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Cuneo fiscale, salario minimo, contratti: le misure del governo nei prossimi mesi

Chiara Arroi
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Affrontare l’inflazione, l’aumento dei prezzi e del costo della vita, con un’agenda economica che tuteli famiglie, lavoratori e pensionati da una crisi che ne sta erodendo il potere d’acquisto: al centro dell’incontro tenutosi il 12 luglio tra il governo Draghi e Cgil, Cisl e Uil, sono stati questi i temi cardine. Le sigle hanno chiesto di agire subito con un nuovo taglio del cuneo fiscale, con l’introduzione del salario minimo, con una rapida e ferma riforma del fisco. 

Agenda a cui l’esecutivo non può più sottrarsi, vista la gravità della situazione socio-economica attuale e futura, all’indomani dello scoppio della guerra Russia-Ucraina, dell’impennata di prezzi e materie prime, e con i salari degli italiani che da troppo tempo sono fermi.  Con un’inflazione che ha raggiunto picchi dell’8% a giugno, per i sindacati l’emergenza prezzi e costo della vita non può più essere rinviata.

Draghi ha coinvolto le sigle sindacali convocandole in un incontro a Palazzo Chigi per il 12 luglio, per discutere di azioni su cui si deve subito trovare un accordo partecipativo, in vista poi della manovra di bilancio di dicembre. Al termine del vertice ha tenuto poi una conferenza stampa assieme ai ministri Andrea Orlando (lavoro) e Giancarlo Giorgetti (sviluppo economico).

I temi dell’incontro governo-sindacati

Sul tavolo del 12 luglio un vero e proprio patto sociale, che esecutivo Draghi e sigle sindacali hanno deciso di sottoscrivere. Patto che si tradurrà in incontri tematici ad hoc, per ognuna delle misure sostanziali che dovranno essere introdotte per far fronte alla crisi sociale, economica e del lavoro: Pensioni, caro bollette, riforma fisco, aumento dei salari e del potere d’acquisto, ormai eroso, delle famiglie.

Al centro della conferenza stamp, indetta dal premier con i ministro Orlando e Giorgetti, c’è stato proprio l’incontro svoltosi con i sindacati. “Un incontro positivo”, per cui “Voglio subito ringraziare Maurizio Landini Luigi Sbarra, Pierpaolo Bombardieri”, ha detto Draghi.


Perno di tutto è il “nuovo patto sociale per gestire la fase che stiamo attraversando e che attraverseremo nei prossimi mesi. Lo scopo del Patto è la continuazione della crescita e, sostanzialmente, la protezione e la tutela del potere d’acquisto di lavoratori, pensionati, delle famiglie”.

Sigle ed esecutivo nell’incontro del 12 luglio hanno innanzitutto stabilito un metodo di lavoro, che prevede tutta una serie di incontri su temi ad hoc:

  • l’energia;
  • trasformazione di alcuni settori produttivi particolarmente importanti, come l’automotive e l’acciaio;
  • incontri sul Piano nazionale di Ripresa e resilienza;
  • legge di bilancio;
  • precariato.

E hanno subito promesso di rivedersi prima della fine di luglio, e prima dell’approvazione del nuovo corposo decreto con nuove misure e aiuti sociali, economici e fiscali. Un provvedimento ancora da scrivere, ma che all’interno conterrà certamente un primo assaggio di quel nuovo taglio al cuneo fiscale, che arriverà in modo più strutturale con la Legge di bilancio.

Cuneo fiscale

Al centro di tutto c’è la richiesta ormai univoca (partiti e parti sociali) di un nuovo taglio del cuneo fiscale, che nella sua pienezza dovrebbe arrivare con la Legge di bilancio 2023, ma con un’anticipazione proprio nel prossimo decretone aiuti di fine luglio 2022.

Un nostro obiettivo prioritario, come dico da tempo, è ridurre il carico fiscale sui lavoratori a partire dai salari più bassi. Su questo intendiamo intervenire in maniera decisa anche grazie agli spazi che contiamo di trovare all’interno della finanza pubblica, perché non vogliamo che – a seguito di queste decisioni – aumentino i tassi di interesse. In altre parole decidiamo di spendere di più poi ci ritroviamo che li spendiamo di più per tassi di interesse sempre più alti”, ha detto Draghi in conferenza.

Il governo studia quindi una sforbiciata sul costo del lavoro solo per i redditi medio-bassi (fino a 35 mila euro), gli stessi che hanno beneficiato ora dell’indennità una tantum di 200 euro. Ma a tendere (con la manovra 2023) si pensa di inserire nelle tasche delle famiglie almeno uno stipendio in più all’anno. Sempre con la prossima manovra si attende quindi la riforma fiscale completa e strutturale.

Secondo le ipotesi circolanti, il nuovo taglio potrebbe essere applicato secondo una di queste modalità:

  • ipotesi 1: taglio provvisorio del 4% sulle ultime 4 buste paga del 2022 per la fascia di lavoratori con reddito fino a 35 mila euro (beneficiari dell’esonero contributivo dello 0.8%). Tradotto: stipendio di settembre, ottobre, novembre e dicembre di circa 70 euro (di media);
  • ipotesi 2: lo stesso taglio, ma per una fascia di lavoratori con reddito limite di 15 o 20 mila euro.

Gli aumenti impatterebbero in questo modo su 4 buste paga 2022:

  • aumento nella busta paga di settembre 2022
  • aumento nella busta paga di ottobre 2022
  • aumento nella busta paga di novembre 2022
  • aumento nella busta paga di dicembre 2022

Rinnovi contratti collettivi

L’altra questione che è stata discussa nell’incontro governo-sindacati riguarda il rinnovo dei contratti collettivi. “La contrattazione collettiva è uno dei punti di forza del nostro modello industriale”, ha detto il premier, “quindi non è accettabile che alcuni contratti siano scaduti da tre anni, alcuni addirittura da nove anni. Negli ultimi mesi ci sono stati importanti rinnovi per esempio nel settore chimico e farmaceutico, ora dobbiamo rinnovare i contratti scaduti come quelli nel commercio e nei servizi.

Salario minimo

Altro tema caldo sul tavolo esecutivo-sindacati è quello del salario minimo, rimandato a più riprese. Il nodo su cui si sono confrontati (e ancora si confronteranno governo e parti sociali) è la norma cui sta lavorando il ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

Questo perché, come ha spiegato sempre Draghi davanti ai giornalisti,  “oggi non tutte le categorie di lavoratori sono coperte dai contratti collettivi. E i lavoratori che non sono coperti dai contratti collettivi vivono in una situazione di incertezza, di vulnerabilità. Noi tutti, il governo e le parti sociali, dobbiamo agire nell’interesse di questi lavoratori. A livello europeo è stata approvata in Commissione la Direttiva sul salario minimo e il governo intende muoversi in questa direzione”. 

Il ministro Orlando, dettagliando la sua proposta dalla sedia accanto a quella del premier, in conferenza stampa, ha spiegato che vorrebbe legare il salario minimo al trattamento economico complessivo dei contratti, settore per settore, maggiormente rappresentativi.

Si tratta in realtà di un primo intervento (sicuramente non esaustivo) di introduzione di un salario minimo, considerando che la scelta fatta verte sull’andare a spulciare, settore per settore, qual è il contratto collettivo più diffuso e rappresentativo, per poi estenderne i minimi retributivi a tutti lavoratori della categoria.

Non sarà quindi un intervento completo di innalzamento dei minimi retributivi per ogni contratto collettivo. Se quindi un ccnl ha dei minimi molto bassi la situazione della paga non cambierà granché.

Si attende il nuovo incontro tra i rappresentati sindacali Sbarra, Bombardieri e Landini e il governo entro fine luglio, in vista dell’approvazione del nuovo decreto.

(Foto di copertina: Ansa)

 




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