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Pensioni: il part-time verticale vale un anno pieno ai fini pensionistici

Daniele Bonaddio
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I lavoratori che svolgono il lavoro in regime di part-time verticale, ossia tutta la giornata ma a giorni alterni, hanno diritto all’accredito di 52 settimane contributive ai fini del raggiungimento del diritto a pensione. Ciò significa che, anche coloro i quali svolgono in realtà meno ore dei lavoratori a tempo pieno, possono comunque godere di un anno esatto di contributi. Pertanto, i lavoratori a tempo parziale verticale non subiranno alcuna decurtazione sulle future pensioni. Questa decisione è stata conferma e recepita dalla Legge di Bilancio 2021 (L. n. 178/2020) con l’art. 1, co. 350, specificando che a tal fine è necessario avere un reddito pari ad almeno 10.724 euro.

Il chiarimento si è reso necessario perché, in via generale, le 52 settimane di contributi – che equivale all’accredito di un anno ai fini contributivi – è riservato unicamente al lavoratori full time. Per i lavoratori part time, invece, i contributi devono essere accreditati in misura proporzionale al lavoro svolto. Tale interpretazione è stata definitivamente eliminata con la Legge di Bilancio 2021 che ha cambiato le carte in tavola. Vediamone tutti i dettagli.

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Pensioni: part-time orizzontale, verticale e ciclico

Prima di addentrarci nelle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2021, vediamo nel dettaglio le varie tipologie di lavoro part-time.

Innanzitutto, si specifica che i contratti di lavoro a tempo parziale prevedono meno ore di lavoro rispetto al contratto a “tempo pieno” di 40 ore settimanali. Le tipologie di lavoro a tempo parziale sono le seguenti:

  • part-time orizzontale: il contratto prevede che il lavoro venga svolto tutti i giorni per meno ore giornaliere rispetto ad un full time;
  • part-time verticale: in questo caso il lavoro viene svolto in alcuni giorni della settimana;
  • part-time ciclico: con questa modalità, l’attività lavorativa viene prestata solo in alcuni periodi (settimane o mesi), anche per tutto il giorno.

Esistono, ma sono meno diffusi, contratti di lavoro part-time “misto” con una flessibilità che riprende le modalità, a seconda dei periodi, delle due forme orizzontale e verticale.

Pensioni: calcolo dell’anzianità contributiva per i lavoratori part-time

La questione riguarda il calcolo dell’anzianità di contribuzione pensionistica per i titolari di contratti di lavoro a tempo parziale. Questi ultimi, infatti, in cui alcune settimane non sono interessate da attività lavorativa (lavoro a tempo parziale di tipo verticale e ciclico).

Più che altro si tratta di lavoratori stagionali cioè quei soggetti impiegati solo in alcuni mesi dell’anno. Per questi lavoratori la giurisprudenza ha da tempo ormai definito il diritto all’accredito dell’annualità intera ai fini della maturazione del diritto a pensione.

Ciò avviene, però, soltanto qualora il rapporto tra l’ammontare della contribuzione annua ed il numero complessivo delle settimane sia almeno pari al minimale contributivo settimanale

Dunque, quanto specificato dal legislatore nella norma in commento recepisce l’orientamento giurisprudenziale evitando il perdurare di copiosi, quanto superflui, contenziosi legali.

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Pensioni: la novità della Legge di Bilancio 2021

La novità, introdotta dall’art. 1, co. 350 della L. n. 178/2020, dispone espressamente che per i contratti di lavoro a tempo parziale verticale, in corso al 1° gennaio 2021 o che abbiano decorrenza iniziale successiva, il numero delle settimane da includere nel computo dell’anzianità utile ai fini del diritto al trattamento pensionistico si determini rapportando il totale della contribuzione annua al minimale contributivo settimanale.

Si ricorda, al riguardo, che il minimale contributivo settimanale è pari a 206,23 euro nel 2021. Da notare che il riconoscimento delle settimane è subordinato alla presentazione di apposita domanda dell’interessato, corredata da idonea documentazione.

Inoltre, bisogna tenere conto che i trattamenti pensionistici liquidati in base alla nuova norma non potranno avere decorrenza anteriore al 1° gennaio 2021, che corrisponde alla data di entrata in vigore della L. n. 178/2020.

Pensioni: requisiti per l’accredito di 52 settimane per i lavoratori a tempo parziale

Per avere diritto ad almeno 1 anno di contributo, ossia all’accredito di 52 settimane, i lavoratori dipendenti del settore privato in regime di part-time verticale dovevano avere un reddito pari almeno a 10.724 euro annui (che corrisponde a 206,23 euro per 52 settimane contributive), Ciò a prescindere dalla collocazione temporale delle settimane lavorate nell’anno. Si ricorda che attualmente l’INPS riconosce l’accredito contributivo solo in relazione alle settimane effettivamente lavorate.

Laddove non sia soddisfatto il predetto requisito reddituale l’anzianità verrà proporzionalmente ridotta in funzione del reddito conseguito. Cosa significa? Vuol dire che, ad esempio, con 5.362 euro saranno riconosciute solamente 26 settimane contributive

I criteri, si ricorda, sono i medesimi previsti per l’accredito delle settimane contributive per i lavoratori dipendenti del settore privato in regime di part-time orizzontale.

Pensioni: efficacia retroattiva per i lavoratori a tempo parziale

Come anticipato, la norma ha efficacia dal 2021 e riguarderà anche i contratti passati ma, in tal caso, l’accredito non potrà determinare l’erogazione di una prestazione pensionistica anteriore al 1° gennaio 2021.

Non ci sono modifiche per i dipendenti pubblici, per i quali, ai fini del diritto al trattamento pensionistico, gli anni di servizio ad orario ridotto sono sempre da considerarsi utili per intero. Ciò vale a prescindere dal reddito.

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