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Riforma Pensioni 2022: flessibilità, donne, proposte Inps. Le ultime notizie

Intanto Elsa Fornero entra nel team di consulenza nel Consiglio di indirizzo per la politica economica

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Cosa succederà alla riforma pensioni con il tramonto di Quota 100? E’ la domanda che tutti si stanno ponendo in vista del termine di una delle possibilità di uscita anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi, concessa fino al 31 dicembre 2021 dall’ozpione voluta dalla Lega e introdotta dell’ex governo Conte 1. Si riapre intanto la disponibilità al tavolo di confronto tra governo e sindacati, che però chiedono tempi ristretti (al massimo entro maggio).

In era Draghi, con il Pnrr alle porte e la nuova politica previdenziale dell’esecutivo, si comincia a parlare di come riformare il sistema pensionistico, dell’età giusta per andare in pensione per non far crollare il sistema previdenziale e garantire il giusto turn over nel mercarto del lavoro.

(**Aggiornamento al 20 luglio 2021**). Schiaffo di Mario Draghi (o meglio di Bruno Tabacci) a 5 Stelle e Lega in questa lunga strada verso la riforma delle pensioni. Per superare quanto fatto finora con Quota 100, è stata chiamata proprio colei che fu promotrice della precedente Riforma delle pensioni: l’ex ministra del Lavoro Elsa Fornero. Non sarà certo lei ad avere in mano le chiavi della nuova riforma, ma è comunque stata nominata coma parte del tema di consulenza chiamato ad esprimersi (gratuitamente) in merito. Niente potere decisionale ma solo di consulente quindi quello della professoressa madre della più odiata riforma pensionistica introdotta durante il governo Monti.

E non tarda certo la reazione del suo più grande nemico, Matteo Salvini: “La Fornero? Con tutto il rispetto, per me conta men che zero. E’ una consulente del signor Tabacci”.

>> Riforma Fornero: ecco i nomi di tutti i politici che la votarono

Elsa Fornero è entrata nel Consiglio d’indirizzo per la politica economica istituito a Palazzo Chigi, assieme a Mauro Magatti, Silvia Scozzese, Anna Maria Tarantola, Giuseppe De Rita ed altri economisti, sociologi e giuristi, che sono diventati consulenti a Palazzo Chigi per le Politiche economiche.

Questo si legge sul sito del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE). Inevitabilmente il nome Fornero ha subito scatenato polemiche, che hanno amareggiato l’economista: “Dicono che sono entrata nel governo. Una sciocchezza”. Io sinceramente speravo che si fossero già sfogati con i due economisti liberisti, quelli crocefissi sui social”, dice Fornero. “Ci sono dei momenti in cui la politica ci chiama- Forse perché sente che è venuto il momento di compiere scelte impopolari”.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Bruno Tabacci – si legge sul sito del dipartimento – in forza della delega ricevuta dal presidente Mario Draghi in materia di coordinamento della politica economica e programmazione degli investimenti pubblici di interesse nazionale, ha provveduto con due distinti decreti già registrati a istituire un Consiglio d’indirizzo che avrà il compito, a titolo gratuito, di orientare, potenziare e rendere efficiente l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica presso il DIPE.

Tale organismo sarà presieduto dallo stesso sottosegretario Tabacci con il coordinamento del capo del DIPE, professor Marco Leonardi”. “Sono stati dunque nominati e ne fanno parte: Antonio Calabrò, Patrizia De Luise, Giuseppe De Rita, Elsa Fornero, Giuseppe Guzzetti, Alessandra Lanza, Mauro Magatti, Alessandro Palanza, Alessandro Pajno, Monica Parrella, Paola Profeta, Silvia Scozzese, Alessandra Servidori, Anna Maria Tarantola, Mauro Zampini”.

(**Aggiornamento al 12 luglio 2021**) Durante la presentazione del XX Rapporto annuale Inps a Montecitorio, tenutasi il 12 luglio, il Presidente dell’Istituto Pasquale Tridico ha illustrato la relazione annuale sulle attività dell’ente in tema di welfare nazionale. Nel rapporto è stato poi dedicato un capitolo ad hoc a 3 proposte di riforma pensioni che Inps mette sul tavolo.

In particolare queste le proposte che emergono dal XX Rapporto annuale Inps:

  • 41 anni di contribuzione: si riduce il requisito dell’anzianità contributiva a 41 di anni di contribuzione23 per l’accesso alla pensione anticipata sia per gli uomini che per le donne (lasciando inalterata la finestra trimestrale per la decorrenza della pensione) favorendo coloro che hanno un numero elevato di anni di contribuzione indipendentemente dal requisito anagrafico. La proposta non prevede modifiche al metodo di calcolo della pensione.
  • opzione al calcolo contributivo: si introduce un requisito di flessibilità che permetta a tutti l’uscita anticipata con i requisiti previsti per i lavoratori del sistema contributivo (64 anni di età e almeno 20 di anzianità contributiva con un importo minimo della pensione pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale). A causa della limitata possibilità di accesso per i lavoratori autonomi e per le donne, si propone in alternativa un requisito di almeno 64 anni di età e 36 anni di contributi, senza il limite sul valore dell’assegno. La proposta prevede la modifica al calcolo della pensione che viene effettuato con le regole dell’opzione al contributivo.
  • anticipo della quota contributiva della pensione: si permette ai lavoratori del sistema misto l’anticipo pensionistico della sola quota di pensione contributiva al raggiungimento dei seguenti requisiti: almeno 63 anni di età, almeno 20 anni di contribuzione e un importo minimo di 1,2 volte l’assegno sociale. Al raggiungimento del requisito di vecchiaia al lavoratore viene riconosciuta anche la quota retributiva della pensione.

Dall’approfondimento emerge che la prima proposta è la più costosa, partendo da 4,3 miliardi nel 2022 e arrivando a 9,2 miliardi a fine decennio, pari allo 0,4% del Prodotto interno lordo”, ha specificato Tridico. “La seconda è meno onerosa, costando inizialmente 1,2 miliari, toccando un picco di 4,7 miliardi nel 2027, e per questo più equa in termini intergenerazionali. La terza ha costi molto più bassi: meno di 500 milioni nel 2022 e raggiungerebbe il massimo costo nel 2029 con 2,4 miliardi”.

Scarica qui il XX Rapporto annuale Inps 

(**Aggiornamento al 27 maggio 2021**). Mentre negoziati e proposte restano per ora sui tavoli di parti sociali e governo, l’ultima news in tema di pensioni si avvicenda all’esigenza di occupazione dei giovani nel mondo del lavoro. Sarà più facile infatti accedere al contratto di espansione nelle aziende, per andare in pensione in anticipo. In particolare via libera anche alle medie aziende.

La platea dei destinatari cresce notevolente perchè l’accesso allo strumento è ora previsto anche alle piccole e medie imprese. Dopo le richieste delle parti sociali, si abbassa la soglia per l’accesso al contratto di espansione alle aziende con almeno 100 dipendenti. 

Questo in controtendenza rispetto a quanto stabilito dalla Legge di bilancio 2021 e, soprattutto dal Decreto Crescita, che aveva già abbassato la soglia a 250 dipendenti per 5 anni.

In sostanza il Decreto Sostegni bis, all’articolo 39 stabilisce che possono approfittare di questo scivolo pensionistico anche i lavoratori delle aziende con 100 unità.

Il contratto di espansione consente di avviare piani concordati di esodo per i lavoratori che si trovino a non più di 60 mesi (5 anni) dal conseguimento del diritto alla pensione.

Ai lavotatori aderenti il datore di lavoro eroga un’indennità mensile di esodo, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto fino alla prima decorrenza utile della pensione.

Da questa somma viene dedotto l’importo di NASPI che sarebbe spettato al lavoratore per tutto il periodo di spettanza dell’indennità di disoccupazione.

(**Aggiornamento al 7 maggio 2021**). Si muovono intanto le parti sociali. I sindacati in pressing chiedono un programma per superare quota 100, a partire dal 2022. Lo slogan scelto è molto chiaro: “Cambiare le pensioni adesso“. Con questa iniziativa i tre leader confederali Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri puntano i piedi e rivendicano una proposta per rendere l’uscita da lavoro più flessibile, come da tempo si parla.

Lo spauracchio è il gap pensionsitico che verrebbe a crearsi dal 2022, con gli ultimi pensionati che escono a 62 anni di età e 38 di contributi e il ritorno alla normale pensione di vecchiaia con 67 anni di età (Riforma Fornero). Uno scalone di ben 5 anni causato dal ritorno alla Legge Fornero secca. 

>> Tutti coloro che votarono la Legge Fornero

L’idea che circola da diverso tempo è di introdurre una flessibilità in uscita dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, in entrambi i casi senza ricalcolo contributivo della pensione.

Riforma pensioni: dopo Quota 100

Quota 100 scade il 31 dicembre 2021: una delle misure introdotte con la Legge di Bilancio 2019, in via sperimentale aveva appunto disposto nuove disposizioni sui requisiti di accesso e decorrenza della pensione anticipata, per determinate categorie di cittadini.

Secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio, con la quota 100 era consentita l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti gli italiani con almeno:

  • 38 anni di contributi;
  • un’età anagrafica di almeno 62 anni;

senza subire alcuna penalizzazione sull’assegno, se non quella del calcolo interamente contributivo, che potrebbe abbassare l’importo della pensione.

Quando Quota 100 terminerà la sua corsa potrebbe essere sostituita con altri meccanismi: ad esempio Quota 41 o Quota 102. La discussione governo sindacati sulle misure della fase 2 della flessibilità in uscita è stata comunque rimandata. ma ora torna sul tavolo con l’inziativa delle parti sociali, che chiedono a gran voce la flessibilità.

> Pensioni 2021: tutte le opzioni, criteri e trattamenti pensionistici <

Riforma pensioni: le ultime notizie dal governo 

Il governo Draghi per ora ha stabilito solo le proroghe di strumenti di anticipo pensionsitico per alcune categorie che già esistono:

  • ape sociale
  • opzione donna.

Ha inoltre messo in cantiera un ampliamento lavori gravosi ed usuranti, per accedere alle modalità di pensione anticipata.

A tal proposito entro fine 2021 si dovrebbe chiudere il cerchio sui lavori delle due Commissioni paritetiche sui lavori gravosi, con lo scopo di strutturare l’età pensionabile in modo diversificato a seconda della gravosità dei lavori svolti dai cittadini. 

Il ministro del lavoro e le politiche sociali Andrea Orlando si è però detto aperto alla ripresa del confronto con le parti sociali per arrivare presto a una riforma del sistema previdenziale. In pratica a breve il tavolo negoziale ripartirà.

Riforma pensioni: cosa chiedono i sindacati

Il chiaro progetto “Cambiano le pensioni adesso” dei sindacati uniti stringe il governo attorno alle tenaglie della flessibilità pensionsitica subito e non solo. Le parti sociali chiedono con questa iniziativa:

  • Flessibilità in uscita a 62 anni (in continuità con l’attuale Quota 100);
  • pensione anticipata per tutti coloro che hanno 41 anni di contributi;
  • il riconoscimento della gravosità dei lavori (la platea andrà sensibilmente ampliata sulla base di dati oggettivi che attestino il diverso rapporto tra attività lavorativa svolta e speranza di vita);
  • il lavoro di cura delle donne, che subirebbero maggiormente gli effetti dello scalone che verrebbe a crearsi con lo stop a Quota 100 (da cui peraltro sono risultate abbastanza escluse). Si pensa a un anticipo di 12 mesi per ogni figlio;
  • una pensione di garanzia per i giovani (di cui già si era parlato con il precedente governo Conte)
  • di estendere la 14esima a una platea più ampia;
  • di rilanciare la previdenza complementare.

Pensioni: proposta del sottosegretario Durigon

Esprime apprezzamento il sottosegretario all’Economia Claudio Durigon, che all’Adnkronos afferma: “Bene la proposta della piattaforma sindacale per Quota 41”. 

Anche noi pensavamo a Quota 41, non posso che essere d’accordo con la proposta dei sindacati per non tornare alla Legge Fornero”, sottolinea il sottosegretario leghista, spiegando che “Quota 100 nasceva come una norma per la flessibilità in uscita che ha bloccato l’aspettativa di vita prevista dalla legge Fornero”. Adesso “aspettiamo il tavolo convocato dal ministro del Lavoro Orlando e le proposte che arriveranno”, afferma Durigon.

“Se vogliamo uscire dalla crisi innescata dal Covid serve una riforma strutturale con una visione pensionistica”, a questo puntava Quota 100. “La crisi farà parecchi licenziamenti quindi saranno necessari strumenti di flessibilità in uscita”.

Pensioni: proposta di Pasquale Tridico Inps 

Interviene anche il presidente Inps Pasquale Tridico con un’intervista al quotidiano La Stampa. La sua proposta è quella di “andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo”. Un’idea che prevede un assegno pensionistico diviso in 2:

  • solo la parte contributiva potrebbe il via ad una uscita sui i 62-63 anni con 20 anni di contribuzione e al relativo pagamento. In questo caso si potrebbe fare un orario ridotto per lasciar spazio all’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani;
  • la parte retributiva si aggiungerebbe al raggiungimento dei 67 anni. E qui si potrebbe anche parlare di sconto di anni per l’uscita a favore delle donne con figli (anticipo di 1 anno per ogni figlio per le donne lavoratrici oppure 1 anno in meno ogni 10 anni di lavori usuranti e gravosi).

Il lavoratore uscirebbe dunque con l’assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l’altra quota, che è quella retributiva. Poi è necessario tutelare i fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, che nella fase post Covid devono poter andare in pensione prima”. I sindacati però hanno subito bocciato questa idea per il rischio di avere assegni troppo bassi.



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19 COMMENTI

  1. dipendenti pubblico con 62 anni e a dicembre 37 anni 10 mesi e 15 giorni in pratica per 1 mese e 20 giorni dovrei lavorare per altri 5 anni

  2. a vedere tutta questa gente che vuole andare un pensione senza avere versato i contributi mi viene la rabbia……
    ho quasi 41 anni di contributi, ma devo continuare fino a 41 anni e 10 mesi, se non allungano di nuovo, sono anni che ogni volta che vedo avvicinarsi la pensione fanno una riforma allungando l’età per raggiungerla.
    E inspiegabilmente fanno riforme in cui puoi andare con 38 anni – quota 100- o danno altre scappatoie a qualcuno- e io devo continuare a lavorare perchè ho incominciato da giovane e quindi non ho ancora 62 anni.
    Dovrebbero considerare solo gli anni che uno ha versato, non continuare a far lavorare e pagare chi ha un lavoro per mantenere chi continua a stare al bar o a lavorare in nero quando gli va per avere il reddito di cittadinanza… e troppo comodo….. conosco un mucchio di imprenditori che cercano personale per alberghi e ristoranti o officine, con contratti in regola, ma non trovano nessuno disponibile….gli orari sono troppi impegnativi…..certo è duro lavorare 8 ore ed eventualmente di più in caso di necessità, per chi non è abituato…..

    • Concordo in pieno con Pippa, anche io medesima situazione con 41 anni di contributi, 60 di età e l’obiettivo del pensionamento sempre più lontano …, ma perchè non viene prevista una propria situazione con tutti i contributi versati piuttosto che questo fluttuare a coprire situazioni di chi ha lavorato poco evitando, o magari per propria scelta, di versare quanto dovuto per garantirsi un domani dignitoso? Concordo anche su posizioni lavorative che non si coprono … perchè andare a lavorare quando esiste un sostentamento fornito dallo stato (quindi tutti noi) a categorie come parlamentati e notai (anche mafiosi disoccupati ?!?) che hanno fruito di fondi a sostegno delle partite iva in difficoltà o reddito di cittadinanza? C’è qualcosa che non funziona e …. intanto noi con reddito certo paghiamo!!!

  3. Buongiorno, quest’anno ho i requisiti per andare in pensione con l’opzione donna, ma prima di un anno non percepirò la pensione, chiedo se posso richiederla l’anno prossimo anche se caso mai non la rinnovassero o in tal caso perdo i dritti acquisiti.
    Ringrazio e porgo cordiali saluti
    franca

  4. Mia moglie ha perso il lavoro il 30 marzo 2020 , con 33 anni di contributi , e un età di 58 anni . Quando potrà pensare di andare in pensione , anche perchè nessuno mai la assumerà. Abbiamo tre figli. Sarebbe doveroso permettere una finestra , per tutti coloro che sono in una situazione analoga

  5. Molte persone, di oltre 60 anni, sono disoccupate da vari anni e non troveranno più un lavoro quindi deve essere previsto un sistema di flessibilità anche per tutti i disoccupati. A partire da 62/63 anni con almeno 20 anni di contributi ognuno deve poter scegliere come e quando utilizzare i contributi versati.
    E precisamente sono in questa situazione ormai insostenibile….Ho 64 anni e mezzo e solo 23 anni di contributi versati, sono disoccupata da 10 anni e non ho altra speranza che la pensione se un giorno la vedro’…..
    Giuliana

  6. 30 anni di contributi a regime misto (privato e pubblico ) età 61 quale possono essere le mie aspettative per la pensione. Speravo nella proposta di Del Rio ma non se ne parla più.

  7. una vergogna TOTALE! ho un anno di lavoro privato ’82-’83 e dall’83 in poi sono una dipendente pubblica. In totale nel 2022 avrei ben 40 anni di GAL…. ehm lavoro ma sono del ’60 quindi non rientro per tre mesi nella quota 100 perchè non ho l’età. Se dovessero decidere per quota 102 con 64 anni di età neanche ci potrei essere: dovrei aspettare, da fine 2021, altri 3 anni ma compirei ben 43 anni di GALE… ehm di contributi. Ho chiesto per l’opzione donna perchè sono veramente stanca: non del lavoro! ma di sopportare le angherie dei superiori che ogni qualvolta un collega va in pensione credono sia tu l’ereditiera (o l’ereditiere) perchè loro intanto, devono continuare a prendere gli obiettivi sulle tue spalle pur non avendo gli attributi per comandare e/o organizzare il lavoro… a loro riesce solo metterci gli uni contro gli altri senza mai comparire. Dicevo opzione donna! dopo 40 anni di versamenti, sbattimenti, rispetto degli orari, cresci figli, bada alla famiglia e sapete quant’altre difficoltà i conti erano di 700.00 EURO di pensione !!!!!! ecco cosa ci donano! Anche i governi ci mettono gli uni contro gli altri vedi Brunetta – guerra tra cittadini e lavoratori pubblici oppure lavoratori pubblici contro lavoratori privati – oppure vedi reddito di cittadinanza ottenuto tranquillamente fuori i bar o sul divano di casa …… Non avrei mai voluto fare tali paragoni perchè ero una sostenitrice di tale civiltà ma così no! proprio non mi va giù….. Ah p.s. dimenticavo che l’anno che ho lavorato privatamente non ritorna nel conto mi hanno detto che varrà al compimento dei 67 anni!!!!!! quindi, nel 2022 non avrò 40 anni, bensì 39! che razza di modi….. e loro aspettano il semestre bianco!

  8. PATRIZIA
    In questo grande caos ad oltranza di ingiustizie pensionistiche, mi sembra sensata e corretta la proposta fatta da Di Maio. Tutti in pensione a 65 anni e largo ai giovani sul lavoro ma per davvero!!
    Non se ne può più!!

  9. Salve, a novembre sono 63 anni con oltre 36 di contributi e svolgendo servizi di pulizie rientro nell’ape sociale.
    LA domanda è: sono obbligato a fare i tre mesi di disoccupazione per averne beneficio? Grazie

  10. Buongiorno, io ho iniziato a lavorare all’età di 17 anni sono del 1956 a novembre avro’ 65 anni. Posso usufruire dell’opzione donna? Mi costera’ tanto il fattore contributivo? A oggi ho 36 anni di contributi. Nel 2020 ne ho fatto 35. Quindi in teoria potrei.
    Sono del settore pubblico. Non so se mi conviene. Grazie

  11. Mai come ora sarebbe valida la proposta fatta da Di Maio qualche tempo fa, età pensionistica a 65 anni per tutti. Si ridurrebbe solo d di 2 anni rispetto alla legge Fornero, ma darebbe ampio spazio ai giovani.

  12. sono pienamente d’accordo con quanto afferma il sig.massimo, io sono una donna di 62 anni compiuti e mi trovo disoccupata .dal 2012.

    • Anch’ io condivido: i disoccupati a partire da 62/63 anni con almeno 20 anni di contributi devono poter scegliere come e quando andare in pensione. Quindi gradirei che si parlasse anche di coloro che hanno già perso il lavoro e non lo troveranno più.

  13. Ma come fa il presidente Inps Pasquale Tridico a fare una proposta così assurda ed indecente????
    Penso che dopo aver versato 41 anni di contributi una persona abbia tutti i diritti di andare in pensione??? lui quando ci andrà quanti ne avrà versati??? e con che pensione ci andrà?????

  14. Penso che la proposta del presidente dell’INPS di uscita anticipata (con relativa riduzione -anche importante – da pareggiare al compimento dei 67 anni di età) sia molto di buon senso e sarebbe anche utile per far entrare nel ciclo lavorativo persone giovani e sicuramente più dinamiche.

  15. Ho 63 anni svolgo un lavoro molto faticoso trasloghi e montaggi mobili, mi rendo conto che non c’è l’ha faccio più, la domanda è questa: potrei uscire dal mondo del lavoro con la pensione anticipata con 32 anni di contributi?
    Vi ringrazio anticipatamente aspettando una vostra pronta risposta.

    • Gentile Luciano, attualmente l’età minima richiesta per andare in pensione è di 67 anni per quella di vecchiaia. Per quota 100, invece, non arriva ai contributi minimi richiesta, pari a 38 anni. Quindi, allo stato attuale, non ha ancora le condizioni minime per andare in pensione. Cordiali saluti.

  16. Molte persone, di oltre 60 anni, sono disoccupate da vari anni e non troveranno più un lavoro quindi deve essere previsto un sistema di flessibilità anche per tutti i disoccupati. A partire da 62/63 anni con almeno 20 anni di contributi ognuno deve poter scegliere come e quando utilizzare i contributi versati.

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