    nell’ambito delle disposizioni previste a favore della predetta regione insulare, il provvedimento finanzia interventi per la continuazione del servizio pubblico di trasporto marittimo, legato all’aumento del traffico passeggeri derivante dal l’approssimarsi del periodo estivo, nel rispetto del principio di continuità territoriale nell’area dello Stretto di Messina tra la penisola e la Sicilia, attribuendo lo stanziamento di circa 3 milioni di euro in grado di garantire, almeno per l’anno corrente (luglio-dicembre), la prosecuzione del servizio attraverso un nuovo contratto in essere;
    quanto disposto dall’articolo 5-bis del medesimo decreto-legge autorizza infatti, al comma 1 la suddetta spesa per l’anno 2013 relativa alla prosecuzione degli interventi di cui all’articolo 1, comma 1031, lettera b), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, relativi al trasporto marittimo veloce di passeggeri tra le città di Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni;
    le risorse stanziate tuttavia risultano ampiamente insufficienti nel sostenere in maniera adeguata e continuativa il regolare servizio di trasporto marittimo veloce nell’Area dello Stretto di Messina, i cui risultati positivi per i primi due anni di esercizio, con un trend crescente della domanda, (circa 2 milioni di passeggeri all’anno), hanno inciso positivamente sulle esigenze della mobilità nell’Area metropolitana dello Stretto, ed in particolare nei confronti dei pendolari, che quotidianamente si spostano tra le due sponde dello stretto per motivi professionali o di studio;
    il rifinanziamento per la prosecuzione del servizio per il triennio 2013-2016, richiesto dalle autorità locali e stimato in circa 25 milioni di euro, in grado di assicurare la continuità territoriale con le isole e di migliorare la qualità e l’efficienza del servizio reso all’utenza, risulta pertanto opportuno e necessario, nonostante le note misure di razionalizzazione della spesa, che non consentono ampi margini d’intervento,

    impegna il Governo

    a reperire i fondi necessari ed indicati nella premessa, anche attraverso una nuova procedura di gara, per la continuazione del servizio triennale di trasporto marittimo veloce di passeggeri tra le città di Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni, il cui affidamento al Consorzio Metromare dello Stretto di Messina, si concluderà il prossimo 28 giugno, ed il cui servizio, che come riportato altresì in premessa, è stato garantito limitatamente a fine dicembre 2013.
    9/1197/9. Garofalo.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge n. 43 del 2013 torna a disciplinare l’annosa materia della gestione delle terre e rocce da scavo per far fronte ad una carenza normativa ormai insostenibile;
    il 6 ottobre 2012 è entrato in vigore il decreto ministeriale 10 agosto 2012, n. 161 (regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo) e, da tale data, in virtù di quanto disposto dall’articolo 39, comma 4, del decreto legislativo n. 205 del 2010, deve ritenersi abrogato l’articolo 186 del decreto legislativo n. 152 del 2006 vale a dire la disposizione del codice dell’ambiente che disciplinava le terre e rocce da scavo (TRS);
    la normativa sulle terre e rocce da scavo, infatti, si inserisce – o meglio scaturisce – dalla normativa sui rifiuti, in quanto finalizzata a stabilire quando un materiale scavato possa essere o meno qualificato come rifiuto;
    il Codice dell’ambiente (decreto legislativo n. 152 del 2006) è stato modificato dal decreto legislativo n. 205 del 2010 che ha recepito la direttiva rifiuti 19 novembre 2008 n. 2008/98/CE; l’articolo 39, comma 4, del decreto legislativo n. 205 del 2010 stabilisce che «dalla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui all’articolo 184-bis, comma 2, è abrogato l’articolo 186»;
    con il decreto legislativo n. 205 del 2010, pertanto, l’articolo 186 ha assunto la caratteristica di norma temporanea, fino all’emanazione del decreto destinato a individuare le condizioni alle quali le terre e rocce da scavo possono essere considerate sottoprodotto;
    peraltro, prima che fosse adottato un decreto ministeriale ai sensi dell’articolo 184-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, la materia è stata disciplinata da due decretazioni d’urgenza:
    a) dal decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 27) cosiddetto decreto «Liberalizzazioni», il cui articolo 49, comma 1, dispone che «L’utilizzo delle terre e rocce da scavo è regolamentato con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti da adottarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto»;
    b) dal decreto-legge 25 gennaio 2012, n. 2 (convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 28) cosiddetto decreto «Ambiente», il cui articolo 3 reca l’interpretazione autentica dell’articolo 185 del decreto legislativo n. 152 del 2006 in materia di matrici materiali di riporto; proprio ai sensi dell’articolo 49, comma 1, del citato decreto-legge n. 1 del 2012 è stato emanato il decreto ministeriale 10 agosto 2012, n. 161, intitolato «Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo»;
    il decreto ministeriale n. 161 del 2012 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 settembre 2012 ed è entrato il vigore il 6 ottobre 2012; da tale data deve ritenersi abrogato l’articolo 186 del codice dell’ambiente, fatta salva la disciplina transitoria;
    l’entrata in vigore del decreto ministeriale n. 161 del 2012 che prevede rigorose ma anche onerose procedure per l’analisi e la caratterizzazione dei materiali sta creando rilevanti problemi all’attività edilizia, soprattutto del cosiddetto «piccoli cantieri»;
    a fronte della produzione di poche centinaia di metri cubi di terre e rocce da scavo infatti le analisi chimiche vanno condotte sulla lista completa di analisi che comprende circa cento elementi e le procedure amministrative sono le stesse per i cantieri di grande infrastrutture od opere edili; si è inoltre posto, fra gli operatori del settore (aziende, professionisti e gli stessi comuni) il problema se il decreto ministeriale n. 161 del 2012 sia o meno applicabile anche ai materiali da scavo provenienti dai cosiddetto piccoli cantieri che costituiscono un’attività rilevante sia sotto profilo economico sia sotto quello ambientale per il loro elevato numero e la parcellizzazione sul territorio;
    con nota prot. 36288 del 14 novembre 2012, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, rispondendo ad un quesito dell’ordine dei geologi dell’Umbria, ha afferma sibillinamente che: «… il decreto ministeriale in oggetto non ha trattato l’argomento in quanto l’articolo 266, comma 7, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 così come modificato dall’articolo 2, comma 45-bis, decreto legislativo n. 4 del 2008 indicava la necessità di un diverso decreto in quanto: “Con successivo decreto, adottato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, delle attività produttive e della salute, è dettata la disciplina per la semplificazione amministrativa delle procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre e le rocce da scavo, provenienti da cantieri di piccole dimensioni la cui produzione non superi i seimila metri cubi di materiale nel rispetto delle disposizioni comunitarie in materia”»;
    ne consegue che, anche in ragione del principio di precauzione, sia gli organi di controllo sia le imprese tutt’oggi applicano le procedure del decreto ministeriale n. 161 del 2012 anche ai piccoli cantieri;
    il decreto-legge n. 43 del 2013 dà solo una soluzione parziale al problema in quanto si applica solo alle opere in esso previste mentre invece è sempre più urgente che il Governo ottemperi agli obblighi di legge relativi alla formazione secondaria che tarda da anni,

    impegna il Governo

    ad adottare con la massima urgenza, anche per evitare di dover ricorrere a futuri interventi emergenziali, il decreto previsto dall’articolo 266, comma 7, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, così come modificato dall’articolo 2, comma 45-bis, del decreto legislativo n. 4 del 2008 per la semplificazione amministrativa delle procedure relative ai materiali, ivi incluse le terre e le rocce da scavo, provenienti da cantieri di piccole dimensioni la cui produzione non superi i seimila metri cubi di materiale.
    9/1197/10. Carrescia.

    La Camera,
    premesso che:
    il comma 6-septies introdotto dal Senato all’articolo 7 (ricostruzione post sisma Abruzzo) del decreto-legge n. 43 del 2013 (AC. 1197) condiziona il pagamento dei SAL per la ricostruzione privata successivi al primo, all’autocertificazione con cui il presidente del consorzio, l’amministratore di condominio o il proprietario beneficiano e il direttore dei lavori attestano l’avvenuto pagamento di tutte le fatture degli appaltatori fornitori e subappaltatori relative ai lavori effettuati di cui si è dato già conto con il primo SAL ma anche di quelli oggetto del SAL in corso di valutazione;
    La ratio – condivisibile – della norma è quella di garantire il pagamento degli appaltatori e subappaltatori e dei relativi fornitori e subfornitori;
    la richiesta di autocertificare gli avvenuti pagamenti per le forniture relative al SAL in corso di valutazione comporta però che, in attesa di detta valutazione e del conseguente pagamento, il committente deve anticipare i fondi per lo Stato;
    la situazione diviene finanziariamente pesante nel caso di aggregati con volumi economici di svariati milioni di euro;
    condizionare il pagamento dei SAL all’attestazione dell’avvenuto pagamento di tutte le fatture degli appaltatori, fornitori e subappaltatori relative ai lavori effettuati, prassi in uso da parte anche di concessionari quali la Società Autostrade, sta creando situazioni di criticità in tanti cantieri in ogni parte del Paese, come quella nel tratto della terza corsia dell’A14 fra Ancona Nord e Senigallia;
    sussiste quindi da un lato la necessità di un sollecito pagamento dei SAL senza esigere sostanziosi ed onerosi anticipi di cassa da parte dei beneficiari e dall’altro di definire nuove norma a tutela dei subappaltatori e subfornitori, spesso imprese artigiane o PMI e, di conseguenza, una rivisitazione della disposizione dell’articolo 7 comma 6-septies del decreto-legge n. 43 del 2013 e di ogni altra di analogo contenuto,

    impegna il Governo

    a valutare gli effetti derivanti dall’articolo 7 comma 6-septies del decreto-legge n. 43 del 2013 e da ogni altra norma di analogo contenuto e ad introdurre nuove disposizioni che garantiscano sia il pagamento dei SAL senza imporre onerose anticipazioni ai beneficiari sia la garanzia di pagamenti certi e in tempi brevi a favore dei loro fornitori e dei sub-appaltatori.
    9/1197/11. Causin, Carrescia.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 8, comma 7, del decreto-legge 6 giugno 2012 n. 74, convertito, con modificazioni dalla legge 1o agosto 2012 n. 122, ha disposto la proroga del termine di entrata in esercizio utile a fruire degli incentivi vigenti alla data del 6 giugno 2012 per gli impianti a fonti rinnovabili già autorizzati alla data del 6 giugno 2012 nei territori rientranti nel cratere del sisma che ha colpito l’Emilia-Romagna, la Lombardia e il Veneto nei giorni 20 e 29 maggio 2012:
    secondo tale comma, gli impianti alimentati da fonti rinnovabili realizzati nei o sui fabbricati e quelli in fase di realizzazione, ubicati nelle zone colpite dal sisma del 20 maggio e del 29 maggio 2012, distrutti od oggetto di ordinanze sindacali di sgombero in quanto inagibili totalmente o parzialmente, accedono alle incentivazioni cui avevano diritto alla data di entrata in vigore del presente decreto qualora entrino in esercizio entro il 31 dicembre 2013. Gli impianti fotovoltaici realizzati nei fabbricati distrutti possono essere ubicati anche a terra mantenendo le tariffe in vigore al momento dell’entrata in esercizio. Gli impianti alimentati da fonti rinnovabili già autorizzati alla data del 30 settembre 2012 accedono agli incentivi vigenti alla data del 6 giugno 2012, qualora entrino in esercizio entro il 31 dicembre 2013;
    le notevoli difficoltà, anche finanziarie, e gli ostacoli che si frappongono ad un ritorno alla normalità nei territori colpiti dal sisma, ulteriormente aggravati dalla generale situazione di crisi economica che la comunità nazionale e internazionale sta attraversando, incidono in modo evidente e immediatamente rilevabile sulla ripresa delle attività produttive, rendendo altamente probabile che numerosi tra gli investimenti programmati e in corso di attuazione nel settore dell’energia da fonti rinnovabili non raggiungano la messa in esercizio antro la data del 31 dicembre 2013,

    impegna il Governo

    a valutare l’opportunità di prorogare al 30 giugno 2014 il termine di entrata in esercizio degli impianti autorizzati al 30 settembre 2012 utile per fruire degli incentivi in modo analogo a quanto è stato già disposto per il termine di scadenza dello stato di emergenza.
    9/1197/12. Marchi.

    La Camera,
    premesso che:
    la scorsa settimana nell’Aula del Senato è stato accolto dal Governo un odg (G6.202) con il quale il Governo si è impegnato a valutare la situazione in cui si trova l’area del Pollino interessata da eventi sismici rilevanti dal 2010, e a considerare, stante il perdurare dello sciame sismico, di prorogare il termine di scadenza dello stato di emergenza: infatti il 26 ottobre 2012, sia in Basilicata che in Calabria, precisamente nell’area del Pollino, si è verificato un evento sismico di magnitudo 5.1 al culmine dello sciame sismico iniziato nel 2010, mentre risale a qualche settimana fa una scossa di magnitudo 3.0;
    il problema, ormai annoso e ripetitivo, oltre a provocare danni materiali ad edifici pubblici e privati, ha costretto gran parte della popolazione a vivere tutto l’inverno nelle auto e in luoghi di fortuna: in particolare è stato necessario, nell’ottobre del 2012, evacuare ospedali, scuole, locali commerciali; inoltre, il sisma ha causato l’interruzione dell’erogazione dell’energia elettrica in diversi comuni e crolli su strade di collegamento;
    la ristrettezza dei tempi a disposizione per l’esame della Camera non ha consentito di integrare e modificare il testo già approvato dal Senato, al fine di prevedere interventi a sostegno delle zone interessate da recenti eventi sismici, come quelli verificatisi nell’area del Pollino,

    impegna il Governo:

    a prorogare il termine di scadenza dello stato di emergenza per le aree del Pollino colpite dal sisma sino al 31 dicembre 2014;
    ad adottare misure di esenzione in materia di IMU e TARSU per i fabbricati distrutti o resi inagibili totalmente o parzialmente a causa dei citati eventi sismici, sino al rilascio della futura eventuale certificazione di agibilità sismica, anche secondo quanto disposto dall’ordine del giorno n. 25 approvato dal Governo nella seduta della Camera del giorno 18 giugno 2013;
    a disporre la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi e delle rate di mutuo, nonché la sospensione di ogni procedura di esecuzione forzata posta in essere sui beni di persone fisiche e giuridiche residenti nelle aree colpite dal sisma del 26.10.2012, da concessionari della riscossione e da istituti di credito: conseguentemente, dovrebbero essere annullate eventuali sanzioni già irrogate;
    ad escludere, dal computo del saldo rilevante ai fini del rispetto del patto di stabilità interno le spese in conto capitale e di parte corrente sostenute dai comuni per interventi urgenti e per il personale utilizzato per fronteggiare lo stato di emergenza conseguente ai predetti eventi;
    ad autorizzare le amministrazioni locali colpite dal sisma del 26.10.2012 ad impegnare eventuali avanzi di bilancio, in deroga al patto di stabilità interno, per anticipare, nelle more della definizione delle misure statali, le somme necessarie ad interventi urgenti per i danni subiti dalla popolazione colpita.
    9/1197/13. Antezza, Bruno Bossio, Oliverio, Folino, Covello, Placido, Realacci, Stumpo, D’Attorre, Magorno, Censore, Aiello, Bruno, Galati, Latronico, Barbanti, Liuzzi, Nesci, Parentela, Dieni.

    La Camera,
    premesso che:
    in data odierna la regione Basilicata, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare hanno siglato un Accordo di Programma Quadro per la bonifica dei siti SIN della Valbasento e di Tito in Basilicata prevedendo anche l’attivazione di un sistema di gestione e controllo della spesa (Sigeco) e procedure per assicurare la celerità dei procedimenti autorizzativi degli interventi di caratterizzazione, di bonifica e di ripristino ambientale;
    l’Accordo prevede una campagna di interventi, finanziata principalmente con il Fondo di sviluppo e Coesione per promuovere la riconversione industriale, la reindustrializzazione e la riqualificazione economica dei siti;
    le progettazioni esecutive degli interventi saranno consegnate nel prossimo autunno;
    il metodo utilizzato per la Basilicata può essere usato anche per altri siti da bonificare e mi riferisco in particolare al sito di Gela in Sicilia con l’obiettivo di mettere in sicurezza il territorio e consentire di rilanciarne le condizioni di sviluppo,

    impegna il Governo

    a riferire semestralmente alle competenti commissioni parlamentari sull’avanzamento dei lavori di bonifica per i siti Sin della Valbasento e a prevedere un analogo APQ anche per Gela.
    9/1197/14. Burtone.

    La Camera,
    premesso che:
    il provvedimento in discussione recante «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015. Trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizioni sulla composizione del CIPE» contiene al suo interno anche misure per l’emergenza ambientale in alcune zone del Paese, tra cui la Campania;
    nello specifico, il provvedimento all’articolo 2 reca Disposizioni per far fronte all’emergenza ambientale nella Regione Campania;
    al confine fra la provincia di Napoli e quella di Caserta, ovvero sul confine fra il comune di Giugliano e quello di Villa Literno, per la precisione in località Taverna del Re, sorge un sito di stoccaggio «temporaneo» di ecoballe con un’ampiezza di circa 130 ettari;
    il sito fu allestito nel 2001, e fu progettato perché vi fossero accatastate 4 milioni di ecoballe di una tonnellata ciascuna, mentre veniva costruito l’inceneritore di Acerra, dove, secondo i piani, le ecoballe sarebbero state bruciate;
    a distanza di dodici anni, le ecoballe sono ancora lì e si calcolano in numero probabilmente superiore a 7 milioni di tonnellate;
    sulla qualità delle ecoballe di CDR si nutrono molti dubbi; secondo indagini della magistratura sarebbero, in realtà, fuori norma perché non contengono CDR ma rifiuti d’ogni tipo; proprio questo ne impedirebbe la termodistruzione mentre, però, su questa sterminata piazzola di cemento, continuano a restare lì, con rischi incalcolabili per l’ambiente e per la salute pubblica;
    il complesso di Taverna del Re negli ultimi anni è stato più volte colpito da incendi dolosi, per fortuna domati in tempo e non estesi; la possibilità di un mega incendio del sito rappresenta il pericolo di una catastrofe ambientale di dimensioni enormi;
    ad oggi non esistono progetti, idee, proposte operative sul destino di questo enorme sito,

    impegna il Governo

    ad attivare le necessarie iniziative, nell’ambito delle proprie competenze, unitamente ai livelli territoriali, al fine di individuare una soluzione operativa, ecosostenibile, per il sito di stoccaggio di ecoballe di «Taverna del Re», nel comune di Giugliano, su cui incombe un pericolo serio per il territorio e la salute.
    9/1197/15. Bossa, Palma.

    La Camera,
    premesso che:
    il disegno di legge di conversione del decreto d’urgenza in esame prevede il trasferimento di funzioni in materia di turismo dalla Presidenza del Consiglio al Ministro per i beni e le attività culturali;
    dalla soppressione del Ministero del turismo e dello spettacolo istituito nel 1959, avvenuta con referendum popolare nel 1993, le competenze di questo settore sono state attribuite a svariati ministeri e Dipartimenti della Presidenza del Consiglio, fatto che ne ha ridotto le potenzialità economiche;
    le criticità del settore sono legate soprattutto alla parcellizzazione delle competenze, avviata con la riforma costituzionale del Titolo V della Costituzione del 2001, che ha incluso il turismo tra le materie di competenza residuale delle Regioni, sottraendolo al controllo diretto dell’amministrazione centrale chiamata ad indicare solo politiche generali;
    la moltiplicazione e il ridotto coordinamento dei centri decisionali – Governo, regioni, province, comuni, comunità montane – ha ulteriormente aggravato la situazione facilitando ridondanze, disparità e sprechi;
    il settore turistico, da sempre sottovalutato, contribuisce al prodotto interno lordo (Pil) con oltre 130 miliardi di euro e con 2,2 milioni di persone occupate, costituisce quindi un possibile volano per la ripresa economica;
    lo sviluppo del comparto rappresenta una preziosa occasione che il Paese non può perdere, visto che si colloca al primo posto per numero di siti iscritti come «patrimonio dell’umanità» ma è valutato solo al settantaseiesimo posto per le politiche governative di sostegno;
    delle 160 tipologie di turismo catalogate nel mondo, il Belpaese è in grado di offrirne solo 100 malgrado lo sterminato patrimonio culturale, enogastronomico e di attrazioni naturali, che potrebbe favorire facilmente la leadership nel settore e la creazione di nuovi posti di lavoro,

    impegna il Governo

    ad adottare un opportuno provvedimento affinché venga rendicontato l’utilizzo dei fondi statali destinati al settore turistico, in modo da verificare il loro effettivo impiego a supporto del comparto indicando nello specifico le singole finalità perseguite.
    9/1197/16. Prodani, Da Villa, Crippa, Vallascas, Della Valle, Petraroli, Fantinati, Mucci.

    La Camera,
    premesso che:
    il provvedimento in esame prevede, tra l’altro, disposizioni finalizzate al contrasto delle emergenze ambientali e delle catastrofi naturali;
    nello specifico, gli articoli due e tre del decreto legge riguardano il servizio della raccolta dei rifiuti nel territorio di Palermo e la gestione degli impianti di collettamento e depurazione in Campania, mentre gli articoli dal sei all’otto riguardano, a vario titolo, interventi in favore degli abitanti delle zone colpite dal terremoto in Emilia Romagna nel 2012 e Abruzzo nel 2009;
    secondo i dati forniti da Legambiente, in Italia il rischio frane e alluvioni interessa non solo tutto il Paese ma addirittura due comuni su tre, a causa di un diffuso dissesto idrogeologico che modifica il territorio con effetti spesso distruttivi per le infrastrutture, le opere, le attività produttive e la stessa vita dei cittadini;
    abusivismo edilizio, estrazione illegale di inerti, disboscamento indiscriminato, cementificazione selvaggia, abbandono delle aree montane, agricoltura intensiva sono solo alcuni dei fattori principali che contribuiscono in modo determinante a sconvolgere l’equilibrio idrogeologico di un territorio;
    il nostro Paese quindi, sia per incuria che per conformazione naturale, presenta una serie di criticità per le quali è possibile e si deve intervenire prevedendo meccanismi di intervento uniformi per tutto il territorio nazionale;
    la gestione di situazioni emergenziali con decreti ad hoc privi di una cornice normativa univoca, come è stato nel caso drammatico dei recenti terremoti in Emilia Romagna e Abruzzo, determina il ricorso a procedure di volta in volta differenti, che generano confusione e moltiplicando gli enti istituzionali coinvolti,

    impegna il Governo

    ad adottare urgentemente un apposito atto normativo organico in materia di disastri ambientali che stabilisca, nello specifico, competenze istituzionali, procedure e responsabilità in caso di eventi calamitosi o incidenti.
    9/1197/17. Crippa, Vallascas, Della Valle, Petraroli, Fantinati, Mucci.

    La Camera,
    premesso che:
    il provvedimento in esame prevede alcune disposizioni relative alle Camere di commercio italo-estere ed estere in Italia, qualificandole come associazioni di diritto privato e stabilendo, tra l’altro, alcune norme sulla durata delle cariche interne da parte dei rispettivi e sull’approvazione degli statuti;
    il funzionamento di queste Camere di commercio è fondamentale per il rilancio della nostra economia perché agevolano l’accesso delle imprese straniere al nostro mercato interno, costituiscono un sistema fondamentale di attrazione di investimenti, promuovono l’instaurazione di contatti per la conclusione di affari e svolgono un’intensa azione di informazione e comunicazione;
    la loro importanza è evidente considerato che ad oggi, secondo i dati forniti da Unioncamere, sono ben 39 le Camere di commercio italo-estere attive;
    secondo i dati ufficiali contenuti nel «Piano nazionale export» presentato dal precedente governo il 16 gennaio scorso, nel 2012 il nostro Paese ha concluso esportazioni di beni e servizi per 473 miliardi di euro mentre si è registrata una contrazione delle importazioni, a dimostrazione di come il mercato internazionale sia interessato ai prodotti Made in Italy;
    la collaborazione internazionale tra le aziende costituisce una risorsa fondamentale in un periodo di grave crisi economica, soprattutto quando coinvolge le imprese dei Paesi in via di sviluppo, attualmente in fase di crescita ed espansione nei mercati mondiali,

    impegna il Governo

    ad adottare un provvedimento al fine di favorire e potenziare una maggior collaborazione delle Camere di commercio italo-estere ed estere con l’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, per sostenere l’esportazione italiana soprattutto nei Paesi in via di sviluppo ed attrarre anche gli investimenti stranieri nel nostro Paese.
    9/1197/18. Da Villa, Prodani, Crippa, Vallascas, Della Valle, Petraroli, Mucci, Fantinati.

    La Camera,
    premesso che:
    il rapporto redatto dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) Managing municipal solid waste 2013 – a review of achievements in 32 European countries che analizza, al 2010, lo stato del trattamento e della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani in 32 paesi europei, precisa che, nel 2010, in Italia è stato riciclato solo il 35 per cento dei rifiuti urbani. Si tratta di una percentuale ancora molto lontana dall’obiettivo che il nostro Paese si era dato nel 2006: raggiungere il 55 per cento di raccolta differenziata entro il 2010 e portare questo livello al 65 per cento entro il 2012, anche in ossequio alla direttiva comunitaria 98/2008. Rileva sempre l’AEA che in Italia non esiste un sistema standard nazionale per calcolare il tasso di riciclo. Le percentuali vengono stimate a partire dai dati sulla raccolta differenziata assemblando i dati sull’organico e quelli sul recupero dei materiali;
    uno dei problemi cronici della raccolta dei rifiuti in Italia resta il massiccio ricorso alle discariche. Nemmeno in questo ambito sono stati raggiunti gli obiettivi sottoscritti a livello comunitario, che prevedevano un limite massimo del 50 per cento di rifiuti «sotterrati» entro il 2009 e, in linea più generale, la marginalizzazione di questa opzione di smaltimento rifiuti. Sempre nel 2010 l’Italia era ancora a quota 54 per cento. A rendere la situazione ancora più critica restano le forti disparità che si registrano tra le regioni italiane. Solo 5 regioni su 20 hanno raggiunto questo obiettivo: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, mentre molte altre regioni sono ancora lontane dal predetto traguardo. È, ad esempio, il caso della Sicilia dove il 93 per cento dei rifiuti va a finire in discarica, del Molise con l’84 per cento e della Basilicata con l’83 per cento. Le stesse disparità regionali valgono anche per il tasso di riciclo: in Italia si passa dal 9 per cento della Sicilia al 59 per cento del Veneto;
    nella parte meridionale e insulare del Paese, negli ultimi 19 anni abbiamo assistito al commissariamento di ben 5 Regioni, dove risiede oltre 1/3 della popolazione italiana (oltre 22 milioni di cittadini) per la grave emergenza rifiuti che le caratterizzava: a Campania e Puglia commissariate nel 1994, si sono aggiunte nel 1997 la Calabria, nel 1999 la Sicilia e nel 2001 il Lazio. Uno strumento, quello del commissariamento, che si è dimostrato di dubbia utilità, se non altro per la sua reiterazione, o addirittura dannoso per il continuo ricorso a procedure emergenziali che sovente hanno contribuito a cronicizzare l’emergenza rifiuti senza risolverla;
    la criticità della situazione nelle Regioni commissariate è confermata anche dai dati dell’Ispra secondo cui in Sicilia viene smaltito in discarica ancora il 93 per cento dei rifiuti urbani prodotti, in Puglia il 67 per cento, nel Lazio il 74 per cento e in Calabria il 61 per cento. Caso a parte risulta essere quello della Campania, che con il suo 48 per cento di rifiuti urbani smaltiti in discarica presenta un dato viziato da milioni di tonnellate di rifiuti stoccati in superficie, nelle cosiddette «eco-balle», in attesa della loro combustione;
    sempre secondo l’Ispra bassissime sono poi le percentuali di raccolta differenziata raggiunte nel 2010 dalle realtà soggette a commissariamento: si va dal 9 per cento della Sicilia al 33 per cento della Campania, passando per il 12 per cento di Calabria, il 15 per cento della Puglia e il 16 per cento del Lazio e non risulta che la situazione sia drasticamente migliorata negli anni successivi;
    a rilevare diversi aspetti critici sui regimi commissariali di gestione dei rifiuti si è aggiunta anche la Corte dei Conti che, già dal 2007, ha censurato la procedura di ricorso ai commissari. La magistratura contabile ha stimato le spese dei commissari fissandole a più di 1,8 miliardi di euro in totale tra il 1997 e il 2005 nelle 5 regioni in emergenza, sottolineando che: «il gap nella percentuale della raccolta differenziata con la media nazionale s’è addirittura aggravato, e questo nonostante il profluvio di risorse dedicate allo sviluppo della stessa», e stigmatizzando l’operato dei Commissari con la «sostanziale abdicazione della gestione commissariale delle sue prerogative di programmazione e coordinamento» o evidenziando imperdonabili sottovalutazioni in regioni a rischio come: i «gravi problemi di infiltrazioni malavitose oltre che di compatibilità con i sistemi di affidamento degli appalti imposti dalle direttive comunitarie»;
    la Commissione europea probabilmente deferirà nuovamente l’Italia alla Corte europea di giustizia, giovedì 20 giugno 2013, per non aver dato esecuzione alla sentenza con cui la stessa Corte aveva già condannato lo Stato italiano per la vicenda dei rifiuti in Campania,

    impegna il Governo

    a presentare al Parlamento una relazione dettagliata sullo stato e sui risultati di tutti i regimi commissariali governativi per la gestione dell’emergenza rifiuti nelle regioni coinvolte e ad implementare un piano organico nazionale per il superamento dell’emergenza rifiuti nei territori interessati dai commissariamenti.
    9/1197/19. Realacci, Borghi, Bratti, De Rosa, Segoni, Zolezzi, Tino Iannuzzi, Alli, Mariastella Bianchi, Braga, Cominelli, Dallai, Gadda, Mariani, Pellegrino, Zaratti, Zan.

    La Camera,
    premesso che:
    l’Unione europea ha stanziato 670 milioni di euro, quale Fondo di solidarietà europeo, per le zone colpite dal terremoto del maggio 2012;
    di questi 670 milioni di euro, 37 sono stati destinati alla Lombardia, ovvero al territorio mantovano, quale quota stabilita sulla base dei danni certificati dal Dipartimento nazionale di protezione civile;
    i 37 milioni di euro sono entrati nella contabilità speciale della Regione Lombardia il 19 gennaio 2013;
    la sezione Lombarda della Corte dei conti non ha ancora autorizzato la spesa del Fondo destinato ai territori mantovani;
    si evidenzia che se questi Fondi non dovessero essere utilizzati entro dicembre 2013 rientreranno nelle disponibilità dell’Unione europea, con grave danno per la ricostruzione dei territori mantovani colpiti dal sisma del maggio 2012 e per l’immagine delle istituzioni del nostro Paese;
    l’autorizzazione all’utilizzo dei 37 milioni di euro da parte della sezione lombarda della Corte dei conti potrebbe avvenire sulla base di un provvedimento governativo,

    impegna il Governo

    a verificare compiutamente lo stato della procedura esposta in premessa e ad emanare urgentemente un provvedimento che consenta l’utilizzo del Fondo di solidarietà europeo per la ricostruzione del patrimonio pubblico dei territori mantovani colpiti dal sisma del maggio 2012.
    9/1197/20. Carra, Colaninno, Martelli.

    La Camera,
    in occasione dell’esame del disegno di legge A.C. n. 1197 di conversione del decreto-legge 26 aprile 2013, n.43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015. Trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizioni sulla composizione del CIPE;
    premesso che:
    gli eventi sismici del maggio 2012 si caratterizzano per aver colpito un territorio ad alta densità produttiva e commerciale;
    considerata:
    la necessità di garantire ai cittadini e alle imprese dell’Emilia, colpiti da tali eventi sismici, le condizioni migliori per la ricostruzione e per tornare a quei livelli occupazionali e produttivi che ne caratterizzano la quotidianità e la vita sociale;
    viste:
    le disposizioni dell’articolo 3 del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 26 giugno 2012 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 204 del 1o settembre 2012) recante aiuti alle imprese colpite dal terremoto dell’Aquila,

    impegna il Governo

    nel rispetto dei limiti fissati dall’Unione europea in materia di aiuti di Stato alle imprese, e dei vincoli di finanza pubblica a valutare la possibilità di adottare per le micro imprese localizzate nei comuni più colpiti dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012, nonché per i lavoratori autonomi operanti nei medesimi comuni, misure di fiscalità di vantaggio in analogia alle norme già disposte per le imprese de L’Aquila, ai sensi del decreto ministeriale richiamato in premessa, che prevedono agevolazioni, per un limite massimo di 200.000 euro nell’arco del triennio, e che prevedono l’esenzione dalle imposte sui redditi fino a 100 mila euro, dall’imposta regionale sulle attività produttive, dall’Imu sugli immobili utilizzati per l’esercizio dell’attività economica, dalla Tares nonché l’esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato o a tempo determinato che abbiano un contratto della durata di almeno un anno.
    9/1197/21. Ghizzoni, Baruffi, Lenzi, Patriarca, Richetti, Giuditta Pini, Marchi, Carlo Galli.

    La Camera,
    in occasione dell’esame del disegno di legge A.C. n. 1197 di conversione del decreto-legge 26 aprile 2013, n.43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015. Trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizioni sulla composizione del CIPE;
    premesso che:
    l’articolo 8 del provvedimento in esame contiene «norme per la prosecuzione delle attività di rimozione delle macerie causate dal sisma del 6 aprile 2009 in Abruzzo»;
    il comma 4 dell’articolo in esame stabilisce che, limitatamente alle fasi di raccolta e trasporto, le macerie, sono considerate rifiuti urbani non specificati altrimenti, classificati con il codice CER 20.03.99;
    i materiali definiti macerie dalle norme in esame sono quelli derivanti dal crollo degli edifici pubblici e privati, dalle attività di demolizione e abbattimento degli edifici pericolanti a seguito di ordinanza sindacale, da interventi edilizi effettuati su incarico della pubblica amministrazione;
    le norme suddette dispongono, inoltre, che non costituiscono rifiuto: i beni di interesse architettonico, artistico e storico; i beni ed effetti di valore anche simbolico; i coppi, i mattoni, le ceramiche, le pietre con valenza di cultura locale; il legno lavorato e i metalli lavorati;
    la classificazione con il codice CER 20.03.99 è derogatoria rispetto alle previsioni dell’articolo 184 del decreto legislativo n. 152 del 2006 (cosiddetto Codice dell’ambiente), dato che i materiali provenienti da demolizione rientrano, ai sensi dell’Allegato D del decreto legislativo n. 152 del 2006, nella classe 17 «Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione». Tali rifiuti, pertanto, ai sensi dell’articolo 184, comma 3, lettera b), del Codice, sono rifiuti speciali,

    impegna il Governo

    ad assicurare che le operazioni di rimozione e trasporto dei materiali derivanti dal crollo o demolizioni a seguito del sisma che ha colpito l’Aquila nell’aprile del 2009 siano svolte tenendo in debita considerazione la possibilità che tali materiali contengano rifiuti pericolosi contaminati da amianto, adottando le opportune misure di precauzione a tutela della salute degli operatori e della salvaguardia dell’ambiente.
    9/1197/22. Braga.

    La Camera,
    in occasione dell’esame del disegno di legge A.C. n. 1197 di conversione del decreto-legge 26 aprile 2013, n.43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015. Trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizioni sulla composizione del CIPE;
    premesso che:
    il provvedimento in esame contiene disposizioni a favore delle imprese e delle persone colpite dagli eventi calamitosi verificatisi nel 2012;
    è necessario garantire ai cittadini e alle imprese dell’Emilia colpiti dagli eventi sismici del maggio 2012, la certezza del diritto e le condizioni migliori per la ricostruzione;
    il comma 13 dell’articolo 11 del decreto-legge n. 174 del 2012, recante disposizioni per il favorire il superamento delle conseguenze del sisma del maggio 2012, con riferimento agli interessi relativi ai finanziamenti erogati dalle banche, potrebbe creare disparità di trattamento tra i beneficiari che hanno attivato il finanziamento a novembre 2012 e quelli che lo attiveranno a novembre dell’anno in corso,

    impegna il Governo

    a valutare l’opportunità di adottare iniziative normative volte ad allineare le durate dei periodi di rimborso dei finanziamenti agevolati, attraverso la rimodulazione temporale della autorizzazione di spesa recata dal comma 13 dell’articolo 11 del decreto-legge n. 174 del 2012.
    9/1197/23. Bratti, Ghizzoni, Baruffi, Patriarca, Richetti.

    La Camera,
    in occasione dell’esame del disegno di legge A.C. n. 1197 di conversione del decreto-legge 26 aprile 2013, n.43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015. Trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizioni sulla composizione del CIPE;
    premesso che:
    il provvedimento in esame contiene disposizioni a favore delle imprese e delle persone colpite da eventi calamitosi verificatisi nel 2012, l’articolo 1, comma 548, della legge n. 228 del 2012, incrementa di 250 milioni di euro per il 2013, la dotazione del Fondo per la protezione civile di cui all’articolo 6, comma 1, del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 142, destinando le suddette risorse «a interventi in conto capitale nelle regioni e nei comuni interessati dagli eventi alluvionali che hanno colpito il territorio nazionale nel mese di novembre 2012»;
    la norma suddetta non trova applicazione a favore di quelle imprese che hanno perso prodotti e scorte custodite nei magazzini e nei depositi, in quanto il campo di applicazione è limitato agli interventi in conto capitale,

    impegna il Governo

    a valutare l’opportunità di adottare iniziative normative volte ad ampliare il campo di applicazione della norma di cui trattasi, al fine di ricomprendervi anche i risarcimenti per la perdita delle scorte custodite in magazzini e depositi e comunque presso le sedi delle imprese interessate, distrutte dagli eventi alluvionali del novembre del 2012.
    9/1197/24. Mariani, Sani, Sbrollini.

    La Camera,
    considerata la necessità di garantire ai cittadini e alle imprese, colpiti dagli eventi sismici del maggio 20 12, la certezza del diritto e le condizioni migliori per la ricostruzione;
    valutato:
    che molte imprese e famiglie del territorio avevano sottoscritto contratti di assicurazione con copertura del rischio sismico e che le assicurazioni sono in fase di liquidazione degli indennizzi;
    che il ricorso alle polizze assicurative comporta un significativo risparmio per le finanze pubbliche;
    ritenuto quindi doveroso favorire e incentivare tale pratica di autotutela da parte dei cittadini e delle imprese;
    atteso:
    che la copertura dei danni con i contributi pubblici è riconosciuta nella misura del 100 per cento;
    che la copertura stessa è riconosciuta al netto di eventuali risarcimenti assicurativi;
    considerato:
    che l’articolo 12-bis della legge 1o agosto 2012 n. 122, di conversione del decreto-legge 6 giugno 2012 n. 74, dispone che per le imprese che abbiano subito danni «per effetto degli eventi sismici del maggio 2012, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell’imposta regionale sulle attività produttive le plusvalenze e le sopravvenienze derivanti da indennizzi o risarcimenti per danni connessi agli eventi sismici», fatta salva l’autorizzazione della Commissione europea;
    che l’autorizzazione della UE alla detassazione degli indennizzi, ivi compresi quelli assicurativi, sia già ricompresa nelle decisioni della Commissione europea del 19 dicembre 2012, che nulla ha avuto da eccepire in proposito;
    valutato che, in caso di tassazione degli indennizzi assicurativi, a fronte di un risarcimento pieno e fiscalmente esente dei non assicurati, si determinerebbe la situazione paradossale per cui svantaggiato e penalizzato risulterebbe proprio chi ha scelto per tempo di tutelare i propri beni attraverso polizza assicurativa;
    posto che analogo orientamento è stato espresso dal Senato della Repubblica, con apposito odg approvato in relazione alla legge di conversione del decreto-legge n. 43 del 2013,

    impegna il Governo

    ad emanare un provvedimento normativo, interpretativo dell’articolo 12-bis della legge 1o agosto 2012 n. 122, di conversione del decreto-legge 6 giugno 2012 n. 74, dal quale risulti, senza ulteriori incertezze e senza margini ulteriori di interpretazione che alla voce «indennizzi o risarcimenti per d anni connessi agli eventi sismici che non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell’imposta regionale sulle attività produttive» si devono intendere anche gli indennizzi e i risarcimenti assicurativi;
    a considerare immediatamente operativa la norma così interpretata.
    9/1197/25. Baruffi, Ghizzoni, Anzaldi, Arlotti, Borghi, Bolognesi, Bratti, De Maria, De Micheli, Marco Di Maio, Fabbri, Carra, Carlo Galli, Gandolfi, Incerti, Iori, Lattuca, Lenzi, Maestri, Marchi, Mogherini, Montroni, Petitti, Giuditta Pini, Richetti, Zampa, Patriarca.

    La Camera,
    premesso che:
    nei mesi scorsi eccezionale ondata di maltempo ha provocato alluvioni ed esondazioni in numerose regioni d’Italia, in particolare nella regione Piemonte, causando enormi disagi alla popolazione, ingenti impegni di spesa per le Amministrazioni locali, e danni ingentissimi al comparto agricolo;
    il decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, all’articolo 11, con riferimento al sisma 2012, reca disposizioni volte a garantire risorse economiche per i comuni, deroga al Patto di stabilità per gli enti locali, finanziamenti agevolati per le imprese danneggiate; finanziamenti agevolati per gli interventi di ricostruzione, deroghe transitorie per la regolarizzazione di adempimenti fiscali, burocratici e tributari, credito d’imposta per i soggetti danneggiati, anticipazione dei trattamenti pensionistici;
    è doveroso ricordare che eventi atmosferici di eccezionale gravità (fra cui alluvioni, esondazioni, siccità, nevicate) stanno colpendo sempre con maggiore frequenza il nostro Paese,

    impegna il Governo:

    ad assumere urgenti iniziative per il riconoscimento dello stato di calamità per la Regione Piemonte e le altre regioni interessate, in particolare a sostegno del comparto agricoltura, e volte ad effettuare con la massima urgenza una puntuale ricognizione e stima dei danni, al fine di poter valutare ogni intervento che si dovesse rendere necessario;
    ad assumere ogni opportuna iniziativa volta a prevedere l’assegnazione di risorse finanziarie, per il ristoro dei danni subiti dai soggetti pubblici e privati ricadenti nei comuni interessati dagli eventi alluvionali che hanno colpito le varie regioni, in specie riguardanti dissesto idrogeologico e viabilità.
    9/1197/26. Paola Bragantini, Bargero, Fiorio, Bonomo, Bobba, Gribaudo, Giorgis, D’Ottavio, Boccuzzi, Borghi, Bonifazi, Fregolent, Rossomando.

    La Camera,
    premesso che:
    all’articolo 7-ter del provvedimento in esame, che reca disposizioni urgenti per l’infrastruttura ferroviaria nazionale, è autorizzata la spesa di 120 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2024, per il finanziamento degli investimenti relativi alla rete infrastrutturale ferroviaria nazionale, da attribuire con delibera CIPE, con priorità per la prosecuzione dei lavori relativi al Terzo Valico dei Giovi e per il quadruplicamento della linea Fortezza-Verona di accesso sud alla galleria di base del Brennero;
    considerato che:
    occorre – con priorità – avviare la realizzazione di opere ferroviarie strategiche di interesse nazionale all’incrocio tra il corridoio mediterraneo (ex Corridoio 5) e il corridoio Adriatico-Baltico;
    l’avvio immediato di tali interventi si rende necessario per garantire collegamenti efficienti tra comuni, anche contermini, e con importanti nodi ferroviari di confine, ma in particolare per il superamento delle strozzature di trasporto e logistiche con i corridoi transeuropei intermodali di trasporto,

    impegna il Governo

    ad adottare iniziative normative volte a destinare con priorità, ulteriori risorse all’infrastruttura ferroviaria nazionale, di cui all’articolo 7-ter del provvedimento in esame, alla realizzazione di interventi localizzati all’incrocio tra il corridoio mediterraneo (ex corridoio 5) e il corridoio Adriatico-baltico, quali la circonvallazione ferroviaria esterna di Udine; il bivio S. Polo di Monfalcone; il collegamento Trieste-Capodistria-Divaccia (SLO); il raddoppio Cervignano-Udine.
    9/1197/27. Brandolin, Coppola, Malisani, Blazina, Rosato.

    La Camera,
    premesso che:
    nel provvedimento in esame («disegno di legge A.C. n. 1197 di conversione del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni Urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015. Trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizioni sulla composizione del CIPE») sono presenti norme specifiche a sostegno dei territori colpiti da eventi sismici e calamità naturali;
    dal 1990 il nostro ordinamento ha adottato una serie di leggi per sospendere e prorogare il versamento di imposte e contributi da parte delle imprese situate nelle zone colpite di calamità naturali. Nel 2002-2003 sono state poi introdotte misure che riducono del 90 per cento il debito fiscale e contributivo delle società interessate;
    nel 2007, nel 2010 e nel 2012 la Corte di Cassazione ha stabilito che tutte le persone colpite da alcune calamità naturali (in Sicilia e in Italia settentrionale) avevano diritto a un’agevolazione fiscale e previdenziale del 90 per cento, anche se avevano già versato gli oneri. Centinaia di imprese hanno così chiesto il recupero degli importi debitamente versati e i tribunali italiani stanno esaminando centinaia di richieste;
    tra il 2007 e il 2011 l’Italia ha adottato altre leggi simili che prevedono agevolazioni del 60 per cento a favore delle società situate nelle zone colpite da altri terremoti: Umbria e Marche (1997), Molise e Puglia (2002), Abruzzo (2009). Una misura simile ha ridotto del 50 per cento gli importi dovuti da società situate nell’area siciliana colpita dall’eruzione vulcanica e dal terremoto del 2002;
    nel mese di ottobre 2012 la Commissione europea, su segnalazione dell’Antitrust Ue, ha aperto un’indagine approfondita per verificare se le agevolazioni fiscali concesse dall’Italia alle imprese delle zone colpite da calamità naturali, come terremoti e alluvioni, siano in linea con le norme comunitarie sugli aiuti di stato;
    nello specifico la Commissione Ue dubita «della compatibilità delle misure con le norme sugli aiuti di Stato» in base alle quali gli aiuti pubblici destinati a ovviare ai danni causati dalle calamità naturali non devono superare il danno realmente subito. Il timore e che «non tutti i beneficiari degli aiuti siano imprese che hanno subìto realmente un danno causato da una calamità naturale, che in alcuni casi il danno non sia stato causato unicamente da una calamità naturale e che gli aiuti non si limitino sempre a compensare questo danno»;
    qualora l’indagine della Commissione e proseguisse su questa linea, il governo italiano sarà obbligato a recuperare dalle aziende interessate i benefici ricevuti;
    risulta evidente come tale ingiunzione causerebbe gravissime ripercussioni, sia in termine di fatturato che di sostenibilità dei livelli occupazionali, in migliaia di aziende presenti su tutto il Paese (nei diversi territori colpiti in questi anni da devastanti calamità naturali) che sarebbero costrette a sospendere le attività;
    tali aiuti economici sono stati erogati, come precedentemente esposto, da leggi dello Stato e confermate da sentenze della Corte di Cassazione,

    impegna il Governo

    ad intraprendere tutte le misure necessarie, in sede Comunitaria, atte a risolvere positivamente la procedura aperta dalla Commissione e dall’Antitrust e sulle agevolazioni fiscali concesse dall’Italia alle imprese delle zone colpite da calamità naturali, al fine di salvaguardare i diritti e la sopravvivenza stessa di tali imprese, dei lavoratori e del contesto sociale ed economico territoriale.
    9/1197/28. Fiorio, Bargero, Ferrari, D’Ottavio, Borghi, Bonomo, Paola Bragantini, Bobba.

    La Camera,
    premesso che:
    il fenomeno dei roghi tossici in Campania, negli ultimi dieci anni, si è rivelato come un flagello per intere generazioni;
    da più parti e con varia attendibilità scientifica si è rilevato come a questi roghi troppo spesso sono correlati significativi incrementi di patologie congenite, neonatali e neoplastiche in genere;
    tali roghi ormai rappresentano una vera piaga sociale che ammorba gli stessi rapporti tra cittadini ed istituzioni;
    questi roghi sono legati ai fenomeni criminali dello smaltimento illecito dei rifiuti,

    impegna il Governo

    a valutare di porre in essere ogni utile iniziativa anche legislativa per attivare una procedura straordinaria di pattugliamento e monitoraggio dei territori coinvolgendo anche le forze armate così come già accaduto per il passato per il contrasto ai fenomeni criminali mafiosi e di contrasto al contrabbando delle sigarette.
    9/1197/29. Russo.

    La Camera,
    premesso che:
    con le disposizioni di cui all’articolo 1 del disegno di legge, si prevede il trasferimento delle funzioni fin qui esercitate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in materia di turismo al ridenominato «Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo» e tale trasferimento risponde all’esigenza di valorizzazione del «combinato disposto» tra cultura e turismo quale chiave di volta della valorizzazione competitiva dell’offerta turistica del nostro Paese;
    resta ferma l’esigenza di procedere con tempestività e con continuità operativa,

    impegna il Governo:

    ad assicurare la massima tempestività nell’adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 5 del richiamato articolo e nel conseguente trasferimento di risorse umane, strumentali e finanziarie ai sensi dei commi da 2 a 8 dello stesso articolo;
    ad assicurare, ancora, nelle more dell’adozione del suddetto decreto, la più compiuta operatività dell’ufficio per le politiche del turismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di cui transitoriamente si avvarrà il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, nonché la più compiuta operatività dell’ENIT-Agenzia Nazionale del Turismo.
    9/1197/30. Taranto, Vignali, Civati, Del Basso De Caro, Folino, Martella, Peluffo, Impegno, Cani, Mariano, Senaldi.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, reca disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015, nonché trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizioni sulla composizione del CIPE;
    l’articolo 2 del provvedimento detta disposizioni volte a prorogare, fino al 31 dicembre 2013, in deroga alle norme del decreto-legge n. 59 del 2012 riguardanti la durata e la proroga delle gestioni commissariali, la disciplina emergenziale e la gestione commissariale in atto nel territorio di Palermo nel settore dei rifiuti urbani;
    tale intervento si è reso necessario per far fronte alla grave situazione esistente a Palermo con l’obiettivo di attivare un ciclo dei rifiuti che sottragga la città alla schiavitù della discarica incrementando in materia decisiva la raccolta differenziata, adeguando gli impianti di trattamento e puntando sul recupero energetico, così come accade già in molte città italiane ed in linea con le previsioni delle normative nazionali,

    impegna il Governo

    a riferire ogni tre mesi, attraverso il Commissario delegato, presso le Commissioni competenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica sull’attività svolta in corso d’opera fornendo la completa documentazione.
    9/1197/31. Schirò Planeta, Catania, Buttiglione, Galgano, De Mita.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 4 del provvedimento reca disposizioni volte ad assicurare la continuità operativa della gestione commissariale istituita per fronteggiare le condizioni di emergenza connesse alla vulnerabilità sismica della «Galleria Pavoncelli», fino al 31 marzo 2014;
    il comma 1-bis, introdotto nel corso dell’esame al Senato, obbliga il Commissario delegato:
    ad inviare al Parlamento e al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, una relazione semestrale ed una finale sulle attività svolte e sulle spese sostenute relativamente alla gestione commissariale;
    a riferire alle competenti Commissioni parlamentari, periodicamente e
    almeno ogni sei mesi, sullo stato di avanzamento degli interventi di cui alla ordinanza n. 3858 del 2010 nonché, in maniera dettagliata, sull’utilizzo delle risorse a tal fine stanziate,

    impegna il Governo

    a riferire ogni sei mesi, attraverso il Commissario delegato, presso le Commissioni parlamentari competenti in materia ambientale e infrastrutturale, in merito agli effetti e alle implicazioni di carattere ambientale annessi alle attività e agli interventi svolti con particolare riferimento a quelli riguardanti la captazione delle acque ed il minimo deflusso vitale.
    9/1197/32. De Mita, Palese, Paris.

    La Camera,
    considerato che:
    l’articolo 1, commi 7-bis e 7-ter del provvedimento in esame, riconosce l’area industriale di Trieste, con particolare riferimento all’area siderurgica delle Ferriere di Servola, come area di crisi industriale complessa, ai sensi dell’articolo 27 del decreto-legge n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, in funzione sussistenza della crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione nel territorio e dei suoi effetti sull’indotto;
    il citato articolo 27 decreto-legge n. 83 del 2012 ha introdotto un nuovo strumento chiamato «Progetto di riconversione e riqualificazione industriale», prevedendo che possano essere attivati i progetti di riconversione e riqualificazione industriale la cui finalità è quella di agevolare gli investimenti produttivi, anche di carattere innovativo, nonché la riconversione industriale e riqualificazione economico produttiva dei territori interessati;
    sotto il profilo del finanziamento sono previsti il cofinanziamento regionale, l’utilizzo di tutti i regimi d’aiuto (nazionale e comunitario) per cui ricorrano i presupposti, il contributo in conto interessi di cui all’articolo 7 del decreto-legge n. 120 del 1989; l’utilizzo delle risorse del Fondo per la crescita sostenibile;
    l’articolo 27 del decreto-legge n. 83 del 2012 prevede inoltre che il Piano di promozione industriale di cui agli articoli 5, 6, e 8 del decreto-legge n. 120 del 1989, sia applicato esclusivamente per i progetti di riconversione e riqualificazione industriale; il decreto-legge n. 120 del 1989 prevedeva anche la costituzione di un Fondo speciale di reindustrializzazione, le cui risorse sono poi state fatte confluire nel Fondo per la crescita sostenibile;
    ai fini della predisposizione del progetto di riconversione industriale per l’area industriale di Trieste è opportuno individuare con la maggior esattezza possibile il concorso finanziario dello Stato (che proviene, come osservato, da più tipologie di intervento), poiché l’efficacia del progetto è legata alla effettività delle somme,

    impegna il Governo

    a valutare l’opportunità, nei limiti dello stanziamento di bilancio già previsto, di definire il più presto possibile l’apporto finanziario dello Stato al progetto di riconversione e riqualificazione industriale dell’area industriale di Trieste, in modo da definirne con esattezza contenuti e limiti;
    a valutare l’opportunità di incrementare le risorse del Fondo per lo sviluppo sostenibile, sia in termini assoluti, sia in termini di quota da destinare agli interventi di crisi industriale.
    9/1197/33. Sandra Savino.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 8-bis del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, prevede regimi amministrativi diversificati per le terre e rocce da scavo;
    il comma 1 al fine di rendere più celere e agevolare la realizzazione degli interventi urgenti previsti dal decreto-legge che comportano la gestione di terre e rocce da scavo – adottando nel contempo una disciplina semplificata di tale gestione, proporzionata all’entità degli interventi da eseguire e uniforme per tutto il territorio nazionale – limita l’applicazione del decreto ministeriale 10 agosto 2012, n. 161 alle sole terre e rocce da scavo prodotte nell’esecuzione di opere soggette ad autorizzazione integrata ambientale (AIA) o a valutazione di impatto ambientale (VIA);
    il comma 2 introduce invece, in attesa della semplificazione della normativa per la gestione dei materiali da scavo, una disciplina specifica per i cantieri di piccole dimensioni, ossia per quelli che movimentano materiali da scavo in quantità inferiore a seimila metri cubi;
    in considerazione del combinato disposto dei commi 1 e 2, non è chiaro quale sia la disciplina applicabile agli interventi previsti dal decreto-legge n. 43 del 2013 in materia di terre e rocce da scavo in cantieri che movimentano materiali da scavo oltre i seimila metri cubi e per opere non soggette ad AIA o a VIA;
    considerata la necessità di chiarire la portata derogatoria del commi 1 e 2 del citato articolo 8-bis;
    considerata altresì la necessità di adottare una disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo, proporzionata all’entità degli interventi da eseguire e uniforme per tutto il territorio nazionale,

    impegna il Governo:

    a favorire in tempi brevissimi la semplificazione della disciplina sulla gestione delle terre e rocce da scavo uniforme su tutto il territorio nazionale e proporzionata all’entità degli interventi da eseguire, specificando la disciplina applicabile nel caso di terre e rocce da scavo relative a opere non soggette ad AIA o VIA.
    9/1197/34. Distaso, Alli, Latronico.

    La Camera,
    premesso che:
    all’articolo 5, comma 1 del presente decreto si richiama l’articolo 3, lettera a) del precedente decreto n. 59 del 2012. Tale articolo 3 lettera a) richiama precedenti ordinanze di protezione civile che contengono deroghe alla normativa comunitaria. Alcuni di tali deroghe, concesse in occasione di interventi urgenti di Protezione Civile, sono temporalmente limitate,

    impegna il Governo:

    a verificare attentamente la compatibilità comunitaria dei poteri straordinari conferiti al Commissario dell’Expo con particolare attenzione ai poteri ed alle deroghe già concesse in occasione del precedente decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, convertito, con modificazioni, nella legge 12 luglio 2012, n. 100;
    a non utilizzare le deroghe temporalmente scadute e comunque a condurre una opportuna verifica di compatibilità comunitaria con la Commissione europea.
    9/1197/35. Buttiglione, Galgano, Schirò Planeta, Gozi.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 5 del provvedimento contiene una serie di disposizioni concernenti l’evento Expo 2015, finalizzate a garantire il rispetto dei tempi stabiliti per il suo svolgimento e l’adempimento degli obblighi internazionali assunti dal Governo italiano nei confronti del Bureau International des Expositions (BIE), sui tempi di realizzazione dell’evento e delle opere essenziali e connesse indicate negli allegati del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 ottobre 2008, nonché degli interventi strettamente funzionali nel le programmazioni degli enti territoriali;
    in attuazione dell’articolo 14 del decreto-legge n. 112/2008 che istituisce l’Expo Milano 2015, è stato emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 ottobre 2008, successivamente integrato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1o marzo 2010, che ha istituito gli organi tra i quali, la società di gestione Expo Milano 2015 S.p.A., la cui funzione consiste nel porre in essere tutti gli interventi necessari per la realizzazione dell’Expo secondo quanto previsto nel dossier di candidatura approvato dal BIE;
    lo scorso 1o dicembre 2008 è stato approvato anche lo statuto della Società Expo 2015 Spa;
    successivamente il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 maggio 2013, ha provveduto a ridefinire gli organismi per la gestione delle attività connesse allo svolgimento di EXPO Milano 2015 e le relative competenze, sostituendo la disciplina dettata dal citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 ottobre 2008, che è stato abrogato;
    il medesimo provvedimento ha altresì previsto l’istituzione di un Commissario unico delegato dal Governo, subentrante al Commissario straordinario e al Commissario generale dell’Expo 2015, dotato di specifici poteri di governo dell’evento;
    la struttura commissariale antecedente alla nomina del Commissario unico si riferiva al D.P.C.M. 5 agosto 2011 con cui erano stati nominati, fino al 31 dicembre 2016, il sindaco di Milano Commissario straordinario del Governo e l’ex presidente della regione Lombardia Commissario generale per la realizzazione dell’Expo 2015;
    la disciplina che deriva dalle nuove disposizioni stabilisce che al Commissario unico siano attribuiti tutti i poteri e le funzioni del Commissario straordinario e del Commissario generale dell’Expo 2015, incluse le deroghe previste nelle ordinanze di protezione civile emanate, ad eccezione delle funzioni di rappresentanza internazionale;
    nel corso dell’esame del provvedimento al Senato, sono state introdotte alcune disposizioni per le quali al Commissario sono attribuiti poteri sostitutivi per risolvere situazioni o eventi ostativi alla realizzazione delle opere essenziali e connesse, alla partecipazione degli Stati e degli enti iscritti o al regolare svolgimento dell’evento,

    impegna il Governo

    a valutare gli effetti applicativi delle norme richiamate in premessa, al fine di adottare futuri interventi normativi volti a modificare l’attuale disciplina, al fine di consentire la delega dei poteri di deroga e sostitutivi da parte del Commissario Unico ai soggetti nominati secondo quanto previsto all’articolo 5 comma 1, lettera a), punto 2-bis, fermo restando l’esercizio del controllo sul corretto ed efficiente utilizzo di tali poteri da parte dei vari livelli di controllo previsti dall’ordinamento vigente.
    9/1197/36. Alli.

    La Camera,
    premesso che:
    la ristrettezza dei tempi a disposizione per l’esame della Camera dei Deputati, sia in Aula che nelle Commissioni competenti, non ha consentito di apportare modifiche sensibili al testo già approvato dal Senato;
    va comunque sottolineato che il provvedimento in esame non interviene su altre rilevanti situazioni di emergenza che hanno colpito il paese recentemente, come l’evento alluvionale di eccezionale entità che ha devastato, nel mese di novembre 2012, interi territori (in particolare in Liguria, Toscana, Umbria, Triveneto ed Alto Lazio), causando vittime tra la popolazione civile, l’evacuazione di migliaia di persone dalle proprie case, danni ingenti a numerosi centri abitati, aree artigianali, commerciali, produzioni agricole e al patrimonio storico artistico e culturale territoriale;
    sono state intraprese alcune misure di sostegno per tali territori. Nello specifico l’articolo 1, comma 548, della legge 228/2012, incrementa di 250 milioni di euro per il 2013, la dotazione del Fondo per la protezione civile di cui all’articolo 6, comma 1, del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 142 destinando le suddette risorse «a interventi in conto capitale nelle regioni e nei comuni interessati dagli eventi alluvionali che hanno colpito il territorio nazionale nel mese di novembre 2012»;
    i territori colpiti hanno inoltre ottenuto il riconoscimento dello stato di calamità naturale;
    nonostante tali iniziative rimangono ancora molte problematiche in sospeso, soprattutto in relazione al tessuto di imprese colpite dall’alluvione ed al risarcimento per i privati;
    per consentire la ripresa produttiva delle aree interessate, sono necessari interventi adeguati, articolati in modo conforme a quanto previsto in passato per situazioni del tutto analoghe;
    risulta particolarmente grave la situazione del comparto agricolo (seminativi, ortofrutta, vitivinicolo, florovivaismo), zootecnico e dell’acquacoltura, ma anche nel settore dell’agroindustria e dell’industria alimentare, poiché l’intensità delle precipitazioni e le acque di inondazione sono state causa di ingenti danni alle strutture agricole, ma anche al patrimonio di scorta soprattutto foraggi, farine, gasolio agricolo e macchine e attrezzature;
    la situazione presenta danni alla viabilità rurale, alla rete idraulica scolante aziendale ed interaziendale; gravi danni hanno subito anche i fabbricati rurali strumentali per le attività che caratterizzano le aree colpite, quali opere di recinzione, serre, magazzini e rimesse attrezzi, stalle per allevamenti bovini e ovini, fabbricati ad uso civile abitazione e agriturismi; sono pesanti anche i danni subiti da produzioni vitivinicole di pregio;
    in alcuni casi molte imprese agricole e le relative attività risultano pressoché distrutte per cui, stante la difficoltà del momento, viene addirittura messa in dubbio la ripresa delle attività. In molti casi pertanto, al danno si aggiunge la perdita di posti di lavoro, poiché gli interventi di ripristino si presentano importanti e privi di un adeguato sostegno finanziario;
    per quel che riguarda la sola provincia di Grosseto (uno delle zone maggiormente colpite) le aree più colpite interessano circa 30.000,00 ettari di superfici a seminativo, di cui circa 1/3 già seminati, mentre la restante parte è di difficile messa a coltura a causa della difficoltà del recupero della rete idraulica scolante in concomitanza dell’attuale annata agraria;
    alcune delle regioni interessate, in sede di riparto dello stanziamento dei 250 milioni di euro sopracitati, hanno chiesto che una quota della somma stanziata per le alluvioni potesse essere erogata anche per indennizzare i danni subiti dai privati, oltre che per la ricostruzione e gli interventi infrastrutturali pubblici;
    nel mese di gennaio 2013, il Ministro delle Politiche agricole ha firmato alcuni decreti che prevedono l’attivazione per i danni alle produzioni, alle aziende agricole ed alle infrastrutture connesse alle attività agricole, del Fondo di solidarietà nazionale (di cui al decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 102 e successive modifiche) per i territori colpiti dalle alluvioni del mese di ottobre 2012;
    il Fondo di solidarietà nazionale non è stato però rifinanziato con la Legge di Stabilità e dovrebbe quindi essere attualmente insufficiente per coprire gli interventi necessari;
    anche in relazione a quanto espresso, la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, ha approvato un parere al provvedimento in esame, in cui sottolinea l’esigenza di attuare interventi adeguati per i territori colpiti dagli eventi alluvionali del mese di novembre 2012, «articolati in modo conforme a quelli adottati in passato per casi analoghi e in particolare per i territori interessati dal sisma del maggio 2012, anche ad integrazione delle misure già disposte per alcuni di tali eventi». In particolare:
    1. oltre all’indennizzo per i danni diretti, che dovrebbe essere proporzionale ai danni effettivamente subiti, si segnala la necessità che nel regime degli indennizzi siano compresi i danni alle merci e alle scorte e i danni indiretti, come il fermo della produzione;
    2. sarà altresì necessario prevedere la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi e delle rate di mutuo nonché la sospensione di ogni procedura di esecuzione forzata posta in essere dai soggetti della riscossione e dagli istituti di credito; conseguentemente, dovrebbero essere annullate le eventuali sanzioni già irrogate;
    3. si ritiene inoltre necessario disporre l’esenzione dall’Imu e dalla Tarsu per i fabbricati distrutti o resi inagibili totalmente o parzialmente a causa dei citati eventi sismici;
    4. si segnala l’esigenza di consentire agli enti locali interessati le opportune deroghe al patto di stabilità interno per consentire interventi di sostegno e per le spese relative al personale utilizzato in relazione ai predetti eventi. Inoltre, le amministrazioni locali interessate dovrebbero essere autorizzate ad utilizzare eventuali avanzi di bilancio, in deroga al patto di stabilità interno, per anticipare, nelle more della definizione delle misure statali, le somme ritenute giustificate per i danni subiti dai soggetti colpiti,

    impegna il Governo

    ad inserire, nel primo provvedimento utile, misure capaci di attuare interventi adeguati per i territori colpiti dagli eventi alluvionali dal mese di novembre 2012, articolati in modo conforme a quelli adottati in passato per casi analoghi e in particolare per i territori interessati dal sisma del maggio 2012, al fine di promuovere una pronta e necessaria ripresa del sistema produttivo, soprattutto agroalimentare, e sostenere adeguatamente il tessuto delle imprese ed risarcimenti per i privati cittadini.
    9/1197/37. Sani, Mariani.

    La Camera,
    premesso che:
    la plurisecolare attività estrattiva e le successive produzioni industriali, che hanno caratterizzato in particolare le aree del Sulcis-Iglesiente, della Sardegna centrale e settentrionale, del comprensorio di Porto Torres e di Macchiareddu, hanno fortemente deturpato e contaminato l’ambiente ed il territorio, causando un impatto allarmante sui fattori naturali, sull’assetto del territorio, sulla qualità delle produzioni agricole, dell’attività ittica e dell’allevamento e – conseguentemente – sulla salute delle comunità locali;
    l’anagrafe regionale dei siti contaminati, prevista dall’articolo 251 del decreto legislativo n. 152/2006, allo stato attuale censisce porzioni rilevantissime – fra le più estese del Paese – di territorio regionale catalogandole quali aree contaminate alcune delle quali nel recente passato sono state oggetto di indagine epidemiologiche ed ambientali che hanno certificato una condizione di vera e propria emergenza ambientale e sanitaria;
    è corretto peraltro rilevare l’incompletezza di detta anagrafe e segnalare l’opportunità e l’urgenza di un più accurato censimento;
    a titolo d’esempio – probabilmente fra i più dolorosi – nel gennaio del 2012 la ASL di Carbonia, sulla base dei dati ambientali forniti dal Ministero per l’Ambiente e dall’istituto Superiore di Sanità, ha sancito incontestabilmente la condizione di contaminazione da metalli pesanti – ed in particolare di piombo – delle produzioni agricole dell’area di Portoscuso, sconsigliandone il consumo fra i bambini in fascia di età compresa tra zero e tre anni;
    in tali fasce d’età la piombemia e l’avvelenamento cronico da piombo possono causare ritardo mentale, disordini compulsivi, disturbi comportamentali, regressione nello sviluppo e la sintomatologia – che può regredire a condizione di una interruzione dell’esposizione al metallo – rischia di non poter essere più recuperata;
    l’esempio di cui sopra è solamente uno dei tanti casi assimilabili e menzionabili che segnano in maniera indelebile lo stato di grave contaminazione e dissesto ambientale e territoriale nel quale versa a regione Sardegna e che diviene elemento principale di pregiudizio all’effettivo godimento del diritto a vivere in un ambiente salubre quanto al dispiegamento di qualsiasi ipotesi di conversione del sistema produttivo;
    considerato che:
    la grave condizione di crisi economica che attraversa la Sardegna è stata valutata peculiare e di maggiore profondità rispetto al resto del Paese anche dai più alti vertici istituzionali;
    ingenti risorse destinate alle bonifiche ambientali risultano allocate presso il bilancio della Regione Sardegna ma solo in minima parte utilizzate a causa della lentezza e burocratizzazione delle procedure di spesa e delle evidenti responsabilità del Governo regionale;
    ulteriori risorse andrebbero destinate a un’opera vasta di bonifica, messa in sicurezza del territorio e ripristino dei fattori naturali in tutta la regione;
    i vincoli del Patto di Stabilità rendono estremamente difficoltosa la spendita delle risorse disponibili;
    in alcuna maniera le bonifiche ambientali andrebbero considerate in opposizione o concorrenza con l’insediamento di ulteriori attività produttive;
    la bonifica integrale andrebbe considerata come elemento propedeutico, necessario ed urgente alla definizione di un nuovo progetto di sviluppo sostenibile,

    impegna il Governo

    a riconoscere lo stato di diffuso rischio ambientale nella regione Sardegna, ponendo in essere i conseguenti provvedimenti di carattere normativo e finanziario necessari alla velocizzazione della spesa ed all’implementazione delle risorse a disposizione della Regione Autonoma della Sardegna al fine di favorire – attraverso la integrale bonifica dei siti contaminati, il ripristino dei fattori naturali e la messa in sicurezza del territorio regionale – le condizioni di una piena rinascita economica, ambientale e sociale dell’isola.
    9/1197/38. Piras, Pes, Giovanna Sanna, Scanu, Di Salvo, Piazzoni, Pellegrino, Zaratti, Zan.

    La Camera,
    premesso che:
    i Consorzi di bacino della Regione Campania, istituiti ai sensi dell’articolo 6 della legge della Regione Campania 10 febbraio 1993, n. 10, per la gestione ed il coordinamento della raccolta differenziata, sono attualmente, in fase di liquidazione;
    la legge regionale della Campania 28 marzo 2007, n. 4, intervenendo in materia di gestione, trasformazione, riutilizzo dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati, ha disposto la cessazione delle funzioni svolte dai consorzi obbligatori per lo smaltimento dei rifiuti, trasferendole alle province, che sarebbero dovute subentrare in tutti i rapporti attivi e passivi dal momento dell’avvenuto trasferimento dei servizi al nuovo soggetto gestore;
    con il decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, sono state dettate le disposizioni per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, tra le quali figuravano anche le previsioni legislative a tutela del personale dei consorzi, in favore del quale si prevedevano sia l’applicazione degli ammortizzatori sociali, sia l’attivazione di misure di politica attiva, sia norme per la loro riassunzione;
    tuttavia, molti Comuni hanno agito in violazione delle normative regionali e nazionali al riguardo, svincolandosi dai Consorzi senza assorbirne quote di personale;
    allo stato attuale, la questione del personale dipendente dei Consorzi non appare affatto risolta, posto che i lavoratori non ancora ricollocati ammonterebbero a circa tremila unità, alle quali si sommano altri mille dipendenti delle società partecipate;
    peraltro, i Consorzi hanno ormai esaurito i fondi e questi lavoratori da mesi non percepiscono stipendio;
    il decreto-legge 195/2009 fissava al 31 dicembre 2012 il termine della fase transitoria, durante la quale le sole attività di raccolta, di spazzamento e di trasporto dei rifiuti e di smaltimento o recupero inerenti alla raccolta differenziata, avrebbero dovuto continuare ad essere gestite dai Comuni, secondo le modalità e le forme procedimentali vigenti;
    il termine citato è stato, con un successivo intervento legislativo, differito al prossimo 30 giugno, cioè tra meno di due settimane, e ancora non si conoscono i destini dei Consorzi di Bacino e dei lavoratori,

    impegna il Governo

    ad elaborare una soluzione, anche mediante procedimenti d’intesa con la Regione Campania e le Province ed i Comuni interessati, per le unità di personale di cui in premessa, se del caso attraverso la ricollocazione di tali lavoratori mediante passaggio di cantiere alle imprese affidatarie dei servizi di gestione dei rifiuti, ovvero presso i Comuni che svolgono tale servizio in forma diretta, nei limiti delle disponibilità in organico.
    9/1197/39. Taglialatela.

    La Camera,
    premesso che:
    ai sensi del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 «Misure urgenti per la crescita del Paese» convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134, l’articolo 27 prevede che in caso di situazioni di crisi industriali complesse, in specifici territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale, possano essere attivati i progetti di riconversione e riqualificazione industriale la cui finalità è quella di agevolare gli investimenti produttivi, anche di carattere innovativo, nonché la riconversione industriale e la riqualificazione economico produttiva dei territori interessati;
    il comma 3 del citato articolo 27 prevede che possano essere attivati accordi di programma per l’adozione dei progetti di riconversione, al fine di disciplinare: gli interventi agevolativi; l’attività integrata e coordinata di amministrazioni centrali, regioni, enti locali e dei soggetti pubblici e privati; le modalità di esecuzione degli interventi e la verifica dello stato di attuazione e del rispetto delle condizioni fissate. Tutte le opere e gli impianti richiamati all’interno dei progetti sono dichiarati di pubblica utilità, urgenti e indifferibili;
    il procedimento è caratterizzato dall’istanza di riconoscimento da parte della regione interessata di tale crisi;
    una situazione particolarmente difficile sta vivendo la Provincia di Rieti per la quale con deliberazione della Giunta Regionale dell’8 aprile 2011, n. 140 è stata approvata la presentazione dell’istanza per l’accertamento della presenza di situazioni complesse con impatto significativo sulla politica industriale nel Sistema Locale del Lavoro «Area dell’innovazione del Reatino»;
    la richiesta di riconoscimento di crisi industriale complessa per l’area dell’innovazione del Reatino rappresenta un elemento fondamentale verso la soluzione di una vicenda che non può più attendere. Si tratta infatti di un ulteriore passo verso la definizione dell’accordo quadro che vede la Regione Lazio impegnata con il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro per la coesione territoriale, la Provincia e i Comuni del reatino;
    l’«Area dell’innovazione del Reatino» presenta una situazione di particolare complessità, soprattutto in relazione alla crisi delle imprese del settore delle apparecchiature elettroniche e componentistica per le comunicazioni;
    anche la provincia di Frosinone sta vivendo una profonda crisi industriale, con decine di vertenze che coinvolgono migliaia di lavoratori;
    in particolare, il fallimento della Videocon Technologies di Anagni rappresenta uno dei casi più gravi della crisi in atto. VDC, infatti, ha circa mille e cento dipendenti attualmente in CIG e per i quali è scattato lo scorso 14 giugno la mobilità. Il fallimento di tale impresa ha inoltre coinvolto le industrie dell’indotto: 16 di queste, negli ultimi tre anni, hanno dichiarato il fallimento con 785 persone licenziate; mentre sono solo 8 quelle riconvertite e ancora sul mercato, facendo però ricorso alla cassa integrazione per un totale di 440 addetti;
    la Regione Lazio, accogliendo la sollecitazione dell’Amministrazione Provinciale, dei novantuno comuni della provincia e delle forze sociali, ha, in forza di delibera G.R. n. 589 del 5 dicembre del 2012, presentato istanza di riconoscimento del Sistema Locale del Lavoro (SLL) di Frosinone come «area in situazione di crisi industriale complessa», con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, ai sensi dell’articolo 27 decreto legge del 22 giugno del 2012, n. 83, convertito in legge il 7 agosto del 2012, n. 134;
    la Giunta Regionale del Lazio ha approvato, lo scorso 5 giugno, un’ulteriore delibera in cui ha rinnovato al Governo la richiesta, già presentata lo scorso dicembre, per ottenere il riconoscimento di «Area di crisi industriale complessa» per il Sistema Locale del Lavoro (SLL) di Frosinone-Anagni;
    inoltre ha presentato al Ministero dello Sviluppo Economico ipotesi concrete di lavoro finalizzate alla prosecuzione di un percorso condiviso per arrivare alla stipula in tempi brevi dell’Accordo di Programma per il rilancio economico ed occupazionale della zona;
    il Presidente della regione Lazio ha ribadito al Ministero dello Sviluppo Economico l’urgente necessità dell’attivazione di un tavolo governativo con le parti sociali al fine di illustrare tempi e modalità di sottoscrizione ed attuazione di un Accordo di Programma finalizzato alla reindustrializzazione dell’area Area di crisi per l’area Frosinone-Anagni,

    impegna il Governo

    a valutare l’opportunità di riconoscere l’area di Innovazione del Reatino e l’area industriale di Frosinone quali aree in situazione di crisi industriale complessa ed adottare, ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 27 del decreto-legge 22 giugno 2012, n.83, convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 2012 n. 143, d’intesa con i soggetti pubblici e privati interessati, un apposito Progetto di riqualificazione industriale delle suddette aree industriali nel quale vengano definiti gli interventi e il rispetto delle condizioni fissato per l’accesso ai benefici previsti dagli interventi di riqualificazione.
    9/1197/40. Pastorelli.

    La Camera,
    premesso che:
    a norma dell’articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 74 del 6 giugno 2012, convertito dalla legge 1o agosto 2012, n. 122, recante «Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, il 20 e il 29 maggio 2012», il Presidente della Giunta della Regione Emilia-Romagna, ha assunto le funzioni di Commissario Delegato per l’attuazione degli interventi previsti dallo stesso decreto-legge;
    con propria nota del 29 giugno 2012, il Presidente della Regione Emilia Romagna – in qualità di Commissario delegato – ha richiesto al Dipartimento della protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri «relativamente a possibili relazioni fra le attività di esplorazione finalizzata alla ricerca di campi di idrocarburi e l’aumento di attività sismica nell’area interessata da detta attività…» di attivare «la Commissione internazionale sulla Previsione dei Terremoti (Commissione ICEF) per la protezione civile, eventualmente rimodulata in riferimento alla specificità dell’argomento»;
    il Dipartimento della protezione civile ha comunicato, con nota del 5 ottobre 2012 (Prot. n. SIV/0068207) di avere condotto la necessaria istruttoria per la costituzione di una nuova Commissione tecnico-scientifica internazionale;
    con Ordinanza n. 76 del 16 novembre 2012 il Presidente della Regione Emilia Romagna – in qualità di Commissario delegato – ha disposto l’«Istituzione di una Commissione tecnico-scientifica per la valutazione delle possibili relazioni tra attività di esplorazione per gli idrocarburi e aumento dell’attività sismica nell’area emiliano romagnola colpita dal sisma del 2012»;
    sul Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse del Ministero dello Sviluppo Economico del 31 maggio 2013 è stata pubblicata una richiesta di permesso di ricerca in terraferma presentata dalla Società Exploenergy S.r.l. denominata Castiglione di Cervia;
    l’istanza di permesso riguarda una superficie di 331,9 chilometri quadrati di terreno, all’interno del parco Regionale del Delta del Po e del sito della Rete Natura 2000 IT4070010 SIC-ZPS – Pineta di Classe, con «exploenergy» al 100 per 100. Le fasi del procedimento amministrativo riguardano istruttoria pre-Cirm, la valutazione ambientale della Via, con successiva emanazione di un decreto;
    va peraltro ricordato che l’8 marzo 2013 il Ministero dello sviluppo economico ha pubblicato il documento «Strategia Energetica Nazionale: per un’energia più competitiva e sostenibile», con il quale si intendono definire obiettivi, priorità e scelte di fondo pluriennali;
    con riferimento alla produzione sostenibile di idrocarburi nazionali, la suddetta strategia energetica nazionale, precisa esplicitamente che «il Governo non intende perseguire lo sviluppo di progetti in aree sensibili in mare o in terraferma, ed in particolare quelli di shalegas»,

    impegna il Governo

    a disporre la sospensione definitiva di ogni attività di autorizzazione e ricerca in essere e qualsiasi autorizzazione in merito a nuovi progetti di ricerca di idrocarburi che riguardino territori colpiti dal sisma del maggio 2012, in virtù del comprovato rischio sismico dell’area.
    9/1197/41. Zan, Zaratti, Paglia, Ferrara, Pellegrino.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 8 del provvedimento in esame, detta disposizioni relative alla prosecuzione delle attività di rimozione delle macerie, prodotte dal sisma che ha colpito l’Abruzzo il 6 aprile 2009;
    si autorizza il Corpo nazionale dei vigili del fuoco e le Forze armate alla movimentazione e trasporto ai siti autorizzati, dei materiali derivanti dal crollo degli edifici al fine di consentire la prosecuzione delle attività di rimozione delle macerie;
    vengono inoltre individuate le tipologie di rifiuti soggetti a movimentazione e trasporto da parte del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e delle Forze armate, e si stabilisce che, limitatamente alle fasi di raccolta e trasporto, detti materiali sono considerati rifiuti urbani con codice CER 20.03.99;
    è evidente che ai fini delle attività di rimozione delle macerie e alla movimentazione e trasporto ai siti autorizzati di detti materiali, è indispensabile che preventivamente i medesimi materiali siano caratterizzati e identificati al fine di escludere categoricamente la presenza di amianto o altre sostanze o materiali pericolosi per la salute pubblica,

    impegna il Governo

    a prevedere che prima dell’autorizzazione alle operazioni di movimentazione e trasporto dei materiali derivanti dal crollo degli edifici e dalle attività di demolizione e abbattimento degli edifici pericolanti, detti materiali siano caratterizzati e identificati anche al fine di escludere la presenza amianto o altre sostanze o materiali pericolosi per la salute pubblica. In caso di presenza di dette sostanze o materiali, va conseguentemente prevista la sospensione delle operazioni di movimentazione, fino alla loro completa rimozione secondo le procedure previste dalla normativa vigente.
    9/1197/42. Zaratti, Pellegrino, Zan.

    La Camera,
    premesso che:
    è ormai troppo tempo che si lanciano allarmi sui gravi livelli di inquinamento raggiunti nell’area giuglianese (Napoli), interessata dal continuo sversamento di rifiuti e dall’accensione volontaria di roghi tossici;
    l’area giuglianese rientra in quella più vasta area tra le province di Napoli e Caserta in cui, in aggiunta alle innumerevoli discariche abusive e ad alterazioni ambientali di ogni genere, si verificano ogni giorno incendi dolosi di rifiuti speciali. Quest’area è ormai denominata – anche dai media – Terra dei Fuochi;
    gli incendi dolosi di questi materiali sprigionano fumi altamente tossici e pericolosi per la salute dei cittadini, e da anni viene denunciata questa gravissima condizione agli organi competenti. Una vera emergenza ambientale per l’intera area;
    i materiali bruciati, infatti, non sono i normali rifiuti domestici – problema del quale la Campania conosce già bene la dimensione e la pericolosità – ma si tratta principalmente degli scarti di industrie ed aziende che insistono sull’area, spesso usufruendo di carichi abusivi e che per smaltire i residui del materiale utilizzato preferiscono bruciarli;
    in questi roghi si può trovare: eternit, pneumatici, elettrodomestici, colle, solventi e vernici industriali;
    peraltro l’area giuglianese, con il silenzio colpevole della Regione Campania, è stata declassata da Sito Nazionale da bonificare a sito regionale, come se in questi anni si fosse proceduto a risanare con grandi interventi. Mentre è avvenuto esattamente il contrario: soldi spesi per le varie emergenze che non hanno prodotto alcun risultato operativo nella cosiddetta Terra dei Fuochi,

    impegna il Governo:

    ad avviare, nell’ambito della proprie competenze, anche con il coinvolgimento delle ASL regionali campane, un serio ed approfondito monitoraggio epidemiologico della zona interessata da questi pericolosi incendi al fine di tutelare la salute pubblica;
    a destinare le opportune risorse finanziarie, comprese quelle comunitarie già disponibili, per avviare fin da subito una seria ed efficace messa in sicurezza dei siti inquinati, esposti in premessa, e procedere ad una successiva opera di bonifica.
    9/1197/43. Scotto, Zan, Pellegrino, Zaratti, Migliore, Ragosta.

    La Camera,
    premesso che:
    il provvedimento in esame, prevede tra l’altro, norme riguardanti le aree colpite dagli eventi sismici del maggio 2012;
    gli interventi di ricostruzione possono essere una opportunità e offrire l’occasione per rivedere le politiche energetiche e favorire le ricostruzioni secondo criteri più ecosostenibili;
    riguardo agli eventi sismici del maggio 2012, le Ordinanze del Commissario delegato, fanno riferimento a un contributo pari al 15 per cento nel caso di miglioramento energetico delle abitazioni, lasciando ai proprietari la libera scelta di intervenire o meno in questa direzione. Sarebbe invece necessario prevedere clic gli interventi di recupero e ricostruzione degli immobili debbano comunque prevedere, il loro miglioramento energetico,

    impegna il Governo

    a prevedere, per le aree colpite dagli eventi sismici e oggetto di interventi di ricostruzione e ristrutturazione, che tutti i suddetti interventi sugli immobili, compresi quelli pubblici, debbano prevedere il miglioramento energetico, eventualmente riconoscendo le detrazioni attualmente previste fino al 100 per cento dell’investimento o il «rientro» in 3/5 anni delle spese sostenute per dette finalità.
    9/1197/44. Paglia, Zaratti, Pellegrino, Zan, Ferrara.

    La Camera,
    premesso che:
    la provincia di Frosinone ha conosciuto negli ultimi anni una profonda crisi economica, sociale ed ambientale forse ancora più grave che nel resto del Paese;
    da un punto di vista ambientale, la Provincia sconta decenni di industrializzazione senza scrupoli che ha devastato il territorio e l’ambiente tanto da costringere alla dichiarazione di Sito di interesse nazionale ai fini della bonifica ambientale un area molto vasta nella Valle del Sacco (oggi valle dei Latini), tra Colleferro e Ceccano, inopinatamente trasformata in Sito di interesse regionale con decreto del Ministero dell’ambiente dei mesi scorsi;
    un’altra delle conseguenze più evidenti di questa crisi è stata, ed è, la chiusura di centinaia di aziende grandi e piccole con decine di vertenze che coinvolgono migliaia di lavoratori;
    tra le vertenze più importanti e gravi può essere annoverata quella della Videocon Technologies di Anagni. Tale azienda infatti, ha circa mille e cento dipendenti per i quali, dopo vari anni di CIG, è partita il 14 giugno la mobilità, senza contare le gravissime conseguenze sull’indotto con centinaia di lavoratori già licenziati e altri in Cassa integrazione;
    la Regione Lazio, consapevole delle conseguenze sociali della suddetta situazione, con DGR n. 589 del 5 dicembre 2012 ha presentato istanza di riconoscimento del Sistema Locale del Lavoro (SLL) di Frosinone come area in situazione di crisi industriale complessa e ciò ai sensi dell’articolo 27 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge 7 agosto 2012, n. 134;
    a seguito di un primo incontro a livello ministeriale dello scorso gennaio tra gli enti locali, regionali e nazionali. L’Amministrazione Provinciale ed il Consorzio ASI hanno selezionato, tramite un avviso pubblico, 147 manifestazioni di interesse da parte di imprese pronte ad insediarsi nell’area, con investimenti potenziali pari a 347 milioni di euro ed occupazione prevista a regime di 1 796 nuove unità, compresi gli ex lavoratori VDC;
    la Regione Lazio ha dichiarato la sua disponibilità a intervenire finanziariamente,

    impegna il Governo:

    a riconoscere l’area industriale di Frosinone quale area in situazione di crisi industriale complessa;
    ad approvare, ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 27 del decreto-legge 22 giugno 2012, n.83, convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 2012, d’intesa con i soggetti pubblici e privati interessati, un Progetto di rilancio dell’area industriale della provincia di Frosinone fondato sui principi della riqualificazione ambientale del territorio che escluda interventi incompatibili con la vocazione industriale e manifatturiera dell’area quali interventi aeroportuali.
    9/1197/45. Pilozzi, Zan, Zaratti, Frusone.

    La Camera,
    esaminato l’A.C. 1197 «Conversione in legge del decreto-legge n. 43 del 2013 recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi Expo 2015. Trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizioni sulla composizione del CIPE»;
    premesso che:
    il provvedimento in titolo, composto di 9 articoli nella versione approvata dal Consiglio dei ministri, a seguito delle modifiche ed integrazioni introdotte dal Senato è costituito da 26 articoli, riguardanti un ampio spettro di settori normativi;
    ne consegue che detto provvedimento reca attualmente un contenuto estremamente vasto e complesso, in quanto i suoi 9 articoli originari insieme ai 17 articoli introdotti nel corso dell’esame al Senato incidono su un ampio spettro di settori normativi, recando disposizioni del tutto estranee rispetto ai contenuti propri del decreto-legge, quali il nuovo articolo 7-quater che reca disposizioni volte ad escludere dal Patto di stabilità interno degli enti interessati i pagamenti relativi all’attuazione degli interventi di riqualificazione del territorio connessi all’attuazione della delibera CIPE n. 57 del 2011 (in relazione alla linea ferroviaria Torino-Lione);
    in particolare, il nuovo articolo 7-quater del provvedimento in questione introdotto nel corso dell’esame al Senato, reca una esclusione dai vincoli del patto di stabilità interno dei pagamenti relativi all’attuazione degli interventi di riqualificazione del territorio finalizzati all’esecuzione del progetto relativo al collegamento internazionale Torino-Lione, approvato dal CIPE con delibera n. 57 del 3 agosto 2011, o che in tal senso saranno individuati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e dai rappresentanti degli enti locali interessati all’opera, la deroga è concessa nel limite di 10 milioni di euro annui per il triennio 2013-2015 (quindi 30 milioni di euro complessivi, ed è riferita ai pagamenti effettuati dagli enti interessati finanziati con risorse comunali, regionali e statali. La riduzione degli obiettivi del patto interessa gli enti locali interessati al suddetto progetto secondo la quota di rispettiva competenza, che sarà individuata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e trasmessa al Ministero dell’economia e delle finanze-Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame;
    la norma provvede altresì alla compensazione degli effetti finanziari recati dalla deroga ai vincoli del patto concessa agli enti locali, mediante corrispondente utilizzo del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge n. 154 del 2008 (legge n. 189 del 2008);
    considerato che:
    in relazione alla disposizione sopra citata, si ricorda che la Corte costituzionale, nella sentenza n. 22 del 2012, richiamando al riguardo quanto già statuito nelle sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008, ha individuato «tra gli indici alla stregua dei quali verificare se risulti evidente o meno la carenza del requisito della straordinarietà del caso di necessità e d’urgenza di provvedere, la evidente estraneità della norma censurata rispetto alla materia disciplinata da altre disposizioni del decreto-legge in cui è inserita», nonché rispetto all’intestazione del decreto e al preambolo;
    considerato ancora che:
    in relazione alla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, il Gruppo parlamentare Sinistra Ecologia Libertà aveva già espresso la propria contrarietà nell’ambito della mozione a prima firma dell’On. Giorgio Airaudo n. (1-00048) ove si chiedeva di «abbandonare definitivamente il progetto della nuova linea Torino Lione e chiudere conseguentemente le attività in essere presso il cantiere nel comune di Chiomonte», nonché «a porre in essere ogni iniziativa presso le competenti sedi dell’Unione europea affinché, anche in considerazione della situazione di gravissima crisi economica che sta interessando il nostro Paese, venga accertato che l’asse 6 non è previsto dall’Europa ad alta velocità/alta capacità». Inoltre, è stato chiesto di accertare «se tutti i Paesi appartenenti all’Unione Europea coinvolti dall’attraversamento nell’asse 6 citato abbiano confermato senza riserve la loro adesione alla realizzazione del progetto infrastrutturale»;
    i punti critici sulla TAV evidenziati nella citata mozione sono:
    1) il crollo del traffico: si cita soprattutto l’appello rivolto all’ex premier Mario Monti il 9 febbraio 2012 da 360 professori, ricercatori e professionisti accreditati per chiedere un ripensamento del progetto della nuova linea ferroviaria: nel decennio tra il 2000 e il 2009, prima della crisi economica, il traffico complessivo di merci dei tunnel autostradali del Fréjus e del Monte Bianco è crollato del 31 per cento, Nel 2009 ha raggiunto il valore di 18 milioni di tonnellate di merci trasportate, come 22 anni prima. Nello stesso periodo si è dimezzato anche il traffico merci sulla ferrovia del Fréjus, anziché raddoppiare come ipotizzato nel 2000 nella Dichiarazione di Modane sottoscritta dai Governi italiano e francese, La nuova linea ferroviaria Torino-Lione, tra l’altro, non sarebbe nemmeno ad Alta Velocità per passeggeri perché, essendo quasi interamente in galleria, la velocità massima di esercizio sarà di 220 km/h. con tratti a 160 e 120 km/h, come risulta dalla VIA presentata dalle Ferrovie Italiane. Per effetto del transito di treni passeggeri e merci, l’effettiva capacità della nuova linea ferroviaria Torino-Lione sarebbe praticamente identica a quella della linea storica, attualmente sottoutilizzata nonostante il suo ammodernamento terminato un anno fa e per il quale sono stati investiti da Italia e Francia circa 400 milioni di euro;
    2) gli svantaggi economici: si sottolinea poi – riprendendo ancora l’appello del 2012 – «l’assenza di vantaggi economici per il Paese specie sotto il profilo del ritorno del capitale investito»:
    1) non sono noti piani finanziari di sorta. Sono emerse recentemente ipotesi di una realizzazione del progetto per fasi, che richiedono nuove analisi tecniche, economiche e progettuali. Inoltre l’assenza di un piano finanziario dell’opera, in un periodo di estrema scarsità di risorse pubbliche, rende ancora più incerto il quadro decisionale in cui si colloca, con gravi rischi di stop and go;
    2) il ritorno finanziario appare trascurabile, anche con scenari molto ottimistici. Le analisi finanziarie preliminari sembrano coerenti con gli elevati costi e il modesto traffico, cioè il grado di copertura delle spese in conto capitale è probabilmente vicino a zero. Il risultato dell’analisi costi-benefici effettuata dai promotori, e molto contestata, colloca comunque l’opera tra i progetti marginali;
    3) ci sono opere con ritorni certamente più elevati: occorre valutare le priorità. Risolvere i fenomeni di congestione estrema del traffico nelle aree metropolitane così come riabilitare e conservare il sistema ferroviario «storico» sono alternative da affrontare con urgenza, ricche di potenzialità innovativa, economicamente, ambientalmente e socialmente redditizie;
    4) il ruolo anticiclico di questo tipo di progetti sembra trascurabile. Le grandi opere civili presentano un’elevatissima intensità di capitale, e tempi di realizzazione molto lunghi. Altre forme di spesa pubblica presenterebbero moltiplicatori molto più significativi;
    5) ci sono legittimi dubbi funzionali, e quindi economici, sul concetto di corridoio. I corridoi europei sono tracciati semi-rettilinei, con forti significati simbolici, ma privi di supporti funzionali. Lungo tali corridoi vi possono essere tratte congestionate alternate a tratte con modesti traffici. Prevedere una continuità di investimenti per ragioni «geometriche» può dar luogo ad un uso molto inefficiente di risorse pubbliche, oggi drammaticamente scarse;
    3) l’impatto ambientale: c’è poi il problema dei costi energetici e dell’inquinamento: esiste una vasta letteratura scientifica nazionale e internazionale, da cui si desume chiaramente che i costi energetici e il relativo contributo all’effetto serra da parte dell’alta velocità sono enormemente acuiti dal consumo per la costruzione e l’operatività delle infrastrutture (binari, viadotti, gallerie) nonché dai più elevati consumi elettrici per l’operatività dei treni, non adeguatamente compensati da flussi di traffico sottratti ad altre modalità. Non è pertanto in alcun modo ipotizzabile un minor contributo all’effetto serra, neanche rispetto al traffico autostradale di merci e passeggeri. Le affermazioni in tal senso sono basate sui soli consumi operativi (trascurando le infrastrutture) e su assunzioni di traffico crescente (prive di fondamento, a parte alcune tratte e orari di particolare importanza);
    4) i costi: il costo di 20 miliardi di euro previsto per la linea ferroviaria Torino-Lione è destinato a lievitare «fino a 30 miliardi, e forse anche di più», per l’«inevitabile adeguamento dei prezzi già avvenuto negli altri tratti di alta velocità realizzati», e grandi opere come la Tav nascondono «ingenti rischi per il rapporto debito/prodotto interno lordo del nostro Paese». «La Corte dei conti francese, nel rapporto annuale di febbraio 2012, ha anche espresso – si legge ancora nella mozione – forti critiche all’Afa (Autostrada ferroviaria alpina) tra Italia e Francia affermando che i servizi di trasporto combinato strada-rotaia tra i due Paesi devono ancora dimostrare di essere convenienti ed efficienti». «La medesima Corte, nel rapporto del primo agosto 2012 ha espresso la necessità di una revisione profonda dei finanziamenti per l’alta velocità»;
    5) l’occupazione. Infine, si critica il rapporto del Governo italiano sulla Torino-Lione (datato marzo 2012): «L’opera in questione – recita la mozione – potrebbe dar luogo nel prossimo futuro a un migliaio di posti di lavoro a fronte di una spesa di svariati miliardi di euro e quindi con un rapporto occupazione/investimento ridottissimo rispetto ad altri progetti su piccole opere o a politiche per la riduzione del costo del lavoro»,

    impegna il Governo

    ad avviare un serio ragionamento sul riconoscimento delle compensazioni in relazione all’attuazione degli interventi di riqualificazione del territorio finalizzati all’esecuzione del progetto relativo al collegamento internazionale Torino-Lione, partendo dal presupposto che esse vengono concesse sulla base di una contraddizione di fondo e, quindi, ad avviso dei presentatori, dietro ammissione implicita da parte dell’attuale Esecutivo delle gravi conseguenze per l’ambiente e la salute derivanti dalla realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione.
    9/1197/46. Pellegrino, Quaranta, Nardi, Zan, Zaratti, Airaudo.

    La Camera,
    premesso che:
    il provvedimento in esame, prevede tra l’altro, norme riguardanti le aree colpite dagli eventi sismici del maggio 2012;
    riguardo agli interventi di ricostruzione in dette aree, sono praticamente assenti i contributi per i Comuni colpiti, che permettano loro di intervenire nei e sui centri storici, con particolare riferimento alla riqualificazione e recupero degli spazi pubblici;
    in particolare l’ordinanza del Commissario delegato alla ricostruzione n. 60 del 27 maggio 2013, riconosce un contributo ai Comuni finalizzato però solamente allo studio e presentazione del Piano della Ricostruzione e ad interventi di ricostruzione degli edifici. Non sono riconosciuti invece contributi per la riqualificazione e recupero degli spazi pubblici, delle vie ed altro, in una ottica di mobilità sostenibile, la miglior fruibilità degli spazi, l’abbattimento delle barriere architettoniche, il rilancio delle attività commerciali e artigianali, ed altro,

    impegna il Governo

    a prevedere, nell’ambito delle proprie competenze opportune risorse volte alla rigenerazione delle condizioni di vita e di lavoro delle comunità colpite da eventi sismici, anche attraverso la previsione di contributi per la riqualificazione e recupero degli spazi pubblici, della viabilità in una ottica di mobilità sostenibile, miglior fruibilità degli spazi, l’abbattimento delle barriere architettoniche.
    9/1197/47. Ferrara, Paglia, Zaratti, Pellegrino, Zan.

    La Camera,
    premesso che:
    con il presente decreto-legge, il Governo ha adottato, tra l’altro, misure straordinarie volte ad evitare l’interruzione del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti urbani nel territorio di Palermo;
    l’intervento normativo è originato dall’aggravamento dell’emergenza ambientale connessa alla incapacità di pianificazione, realizzazione e gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani da parte della amministrazione comunale e, per quanti di competenza, della regione Sicilia;
    all’emergenza ambientale si è aggiunto un concreto rischio sanitario a seguito dell’incendio della discarica di Bellolampo che ha portato al superamento dei valori di diossina in alcuni campionamenti di latte effettuati in tre allevamenti situati nella zona di Torretta e nei pressi del quartiere Cruillas a Palermo;
    gli strumenti derogatori della disciplina ordinaria, troppo spesso anch’essa ignorata, e l’adozione dello strumento commissariale sono la rappresentazione plastica del fallimento delle amministrazione locali di adempiere alla loro missione istituzionale, ovvero, garantire la qualità della vita dei cittadini amministrati a partire dalla salubrità e rispetto dell’ambiente in cui essi vivono;
    considerato che:
    la disciplina introdotta dal Governo presenta diversi punti critici idonei a vanificare la possibilità che l’intervento eccezionale promosso sia in grado di essere un reale momento di discontinuità politica amministrativa necessario per assicurare una corretta gestione del ciclo integrato dei rifiuti del palermitano;
    la normativa proposta in particolare:
    a) non prevede disposizioni volte a dettare idonei criteri di capacità, incompatibilità ed assenza di conflitti di interesse del Commissario, di nomina del Presidente della regione Sicilia, in grado di garantire la necessaria estraneità del soggetto nominando da coloro che hanno determinato l’emergenza ambientale in atto;
    b) non stabilisce che il Commissario nominato, ove già facente parte dei ruoli dirigenziali dell’Amministrazione sia essa statale, regionale o comunale non cumuli alcun compenso, indennità od emolumento comunque denominato in modo da limitare i maggiori oneri a carico della finanza pubblica;
    c) non circoscrive espressamente al solo Comune di Palermo i poteri del Commissario o, quantomeno, al primo e secondo step della raccolta differenziata al fine di raggiungere obbiettivi di raccolta differenziata superiori all’attuale 6 per cento circa;
    d) non ribadisce con chiarezza l’impegno, già normato dal comma 1 lettera c) articolo 205 del decreto legislativo del 3 aprile 2006 n. 152 sulla scorta della direttiva 98/2008, clamorosamente disatteso dall’Amministrazione del raggiungimento di una soglia minima di raccolta differenziata pari al 65 per cento dei rifiuti prodotti;
    e) non privilegia il completamento e la messa in funzione dell’impiantistica connessa ai materiali post consumo, laddove alcune azioni al riguardo sono già state finanziate; si pensi all’impianto di selezione di Partanna Mondello, all’impianto di trattamento degli sfabricidi dell’edilizia e all’impianto di trattamento del percolato, entrambi previsti all’interno della discarica di Bellolampo;
    f) non detta misure in grado di dare piena attuazione agli indirizzi dettati dal «Programma di prevenzione della produzione dei rifiuti in Sicilia» adottato dalla Regione Sicilia nel mese di luglio 2012;
    g) non prevede misure idonee alla valorizzazione, anche economica, dei «materiali post consumo» a valle della raccolta differenziata anche a seguito della raccolta «porta a porta»,

    impegna il Governo:

    ad intraprendere ogni azione idonea, nell’ambito di una corretta e leale collaborazione interistituzionale, affinché l’individuazione e nomina del Commissario si fondi esclusivamente su comprovati criteri di esperienza e capacità e ricada su soggetti estranei a chi ha avuto responsabilità di gestione dei rifiuti connessi alla emergenza palermitana;
    a vigilare affinché ogni iniziativa del Commissario sia diretta alla realizzazione degli obiettivi previsti dalla lettera c), comma 1, articolo 205 del decreto legislativo del 3 aprile 2006 n. 152 sulla scorta della direttiva 98/2008, e clamorosamente disatteso dall’Amministrazione del raggiungimento di una soglia minima di raccolta differenziata pari al 65 per cento dei rifiuti prodotti;
    ad adottare ogni idoneo provvedimento volto a privilegiare il completamento e/o la realizzazione dell’impianto di selezione di Partanna Mondello, dell’impianto di trattamento degli sfabricidi dell’edilizia e dell’impianto di trattamento del percolato entrambi previsti all’interno della discarica di Bellolampo;
    ad esercitare un costante monitoraggio delle attività del Commissario, esercitando la funzione di controllo, in maniera puntuale e costante a partire dalla relazione semestrale trasmessa dal Presidente della regione Sicilia come previsto dall’articolo 2 comma 2.
    9/1197/48. Mannino, Di Vita, Nuti.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge in esame prevede una serie di interventi per superare situazioni emergenziali relative a crisi industriali, rifiuti ed eventi sismici, che coinvolgono regioni e numerosi enti locali;
    in sede di conversione in legge del provvedimento al Senato sono state inserite ulteriori disposizioni che hanno ampliato notevolmente il contenuto originario del decreto-legge del 26 aprile 2013, n. 43 e che non risultano essere direttamente riconducibili agli ambiti trattati dal decreto-legge;
    tra esse si evidenzia l’estraneità delle disposizioni contenute nel nuovo articolo 6-decies, recante «Modifiche alla disciplina dell’albo delle camere di commercio italo-estere o estere in Italia», quella contenuta nel nuovo articolo 8-bis, che interviene in materia di gestione delle terre e rocce da scavo, le disposizioni per il servizio pubblico di trasporto marittimo nello stretto di Messina di cui all’articolo 5-bis, le disposizioni in tema di sicurezza e investimenti nella rete infrastrutturale ferroviaria di cui all’articolo 7-ter;
    al Commissario Unico delegato dal Governo per Expo 2015, in base all’articolo 5, comma 2 del presente decreto, sono attribuiti tutti i poteri e tutte le funzioni, già conferiti al Commissario Straordinario delegato del Governo per Expo Milano 2015, ivi compresi tutti i poteri e le deroghe previste nelle ordinanze di protezione civile richiamate all’articolo 3, comma 1, lettera a), del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, convertito in legge 12 luglio 2012, n. 100;
    al Commissario Unico di cui sopra è demandato anche l’esercizio di poteri sostitutivi per risolvere situazioni o eventi ostativi alla realizzazione delle opere essenziali e connesse di cui agli allegati del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 ottobre 2008 e alla partecipazione degli Stati e degli enti inscritti o al regolare svolgimento dell’Evento,

    impegna il Governo

    a prevedere che il Commissario Unico di cui in premessa, riferisca, oltre che al CIPE, anche alle competenti commissioni parlamentari sullo stato di attuazione delle opere connesse all’Expo 2015 nonché sulle azioni correttive intraprese per il superamento di eventuali criticità, al fine di garantire la massima trasparenza del proprio operato, e al fine di coinvolgere il Parlamento, conferendo ad esso anche il ruolo di controllore e garante.
    9/1197/49. De Rosa, Zolezzi.

    La Camera,
    premesso che:
    esaminato il disegno di legge n. 1197 e ritenute insufficienti le disposizioni finalizzate a prorogare l’emergenza in atto per la ricostruzione delle zone colpite dal sisma del maggio 2012;
    al fine di agevolare la ripresa produttiva delle aree interessate sono necessari ulteriori interventi ad integrazione delle misure già adottate nei piani per la ricostruzione e il ripristino dei danni;
    in relazione ai danni patiti dal comparto agroalimentare si rileva che molte delle aree colpite sono ad alta vocazione agricola con un sistema produttivo locale che rappresenta l’eccellenza del made in italy e con numerose aziende ancora in difficoltà per i danni subiti dalle strutture di immagazzinaggio e trasformazione, con gravi contrazioni dei redditi attesi;
    sarebbe inoltre opportuno che gli enti locali ricadenti nei territori danneggiati potessero derogare al patto di stabilità interno per attivare specifici interventi di sostegno nonché utilizzare eventuali avanzi di bilancio al fine di anticipare le somme ritenute giustificate per i danni subiti dai soggetti colpiti,

    impegna il Governo:

    a valutare l’opportunità di:
    introdurre, unitamente a forme di risarcimento dei danni diretti, misure di indennizzo per danni indiretti, quali quelli derivanti dal fermo alla produzione e dal deterioramento delle scorte e delle merci immagazzinate;
    prevedere, per le aziende agricole, la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi e delle rate di mutuo nonché la sospensione di ogni procedura di esecuzione forzata posta in essere dai soggetti della riscossione e dagli istituti di credito e, di conseguenza, l’annullamento delle eventuali sanzioni già irrogate;
    disporre l’esenzione dal pagamento dell’IMU e della TARSU per i fabbricati distrutti o resi parzialmente o totalmente inagibili a causa dei citati eventi sismici.
    9/1197/50. Lupo.

    La Camera,
    in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi di Expo 2015;
    premesso che:
    il Comune de L’Aquila e i comuni del cratere, a seguito degli eventi calamitosi del 6 aprile 2009, si trovano tutt’oggi ad affrontare una difficile fase post emergenziale e di ricostruzione degli edifici pubblici e privati;
    all’articolo 7-bis comma 5 il decreto legge prevede un aumento delle imposte fisse di bollo, attualmente stabilite in euro 1,81 e in euro 14,62, che, ovunque ricorrano, sono rideterminate, rispettivamente, in euro 2,00 e in euro 16,00. Tale aumento va a ricadere su tutti i cittadini;
    possono essere reperite fonti alternative di risorse per finanziare la ricostruzione privata nei comuni interessati dal sisma in Abruzzo aumentando le royalties delle coltivazioni di idrocarburi;
    considerato che:
    il gettito complessivo delle royalties applicate agli idrocarburi nell’anno 2012 è superiore a 330 milioni di euro;
    un incremento percentuale delle royalties delle coltivazioni di idrocarburi di 4 punti percentuali provocherebbe un maggior introito per lo Stato;
    tale maggior gettito nelle casse dello Stato, secondo una stima approssimativa basata sul dati pubblicati dalla Direzione generale delle risorse energetiche, si aggirerebbe intorno ai 300 milioni di euro,

    impegna il Governo

    a effettuare un monitoraggio sull’applicazione della disposizione in premessa, al fine di valutare la possibilità di reperire le risorse per finanziare la ricostruzione privata nei comuni interessati dal sisma in Abruzzo ovvero l’incremento della dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica attraverso l’aumento di 4 punti percentuali delle royalties applicate alle coltivazioni di idrocarburi in mare e on shore.
    9/1197/51. Del Grosso, Colletti, Vacca.

    La Camera,
    in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi di Expo 2015;
    premesso che:
    il Comune de L’Aquila e i comuni del cratere, a seguito degli eventi calamitosi del 6 aprile 2009, si trovano tutt’oggi ad affrontare una difficile fase post emergenziale e di ricostruzione degli edifici pubblici e privati;
    l’articolo 7, comma 6-ter prevede la proroga o il rinnovo dei contratti di lavoro del personale a tempo determinato assunto durante la fase di emergenza del terremoto e quindi in deroga alle normali procedure di selezione pubblica;
    la fase emergenziale è ormai superata;
    con il decreto-legge 83/2012 (decreto sviluppo) è stata autorizzata l’assunzione a tempo indeterminato, a partire dall’anno 2013, di 300 unità di personale con riserva del 50% dei posti in favore del personale che avesse maturato esperienza lavorativa nella ricostruzione;
    le procedure di selezione si sono concluse il 12 febbraio 2013 con l’individuazione di 1730 profili idonei selezionati dalla Commissione;
    considerato che:
    alla selezione ha partecipato anche gran parte del personale a tempo determinato che beneficerà della proroga o rinnovo contrattuale previsto dall’articolo 7, comma 6-ter del decreto-legge in esame;
    la grande maggioranza degli idonei selezionati nel concorso sono in una posizione di merito migliore di punteggio rispetto ai lavoratori a cui si vuole prorogare il contratto,

    impegna il Governo:

    a non prorogare per il futuro per decreto o con qualsiasi altro atto ulteriormente i contratti a tempo determinato di personale reclutato attraverso ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri di carattere straordinario, in deroga alle vigenti normative sulle assunzioni nella P.A.;
    a porre in essere le condizioni per attingere alle graduatorie sia Ministeriali che degli enti locali già esistenti ed ancora valide ogni qual volta si renda necessario il reclutamento di personale sia a tempo determinato che indeterminato.
    9/1197/52. Vacca, Colletti.

    La Camera,
    in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi di Expo 2015;
    premesso che:
    il decreto legge n. 43 ha la finalità di contrastare le emergenze ambientali e tutelare i cittadini residenti nelle zone maggiormente esposte ai rischi di calamità naturali;
    nessuna norma del provvedimento riguarda la difesa del paesaggio e la riduzione del rischio idrogeologico a cui sono esposte le zone costiere e marine abruzzesi interessate dalle attività di prospezione e coltivazione di idrocarburi;
    considerato che:
    l’istituzione del Parco nazionale «Costa teatina» persegue le finalità di tutela e protezione del paesaggio stabilite dall’articolo 2, comma 3-bis, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n.225, come convertito dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10;
    l’economia abruzzese è stata fortemente penalizzata dalle conseguenze del sisma che ha colpito il territorio aquilano ed è pertanto necessario evitare nuovi danni ambientali in grado di compromettere le attività produttive della regione,

    impegna il Governo

    a vietare l’avvio di nuove attività e istallazioni fisse e mobili per la prospezione e la coltivazione di idrocarburi, nonché l’estensione e l’adeguamento delle installazioni esistenti, anche munite delle autorizzazioni necessarie, sulle coste abruzzesi nel tratto tra Ortona e Vasto e nelle corrispondenti zone di mare in un raggio di dodici miglia dalla costa.
    9/1197/53. Colletti, Vacca, Del Grosso.

    La Camera,
    in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi di Expo 2015;
    premesso che:
    Snam sta progettando l’installazione di un metanodotto denominato «Rete adriatica» che attraversi il territorio abruzzese e la zona di Sulmona in particolare;
    l’area interessata dal passaggio del gasdotto è proprio quella a margine del cratere del terremoto dell’Aquila ed è pertanto esposta ad alto rischio sismico;
    la realizzazione dell’opera sconvolgerebbe aree di elevatissima qualità ambientale facenti parte del progetto A.P.E. (Appennino Parco d’Europa);
    la centrale di compressione e spinta di Sulmona, sarebbe solo funzionale ai profitti dell’Eni e della Snam dal momento che il gas importato sarebbe destinato ad essere venduto all’estero;
    si tratta quindi di un’operazione prettamente speculativa (hub del gas), realizzata sulla pelle delle popolazioni locali,

    impegna il Governo

    a vietare la realizzazione e la localizzazione di oleodotti e gasdotti che abbiano diametro superiore o uguale a 800 millimetri e lunghezza superiore a 40 km e di impianti termoelettrici e di compressione a gas naturale connessi agli stessi nelle aree classificate come aree sismiche di prima categoria in attuazione della normativa statale vigente in materia.
    9/1197/54. Tofalo, Colletti, Vacca, Del Grosso.

    La Camera,
    in sede di esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali e altro;
    premesso che:
    il decreto legge n. 43 ha la finalità di contrastare le emergenze ambientali e tutelare i cittadini residenti nelle zone maggiormente esposte ai rischi di calamità naturali o sinistri;
    nessuna norma del provvedimento riguarda la difesa del paesaggio e la riduzione del rischio cui sono esposte le zone costiere e marine abruzzesi interessate dalle attività di prospezione, coltivazione e trasporto di idrocarburi;
    considerato che:
    l’articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (cosiddetto «Decreto Sviluppo») pubblicato in Gazzetta Ufficiale 26 giugno 2012, n. 147, convertito con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 187 del 11 agosto 2012 ha modificato l’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, «Norme in materia ambientale», ed in particolare ha rideterminato l’oggetto della disciplina del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 con riferimento alle attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9;
    le modifiche apportate all’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 consentono le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9 per procedimenti concessori in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128;
    il territorio della costa teatina, e quello dell’intera regione Abruzzo, è caratterizzato dalla presenza di tre parchi nazionali ed uno regionale, oltre che di una zona costiera molto suggestiva e che tali caratteristiche territoriali hanno permesso un forte sviluppo del turismo, dell’artigianato, della pesca, dell’agroalimentare e di tutte le attività indotte e connesse; la concessione di coltivazione di idrocarburi potrebbe causare gravi motivi di pregiudizio rispetto situazioni di particolare valore ambientale o archeologico-monumentale;
    l’economia abruzzese è stata fortemente penalizzata dalle conseguenze del sisma che ha colpito il territorio aquilano ed è pertanto necessario evitare nuovi danni ambientali in grado di compromettere le attività produttive della regione,

    impegna il Governo:

    ad assumere iniziative normative per modificare l’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, relativo alle attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, ripristinando il divieto di attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare entro le 12 miglia anche per i procedimenti concessori in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128;
    a bloccare tutti i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell’ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi salvati e riattivati per effetto dell’articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (cosiddetto «Decreto Sviluppo»);
    a bloccare tutti i titoli abilitativi già rilasciati prima del 26 agosto 2010 salvati dall’articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (cosiddetto «Decreto Sviluppo») pubblicato in Gazzetta Ufficiale 26 giugno 2012, n. 147, convertito con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9.
    9/1197/55. Baldassarre, Colletti, Vacca, Del Grosso.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge in esame prevede una serie di interventi per superare situazioni emergenziali relative a crisi industriali, rifiuti ed eventi sismici, che coinvolgono regioni e numerosi enti locali;
    in sede di conversione in legge del provvedimento al Senato sono state inserite ulteriori disposizioni che hanno ampliato notevolmente il contenuto originario del decreto legge del 26 aprile 2013, n. 43 e che non risultano essere direttamente riconducibili agli ambiti trattati dal decreto-legge;
    tra esse si evidenzia l’estraneità delle disposizioni contenute nel nuovo articolo 6-decies, recante «Modifiche alla disciplina dell’albo delle camere di commercio italo-estere o estere in Italia», quella contenuta nel nuovo articolo 8-bis, che interviene in materia di gestione delle terre e rocce da scavo, le disposizioni per il servizio pubblico di trasporto marittimo nello stretto di Messina di cui all’articolo 5-bis, le disposizioni in tema di sicurezza e investimenti nella rete infrastrutturale ferroviaria di cui all’articolo 7-ter;
    la vicenda relativa al naufragio della nave Concordia ha causato gravi danni ambientali e richiede quindi interventi urgenti di bonifica;
    quanto disposto nel comma 5 dell’articolo 1, ovvero la realizzazione di una bretella di collegamento al Porto di Piombino, parte integrante dell’asse autostradale Cecina-Civitavecchia, non risulta essere in alcun modo collegato agli interventi di bonifica sopra richiamati e oggetto del decreto,

    impegna il Governo

    ad effettuare un monitoraggio sull’applicazione dell’articolo 1, al fine di valutare l’opportunità di escludere dagli interventi infrastrutturali destinati all’area portuale di Piombino, contenuti nel presente decreto, gli interventi relativi alla realizzazione della bretella di collegamento al porto di Piombino.
    9/1197/56. Catalano, Nicola Bianchi, De Lorenzis, Dell’Orco, Cristian Iannuzzi, Liuzzi, Paolo Nicolò Romano.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge in esame prevede una serie di interventi per superare situazioni emergenziali relative a crisi industriali, rifiuti ed eventi sismici, che coinvolgono regioni e numerosi enti locali;
    in sede di conversione in legge del provvedimento al Senato sono state inserite ulteriori disposizioni che hanno ampliato notevolmente il contenuto originario del decreto legge del 26 aprile 2013, n. 43 e che non risultano essere direttamente riconducibili agli ambiti trattati dal decreto-legge;
    tra esse si evidenzia l’estraneità delle disposizioni contenute nel nuovo articolo 6-decies, recante «Modifiche alla disciplina dell’albo delle camere di commercio italo-estere o estere in Italia», quella contenuta nel nuovo articolo 8-bis, che interviene in materia di gestione delle terre e rocce da scavo, le disposizioni per il servizio pubblico di trasporto marittimo nello stretto di Messina di cui all’articolo 5-bis, le disposizioni in tema di sicurezza e investimenti nella rete infrastrutturale ferroviaria di cui all’articolo 7-ter;
    risulta ineludibile garantire la continuità territoriale e il diritto alla mobilità attraverso lo stretto di Messina nonché sostenere il servizio traghetti ivi operante,

    impegna il Governo:

    ad adottare tutte le misure necessarie a garantire e migliorare il servizio pubblico traghetti, stanziando, conseguentemente, le necessarie somme, da destinarsi esclusivamente a tale scopo, senza ricorrere all’acquisto di nuovi traghetti;
    ad indire, quanto prima, un ulteriore bando per l’individuazione di un concessionario per il servizio di traghettamento nello Stretto.
    9/1197/57. Liuzzi, Catalano, Nicola Bianchi, De Lorenzis, Dell’Orco, Cristian Iannuzzi, Paolo Nicolò Romano.

    La Camera,
    in occasione dell’esame del decreto legge 35/2013, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015. Trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizione in Abruzzo e la realizzazione dei Cipe;
    premesso che:
    l’esposizione ha come tema «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita», con priorità a sottotemi quali la preservazione della biodiversità agroalimentare, il rispetto dell’ambiente agricolo, la tutela della qualità e la sicurezza del cibo, le nuove frontiere delle biotecnologie applicate all’alimentazione, l’innovazione applicata ai sistemi di trasformazione e distribuzione alimentare, la cooperazione allo sviluppo in ambito agroalimentare nonché i processi formativi e culturali legati all’alimentazione come espressione identitaria ed originale dei popoli;
    per dare operatività alle linee di indirizzo definite dal Comitato di indirizzo, è costituita una cabina di regia tecnica che avrà il compito di definire un piano dettagliato di interventi di proposte e di attività congiunte e condivise per ciascuna delle tematiche sopra evidenziate, garantendo il coinvolgimento attivo delle istituzioni e dei soggetti interessati e tenendo conto dei progetti di collaborazione e delle attività già in essere;
    il Commissario unico, Giuseppe Sala, nomina fino a tre soggetti delegati per le specifiche funzioni in relazione a determinate opere e attività, nonché per le funzioni di garanzia e controllo dell’andamento delle opere;
    un’inchiesta condotta sull’Expo 2015 ha portato in carcere l’assessore alla Casa della Regione Lombardia Domenico Zambetti per il reato di voto di scambio politico-mafioso legato alle assegnazioni degli appalti;
    il 6 giugno l’indagine Fly-hole condotta dalla NOE dei Carabinieri di Milano ha portato alla luce un traffico illecito di rifiuti relativi alle opere di Expo 2015 e dell’Autostrada Brebemi, con conseguente arresto di 8 imprenditori milanesi uno di questi strettamente legato ad esponenti della ’ndrangheta,

    impegna il Governo

    a imporre, nell’ambito delle proprie competenze, maggiori controlli, anche attraverso l’ispettorato del lavoro e gli uffici tecnici comunali e regionali sulla filiera delle lavorazioni in subappalto legate all’opera, al fine di scongiurare infiltrazioni della criminalità organizzata.
    9/1197/58. Caso.

    La Camera,
    in occasione dell’esame del decreto legge 35/2013, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015. Trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizione in Abruzzo e la realizzazione del Cipe;
    premesso che:
    il comma 208 della Finanziaria 2012 imponeva che: «Per il finanziamento di studi, progetti, attività e lavori preliminari nonché lavori definitivi della nuova linea ferroviaria Torino-Lione è autorizzata la spesa di 60 milioni di euro per l’anno 2013, di 100 milioni di euro per l’anno 2014, di 680 milioni di euro per l’anno 2015 e 150 milioni per ciascuno degli anni dal 2016 al 2029»;
    nel testo del decreto-legge che è entrato in Consiglio dei ministri gran parte delle coperture, cioè dei «soldi», viene recuperata azzerando le risorse per la linea ad alta velocità Torino-Lione per i prossimi anni per un totale 773 milioni;
    l’Europa non prevede la realizzazione fra Torino e Lione di una linea completamente nuova e ad alta velocità né pertanto vincola necessariamente i finanziamenti a queste caratteristiche. Infatti, la linea Torino-Lione si inserisce originariamente come «ferrovia ordinaria» nel cosiddetto «corridoio 5», definito dall’UE insieme a molti altri sul territorio del continente, che, come altre di tipo sia autostradale che ferroviario presenti nella medesima zona, può entrare a far parte della rete Trans-European Network-Trasporti (TEN-T) definita negli anni ’90. Si tratta infatti, secondo l’Unione europea, di ammodernare o realizzare infrastrutture di trasporto che permettano un transito fluido e privo di impedimenti tecnici per merci e passeggeri. Per quanto riguarda le ferrovie, questo significa che esse devono soprattutto avere, lungo tutto il «corridoio», le stesse «sagome standard» in uso internazionalmente e la stessa tipologia di binari (scartamento). È inoltre preferibile che vi siano gli stessi sistemi di segnalazione ed emergenza e la medesima alimentazione elettrica in modo da garantire che i treni di un paese possano transitare sulle linee di un altro; oggi in realtà questo problema può essere superato anche utilizzando treni più evoluti (ad esempio politensione) anziché intervenendo a modificare le linee ferroviarie;
    la decisione di realizzare una nuova linea ferroviaria ad alta velocità/capacità è dunque estranea all’Europa, e si tratta di una scelta politica compiuta dell’Italia e solo in parte dalla Francia. In effetti, la stessa Francia pare intenzionata a realizzare una eventuale linea TGV (alta velocità) solo fino a Chambery, e non fino all’Italia; viceversa, è prevista una linea separata per il trasporto merci che raggiunge il tunnel di base e l’Italia,

    impegna il Governo

    a porre in essere ogni iniziativa presso le competenti sedi dell’Unione europea affinché, anche in considerazione della situazione di gravissima crisi economica che sta interessando il nostro Paese, venga abbandonato definitivamente il progetto della nuova linea Torino-Lione e a chiudere conseguentemente le attività in essere presso il cantiere nel comune di Chiomonte.
    9/1197/59. Castelli.

    La Camera,
    in occasione dell’esame del disegno di legge n. 1197 di conversione del decreto-legge 26 aprile 2013, n.43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015. Trasferimento di funzioni in materia di turismo e disposizioni sulla composizione del CIPE;
    premesso che:
    nei giorni dal 16 al 24 del mese di maggio 2013 eccezionali avversità atmosferiche si sono abbattute sull’intero territorio regionale del Veneto. Le piogge copiosissime hanno provocato gravissimi danneggiamenti alle strutture arginali e alle opere idrauliche, nonché l’innesco di movimenti franosi che hanno determinato diffusi allagamenti di centri abitati, gravi danni alle infrastrutture, agli edifici pubblici e privati, l’interruzione di collegamenti viari e dei servizi essenziali, causando condizioni di disagio alla popolazione e una grave compromissione delle attività commerciali ed agricole nelle vaste zone interessate;
    la regione Veneto con DPGR n. 68/2013 ha dichiarato lo «stato di crisi» ai sensi della L.R. n. 11/2001, ma la situazione richiede l’adozione di misure che trascendono le capacità operative e finanziarie degli enti competenti in via ordinaria, anche in considerazione della cronicità del problema;
    per la ripresa delle attività economiche e produttive e delle normali condizioni di vita e per evitare situazioni di pericolo o maggiori danni a cose e persone, è urgente avviare interventi di soccorso e assistenza alla popolazione, per la messa in sicurezza degli edifici, per il ripristino delle infrastrutture e delle reti compromesse,

    impegna il Governo

    a valutare la sussistenza dei presupposti per dichiarare lo «stato di emergenza» ai sensi dell’articolo 5 della legge n. 225/1992, anche al fine di reperire le adeguate risorse economiche indispensabili per lo svolgimento delle attività di soccorso alle popolazioni colpite, per avviare i primi interventi provvisionali necessari a garantire la pubblica incolumità, per ripristinare i danni subiti dal patrimonio pubblico e privato, per la ripresa delle normali condizioni di vita della popolazione.
    9/1197/60. Rubinato, Casellato, Crimì, Crivellari, Dal Moro, D’Arienzo, De Menech, Ginato, Martella, Miotto, Mognato, Moretti, Moretto, Murer, Naccarato, Narduolo, Rotta, Sbrollini, Zardini, Zoggia.

    La Camera,
    premesso che:
    durante l’esame del provvedimento al Senato è stato inserito un nuovo articolo, l’articolo 8-bis, certamente non riconducibile agli ambiti materiali oggetto del decreto-legge, con il quale si introduce un’ulteriore semplificazione delle procedure in materia di gestione delle terre e rocce da scavo, circoscrivendo l’applicazione del regolamento in merito alle sole terre e rocce da scavo prodotte nell’esecuzione di opere soggette ad autorizzazione integrata ambientale o a valutazione di impatto ambientale e introducendo un regime derogatorio per i cantieri con produzione inferiore a seimila metri cubi l’anno;
    la norma introdotta non chiarisce quale possa essere la disciplina applicabile nel caso di terre e rocce da scavo in cantieri oltre i 6000 metri cubi rientranti tra gli interventi previsti dal presente decreto legge e in opere non soggette ad AIA o VIA,

    impegna il Governo

    a provvedere, in tempi molto limitati dall’approvazione del presente decreto, affinché la cosiddetta «disciplina di semplificazione» citata nell’articolo di cui in premessa preveda controlli efficaci su tutti i materiali quali terre e rocce da scavo in modo da scongiurare pericolo di inquinamento ambientale e che sia tutelata in modo assoluto la salute pubblica.
    9/1197/61. Pesco, Segoni, Artini, Baldassarre, Gagnarli, Basilio, Frusone, Battelli, Pisano, Ruocco, Paolo Bernini, Villarosa.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 5, comma 1 contiene «Disposizioni volte ad accelerare la realizzazione di Expo 2015» nelle quali si affronta anche la relativa governance inerente l’Esposizione universale;
    considerato che:
    l’Esposizione Universale 2015 che si terrà a Milano, che ha per tema «Nutrire il pianeta, Energia per la vita», rappresenta una occasione di eccezionale rilevanza per il sistema Italia coniugando mondo produttivo e cultura: un aspetto che tanto ci contraddistingue nel mondo;
    l’Expo è chiamato ad essere il luogo nel quale tutto il Paese mostra l’energia e la grazia del «sistema Italia». La cultura del bello applicata al design, la cultura di un vivere raffinato, che interessa la gastronomia ma anche la moda, che ci candida ad essere uno dei punti più avanzati del Continente Europeo. Esso rappresenta una grande opportunità in cui coinvolgere non solo gli oltre 4 milioni di italiani residenti all’estero ma anche gli oltre 80 milioni di oriundi italiani che di fatto costituiscono una seconda faccia dell’italianità;
    l’Italia, che rappresenta solo l’1 per cento dell’intera popolazione del pianeta, vive un’occasione storica per riscoprire il ruolo e la propria missione a livello internazionale con le sue eccellenze derivanti dalle risorse interne e degli italiani all’estero, si tratta di una sfida culturale/identitaria e politico/istituzionale in cui l’universo dell’emigrazione italiana nel mondo ha molto da dare e da dire a tutto il Paese anche in una prospettiva di raccordo più stretto con il territorio di origine tesa a valorizzare quel capitale sociale, umano, economico e culturale che da sempre ha caratterizzato la storia dell’emigrazione italiana;
    l’imprenditoria italiana nel mondo può dare un contributo importante alla buona riuscita di Expo2015 di Milano considerato che gli italiani all’estero possono effettivamente essere «ambasciatori» dell’esposizione universale di Milano;
    secondo alcune stime Expo 2015 produrrà un ritorno economico di 40,6 miliardi di euro, di cui 6-9 miliardi dal settore del turismo che potrebbe essere implementato dalla costruzione della Casa degli Italiani in EXPO 2015, come già nell’EXPO di Milano dell’anno 1906,

    impegna il Governo

    a valutare la possibilità di attivare, nell’ambito della ipotizzata «Casa degli italiani all’estero», un tavolo di confronto progettuale tra i Ministeri competenti, la Regione Lombardia, il Comune di Milano, Expo2015 e le organizzazioni degli italiani all’estero, da individuare di concerto con le consulte regionali dell’emigrazione ed il Ministero degli Affari esteri, per individuare opportune piste di coinvolgimento degli italiani all’estero e dell’imprenditoria italiana nel mondo in Expo 2015.
    9/1197/62. Nissoli.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 6 del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43 contiene disposizioni in favore delle zone colpite dagli eventi sismici del maggio 2012;
    la gestione commissariale della ricostruzione dei territori dell’Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, è subordinata al controllo preventivo degli atti da parte della Corte dei Conti, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, del decreto-legge 15 maggio 2012, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2012, n. 100 e dell’articolo 3, comma 1, lettera c-bis), della legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni;
    si sta dimostrando che si sono verificati comportamenti non omogenei da parte delle varie Sezioni regionali di controllo;
    ad esempio, al Veneto è stato chiesto di approvare un Piano degli interventi generali, ex articolo 4 del decreto-legge n. 74/2012, mentre non è avvenuta la stessa cosa in Emilia e in Lombardia,

    impegna il Governo

    ad adottare le opportune iniziative ai fini dell’omogeneizzazione delle procedure e delle richieste da parte delle varie sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, in ordine al controllo preventivo degli atti delle gestioni commissariali della ricostruzione dei territori dell’Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012.
    9/1197/63. Caon.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, prevede una serie di interventi per superare situazioni emergenziali relative a crisi industriali, rifiuti ed eventi sismici;
    gli eccezionali eventi alluvionali verificatisi nei giorni dal 16 al 20 maggio 2013, nel territorio delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, hanno creato alluvioni, danni ingenti alle persone e agli edifici, straripamenti, frane e smottamenti, riportando i territori colpiti nella situazione disastrosa verificatasi nel 2010;
    secondo la Confederazione Italiana Agricoltori le perdite sui raccolti nelle campagne allagate partono dal 10 per cento per l’ortofrutta fino ad arrivare al 40 per cento per il mais; i danni si stimano nell’ordine di centinaia di milioni di euro; occorre pertanto l’attivazione di tutte le procedure per l’intervento pubblico da parte del Governo per aiutare le imprese a rimanere sul mercato;
    il turismo ha subito effetti pesantissimi in quanto le mareggiate hanno portato via le spiagge e i fiumi hanno portato detriti che sono considerati rifiuti speciali;
    tutto il territorio del bacino del fiume Po è stato in allarme per l’innalzamento straordinario dei livelli idrometrici ed il persistere degli stessi per un lungo periodo su tutta l’asta fluviale;
    secondo le prime stime, i danni superano i 600 milioni di euro;
    occorre l’intervento immediato del Governo per dichiarare lo stato di emergenza, nominare i Presidenti delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto commissari straordinari con i poteri di cui all’articolo 5, della legge 24 febbraio 1992, n. 225 e stanziare le risorse occorrenti per la ricostruzione, l’assistenza alle popolazioni, il risarcimento dei danni e la ripresa economica dei territori colpiti dalle calamità,

    impegna il Governo:

    a dichiarare, nell’immediato, lo stato di emergenza per i territori delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, colpiti dalle eccezionali eventi alluvionali verificatisi nei giorni dal 16 al 20 maggio 2013, nominando i Presidenti delle regioni Commissari straordinari con i poteri di cui all’articolo 5, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e con i compiti di provvedere, in collaborazione con i sindaci dei comuni colpiti, alla ricostruzione, l’assistenza alle popolazioni, il risarcimento dei danni e la ripresa economica;
    ad adottare le opportune ed urgenti iniziative per prevedere il differimento dei termini per l’adempimento degli obblighi tributari, ai sensi articolo 9, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212;
    a stanziare le risorse occorrenti per la ricostruzione e per il risarcimento dei danni, per una somma di almeno 600 milioni di euro, da ripartire tra le regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, escludendo tali risorse dai vincoli finanziari fissati dalle regole del patto di stabilità interno.
    9/1197/64. Busin.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 5 del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43 contiene disposizioni volte ad accelerare la realizzazione di Expo 2015;
    la Pedemontana Lombarda è un’opera già dichiarata connessa allo svolgimento dell’evento Expo 2015 ed è importantissima per l’economia nazionale, in quanto collegherà 5 province (Bergamo, Monza e Brianza, Milano, Como, Varese), in un territorio abitato da circa 4 milioni di persone, dove operano oltre 300.000 imprese, che esprimono il 10 per cento del PIL nazionale;
    le mutate condizioni del mercato finanziario rendono necessario ripristinare l’equilibrio del Piano Economico Finanziario approvato con delibera CIPE n. 97 del 6 novembre 2009;
    a tal fine ai fini della realizzazione dell’autostrada si rende indispensabile l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 33 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, che, ai fini del riequilibrio del Piano economico finanziario, prevede la possibilità della defiscalizzazione degli oneri fiscali relativi alle imposte sui redditi del periodo di concessione, all’IVA e al canone di concessione;
    si tratta di misure che mirano a garantire la sostenibilità o il riequilibrio dei piani economico-finanziari di grandi progetti finanziati in gran parte da soggetti privati, favorendo la riduzione o l’azzeramento del contributo pubblico a fondo perduto. Così si rende possibile la realizzazione di infrastrutture strategiche per il paese che, diversamente, non si sarebbero potute costruire;
    recentemente il CIPE ha approvato le linee guida per l’applicazione di tali misure di defiscalizzazione, ma la delibera non risulta ancora registrata;
    nell’ambito della recente audizione alla Camera, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha rilevato che occorre con la massima urgenza trasmettere alla Corte dei Conti le «Linee Guida» già approvate dal CIPE nella seduta del 18 febbraio 2013 allo scopo di dare corso alla utilizzazione delle norme sia per le opere già cantierate, sia per quelle in corso di avvio;
    il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato che l’Evento EXPO ha la massima priorità per il Paese,

    impegna il Governo

    ad adottare tutte le opportune iniziative per far approvare dal CIPE nell’immediato il nuovo Piano finanziario della Pedemontana lombarda, autostrada strettamente connessa con la realizzazione di Expo 2015.
    9/1197/65. Caparini.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 2 del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43 contiene disposizioni volte ad evitare l’interruzione del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti urbani nel territorio di Palermo;
    a tal fine l’articolo 2 dispone la proroga dello stato di emergenza dichiarato il 16 gennaio 2009 per permettere il completamento del sistema impiantistico di smaltimento dei rifiuti urbani, come previsto dal piano regionale, e verificare la tenuta delle vasche della discarica di Bellolampo, alla quale affluiscono i rifiuti del territorio palermitano;
    le funzioni del Commissario sono affidate ad un soggetto nominato dal Presidente della regione Siciliana;
    si ritiene inaccettabile che a distanza di 4 anni dalla dichiarazione dello stato di emergenza, il territorio palermitano si trova ancora in situazione di criticità nella gestione dei rifiuti urbani,

    impegna il Governo

    a non prevedere in futuro ulteriori proroghe dello stato di emergenza per il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti urbani nel territorio di Palermo e a ripristinare il regime ordinario della gestione dei rifiuti.
    9/1197/66. Guidesi.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 3 del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, contiene disposizioni volte a fronteggiare l’emergenza ambientale nella regione Campania;
    a tal fine, viene prorogata fino al 31 marzo 2014 la fase di emergenza nella regione Campania, in relazione alla gestione degli impianti di collettamento e depurazione di Acerra, Marcianise, Napoli Nord, Foce Regi Lagni, Cuma e impianto di grigliatura e derivazione di Succivo;
    inoltre viene differito di dodici mesi il termine di durata della nomina dei Commissari straordinari, disposta da parte del Presidente della regione Campania, per la realizzazione urgente dei siti da destinare a discarica, nonché ad impianti di trattamento o di smaltimento dei rifiuti;
    l’emergenza rifiuti della Campania è una questione annosa, perdurante dal 1997;
    la gravità della situazione, non solo ha compromesso da anni i diritti fondamentali della popolazione Campana, esponendola a rischi di natura igienico-sanitaria ed ambientale, ma ha anche danneggiato l’immagine dell’intero Paese, creando gravi danni al settore turistico e all’economia in generale;
    occorre porre fine all’assistenzialismo verso le amministrazioni inadempienti che nel corso degli anni di emergenza hanno utilizzato in modo improprio i soldi dei cittadini;
    è inaccettabile che dopo anni di procedure straordinarie persiste la necessità di proroghe delle strutture commissariali,

    impegna il Governo

    a non prevedere in futuro ulteriori proroghe dello stato di emergenza per il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti urbani nel territorio della Campania e a ripristinare il regime ordinario della gestione dei rifiuti.
    9/1197/67. Matteo Bragantini.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 5 del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, contiene disposizioni volte ad accelerare la realizzazione di Expo 2015;
    le disposizioni introdotte con l’articolo 5 sono necessarie per riuscire a centrare l’obiettivo di terminare in tempo per la manifestazione universale le opere infrastrutturali in programma, visto che mancano solo due anni dall’evento;
    lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri ha sottolineato l’importanza dell’evento come possibilità di ripresa della nostra economia e ne ha ribadito l’assoluta priorità per il Paese;
    parallelamente alla realizzazione delle opere infrastrutturali, occorre attivare tutte le occorrenti misure per potenziare e sfruttare al meglio tutte le opportunità che offrirà al tessuto sociale e imprenditoriale l’incremento del turismo legato all’evento Expo 2015;
    è indispensabile costruire strutture ricettive e puntare sulle eccellenze, allo scopo che tutta la Lombardia, ma anche le regioni limitrofe possano esprimere al meglio il proprio potenziale e diventare uno stimolo per attrarre i visitatori che arriveranno a Milano per l’Expo;
    nei sei mesi di esposizione si attendono 20 milioni di visitatori di cui 30 per cento stranieri e 130 Paesi partecipanti per un investimento previsto per l’area espositiva di 1,7 miliardi di euro,

    impegna il Governo

    ad adottare tutte le opportune iniziative, anche di carattere legislativo, in coordinamento con i piani di sviluppo turistico-ricettivi regionali, per incentivare la costruzione di strutture ricettive collegate alla realizzazione dell’Evento di Expo 2015, anche attraverso sgravi fiscali che possano attirare nuovi investimenti imprenditoriali per il settore ricettivo-alberghiero.
    9/1197/68. Rondini.

    La Camera,
    visto che l’articolo 1, prevede la nomina del Presidente della Regione Toscana a Commissario straordinario, per la durata di un anno prorogabile, ai fini dell’attuazione di una serie di interventi in favore dell’area industriale di Piombino che, a tal proposito, viene riconosciuta «area di crisi industriale complessa»;
    considerato che il Porto di Piombino è specializzato nella movimentazione dei prodotti della filiera siderurgica, la quale rischia la chiusura a causa della mancanza di strategie industriali efficienti; ritenuto che l’industria siderurgica italiana sia in uno stato di crisi tale da richiedere interventi atti a scongiurare la chiusura di importanti impianti industriali, ubicati su tutto il territorio nazionale, che sono strategici per l’economia del nostro Paese;
    considerato che in Italia, oltre a Piombino, vi sono altri siti di interesse nazionale (SIN), nei quali insistono importanti realtà industriali, che per pericolosità, urgenza, rischio sanitario ed incidenza socio-economica, hanno la stessa necessità di essere bonificati e messi in sicurezza;
    ritenuto urgente un intervento volto a restituire maggiore competitività al comparto siderurgico italiano,

    impegna il Governo

    a valutare l’opportunità di adottare analoghe misure di intervento, come quelle previste all’articolo 1, del presente decreto legge, anche in favore degli altri siti di interesse nazionale, ubicati su tutto il territorio nazionale, in prossimità dei quali sono localizzati impianti siderurgici che, in particolare al Nord, versano in situazione di crisi.
    9/1197/69. Prataviera.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 5-bis assegna 3 milioni per l’anno 2013 al servizio pubblico di trasporto marittimo dello stretto di Messina, in aggiunta a quanto disposto dal comma 1031, lettera b) della legge 27 dicembre 2006 n. 296;
    tenuto conto che la legge 27 dicembre 2006 n. 296, comma 1031, lettera b) prevede contributi per una serie di altri interventi oltre al trasporto marittimo di Messina, ossia per l’acquisto di veicoli destinati a servizi su linee metropolitane, tranviarie e filoviarie, nonché per l’acquisto di unità navali destinate al trasporto pubblico locale effettuato per via marittima, lagunare, lacuale e fluviale,

    impegna il Governo

    a valutare la possibilità di individuare le opportune risorse per far fronte anche alle criticità afferenti il trasporto pubblico locale effettuato per via lacuale e fluviale.
    9/1197/70. Molteni.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 5 del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, contiene disposizioni volte ad accelerare la realizzazione di Expo 2015;
    una delle principali infrastruttura autostradale strettamente connessa all’Expo, la Pedemontana lombarda attraversa un’area fortemente inquinata, l’area di Seveso;
    ricordano tutti l’incidente del 10 luglio 1976 nell’azienda ICMESA di Meda, che provocò la fuoriuscita di una nube di diossina del tipo TCDD, una tra le sostanze tossiche più pericolose. La nube tossica investì una vasta area di terreni nei comuni limitrofi della bassa Brianza, in particolare Seveso,

    impegna il Governo

    a valutare la possibilità di procedere nei tempi più brevi possibile alla bonifica dell’area di Seveso.
    9/1197/71. Grimoldi.

    La Camera,
    premesso che:
    il comma 2 dell’articolo 1 del decreto-legge contiene disposizioni dirette alla realizzazione degli interventi previsti dal Piano Regolatore portuale del Porto di Piombino;
    durante l’esame del provvedimento al Senato è sta inserita una disposizione che prevede l’attuazione, prima del qualsiasi intervento del Piano Regolatore portuale, del piano di caratterizzazione e di bonifica dei sedimenti;
    la disposizione non definisce i limiti dell’area a cui si deve riferire l’attività di bonifica;
    tenuto conto che il SIN di Piombino ha una dimensione consistente e l’attuazione del Piano di bonifica dei sedimenti su tutta l’area richiederebbe, oltre ad ingenti risorse finanziarie, tempi lunghissimi e non congrui con la necessità di trasferire, in tempi brevissimi, la nave Costa Concordia nell’ambito portuale, ai fini dello smontaggio e smaltimento dei rifiuti,

    impegna il Governo

    ad adottare le opportune iniziative dirette a chiarire che lo scopo della norma è quello di assicurare, prima della realizzazione di qualsiasi intervento, la bonifica dei sedimenti nell’area interessata dallo specifico intervento.
    9/1197/72. Allasia.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge in esame, prevede una serie di differimenti, proroghe ed estensione di termini, relativi alle misure adottate per gli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012, verificatisi nei territori dei comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio nell’Emilia e Rovigo;
    il periodo di emergenza e la ricostruzione sono tuttora in corso e c’è ancora tanto da fare per ovviare ad alcuni blocchi burocratici che impediscono alla popolazione di entrare in possesso dei finanziamenti disponibili;
    infatti, la popolazione riscontra ancora gravi difficoltà amministrative per poter entrare in possesso dei contributi per la ricostruzione. Le pratiche sono lunghe, le perizie costano tanto (attestandosi al circa 10 per cento del contributo), la gente ha paura di sbagliare la domanda e perdere il diritto del finanziamento. A ciò si aggiunge l’accavallarsi delle ordinanze dei Presidenti delle regioni e la necessità di rivedere le domande secondo i nuovi termini, cosa che fa allungare incredibilmente i tempi;
    le maggiori difficoltà sono riscontrate dalle aziende piccole e dagli artigiani che non sono in grado di ripartire se non arrivano i contributi, perché, ovviamente, le grandi multinazionali, avendo la disponibilità finanziaria, sono tutte ripartite anticipando i fondi dei contributi che devono ancora arrivare,

    impegna il Governo

    a mettere in atto tutte le iniziative necessarie per la risoluzione delle difficoltà amministrative riscontrate dai cittadini e dalle imprese colpiti dagli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012, al fine di poter entrare in possesso celermente dei contributi disponibili per la ricostruzione.
    9/1197/73. Gianluca Pini.

    La Camera,
    premesso che:
    gli articoli 7 e 8, recano misure volte a favorire la ricostruzione in Abruzzo, a seguito degli eventi sismici del 2009;
    la gestione dell’emergenza e l’accavallarsi dei provvedimenti che sono stati predisposti nel corso dei quattro anni trascorsi dall’evento hanno creato confusione normativa che è derivata dalla sovrapposizione di legislazione ordinaria nazionale, regionale e provvedimenti ministeriali e comunali che di fatto hanno legittimato un elevato livello di indeterminatezza delle procedure degli interventi stessi, creando una conflittualità tra enti e soggetti deputati e di conseguenza, in taluni casi, ad una vera e propria impasse operativa;
    il comma 2 dell’articolo 67-quinquies decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge 7 agosto 2012, n. 134 prevede che «fino all’adozione di un testo unico delle disposizioni concernenti gli interventi relativi agli eventi sismici del 6 aprile 2009, restano efficaci le disposizioni delle ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri»;
    un testo unico che superi le sovrapposizioni normative attualmente esistenti, potrebbe apportare chiarezza ed efficacia nella gestione degli interventi per la gestione della ricostruzione dell’Abruzzo,

    impegna il Governo

    a valutare l’opportunità di adottare tempestivamente le opportune iniziative volte a predisporre il testo unico di cui al comma 2 dell’articolo 67-quinquies del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito in legge dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, al fine riorganizzare e rendere efficace il quadro normativo attualmente vigente per la ricostruzione dei territori abruzzesi colpiti degli eventi sismici del 2009.
    9/1197/74. Borghesi.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 1, comma 1, disciplina il Progetto di riconversione e riqualificazione industriale di Piombino dichiarata area di crisi industriale complessa;
    il porto di Piombino rientra tra i 57 siti di interesse nazionale che comprendono le aree maggiormente inquinate del Paese;
    i Comuni inclusi nei SIN sono oltre 300, con circa 9 milioni di abitanti; tutte le Regioni hanno nel proprio territorio almeno un SIN da bonificare; il primato lo detiene la Lombardia, con ben sette aree, seguita dalla Campania con sei, da Piemonte e Toscana con 5, da Puglia e Sicilia con quattro;
    la gestione dei siti contaminati costituisce uno dei più delicati problemi ambientali da affrontare; la contaminazione del suolo derivante da attività industriali, stoccaggio di rifiuti, attività minerarie, perdite da serbatoi e linee di trasporto degli idrocarburi è una pericolosa minaccia per la salute delle popolazioni che vivono in prossimità delle zone contaminate;
    purtroppo le operazioni di bonifica sono lente e copiose, sia per questioni tecniche, spesso legate all’interpretazione della normativa, sia per insufficienza di finanziamenti dedicati a queste aree; invece, le bonifiche rappresentano un’opportunità importante per rilanciare (economia del Paese e permettere nuovi processi di reindustrializzazione, partendo dalla messa in sicurezza ambientale del territorio e dalla tutela della salute dei cittadini,

    impegna il Governo

    a promuovere le opportune iniziative, anche in coordinamento con le autonomie territoriali, ai fini della predisposizione di un cronoprogramma rigoroso per l’ultimazione degli interventi di bonifica delle aree SIN, informando regolarmente il Parlamento sull’impiego delle risorse all’uopo stanziate e sui risultati conseguiti.
    9/1197/75. Attaguile.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 5-quater prevede la spesa di 3,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013 e 2014 per l’incidente di Genova;
    la situazione in cui si trova il porto di Genova a seguito al sinistro marittimo occorso nel porto in data 7 maggio 2013 è qualificabile come situazione di vera e propria emergenza;
    tenuto conto della necessità e dell’urgenza di garantire la piena efficienza ed operatività del porto, di ripristinare la struttura operativa della locale Corporazione dei Piloti, di realizzare gli interventi di ripristino di competenza dell’Autorità portuale e di provvedere alla realizzazione di ogni opportuno intervento per garantire la sicurezza sul lavoro e sul traffico portuale,

    impegna il Governo

    ad adottare le opportune iniziative volte alla realizzazione di tutti gli interventi necessari ai fini del ripristino della piena operatività ed efficienza del porto di Genova.
    9/1197/76. Buonanno.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 1 contiene norme in favore del Porto e delle attività industriali di Piombino nonché dell’area industriale di Trieste, dichiarando tali aree di crisi industriale complessa;
    il comparto siderurgico di Piombino rappresenta uno dei più importanti siti industriali del Paese, è il secondo polo siderurgico a ciclo integrale dopo quello di Taranto e occupa attualmente circa seimila lavoratori;
    il 14 marzo 2012 è stato firmato presso la regione Friuli Venezia Giulia il protocollo d’intesa fra enti locali, organizzazioni sindacali e Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al fine di definire un cronoprogramma per la riconversione dell’area della ferriera di Servola nell’area industriale di Trieste;
    tutta l’industria siderurgica europea soffre di un calo sostanziale della domanda, che sta provocando una perdita progressiva di posti di lavoro e di competitività;
    i maggiori gruppi siderurgici europei, compresi quelli italiani, spostano sempre di più la loro attenzione in altre aree, riducendo la loro presenza in Europa;
    risulta ormai improcrastinabile la definizione di un piano industriale che consenta ai poli siderurgici nazionali di ritornare sul mercato dell’acciaio nazionale e internazionale;
    l’articolo 3, comma 1-bis, del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231, dispone che il Governo adotta, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, una strategia industriale per la filiera produttiva dell’acciaio,

    impegna il Governo:

    ad adottare, nel più breve tempo possibile, la strategia industriale per il rilancio della filiera produttiva dell’acciaio;
    ad adottare con urgenza le opportune iniziative per l’avvio della riqualificazione dell’area della ferriera di Servola, a Trieste.
    9/1197/77. Fedriga.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 2 del provvedimento interviene sull’emergenza rifiuti a Palermo, disponendo che il Presidente della Regione scelga e nomini un soggetto, cui demandare le funzioni commissariali;
    negli ultimi anni la gestione del ciclo dei rifiuti è stata oggetto di ripetuti interventi normativi di carattere emergenziale, concentrati quasi esclusivamente sulla fase terminale del ciclo dei rifiuti, che non hanno evitato il continuo riproporsi di situazioni emergenziali;
    minor attenzione è stata dedicata alle politiche di prevenzione della produzione di rifiuti e, conseguentemente, all’effettivo conseguimento degli obiettivi di differenziazione dei materiali mediante la pianificazione di sistemi di raccolta «porta a porta» e di riuso dei materiali postconsumo, su cui si incentra invece la direttiva 2008/98/Ce recepita nel nostro Paese con il decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, che hanno trovato concreta attuazione nella gestione dei rifiuti nelle regioni del Nord;
    non è stato affrontato su tutto il territorio nazionale il problema della necessità di avviare interventi strutturali nel settore della raccolta, del trasporto e del recupero di materie nel rispetto della normativa comunitaria tesa al controllo di tutto il ciclo dei rifiuti,

    impegna il Governo

    a valutare l’opportunità di promuovere, nell’ambito della gestione commissariale dei rifiuti di Palermo e degli obiettivi del miglioramento e incremento della raccolta differenziata di cui alla lettera d) del comma 1, dell’articolo 2, una serie di iniziative a favore in particolare della raccolta differenziata porta a porta, introducendo un approccio che tenga conto dell’intero ciclo di vita dei prodotti e dei materiali, e non solamente della fase di smaltimento come rifiuto.
    9/1197/78. Marcolin.

    La Camera,
    premesso che:
    l’importanza del decreto-legge in esame ai fini della risoluzione delle situazioni emergenziali rischia di essere vanificata in ragione delle stringenti regole del patto di stabilità interno che impediscono alle regioni e agli enti locali di effettuare spese per investimenti, pur avendo le risorse disponibili;
    dal corrente anno il Patto di stabilità si applica anche nei confronti dei piccoli Comuni con popolazione compresa tra 1.000 e 5.000 abitanti, che attualmente, peraltro, sono impegnati in un complesso processo di riorganizzazione amministrativa, per far fronte agli obblighi di gestione in forma associata di funzioni comunali fondamentali, a norma dell’articolo 14, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
    le regole stringenti del patto di stabilità interno comportano il blocco della realizzazione di tante piccole opere utili alla cittadinanza, e spesso impediscono la realizzazione di opere necessarie per la messa in sicurezza del territorio e la prevenzione del rischio idrogeologico;
    le previsioni della Commissione europea pubblicate il 3 maggio scorso prendono atto dell’efficacia del consolidamento fiscale svolto in questi anni dall’Italia e proiettano un’evoluzione della finanza pubblica italiana che vede un indebitamento netto inferiore al limite del 3 per cento ed un saldo strutturale, al netto cioè della componente ciclica e delle una tantum, che si avvicina al pareggio nei prossimi anni, evidenziando come vi siano le premesse per una positiva conclusione della «procedura di disavanzo eccessivo»;
    l’uscita dalla procedura di disavanzo aprirebbe prospettive di margini di manovra più ampi per il Governo, consentendo al Paese di poter adottare una politica di bilancio non più basata sull’austerità;
    in tale ambito si potrebbero aprire spazi per una revisione del Patto di stabilità interno, almeno per la parte riguardante lo sblocco delle spese per investimenti da parte delle regioni e degli enti locali, a partire da quelli virtuosi,

    impegna il Governo

    a valutare l’opportunità di assumere, a seguito della conclusione positiva della «procedura di disavanzo eccessivo», tutte le iniziative necessarie, anche in sede europea, al fine di favorire la revisione della disciplina del Patto di stabiliti interno, almeno per la parte riguardante lo sblocco delle spese per investimenti, con priorità per quelli immediatamente cantierabili e realizzati da parte delle regioni e degli enti locali virtuosi, e, nelle more della revisione di tale disciplina, a prevedere che siano comunque escluse dall’applicazione delle disposizioni del patto di stabilità interno le spese sostenute dalle Regioni e dagli enti locali per far fronte a situazioni di emergenza dovute a catastrofi naturali, a situazioni di grave emergenza ambientale e di rischio idrogeologico e per la messa in sicurezza di edifici pubblici, a partire dagli edifici scolastici.
    9/1197/79. Giancarlo Giorgetti.

    La Camera,
    premesso che:
    ciascun articolo del presente decreto contiene un commissariamento nuovo o una proroga di un commissariamento esistente o una proroga della dichiarazione dello stato di emergenza di un evento diverso;
    il decreto-legge 59/2012 del Governo Monti, ha introdotto una disciplina restrittiva delle gestioni emergenziali, che «in teoria» non possono superare i 90 giorni, con un’eventuale proroga di ulteriori sessanta giorni, e una serie di divieti assoluti di proroga delle gestioni commissariali;
    il presente decreto-legge è l’esempio lampante dell’inutilità dei divieti posti a suo tempo dal Governo Monti; in particolare la proroga dello stato di emergenza per la realizzazione delle discariche nella Regione Siciliana, e quella della gestione commissariale dei rifiuti della Regione Campania, nonché quella della gestione commissariale della «Galleria Pavoncelli» che convoglia le risorse idriche dell’Acquedotto Pugliese, sono indicative del fatto che alla fine vanno avanti proprio quelle gestioni commissariali che il decreto-legge 59/2012 aveva intenzione di bloccare,

    impegna il Governo

    a valutare l’opportunità di tenere conto di quanto disposto dal decreto-legge n. 59 del 2012 per le situazioni di emergenza e le gestioni commissariali, limitando l’utilizzo del commissariamento ai casi effettivi di emergenza e adottando soluzioni che assicurino il rispetto dei tempi e la definizione univoca dell’ambito di azione del Commissario, e che assicurino l’assolvimento dei doveri commissariali nel rispetto della trasparenza, pubblicità delle attività svolte e rendicontazione delle spese sostenute.
    9/1197/80. Invernizzi.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto legge in commento reca disposizioni urgenti per il rilancio di aree industriali e di contrasto ad emergenze ambientali;
    la ristrettezza dei tempi a disposizione per l’esame della Camera non ha consentito di apportare miglioramenti al testo già approvato dal Senato e, in particolare, il provvedimento non interviene su altre rilevanti situazioni di emergenza tra le quali è ricompresa quella vissuta dal territorio di Crotone che individuato come SIN, necessita indispensabilmente per il suo rilancio economico e sociale che la bonifica e messa in sicurezza del suo territorio e del suo ambiente avvenga in tempi rapidi;
    è stata evidenziata da parte delle istituzioni territoriali, a partire dall’amministrazione Comunale, in ogni circostanza legata allo stato di avanzamento del lavoro di bonifica la necessità di accelerarne i progetti a partire dalle attività di demolizione dei fabbricati e degli impianti;
    si reputa necessario anche per il territorio di Crotone, avviare le procedure per arrivare alla stipula di un «accordo di programma quadro», sulla base di quanto già avviato dal ministero dell’Ambiente in altri territori, al fine di realizzare interventi di bonifica commisurati a agli usi del suolo ed ai progetti di riconversione e riutilizzo delle aree da bonificare, oltre che facilitare programmi di investimento perché l’area diventi un vantaggio competitivo per Crotone;
    un accordo di programma consentirebbe di avere un quadro normativo e procedimenti amministrativi certi dal punto di vista di iter e tempi che agevolerebbero molto il processo di bonifica;
    l’obiettivo è quello riqualificare il comprensorio dal punto di vista dell’ambiente della salute e anche dell’economia richiamando le responsabilità di Syndial/Eni in quanto proprietaria delle aree,

    impegna il Governo

    ad istituire entro l’autunno un tavolo di confronto in sede ministeriale per la stipula di un accordo di programma quadro per il sito di Crotone per accelerare e semplificare le procedure di bonifica e giungere al ripristino ambientale e alle condizioni per il rilancio economico del sito.
    9/1197/81. Oliverio, Stumpo.

    La Camera,
    premesso che:
    il bacino del fiume Sacco, affluente del Liri, che scorre nei territori delle province di Roma e Frosinone, è stato oggetto di un gravissimo inquinamento ambientale che ha causato la contaminazione dell’acqua, dei fondi agricoli e dei relativi prodotti;
    la contaminazione è riconducibile alla percolazione di agenti chimici situati nell’area del Comune di Colleferro, occupata in passato da un’industria chimica – la ex BPD –, dove sono stati rinvenuti fusti interrati e scarti di lavorazioni;
    in considerazione di ciò, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 19 maggio 2005, è stato decretato lo stato di emergenza ambientale per i Comuni della «Valle del Fiume Sacco», ed esattamente: Colleferro, Segni e Gavignano della provincia di Roma; Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo e Supino della provincia di Frosinone;
    con l’articolo 36-bis del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, sono stati integrati i criteri di individuazione dei siti di interesse nazionali recati dall’articolo 252 del decreto legislativo n. 152 del 2006 ed è stato previsto che con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare si sarebbe effettuata la ricognizione dei siti attualmente classificati di interesse nazionale che non soddisfano i nuovi requisiti di cui all’articolo 252 medesimo;
    in ottemperanza a tale disposizione, con decreto dell’11 gennaio 2013 il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha approvato l’elenco dei siti di cui all’articolo 252, comma 2, del decreto legislativo n. 152 del 2006, come modificato dal comma 1 dell’articolo 36-bis del citato decreto-legge n. 83 del 2012, che pertanto non sono più compresi tra i siti di bonifica di interesse nazionale, tra i quali figura anche il bacino del fiume Sacco;
    va rilevato al riguardo come il bacino della Valle del Sacco sembra soddisfare entrambi i due nuovi criteri introdotti dal decreto-legge n. 83 del 2012: infatti, quanto al primo criterio, l’area è sede di moltissime e importanti industrie chimiche, tanto da essere ricompresa nel Sistema produttivo locale chimico farmaceutico; quanto al secondo criterio, nel territorio in questione (Comune di Ferentino) ha operato per molti anni l’ex Cemamit, industria di manufatti in cemento amianto per il settore edilizio,

    impegna il Governo

    a riconsiderare il declassamento del bacino del fiume Sacco ripristinandone lo status di sito di interesse nazionale.
    9/1197/82. Carella.

    La Camera,
    premesso che:
    in Piemonte, la primavera 2013 è stata caratterizzata da intense precipitazioni che hanno interessato la regione a più riprese a partire da inizio marzo, dalla seconda metà di aprile al 20 maggio una serie di eventi hanno determinato una pioggia cumulata media sul Piemonte di 350 mm con valori in alcune zone che hanno raggiunto gli 800 mm che è quasi l’equivalente della ordinaria precipitazione annuale;
    gli eventi verificatisi sono stati drammatici soprattutto nei periodi di fine aprile e di metà maggio e precisamente nei giorni 15-19 maggio 2013 quando ha colpito diffusamente tutta la regione piemontese, determinando effetti che, in molti casi, si sono sommati a quelli più locali del precedente evento 27 aprile-2 maggio;
    complessivamente sono state registrate precipitazioni ingenti e fortemente concentrate a carattere temporalesco, che hanno localmente raggiunto valori massimi sino ai 240 mm in 5 giorni di valore cumulato;
    come già più volte citato, i due eventi del 27 aprile-2 maggio e 15-19 maggio 2013 rappresentano di fatto un evento unico che ha coinvolto complessivamente circa 170 comuni, che coprono circa 4400 km2 (ovvero il 17 per cento circa della superficie regionale) con una popolazione complessiva pari a circa 550.000 abitanti;
    nella massa dei casi gli oneri necessari per il ripristino delle infrastrutture primarie danneggiate e la mitigazione del rischio per le popolazioni trascendono le capacità economiche delle singole amministrazioni. Come noto, infatti, i comuni piemontesi, quelli alpini in particolare, hanno dimensioni, popolazione, e di conseguenza risorse, estremamente limitate,
    con le note a data del 3 e del 24 maggio 2013 la Regione Piemonte ha richiesto al Dipartimento di Protezione Civile la dichiarazione di stato di emergenza ai sensi della legge 225/1992, e l’istruttoria del Dipartimento è risultata positiva e allo stato si attende la deliberazione del Consiglio dei Ministri per il riconoscimento richiesto;
    ad una prima conta dei danni, tra gli interventi già eseguiti e quelli ancora da eseguire ma urgenti in relazione ai due periodi sopra citati i danni già accertati sommano a oltre 56 milioni di euro;
    molte altre realtà territoriali hanno situazioni analoghe di danni e di difficoltà,

    impegna il Governo

    a valutare la possibilità di intervenire a fianco e a sostegno delle Amministrazioni locali sia per i ripristini di opere pubbliche danneggiate sia per gli investimenti in prevenzione che rendano i territori capaci di meglio resistere anche ad eventi di natura eccezionale.
    9/1197/83. Taricco.

    La Camera,
    premesso che:
    in sede di conversione in legge del provvedimento al Senato sono state inserite ulteriori disposizioni che hanno ampliato notevolmente il contenuto originario del decreto-legge del 26 aprile 2013, n. 43 e che non risultano essere direttamente riconducibili agli ambiti trattati dal decreto-legge;
    tra esse si evidenziano le disposizioni straordinarie per Expo Milano 2015, raccolte nel Capo II, che consta del solo articolo 5, riguardanti, tra le altre, l’emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentiti il presidente della Regione Lombardia, il Sindaco di Milano e i rappresentanti degli enti locali interessati, per l’istituzione di organismi per la gestione delle attività e di un tavolo istituzionale per gli interventi regionali e sovra regionali presieduto dal Presidente della Regione Lombardia pro tempore; i criteri di ripartizione e la modalità di erogazione dei finanziamenti; la nomina di un Commissario unico, anche nell’ambito dei soggetti della governance della società Expo 2015, dotato di tutti i poteri e le funzioni del Commissario straordinario e del Commissario generale dell’Expo 2015, incluse le deroghe previste nelle ordinanze di protezione civile previste dall’articolo 3, comma 1, lettera a), del decreto-legge n. 59 del 2012 ad eccezione delle funzioni di rappresentanza internazionale;
    tuttavia, il nostro Paese, in un passato recente, ha già sperimentato negativamente la figura di un Commissario speciale per la realizzazione di opere pubbliche;
    è già stato emanato dal Prefetto di Milano un provvedimento interdittivo dai lavori per l’Expo 2015 per infiltrazioni mafiose nel gennaio di quest’anno,

    impegna il Governo:

    a verificare che le esigenze di celerità, evidenziate dal decreto, coincidano con quelle di garanzia di adeguati controlli e di contrasto della corruzione nelle procedure di affidamento dei lavori per l’Expo 2015 proprio in relazione alle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle citate procedure di affidamento degli appalti per le opere necessarie al suo svolgimento;
    a verificare puntualmente il rispetto delle procedure di tutela dell’ambiente e a monitorare rigorosamente gli eventuali rischi di infrazione delle stesse a garanzia di un impatto ambientale positivo e sostenibile del progetto Expo 2015.
    9/1197/84. Manlio Di Stefano.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge in esame prevede una serie di interventi per superare situazioni emergenziali relative a crisi industriali, rifiuti ed eventi sismici, che coinvolgono regioni e numerosi enti locali;
    in sede di conversione in legge del provvedimento al Senato sono state inserite ulteriori disposizioni che hanno ampliato notevolmente il contenuto originario del decreto-legge del 26 aprile 2013, n. 43, e che non risultano essere direttamente riconducibili agli ambiti trattati dal decreto-legge;
    tra esse si evidenzia l’estraneità delle disposizioni contenute nel nuovo articolo 6-decies, recante «Modifiche alla disciplina dell’albo delle camere di commercio italo-estere o estere in Italia», quella contenuta nel nuovo articolo 8-bis, che interviene in materia di gestione delle terre e rocce da scavo, le disposizioni per il servizio pubblico di trasporto marittimo nello stretto di Messina di cui all’articolo 5-bis, le disposizioni in tema di sicurezza e investimenti nella rete infrastrutturale ferroviaria di cui all’articolo 7-ter;
    il decreto-legge in esame, prevede una serie di differimenti, proroghe ed estensione di termini, relativi alle misure adottate per gli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012, verificatisi nei territori dei comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio nell’Emilia e Rovigo,

    impegna il Governo

    a valutare iniziative normative affinché ai residenti nei comuni localizzati nell’area interessata dal sisma sia sospeso il pagamento delle rate dei mutui e dei finanziamenti fino al completo ripristino delle agibilità degli edifici di cui al comma 9 dell’articolo 8 del decreto-legge n. 74 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 1o agosto 2012, n. 122.
    9/1197/85. Sarti, Ferraresi, Dell’Orco.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge in esame prevede una serie di interventi per superare situazioni emergenziali relative a crisi industriali, rifiuti ed eventi sismici, che coinvolgono regioni e numerosi enti locali;
    in sede di conversione in legge del provvedimento al Senato sono state inserite ulteriori disposizioni che hanno ampliato notevolmente il contenuto originario del decreto-legge del 26 aprile 2013, n. 43 e che non risultano essere direttamente riconducibili agli ambiti trattati dal decreto-legge;
    tra esse si evidenzia l’estraneità delle disposizioni contenute nel nuovo articolo 6-decies, recante «Modifiche alla disciplina dell’albo delle camere di commercio italo-estere o estere in Italia», quella contenuta nel nuovo articolo 8-bis, che interviene in materia di gestione delle terre e rocce da scavo, le disposizioni per il servizio pubblico di trasporto marittimo nello stretto di Messina di cui all’articolo 5-bis, le disposizioni in tema di sicurezza e investimenti nella rete infrastrutturale ferroviaria di cui all’articolo 7-ter;
    il decreto-legge in esame, prevede una serie di differimenti, proroghe ed estensione di termini, relativi alle misure adottate per gli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012, verificatisi nei territori dei comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio nell’Emilia e Rovigo;
    è necessario garantire che la ricostruzione e la ristrutturazione degli edifici siti nei territori colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 debba avvenire tenendo conto dei requisiti minimi di prestazione energetica stabiliti in applicazione della direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica degli edifici,

    impegna il Governo

    a valutare iniziative normative tese a far sì che l’erogazione delle risorse, a qualunque titolo confluite nelle contabilità speciali destinate o da destinare alla ricostruzione e al ripristino funzionale degli edifici dei territori colpiti dal sisma, sia subordinata alla presentazione di progetti che assicurino il rispetto della normativa comunitaria, nazionale e regionale in materia di rendimento energetico e certificazione energetica degli edifici.
    9/1197/86. Businarolo, Dell’Orco, Ferraresi.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge in esame prevede una serie di interventi per superare situazioni emergenziali relative a crisi industriali, rifiuti ed eventi sismici, che coinvolgono regioni e numerosi enti locali;
    in sede di conversione in legge del provvedimento al Senato sono state inserite ulteriori disposizioni che hanno ampliato notevolmente il contenuto originario del decreto-legge del 26 aprile 2013, n. 43 e che non risultano essere direttamente riconducibili agli ambiti trattati dal decreto-legge;
    tra esse si evidenzia l’estraneità delle disposizioni contenute nel nuovo articolo 6-decies, recante «Modifiche alla disciplina dell’albo delle camere di commercio italo-estere o estere in Italia», quella contenuta nel nuovo articolo 8-bis, che interviene in materia di gestione delle terre e rocce da scavo, le disposizioni per il servizio pubblico di trasporto marittimo nello stretto di Messina di cui all’articolo 5-bis, le disposizioni in tema di sicurezza e investimenti nella rete infrastrutturale ferroviaria di cui all’articolo 7-ter;
    il decreto-legge in esame, prevede una serie di differimenti, proroghe ed estensione di termini, relativi alle misure adottate per gli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012, verificatisi nei territori dei comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio nell’Emilia e Rovigo;
    risulta necessario valutare possibili correlazioni tra trivellazioni ed eventi sismici,

    impegna il Governo

    a valutare iniziative normative tese a far sì che nei territori interessati dal sisma del 2012 si sospenda nel rispetto del principio di precauzione, qualsiasi decisione in merito ai progetti di ricerca e coltivazione idrocarburi.
    9/1197/87. Dall’Osso, Ferraresi, Dell’Orco.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge in esame prevede una serie di interventi per superare situazioni emergenziali relative a crisi industriali, rifiuti ed eventi sismici, che coinvolgono regioni e numerosi enti locali;
    in sede di conversione in legge del provvedimento al Senato sono state inserite ulteriori disposizioni che hanno ampliato notevolmente il contenuto originario del decreto-legge del 26 aprile 2013, n. 43, e che non risultano essere direttamente riconducibili agli ambiti trattati dal decreto-legge;
    tra esse si evidenzia l’estraneità delle disposizioni contenute nel nuovo articolo 6-decies, recante «Modifiche alla disciplina dell’albo delle camere di commercio italo-estere o estere in Italia», quella contenuta nel nuovo articolo 8-bis, che interviene in materia di gestione delle terre e rocce da scavo, le disposizioni per il servizio pubblico di trasporto marittimo nello stretto di Messina di cui all’articolo 5-bis, le disposizioni in tema di sicurezza e investimenti nella rete infrastrutturale ferroviaria di cui all’articolo 7-ter;
    il decreto-legge in esame prevede una serie di differimenti, proroghe ed estensione di termini, relativi alle misure adottate per gli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012, verificatisi nei territori dei comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio nell’Emilia e Rovigo,

    impegna il Governo

    a valutare iniziative normative tese a far sì che alle imprese che hanno la sede operativa e/o che siano operanti con almeno una unità locale nei comuni localizzati nei territori colpiti dal sisma e che in ragione della specifica situazione soggettiva abbiano dichiarato come causa di esclusione dell’applicazione degli studi di settore il «non normale svolgimento dell’attività», non venga richiesta, per gli anni 2012-2013, la compilazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.
    9/1197/88. Agostinelli, Ferraresi, Dell’Orco.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge in esame prevede una serie di interventi per superare situazioni emergenziali relative a crisi industriali, rifiuti ed eventi sismici, che coinvolgono regioni e numerosi enti locali;
    in sede di conversione in legge del provvedimento al Senato sono state inserite ulteriori disposizioni che hanno ampliato notevolmente il contenuto originario del decreto-legge del 26 aprile 2013, n. 43, e che non risultano essere direttamente riconducibili agli ambiti trattati dal decreto-legge;
    tra esse si evidenzia l’estraneità delle disposizioni contenute nel nuovo articolo 6-decies, recante «Modifiche alla disciplina dell’albo delle camere di commercio italo-estere o estere in Italia», quella contenuta nel nuovo articolo 8-bis, che interviene in materia di gestione delle terre e rocce da scavo, le disposizioni per il servizio pubblico di trasporto marittimo nello stretto di Messina di cui all’articolo 5-bis, le disposizioni in tema di sicurezza e investimenti nella rete infrastrutturale ferroviaria di cui all’articolo 7-ter;
    il decreto-legge in esame, prevede una serie di differimenti, proroghe ed estensione di termini, relativi alle misure adottate per gli eventi sismici dei giorni 20 e 29 maggio 2012, verificatisi nei territori dei comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio nell’Emilia e Rovigo,

    impegna il Governo

    a valutare iniziative normative tese a far sì che i contributi di cui all’articolo 3-bis del decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, così come gli indennizzi assicurativi riferiti ai danni subiti dal terremoto, non concorrano alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sul reddito e dell’imposta regionale sulle attività produttive.
    9/1197/89. Spadoni, Ferraresi, Dell’Orco.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge in esame prevede una serie di interventi per superare situazioni emergenziali relative a crisi industriali, rifiuti ed eventi sismici, che coinvolgono regioni e numerosi enti locali;
    in sede di conversione in legge del provvedimento al Senato sono state inserite ulteriori disposizioni che hanno ampliato notevolmente il contenuto originario del decreto-legge del 26 aprile 2013, n. 43, e che non risultano essere direttamente riconducibili agli ambiti trattati dal decreto-legge;
    tra esse si evidenzia l’estraneità delle disposizioni contenute nel nuovo articolo 6-decies, recante «Modifiche alla disciplina dell’albo delle camere di commercio italo-estere o estere in Italia», quella contenuta nel nuovo articolo 8-bis, che interviene in materia di gestione delle terre e rocce da scavo, le disposizioni per il servizio pubblico di trasporto marittimo nello stretto di Messina di cui all’articolo 5-bis, le disposizioni in tema di sicurezza e investimenti nella rete infrastrutturale ferroviaria di cui all’articolo 7-ter,

    impegna il Governo

    ad adottare concrete misure di sostegno in favore delle popolazioni interessate dal sisma che hanno subito gravi danni alle proprie abitazione affinché possano procedere alla ricostruzione e riparazione degli immobili danneggiati senza limitazioni di superficie e di metrature che ad oggi impediscono un integrale ristoro.
    9/1197/90. Mucci, Ferraresi, Dell’Orco.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge in esame prevede una serie di interventi per superare situazioni emergenziali relative a crisi industriali, rifiuti ed eventi sismici, che coinvolgono regioni e numerosi enti locali;
    in sede di conversione in legge del provvedimento al Senato sono state inserite ulteriori disposizioni che hanno ampliato notevolmente il contenuto originario del decreto-legge del 26 aprile 2013, n. 43, e che non risultano essere direttamente riconducibili agli ambiti trattati dal decreto-legge;
    tra esse si evidenzia l’estraneità delle disposizioni contenute nel nuovo articolo 6-decies, recante «Modifiche alla disciplina dell’albo delle camere di commercio italo-estere o estere in Italia», quella contenuta nel nuovo articolo 8-bis, che interviene in materia di gestione delle terre e rocce da scavo, le disposizioni per il servizio pubblico di trasporto marittimo nello stretto di Messina di cui all’articolo 5-bis, le disposizioni in tema di sicurezza e investimenti nella rete infrastrutturale ferroviaria di cui all’articolo 7-ter,

    impegna il Governo

    a concedere gli indennizzi di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a), del decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, convertito, con modificazioni, dalla legge 1o agosto 2012, n. 122, anche per i danni subiti a causa del terremoto per gli edifici classificati nella scheda di rilevamento AeDES (Agibilità e Danno nell’Emergenza Sismica) in categoria «A».
    9/1197/91. Massimiliano Bernini, Ferraresi, Dell’Orco.

    La Camera,
    premesso che:
    con il presente decreto-legge, il Governo ha adottato, tra l’altro, misure straordinarie volte ad evitare l’interruzione del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti urbani nel territorio di Palermo;
    l’intervento normativo è originato dall’aggravamento dell’emergenza ambientale connessa alla incapacità di pianificazione, realizzazione e gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani da parte delle amministrazioni comunali campane;
    gli strumenti derogatori della disciplina ordinaria, troppo spesso anch’essa ignorata, e l’adozione dello strumento commissariale sono la rappresentazione plastica del fallimento delle amministrazione locali di adempiere alla loro missione istituzionale, ovvero, garantire la qualità della vita dei cittadini amministrati a partire dalla salubrità e rispetto dell’ambiente in cui essi vivono,

    impegna il Governo

    ad adottare ogni misura idonea affinché la deroga contenuta nel presente decreto-legge sia l’ultima e che i commissari incaricati delle funzioni di amministrazione aggiudicatrice garantiscano l’effettiva realizzazione dei siti da destinare ad impianti di trattamento o smaltimento dei rifiuti nella regione Campania al fine di completare il ciclo della gestione dei rifiuti entro i 36 mesi indicati.
    9/1197/92. Luigi Gallo.

    La Camera,
    premesso che:
    il decreto-legge n. 43 ha la finalità di contrastare le emergenze ambientali e tutelare i cittadini residenti nelle zone maggiormente esposte ai rischi di calamità naturali o sinistri;
    tali fini potrebbero essere raggiunti con una migliore gestione del denaro pubblico, evitando interventi non concordati con la popolazione dei territori e basati su previsioni economiche e tecniche errate; la rete infrastrutturale e ferroviaria italiana è carente in particolare per quanto concerne il traffico pendolare e gli investimenti governativi continuano a rivolgersi alle tratte ad alta velocità;
    in particolare la prevista tratta ad alta velocità definita «Terzo valico» del passo dei Giovi dovrebbe assorbire secondo il business plan 5 milioni di container provenienti dal porto di Genova, quando il flusso attuale è intorno a i milione e mezzo di container; dei 55.000 passeggeri al giorno previsti sulla linea ferroviaria Milano Genova, attualmente si arriva a 4000 passeggeri; dai 3 miliardi di euro di spesa previsti inizialmente si è arrivati ad oltre 6 miliardi di euro,

    impegna il Governo

    ad assumere iniziative volte a rivalutare le stime economiche delle grandi opere con particolare riferimento al «Terzo Valico» dei Giovi.
    9/1197/93. Zolezzi.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 1, del provvedimento in esame riconosce l’area industriale di Piombino come area di crisi industriale complessa, e reca disposizioni necessarie al suo rilancio;
    il comma 5 prevede la realizzazione di interventi infrastrutturali destinati all’area portuale di Piombino, e in particolare dispone che il Cipe deliberi in ordine al progetto definitivo relativo al lotto n. 7 (tratto tra l’intersezione della strada statale 398 fino allo svincolo di Gagno), relativo alla bretella di collegamento al porto di Piombino, e parte integrante dell’asse autostradale Cecina-Civitavecchia;
    se i lavori relativamente alla suddetta bretella di collegamento al porto di Piombino, sono necessari e propedeutici a un rilancio delle attività produttive dell’area industriale, altrettanto non si può dire della necessità di considerare una priorità l’altra infrastruttura, ossia l’autostrada Cecina-Civitavecchia;
    un progetto questo, che non può certo inquadrarsi in una mobilità sostenibile, e che andrebbe ritirato, avviando da subito un confronto su una diversa scelta di mobilità integrata. Infatti, se questo progetto autostradale consente un forte risparmio alla società proponente (SAT), questo comporta «il furto» della via Aurelia, quale bene collettivo che deve restare in perpetuo al servizio della comunità;
    l’autostrada Cecina-Civitavecchia (che prevederà il pagamento del pedaggio), tra l’altro, non prevede viabilità alternativa e si sovrappone quasi in toto alla strada statale. L’assenza di complanari a nord di Grosseto, porterà una buona fetta del traffico locale, che oggi percorre l’Aurelia, sulle strade che attraversano i centri abitati, peggiorandone sensibilmente la sicurezza e la vivibilità;
    la Provincia di Grosseto ha già ribadito la propria assoluta contrarietà sul progetto definitivo dell’autostrada in sovrapposizione all’attuale Aurelia, invitando la Regione Toscana a far si che SAT abbandoni definitivamente tale progetto, anche tenendo conto della estrema fragilità idrogeologica dell’area di Albinia, dove dovrebbe appunto insistere l’autostrada,

    impegna il Governo

    ad adottare le opportune iniziative finalizzate a rivedere il progetto complessivo relativo all’autostrada di cui in premessa, riaprendo contestualmente un confronto con gli enti locali interessati e le comunità coinvolte, dando priorità all’ottimizzazione, anche in termini di sicurezza, dell’attuale tracciato dell’Aurelia, e recuperando la piena integrazione delle varie modalità di trasporto, e il rilancio quindi della modalità ferroviaria per il collegamento dei porti e per il trasporto delle persone.
    9/1197/94. Nicchi, Nardi, Pellegrino, Zaratti, Zan, Di Salvo.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 3-bis, introdotto durante l’esame al Senato, prevede al comma 1 la proroga, fino al 31 dicembre 2013, in deroga alle norme del decreto-legge 59/2012, della disciplina emergenziale nel settore della tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione in atto nel territorio della Regione Puglia, atteso il permanere di gravi condizioni di emergenza ambientale e ritenuta la straordinaria necessità e urgenza di evitare il verificarsi di soluzioni di continuità nell’ultimazione dei lavori necessari all’adeguamento alla vigente normativa europea di alcuni impianti di depurazione delle acque localizzati nel territorio della regione;
    un’efficiente gestione del sistema di depurazione deve rappresentare un importante obiettivo al fine di garantire la massima tutela dell’ambiente e per la tutela della salute dei cittadini;
    nella regione Puglia vi è un diffuso problema di sostanze prodotte da impianti industriali che vengono sversate negli impianti di depurazione;
    nella regione Puglia si sono registrati numerosi casi, come a Gioia del Colle e Manfredonia, di depuratori che, per difetti congeniti, strutturali o malfunzionamenti, hanno provocato sversamento di liquidi non sufficientemente depurati nei corpi idrici,

    impegna il Governo:

    a promuovere le necessarie azioni per l’adeguamento degli impianti di depurazione della Regione Puglia, troppo spesso inadeguati sotto il profilo tecnico e dimensionale;
    ad avviare delle procedure di monitoraggio e controllo degli sversamenti da parte degli impianti produttivi, al fine di evitare la gestione delle sostanze, che per le loro caratteristiche chimico-fisiche, non siano depurabili dai normali impianti di depurazione.
    9/1197/95. Cariello, L’Abbate, Scagliusi, De Lorenzis, D’Ambrosio, Brescia.

    La Camera,
    premesso che:
    l’articolo 4 del testo del provvedimento in esame contiene disposizioni volte a prorogare fino al 31 marzo 2014 la gestione commissariale istituita per fronteggiare e condizioni di emergenza connesse alla vulnerabilità sismica della «Galleria Pavoncelli»;
    la norma, come rilevato dal comitato per la legislazione, pur presente nel testo del decreto varato dal Governo sembra in contrasto con le esigenze di omogeneità del provvedimento e non risulta menzionata né nel titolo, né nel preambolo del decreto stesso;
    la gestione commissariale – per sua natura transitoria e legata esclusivamente a situazioni emergenziali – è in corso dal 2010 ed è già stata oggetto di proroga, mentre l’articolo 3, comma 2, del decreto-legge 59/2012, recante disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile, dispone che le gestioni commissariali operanti, ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225, alla data di entrata in vigore del decreto, non sono suscettibili di proroga o rinnovo, se non una sola volta e comunque non oltre il 31 dicembre 2012; anche sotto questo profilo il comitato per la legislazione ha sottolineato l’evidente incongruenza nel rapporto con il quadro normativo vigente;
    sulla base del testo modificato al Senato, il commissario è tenuto ad inviare al Parlamento ed al Ministero dello infrastrutture, con periodicità semestrale, un rapporto contenente la relazione sulle attività svolte e la rendicontazione contabile delle spese sostenute;
    l’intervento di adeguamento strutturale sembra finalizzato – oltre alla messa in sicurezza dell’opera – prevalentemente all’aumento della portata utile della condotta, ben oltre la potenziale disponibilità idrica delle sorgenti della zona, con la conseguente realizzazione di un’infrastruttura inutilmente sovradimensionata,

    impegna il Governo:

    a fornire, per il periodo commissariale trascorso, una chiara e dettagliata rendicontazione contabile sulle spese sostenute fino a questo momento;
    a valutare l’opportunità di avviare una verifica dell’impatto ambientale dell’opera e a provvedere ad un’accurata analisi del rapporto costi-benefici della realizzazione della galleria.
    9/1197/96. Sibilia, Cariello.