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Crisi di governo, il Senato vota la fiducia: 156 sì, a favore anche due senatori FI

156 sì, 140 no, 16 astenuti. Votano a favore i senatori FI Causin e Rossi, espulsi dal partito. Prosegue il governo Conte senza un maggioranza assoluta.

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Il governo Conte ottiene la fiducia al Senato. Ormai ufficializzato il risultato del voto raggiunto al termine di una lunga giornata di dibattiti in cui non sono mancati attacchi da tutte le forze all’opposizione. Arriva quindi la conferma della fiducia dopo il primo passaggio di ieri alla Camera.

156 sì, 140 no, 16 astenuti. I numeri del governo mostrano che l’attuale premier non dispone più della maggioranza assoluta, tuttavia può contare su una maggioranza relativa al di sopra della “soglia psicologica” di 155 voti. Hanno votato sì alla fiducia anche due ormai ex senatori di Forza Italia, Causin e Rossi, nonché alcuni fuoriusciti dal Movimento 5 stelle come Gregorio De Falco, adesso nel gruppo +Europa-Azione.

Diversi i momenti di tensione prima del voto e durante: Matteo Salvini cita una frase di Grillo “I senatori vita non muoiono mai o muoiono troppo tardi” generando una bagarre in aula sedata con difficoltà dalla presidente Casellati che condanna le parole del senatore. Al termine del voto, Salvini e Meloni hanno chiesto al Presidente della Repubblica di essere ricevuti per discutere dei risultati del voto di questa sera e della mancanza di una maggioranza assoluta.

Il “caso Ciampolillo”. Altri momenti concitati hanno fatto seguito al voto del senatore Lello Ciampolillo, risultato assente sia alla prima che alla seconda chiama. Ciampolillo, arrivato in realtà prima del termine della seconda chiama ha chiesto che gli venisse riconosciuto il voto, richiesta alla quale è stato possibile rispondere solo dopo che i Questori di Palazzo Madama hanno visionato i filmati dell’emiciclo. Stessa sorte per il senatore Riccardo Nencini. I voti dei due senatori si sono rivelati fondamentali in quanto entrambi erano a favore della fiducia al governo.

A favore anche tre senatori a vita, Segre, Monti e Cattaneo, assenti Napolitano, Rubbia e Piano.

Renzi e Italia Viva all’opposizione. Dalla giornata di oggi, Matteo Renzi passa all’opposizione minacciando battaglie in Parlamento per ogni provvedimento preso dal governo. Restano soprattutto le questioni del MES e del Recovery Plan. Questo è in realtà il destino attuale del governo: non disponendo di una maggioranza stabile, si dovranno cercare i numeri rischiando lo stallo.

Conte dovrà sicuramente agire in fretta per ricompattare il governo e far riprendere le trattative per un possibile Patto di fine legislatura. Riferendo alle Camere, il premier ha messo sul piatto una serie di proposte per proseguire l’attività di governo e arrivare al 2023, proposte tra le quali spicca anche quella di una legge elettorale proporzionale. A questa si aggiungono la delega all’Agricoltura e ai Servizi segreti, oltre a una serie di nomine che potrebbero servire per stabilizzare una maggioranza che, ad oggi, pur con la fiducia appena confermata, vacilla ancora.

(FOTO governo.it)



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