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Riforma Pensioni 2022, flessibilità, donne, proposte: le ultime notizie

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Cosa succederà alla riforma pensioni con il tramonto di Quota 100? E’ la domanda che tutti si stanno ponendo in vista del termine di una delle possibilità di uscita anticipata con 62 anni di età e 38 di contributi, concessa fino al 31 dicembre 2021 dall’ozpione voluta dalla Lega e introdotta dell’ex governo Conte 1. Si riapre intanto la disponibilità al tavolo di confronto tra governo e sindacati, che però chiedono tempi ristretti (al massimo entro maggio).

In era Draghi, con il Pnrr alle porte e la nuova politica previdenziale dell’esecutivo, si comincia a parlare di come riformare il sistema pensionistico, dell’età giusta per andare in pensione per non far crollare il sistema previdenziale e garantire il giusto turn over nel mercarto del lavoro.

(**Aggiornamento al 27 maggio 2021**). Mentre negoziati e proposte restano per ora sui tavoli di parti sociali e governo, l’ultima news in tema di pensioni si avvicenda all’esigenza di occupazione dei giovani nel mondo del lavoro. Sarà più facile infatti accedere al contratto di espansione nelle aziende, per andare in pensione in anticipo. In particolare via libera anche alle medie aziende.

La platea dei destinatari cresce notevolente perchè l’accesso allo strumento è ora previsto anche alle piccole e medie imprese. Dopo le richieste delle parti sociali, si abbassa la soglia per l’accesso al contratto di espansione alle aziende con almeno 100 dipendenti. 

Questo in controtendenza rispetto a quanto stabilito dalla Legge di bilancio 2021 e, soprattutto dal Decreto Crescita, che aveva già abbassato la soglia a 250 dipendenti per 5 anni.

In sostanza il Decreto Sostegni bis, all’articolo 39 stabilisce che possono approfittare di questo scivolo pensionistico anche i lavoratori delle aziende con 100 unità.

Il contratto di espansione consente di avviare piani concordati di esodo per i lavoratori che si trovino a non più di 60 mesi (5 anni) dal conseguimento del diritto alla pensione.

Ai lavotatori aderenti il datore di lavoro eroga un’indennità mensile di esodo, commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto fino alla prima decorrenza utile della pensione.

Da questa somma viene dedotto l’importo di NASPI che sarebbe spettato al lavoratore per tutto il periodo di spettanza dell’indennità di disoccupazione.

(**Aggiornamento al 7 maggio 2021**). Si muovono intanto le parti sociali. I sindacati in pressing chiedono un programma per superare quota 100, a partire dal 2022. Lo slogan scelto è molto chiaro: “Cambiare le pensioni adesso“. Con questa iniziativa i tre leader confederali Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri puntano i piedi e rivendicano una proposta per rendere l’uscita da lavoro più flessibile, come da tempo si parla.

Lo spauracchio è il gap pensionsitico che verrebbe a crearsi dal 2022, con gli ultimi pensionati che escono a 62 anni di età e 38 di contributi e il ritorno alla normale pensione di vecchiaia con 67 anni di età (Riforma Fornero). Uno scalone di ben 5 anni causato dal ritorno alla Legge Fornero secca. 

>> Tutti coloro che votarono la Legge Fornero

L’idea che circola da diverso tempo è di introdurre una flessibilità in uscita dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, in entrambi i casi senza ricalcolo contributivo della pensione.

Riforma pensioni: dopo Quota 100

Quota 100 scade il 31 dicembre 2021: una delle misure introdotte con la Legge di Bilancio 2019, in via sperimentale aveva appunto disposto nuove disposizioni sui requisiti di accesso e decorrenza della pensione anticipata, per determinate categorie di cittadini.

Secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio, con la quota 100 era consentita l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti gli italiani con almeno:

  • 38 anni di contributi;
  • un’età anagrafica di almeno 62 anni;

senza subire alcuna penalizzazione sull’assegno, se non quella del calcolo interamente contributivo, che potrebbe abbassare l’importo della pensione.

Quando Quota 100 terminerà la sua corsa potrebbe essere sostituita con altri meccanismi: ad esempio Quota 41 o Quota 102. La discussione governo sindacati sulle misure della fase 2 della flessibilità in uscita è stata comunque rimandata. ma ora torna sul tavolo con l’inziativa delle parti sociali, che chiedono a gran voce la flessibilità.

> Pensioni 2021: tutte le opzioni, criteri e trattamenti pensionistici <

Riforma pensioni: le ultime notizie dal governo 

Il governo Draghi per ora ha stabilito solo le proroghe di strumenti di anticipo pensionsitico per alcune categorie che già esistono:

  • ape sociale
  • opzione donna.

Ha inoltre messo in cantiera un ampliamento lavori gravosi ed usuranti, per accedere alle modalità di pensione anticipata.

A tal proposito entro fine 2021 si dovrebbe chiudere il cerchio sui lavori delle due Commissioni paritetiche sui lavori gravosi, con lo scopo di strutturare l’età pensionabile in modo diversificato a seconda della gravosità dei lavori svolti dai cittadini. 

Il ministro del lavoro e le politiche sociali Andrea Orlando si è però detto aperto alla ripresa del confronto con le parti sociali per arrivare presto a una riforma del sistema previdenziale. In pratica a breve il tavolo negoziale ripartirà.

Riforma pensioni: cosa chiedono i sindacati

Il chiaro progetto “Cambiano le pensioni adesso” dei sindacati uniti stringe il governo attorno alle tenaglie della flessibilità pensionsitica subito e non solo. Le parti sociali chiedono con questa iniziativa:

  • Flessibilità in uscita a 62 anni (in continuità con l’attuale Quota 100);
  • pensione anticipata per tutti coloro che hanno 41 anni di contributi;
  • il riconoscimento della gravosità dei lavori (la platea andrà sensibilmente ampliata sulla base di dati oggettivi che attestino il diverso rapporto tra attività lavorativa svolta e speranza di vita);
  • il lavoro di cura delle donne, che subirebbero maggiormente gli effetti dello scalone che verrebbe a crearsi con lo stop a Quota 100 (da cui peraltro sono risultate abbastanza escluse). Si pensa a un anticipo di 12 mesi per ogni figlio;
  • una pensione di garanzia per i giovani (di cui già si era parlato con il precedente governo Conte)
  • di estendere la 14esima a una platea più ampia;
  • di rilanciare la previdenza complementare.

Pensioni: proposta del sottosegretario Durigon

Esprime apprezzamento il sottosegretario all’Economia Claudio Durigon, che all’Adnkronos afferma: “Bene la proposta della piattaforma sindacale per Quota 41”. 

Anche noi pensavamo a Quota 41, non posso che essere d’accordo con la proposta dei sindacati per non tornare alla Legge Fornero”, sottolinea il sottosegretario leghista, spiegando che “Quota 100 nasceva come una norma per la flessibilità in uscita che ha bloccato l’aspettativa di vita prevista dalla legge Fornero”. Adesso “aspettiamo il tavolo convocato dal ministro del Lavoro Orlando e le proposte che arriveranno”, afferma Durigon.

“Se vogliamo uscire dalla crisi innescata dal Covid serve una riforma strutturale con una visione pensionistica”, a questo puntava Quota 100. “La crisi farà parecchi licenziamenti quindi saranno necessari strumenti di flessibilità in uscita”.

Pensioni: proposta di Pasquale Tridico Inps 

Interviene anche il presidente Inps Pasquale Tridico con un’intervista al quotidiano La Stampa. La sua proposta è quella di “andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo”. Un’idea che prevede un assegno pensionistico diviso in 2:

  • solo la parte contributiva potrebbe il via ad una uscita sui i 62-63 anni con 20 anni di contribuzione e al relativo pagamento. In questo caso si potrebbe fare un orario ridotto per lasciar spazio all’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani;
  • la parte retributiva si aggiungerebbe al raggiungimento dei 67 anni. E qui si potrebbe anche parlare di sconto di anni per l’uscita a favore delle donne con figli (anticipo di 1 anno per ogni figlio per le donne lavoratrici oppure 1 anno in meno ogni 10 anni di lavori usuranti e gravosi).

Il lavoratore uscirebbe dunque con l’assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l’altra quota, che è quella retributiva. Poi è necessario tutelare i fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, che nella fase post Covid devono poter andare in pensione prima”. I sindacati però hanno subito bocciato questa idea per il rischio di avere assegni troppo bassi.



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8 COMMENTI

  1. una vergogna TOTALE! ho un anno di lavoro privato ’82-’83 e dall’83 in poi sono una dipendente pubblica. In totale nel 2022 avrei ben 40 anni di GAL…. ehm lavoro ma sono del ’60 quindi non rientro per tre mesi nella quota 100 perchè non ho l’età. Se dovessero decidere per quota 102 con 64 anni di età neanche ci potrei essere: dovrei aspettare, da fine 2021, altri 3 anni ma compirei ben 43 anni di GALE… ehm di contributi. Ho chiesto per l’opzione donna perchè sono veramente stanca: non del lavoro! ma di sopportare le angherie dei superiori che ogni qualvolta un collega va in pensione credono sia tu l’ereditiera (o l’ereditiere) perchè loro intanto, devono continuare a prendere gli obiettivi sulle tue spalle pur non avendo gli attributi per comandare e/o organizzare il lavoro… a loro riesce solo metterci gli uni contro gli altri senza mai comparire. Dicevo opzione donna! dopo 40 anni di versamenti, sbattimenti, rispetto degli orari, cresci figli, bada alla famiglia e sapete quant’altre difficoltà i conti erano di 700.00 EURO di pensione !!!!!! ecco cosa ci donano! Anche i governi ci mettono gli uni contro gli altri vedi Brunetta – guerra tra cittadini e lavoratori pubblici oppure lavoratori pubblici contro lavoratori privati – oppure vedi reddito di cittadinanza ottenuto tranquillamente fuori i bar o sul divano di casa …… Non avrei mai voluto fare tali paragoni perchè ero una sostenitrice di tale civiltà ma così no! proprio non mi va giù….. Ah p.s. dimenticavo che l’anno che ho lavorato privatamente non ritorna nel conto mi hanno detto che varrà al compimento dei 67 anni!!!!!! quindi, nel 2022 non avrò 40 anni, bensì 39! che razza di modi….. e loro aspettano il semestre bianco!

  2. PATRIZIA
    In questo grande caos ad oltranza di ingiustizie pensionistiche, mi sembra sensata e corretta la proposta fatta da Di Maio. Tutti in pensione a 65 anni e largo ai giovani sul lavoro ma per davvero!!
    Non se ne può più!!

  3. Mai come ora sarebbe valida la proposta fatta da Di Maio qualche tempo fa, età pensionistica a 65 anni per tutti. Si ridurrebbe solo d di 2 anni rispetto alla legge Fornero, ma darebbe ampio spazio ai giovani.

  4. sono pienamente d’accordo con quanto afferma il sig.massimo, io sono una donna di 62 anni compiuti e mi trovo disoccupata .dal 2012.

  5. Ma come fa il presidente Inps Pasquale Tridico a fare una proposta così assurda ed indecente????
    Penso che dopo aver versato 41 anni di contributi una persona abbia tutti i diritti di andare in pensione??? lui quando ci andrà quanti ne avrà versati??? e con che pensione ci andrà?????

  6. Ho 63 anni svolgo un lavoro molto faticoso trasloghi e montaggi mobili, mi rendo conto che non c’è l’ha faccio più, la domanda è questa: potrei uscire dal mondo del lavoro con la pensione anticipata con 32 anni di contributi?
    Vi ringrazio anticipatamente aspettando una vostra pronta risposta.

    • Gentile Luciano, attualmente l’età minima richiesta per andare in pensione è di 67 anni per quella di vecchiaia. Per quota 100, invece, non arriva ai contributi minimi richiesta, pari a 38 anni. Quindi, allo stato attuale, non ha ancora le condizioni minime per andare in pensione. Cordiali saluti.

  7. Molte persone, di oltre 60 anni, sono disoccupate da vari anni e non troveranno più un lavoro quindi deve essere previsto un sistema di flessibilità anche per tutti i disoccupati. A partire da 62/63 anni con almeno 20 anni di contributi ognuno deve poter scegliere come e quando utilizzare i contributi versati.

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