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Riforma Brunetta: le reazioni ai nuovi concorsi pubblici e la risposta del Ministro

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La riforma dei concorsi pubblici voluta dal Ministro Brunetta non piace. Non piace ai giovani, che si sentono minacciati dalla valutazione dei titoli di servizio, non piace a chi chiede maggiore uguaglianza e dice no alle discriminazioni di censo.

Venti di protesta si sono sollevati in seguito all’emanazione del Decreto-legge 1 aprile 2021, n. 44, che reca “Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici“. Il Dl infatti, ha introdotto novità sotto diversi temi, introducendo la riforma dei concorsi pubblici tanto cara al ministro per la Pubblica Amministrazione Brunetta.

Vediamo quindi quali sono le novità introdotte con la riforma, cosa chiedono le migliaia di cittadini che stanno protestando in questo momento e la risposta del Ministro Brunetta.

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Cosa prevede la Riforma Brunetta sui concorsi pubblici

Il Decreto-legge 1 aprile 2021, n. 44 prevede nuove modalità semplificate per lo svolgimento delle prove:

  • Una sola prova scritta e una prova orale per le selezioni di personale non dirigenziale;
  • Prove informatiche e digitali, anche in presenza, ed eventuale prova orale in videoconferenza;
  • Preselezione tramite valutazione dei titoli.

Le modifiche non interverranno solo sui concorsi banditi dopo il Dl, ma anche su quelli già banditi, sia per quanto riguarda l’utilizzo degli strumenti informatici e digitali, sia per la preselezione e per le prove orali.

Riforma Brunetta concorsi pubblici: le proteste

In particolare, la misura che ha generato più polemiche è contenuta nell’articolo 10 del Decreto, che al comma 1 definisce le nuove fasi concorsuali. Il comma prevede “una fase di valutazione dei titoli legalmente riconosciuti ai fini dell’ammissione alle successive fasi concorsuali. I titoli e l’eventuale esperienza professionale, inclusi i titoli di servizio, possono concorrere alla formazione del punteggio finale.”

Da qui le proteste. Le nuove modalità penalizzerebbero i neo-laureati, i giovani che la riforma dovrebbe favorire per un ricambio generazionale nelle Pubbliche Amministrazioni, ma anche chi, per motivi economici a prescindere dall’età, non ha potuto e non può proseguire il percorso formativo con master di perfezionamento.

La meritocrazia si basa su prove trasparenti, in condizioni di eguaglianza e senza alcuna distinzione di sesso o età, dove il candidato può dimostrare le proprie conoscenze e abilità, che possono a loro volta essere superiori rispetto a una persona con un titolo maggiore” si legge nella protesta lanciata su Change.org “No ai concorsi per titoli – No alla Riforma Brunetta“, che ad oggi conta più di 31.000 firme.

Riforma Brunetta concorsi pubblici: la risposta del Ministro

La risposta di Brunetta non si è fatta attendere, in un certo senso provando a calmare le  voci di protesta contro la riforma. Il ministro precisa, tra le pagine dell’Huffington Post, che i titoli di servizio e le esperienze professionali non saranno valutati nella fase di preselezione iniziale, ma che contribuiranno alla formazione del punteggio finale. Toccherà alle Amministrazioni definire il numero massimo di candidati da ammettere alle successive prove. Così facendo, anche i candidati in possesso dei requisiti minimi di partecipazione potrebbero accedere alle prove, non escludendo quindi automaticamente chi è in possesso del solo diploma di maturità o della sola Laurea triennale.

Non ci è dato sapere in questo momento quali saranno i frutti della riforma, le amministrazioni si stanno adeguando e alcuni concorsi cominciano a recepire le nuove direttive, come il Concorso 2329 Funzionari Giudiziari e il Concorso Ripam Regione Campania. Il Concorso per 2800 tecnici al Sud invece è il primo a essere stato bandito seguendo le indicazioni della Riforma Brunetta, con la promessa di avere i nomi dei vincitori in 100 giorni.

Il Decreto sta affrontando l’iter di conversione in legge, durante il quale potrebbe essere modificato dagli emendamenti del Parlamento. Potrebbero arrivare quindi altre novità, alla luce delle proteste e dell’incertezza che tante persone in cerca di lavoro stanno vivendo.

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