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Legge di bilancio 2022: nuovo taglio del cuneo fiscale sul lavoro

Paolo Ballanti
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Tra le prossime mosse del governo Draghi con la Legge di bilancio 2022 c’è la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro e la riforma dell’Irpef. Stando alle parole del Ministro dell’Economia Daniele Franco a margine del Consiglio dei Ministri che ha approvato il Disegno di legge delega sulla riforma fiscale. Le risorse aggiuntive, pari per il 2022 a circa 23 miliardi, liberate grazie ad una revisione al ribasso dell’indebitamento netto, permetteranno di finanziare una serie di riforme, a partire già dalla prossima Legge di Bilancio 2022.

Prima fra tutte un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale, dopo l’introduzione del trattamento integrativo di 100 euro mensili a partire dal 1° luglio 2020 per i redditi non superiori a 28 mila euro.

Dei circa 23 miliardi che saranno stanziati per la prossima Manovra circa 8 miliardi saranno dedicati all’abbassamento delle tasse e a un primo intervento di riduzione degli oneri fiscali.

In un secondo momento, grazie alla delega fiscale, sarà ritoccata l’IRPEF, attenuando il salto dallo scaglione con aliquota al 27% a quello tassato al 38%. Una differenza unica nel suo genere, se è vero che tra le altre aliquote il divario è decisamente inferiore.

Analizziamo la novità in dettaglio.

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Legge di Bilancio 2022 e NADEF

La Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (NADEF) approvata dal Consiglio dei Ministri del 29 settembre scorso, fornisce un’anticipazione dei provvedimenti oggetto della prossima Manovra di bilancio, alla luce delle nuove previsioni macroeconomiche previste dal Governo per il triennio 2022-2024.

Il Governo, si legge nel Documento, ritiene “necessario che il forte stimolo al rilancio dell’economia che sarà fornito dall’attuazione del PNRR sia integrato da un’intonazione espansiva della politica di bilancio”.

In particolare, la previsione dell’indebitamento netto per il prossimo triennio, più bassa rispetto a quella inizialmente prevista dal DEF, consentirà di liberare risorse aggiuntive pari ad oltre 22 miliardi nel 2022, 29 miliardi nel 2023 e 24 miliardi nel 2024. Fondi che saranno con tutta probabilità utilizzati in parte per finanziare un ulteriore taglio del cuneo fiscale, già con la prossima Legge di bilancio 2022.

Come affermato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco, al termine del Consiglio dei Ministri del 5 ottobre, è innanzitutto necessario “ridurre il cuneo fiscale sul lavoro che in Italia è relativamente elevato”. In Italia, il peso di tasse e contributi sul costo del lavoro, ha proseguito il Ministro, è “di cinque punti superiore rispetto a quello degli altri paesi europei e di undici punti rispetto alla media dei paesi Ocse”.

L’ulteriore riduzione del cuneo avverrà attraverso un aumento del trattamento integrativo o una modifica delle aliquote contributive INPS? Solo le prossime settimane, con la discussione sulla Legge di bilancio 2022 che entrerà nel vivo, daranno una risposta certa.

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Riduzione tasse con la Legge di bilancio 2022

Il Consiglio dei ministri riunitosi martedì 19 ottobre ha dato il suo ok al Documento programmatico di bilancio, cornice di riferimento della prossima Manovra 2022, che varrà circa 23 miliardi di euro, un terzo dei quali – circa 8 miliardi – destinati al taglio delle tasse. Il documento ha preso ora il volo verso Bruxelles.  Si prevede un primo intervento di riduzione degli oneri fiscali

Legge di Bilancio 2022: cuneo fiscale

Per cuneo fiscale si intende la somma di:

  • Imposte (dirette e indirette), in particolare IRPEF ed IRAP;
  • Contributi previdenziali;

a carico di azienda e dipendente, rispetto al costo del lavoro.

Si tratta in sostanza della differenza tra gli oneri sostenuti dal datore di lavoro o lavoratore autonomo e lo stipendio / compenso netto percepito.

Tra le recenti misure volte a ridurre il cuneo fiscale, si segnala l’introduzione del trattamento integrativo / ulteriore detrazione, ad opera del Decreto legge 5 febbraio 2020 numero 3 (convertito in Legge n. 21/2020).

A decorrere dal 1° luglio 2020 (ed in sostituzione del precedente “Bonus Renzi” pari ad 80 euro mensili) i lavoratori dipendenti e taluni soggetti assimilati, in possesso di un reddito complessivo ai fini fiscali non superiore a 28 mila euro (al netto del reddito dell’abitazione principale e relative pertinenze nonché dei premi di risultato soggetti ad imposta sostitutiva) hanno diritto ad un trattamento integrativo pari a 100 euro netti mensili (1.200,00 euro annui).

La somma, riconosciuta in busta paga dal datore di lavoro, è rapportata al numero di giorni lavorati nell’anno e spetta a condizione di possedere un’imposta lorda di ammontare superiore alle detrazioni da lavoro dipendente.

Coloro che al contrario possiedono un reddito complessivo superiore a 28 mila euro ma non eccedente i 40 mila euro hanno diritto ad una detrazione aggiuntiva a quelle per carichi di famiglia e lavoro dipendente, rapportata sempre al periodo di lavoro svolto nell’anno.

L’ulteriore detrazione, inizialmente prevista in via sperimentale dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2020, è stata resa strutturale a decorrere dal 1° gennaio scorso ad opera della Legge di bilancio 2021.

Legge di Bilancio 2022: riforma IRPEF

La riunione del Consiglio dei ministri del 5 ottobre 2021 ha approvato il Disegno di legge delega per la revisione del sistema fiscale.

Se, come ha sostenuto il Ministro dell’Economia, il primo punto all’ordine del giorno è la riduzione del cuneo fiscale, non si può dimenticare, ha continuato Franco, che “larga parte del cuneo è imputabile all’imposta sulle persone fisiche”.

Stando al comunicato stampa a margine del CDM, tra i quattro principi cardine della riforma emerge “lo stimolo alla crescita economica attraverso una maggiore efficienza della struttura delle imposte e la riduzione del carico fiscale sui fattori di produzione”.

In tema di IRPEF la legge delega intende perseguire una “riduzione delle aliquote effettive che si applicano ai redditi da lavoro” in particolare nelle “classi di reddito dove si concentrano i secondi percettori di reddito e i giovani”.

Prevista anche una revisione delle detrazioni di imposta.

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Modifiche all’IRPEF progressiva

Entro diciotto mesi dall’approvazione della legge, il Governo sarà delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per il riordino del sistema fiscale.

Tra i temi oggetto di modifica figura il sistema di tassazione progressiva dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF).

Attualmente, la parte di reddito fino a 15 mila euro è soggetta ad un’aliquota pari al 23%. I successivi scaglioni prevedono:

  • Aliquota al 27% per la parte di reddito oltre 15 mila e sino a 28 mila euro;
  • Aliquota del 38% per la fascia oltre 28 mila e sino a 55 mila euro;
  • Aliquota al 41% per la parte di reddito superiore a 55 mila e non eccedente i 75 mila euro;
  • Aliquota al 43% per la porzione di reddito oltre 75 mila euro.

Obiettivo della riforma fiscale è alleggerire la tassazione sui redditi attualmente interessati dall’aliquota al 38%, posto che la differenza rispetto al secondo scaglione è di ben undici punti percentuali. Un salto che non si registra per le altre fasce IRPEF (da 23 a 27, da 38 a 41 e da 41 a 43).

Deduzioni e detrazioni di imposta

Sempre il Disegno di legge sulla revisione del sistema fiscale, prevede il riordino delle:

  • Deduzioni di imposta, intese come gli importi che riducono il reddito complessivo;
  • Detrazioni di imposta, rappresentate dalle somme che abbattono l’imposta lorda, ottenuta una volta applicata l’aliquota IRPEF al reddito complessivo.

Interventi che, seppur indirettamente, influenzeranno le buste paga e i compensi dei lavoratori dipendenti e non.

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