Home Economia Moneta digitale e banche centrali: la Svizzera fa scuola

Moneta digitale e banche centrali: la Svizzera fa scuola

Il progetto Helvetia va avanti e supera un altro test

Articolo di Roberto Savelli

Vent’anni dopo l’addio alle monete nazionali sostituite dall’entrata in circolazione dell’euro, la BCE lavora per un nuovo balzo verso il futuro: la Banca centrale europea ha detto sì a una fase di indagine pubblica al fine di decidere se emettere o meno un euro digitale nei prossimi anni che non rimpiazzi il contante ma lo completi.

La decisione della BCE di organizzare una fase di indagine non è una scelta isolata. Infatti, sebbene con modalità e caratteristiche differenti, altre banche centrali nel mondo stanno concentrando i loro sforzi per introdurre una moneta digitale con progetti ad hoc, gruppi di ricerca, focus group e think tank. L’obiettivo è di plasmare le caratteristiche, i limiti e le regole che una moneta digitale emessa da una banca centrale dovrebbe avere.

Uno scenario di evoluzione che noi di Save Consulting Group monitoriamo continuamente per lo sviluppo ed integrazione della nostra suite software di reporting bancario e finanziario “Tigrearm”, per i nostri corsi di formazione e le consulenze che offriamo ai professionisti del settore finanziario-bancario.

Lungo la strada intrapresa dalla BCE, si è già mossa in anticipo la Svizzera con il progetto Helvetia. Si tratta di un progetto i cui risultati fanno già scuola nell’ambito della CBDC (Central bank digital currency), una tipologia di valuta digitale emessa da una banca centrale.


La Banca nazionale svizzera (BNS) in una nota fa sapere che «la seconda fase del progetto Helvetia ha proseguito i lavori volti ad esaminare il regolamento di attivi tokenizzati (L’asset tokenization è il modo in cui qualsiasi bene reale, tangibile o intangibile, viene digitalizzato e poi diviso in parti più piccole che prendono la forma di token nda) in una moneta digitale di banca centrale riservata alle istituzioni finanziarie («wholesale central bank digital currency», «wholesale CBDC» o CBDC all’ingrosso) avviati nel 2020 con la prima parte del programma. Si è trattato di una sperimentazione congiunta tra la Banca dei regolamenti internazionali (BRI), la Banca nazionale svizzera (BNS) e SIX (principale fornitore in Svizzera di servizi per le infrastrutture finanziarie, nda), cui hanno partecipato anche cinque banche commerciali». Si tratta di Citi Group, Credit Suisse, Goldman Sachs, Hypothekarbank Lenzburg e UBS.

Il test di questa seconda fase si è concluso con risultati positivi, come conferma la stessa BNS: «Il progetto Helvetia dimostra che una CBDC all’ingrosso può essere integrata nei sistemi di “core banking” e nei processi esistenti delle banche commerciali e centrali. L’emissione di una CBDC all’ingrosso su una piattaforma basata sulla DLT («distributed ledger technology»), operata e detenuta da una società del settore privato, è fattibile ai sensi del diritto svizzero sul piano operativo e regolamentare.

Con il programma è stato esaminato il regolamento di operazioni interbancarie, transfrontaliere e di politica monetaria negli ambienti di prova di SIX Digital Exchange (SDX), del sistema svizzero per il regolamento lordo in tempo reale SIX Interbank Clearing (SIC) e dei sistemi di “core banking”».

Dalle due sedi di Berna e Zurigo della Banca nazionale svizzera guardano avanti e tengono a sottolineare che «il progetto Helvetia è proiettato verso un futuro caratterizzato da un numero maggiore di attivi finanziari tokenizzati e da infrastrutture finanziarie basate sulla DLT. Ha natura esplorativa e non è da interpretare come indicativo dell’intenzione della BNS di emettere una CBDC all’ingrosso».

Si rivela inoltre che, secondo le norme regolamentari internazionali, gli operatori di infrastrutture di rilevanza sistemica dovrebbero, dove sia possibile e praticabile, effettuare i propri regolamenti monetari in moneta di banca centrale. Sebbene fra le piattaforme esistenti basate sulla DLT – concludono dalla BNS – non ve ne sia attualmente nessuna di rilevanza sistemica, ciò potrebbe cambiare in futuro.

A conclusione di questa seconda fase, noi di Save Consulting Group riteniamo che non sia da escludere che dalla sede della BCE di Francoforte guardino con sempre maggiore attenzione al progetto Helvetia e alla dimostrazione della fattibilità dell’integrazione dei sistemi di “core banking” esistenti con una moneta digitale di banca centrale.

Così come consideriamo che Francoforte non sottovaluti l’appello di Andréa M. Maechler, membro della direzione generale della BNS, quando osserva che «le banche centrali devono stare al passo con gli sviluppi tecnologici. E Il progetto Helvetia ne è un esempio», dato che esso ha permesso alla BNS di «comprendere in modo più approfondito come la sicurezza della moneta di banca centrale può essere estesa ai mercati degli attivi tokenizzati».

Nel cammino verso un euro digitale non possono non pesare anche le parole espresse dal capo dell’innovation hub del BIS, l’economista francese Benoît Cœuré, a riguardo dei risultati ottenuti dalla seconda fase di sperimentazione del progetto Helvetia. «Abbiamo dimostrato – spiega Cœuré – che l’innovazione può essere sfruttata per preservare gli elementi migliori dell’attuale sistema finanziario, compreso il regolamento in moneta della banca centrale, sbloccando potenzialmente nuovi vantaggi. Man mano che la DLT diventa mainstream, questo diventerà più rilevante che mai».

Non c’è dubbio che queste parole saranno soppesate a Francoforte, anzitutto da Fabio Panetta, membro del consiglio direttivo della BCE e capofila del progetto europeo di un euro digitale. Nell’aprile 2021, davanti alla Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, lo stesso Panetta aveva dichiarato che la valuta digitale per la BCE è una priorità, che occorre procedere il più rapidamente possibile, ma lavorando scrupolosamente. Da qui la fase di indagine pubblica annunciata che sarà dedicata allo sviluppo di servizi integrati, ai test e all’eventuale sperimentazione pratica di un euro digitale. E solo alla conclusione di tale processo il consiglio direttivo della BCE sarà nella condizione di decidere se introdurre o meno un euro digitale.

Di sicuro, il progetto Helvetia, incentrato sull’integrazione della moneta digitale di banca centrale (“Central bank digital currency”, CBDC) in un’infrastruttura basata sulla “distributed ledger technology” (DLT) per la custodia e il trasferimento di dati e titoli tokenizzati, costituisce un pilastro anche per l’euro digitale. A maggior ragione dopo i risultati positivi della sua seconda fase.




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