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Rinnovo contratti dipendenti pubblici: aumenti stipendio, importi, a chi spettano

Paolo Ballanti
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La Legge di bilancio 2021 ha incrementato di 400 milioni di euro il fondo per il rinnovo dei contratti per i dipendenti pubblici portando così la dote complessiva a 3,8 miliardi di euro.

L’Agenzia che si occupa dei rapporti con le sigle sindacali (ARAN) ha valutato in 107 euro lordi medi mensili l’impatto delle risorse sulle buste paga degli statali. Un aumento che tuttavia avrà valori diversi a seconda del comparto. Si parla infatti di 97 euro lordi per gli infermieri, ridotti a 91,50 euro nel caso dei docenti.

Un effetto positivo sugli stipendi arriverà nel 2021 dalle misure fiscali introdotte per diminuire il peso della tassazione, a beneficio di coloro che possiedono redditi non superiori a 40 mila euro. Si parla infatti di:

  • Un trattamento integrativo di 100 euro netti mensili per chi ha un reddito non superiore a 28 mila euro;
  • Una detrazione aggiuntiva a quelle da lavoro dipendente e carichi di famiglia per chi ha redditi superiori a 28 mila ma non eccedenti i 40 mila euro.

Analizziamo la questione nel dettaglio.

Leggi anche “Smart working 2021: diritti e doveri dei lavoratori”

Rinnovo contratto dipendenti pubblici: Legge di bilancio 2021

L’articolo 1 comma 959 dell’ultima Legge di bilancio (L. n. 178 del 30 dicembre 2020) rifinanzia dal 2021 il fondo per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici per un ammontare di 400 milioni di euro annui.

La misura, peraltro, conferma l’aumento anche per le annualità successive, in maniera costante.

Le risorse in parola si aggiungono a quelle già stanziate nelle precedenti manovre finanziarie 2019 e 2020 portando così la disponibilità complessiva a 3.775 milioni di euro.

Se si considera poi l’intera Pubblica amministrazione, comprensiva quindi anche dei settori non statali, a seguito delle modifiche della Legge di bilancio 2021 le risorse destinate ai rinnovi contrattuali ammontano a 6.815 milioni di euro.

È opportuno precisare che i settori non statali comprendono:

  • Regioni ed enti regionali;
  • Servizio sanitario nazionale;
  • Enti locali;
  • Università;
  • Camere di commercio;
  • Enti pubblici non economici;
  • Enti di ricerca;
  • Enti ed amministrazione di cui all’all’art. 70, comma 4 del D.lgs. numero 165/2001.

Rinnovo contratto dipendenti pubblici: Elemento perequativo

Della dote complessiva di circa 3,8 miliardi di euro aggiornata all’ultima Legge di bilancio, 254 milioni di euro sono destinati all’adeguamento del cosiddetto “Elemento perequativo” per i comparti Funzioni centrali e Istruzione e ricerca.

L’elemento perequativo, ricordiamolo, è stato introdotto in occasione dei rinnovi contrattuali del 2016-2018 a sostegno di quei lavoratori che non raggiungevano gli 85 euro lordi di aumento.

L’erogazione delle somme avrebbe dovuto interrompersi il 31 dicembre 2018, se non fosse che la Legge di bilancio 2019 ne ha previsto il pagamento anche per gli anni successivi nelle more della definizione dei nuovi CCNL.

Rinnovo contratto dipendenti pubblici: effetti in busta paga

Ma quanto incideranno le risorse decise in Legge di bilancio sulle buste paga dei dipendenti pubblici? A fare i conti delle ricadute economiche è l’ARAN (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), il soggetto che rappresenta la PA nei suoi rapporti con le sigle sindacali.

All’interno del “Rapporto semestrale sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici”, l’Agenzia ipotizza che i 3,8 miliardi di euro riservati nel triennio 2019-2021 ai rinnovi contrattuali determineranno per i dipendenti statali un aumento in busta paga di poco superiore al 4%, corrispondenti a circa 107 euro lordi mensili. Senza considerare l’elemento perequativo, il balzo degli stipendi dovrebbe attestarsi al 3,8% pari a 100 euro mensili.

Trattandosi di valori medi, l’aumento per i vari comparti della Pubblica amministrazione avrà effetti diversi.

Facciamo alcuni esempi:

  • Nel caso degli infermieri l’aumento sarebbe di circa 97 euro lordi, senza considerare l’elemento perequativo;
  • 91,50 euro lordi per i docenti;
  • 60,30 euro a beneficio dei dipendenti degli enti locali appartenenti alla categoria A, valore che tocca i 334 euro mensili per i dirigenti.

Rinnovo contratto dipendenti pubblici: adeguamenti retributivi specifici

Sempre la Legge di bilancio 2021 ha previsto ulteriori stanziamenti di risorse, non destinati a rinnovi contrattuali ma a specifici settori della Pubblica amministrazione.

Si parla in particolare di:

  • Indennità di esclusività della dirigenza medica 500 milioni di euro;
  • Indennità di specificità infermieristica 335 milioni di euro;
  • Indennità di tutela del malato e promozione della salute 100 milioni di euro;
  • Indennità operativa per l’Arma dei Carabinieri 8 milioni di euro;
  • 50 milioni di euro per il comparto sicurezza, retribuzione servizi esterni e attività operative;
  • 5 milioni di euro per il fondo di assistenza Guardia di Finanza.

Rinnovo contratto dipendenti pubblici: taglio del cuneo fiscale

Una spinta agli stipendi dei dipendenti pubblici nel 2021 arriverà dalle misure di riduzione del cuneo fiscale, introdotte lo scorso 1º luglio 2020 in maniera strutturale, eccezion fatta per l’ulteriore detrazione, confermata a tempo indeterminato dalla recente Legge di bilancio.

Per chi ha un reddito complessivo 2021 non superiore a 28 mila euro spettano 1.200 euro netti, equivalenti a 100 euro mensili, anticipati in busta paga nel corso dell’anno. La misura prende il nome di “Trattamento integrativo” ed ha la stessa operatività dell’ex Bonus Renzi: una somma che si aggiunge al netto mensile del dipendente.

A coloro che invece totalizzano redditi superiori a 28 mila euro ma non eccedenti i 35 mila euro spetta la cosiddetta “Ulteriore detrazione”, in aggiunta alle normali detrazioni da lavoro dipendente e per carichi di famiglia.

L’importo varia in funzione del reddito complessivo dell’interessato, secondo la seguente formula:

Euro 480,00 aumentati del prodotto tra 120 euro e l’importo risultante da (35.000 – reddito complessivo) / 7.000 euro.

Infine, i contribuenti con un reddito superiore a 35 mila euro ma non eccedente i 40 mila euro hanno diritto alla “Ulteriore detrazione” così calcolata:

480 * (40.000 – reddito complessivo) / 5.000.

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