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Recovery Plan approvato in Cdm, si astengono le ministre Iv: cos’è, cosa prevede, come funziona, progetti

Nella nuova bozza aumentano le risorse previste da 209 a oltre 222 miliardi. Investimenti principalmente al Sud, più che raddoppiate le risorse destinate alla sanità e al turismo.

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Il Recovery Plan è sicuramente uno dei principali oggetti di discussione del dibattito politico di questi giorni, discussione che sta agitando il governo nazionale e generando tensioni nella maggioranza. La bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stata infatti approvata dal Consiglio dei Ministri nelle prime ore del 13 gennaio 2021 con l’astensione delle ministre di Italia Viva. La proposta verrà ora inviata alle Camere per acquisirne le valutazioni.

La pandemia da Covid-19 ha lasciato e sta lasciando un segno nelle nostre vite e nelle nostre abitudini: nuovi termini sono entrati nel nostro vocabolario, da lockdown a social distancing, e tra questi termini si sono inseriti anche quelli più specifici che riguardano i pacchetti di aiuti europei per contrastare la crisi generata dalla pandemia.

MES, Recovery plan, Recovery Fund, NextGenerationEU, PNRR, sono i termini che definiscono aiuti, stimoli e prestiti legati alla ripresa per uscire dalla crisi generata dalla pandemia, ma generano confusione tra i cittadini e all’interno del dibattito politico stesso. Vediamo di fare chiarezza sul vocabolario degli aiuti europei, concentrandoci sul Recovery plan e su cosa prevede il nostro piano nazionale per l’utilizzo dei pacchetti di stimoli europei.

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Recovery plan, Recovery Fund e PNRR: un po’ di chiarezza

Recovery Fund

Utilizzare il termine Recovery Fund per definire il fondo di ripresa finanziato dall’Unione Europea è in realtà inappropriato. Il Piano per la ripresa dell’Europa, ovvero il pacchetto di stimoli finanziato dall’Unione Europea che vedrà nei prossimi anni uno stanziamento pari a oltre 1.800 miliardi di euro, è uno strumento formato dal Bilancio a lungo termine dell’UE unitamente a NextGenerationEU, l’iniziativa fulcro di tutto il pacchetto di stimoli e aiuti europei.

NextGenerationEU prevede un pacchetto di stimoli e prestiti per 750 miliardi di euro, così suddivisi:

  • 360 miliardi di euro di prestiti
  • 312,5 miliardi di euro di sovvenzioni
  • ReactEU – 47,5 miliardi di euro
  • Orizzonte Europa – 5 miliardi di euro
  • Fondo InvestEU – 5,6 miliardi di euro
  • Sviluppo rurale – 7,5 miliardi di euro
  • Fondo per una transizione giusta (JTF) – 10 miliardi di euro
  • RescEU – 1,9 miliardi di euro

NextGenerationEU è finanziato con debito comune attraverso l’emissione di titoli europei definiti Recovery bond.

Recovery Plan

Il Recovery Plan è il piano che ogni nazione europea deve presentare per ottenere gli aiuti di NextGenerationEU e che contiene i progetti di riforma strutturali che devono seguire le linee guida europee. In Italia questo piano è stato chiamato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Il PNRR stabilisce gli obiettivi da raggiungere, delineando sei missioni:

  • Digitalizzazione, Innovazione, Competitività;
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica;
  • Salute;
  • Infrastrutture per la mobilità;
  • Istruzione, formazione, ricerca e cultura;
  • Equità sociale, di genere e territoriale.

Recovery Plan: gli obiettivi

Gli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono così definiti:

  • Raddoppiare il tasso medio di crescita dell’economia italiana (0,8% nell’ultimo decennio), portandolo quantomeno in linea con la media UE (1,6%);
  • Aumentare gli investimenti pubblici per portarli almeno al 3% del PIL;
  • Portare la spesa per Ricerca e Sviluppo (R&S) al di sopra della media UE (2,1%, rispetto al nostro attuale 1,3%);
  • Conseguire un aumento del tasso di occupazione di 10 punti percentuali per arrivare all’attuale media UE (73,2% contro il 63,0% dell’Italia);
  • Elevare gli indicatori di benessere, equità e sostenibilità ambientale;
  • Ridurre i divari territoriali di reddito, occupazione, dotazione infrastrutturale e livello dei servizi pubblici;
  • Aumento dell’aspettativa di vita in buona salute;
  • Promuovere una ripresa del tasso di natalità e della crescita demografica;
  • Abbattere l’incidenza dell’abbandono scolastico e dell’inattività dei giovani;
  • Migliorare la preparazione degli studenti e la quota di diplomati e laureati;
  • Rafforzare la sicurezza e la resilienza del Paese a fronte di calamità naturali, cambiamenti climatici, crisi epidemiche e rischi geopolitici;
  • Promuovere filiere agroalimentari sostenibili e combattere gli sprechi alimentari;
  • Garantire la sostenibilità e la resilienza della finanza pubblica.

In particolare, le riforme strutturali mirano alla transizione ecologica e digitale del nostro Paese.

Recovery Plan: le cifre

Per quanto riguarda i numeri del Recovery Plan, all’Italia erano destinati circa 209 miliardi ripartiti in 81,4 miliardi di sussidi e 127,4 miliardi di prestiti. Con la nuova bozza il PNRR prevede risorse per oltre 222 miliardi.

Recovery Plan: la nuova bozza

La bozza che è stata analizzata nell’ultimo Consiglio dei ministri e che verrà poi discussa in Parlamento prima di essere presentata all’Unione Europea contiene riforme strutturali che seguono le sei missioni delineate dal PNRR a cui si aggiunge il turismo.

Recovery Plan: sanità

Il piano per la sanità prevede investimenti che passano da 9 a 19,7 miliardi. Sono due le componenti in cui si divide la missione:

  • assistenza di prossimità e telemedicina – 7,9 miliardi
  • innovazione dell’assistenza sanitaria – 11, 8 miliardi

Recovery Plan: donne, giovani e Sud

Mezzogiorno, donne e giovani rappresentano priorità trasversali del PNRR e queste priorità devono essere contenute in tutte le missioni del Piano. In particolare, gli investimenti per il Sud rappresenteranno il 50% del totale dei fondi del Piano.

Recovery Plan: turismo

Più che raddoppiati i fondi destinati al turismo dal Recovery Plan. Nel documento viene indicato uno stanziamento totale per la componente Turismo e cultura di 8 miliardi, più del doppio rispetto ai 3,5 miliardi della bozza precedente. La componente Turismo e cultura viene “significativamente rafforzata” e gli 8 miliardi sono così divisi:

  • Grandi attrattori turistico-culturali – 2,7 miliardi;
  • Cultura 4.0 formazione e sviluppo servizi turistici e di imprese creative culturali – 1,9 miliardi;
  • Siti minori, aree rurali e periferie – 3,4 miliardi.

Recovery Plan: digitalizzazione

Alla transizione digitale vanno 37,9 miliardi, suddivisi in:

  • digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA – 11,3 miliardi;
  • digitalizzazione, ricerca e sviluppo e innovazione del sistema produttivo – 26,6 miliardi.

Recovery Plan: rivoluzione verde

Per la transizione ecologia gli stanziamenti passano da 74 a 69 miliardi. In particolare, i fondi saranno ripartiti in quattro ambiti:

  • agricoltura sostenibile ed economia circolare – 5,5 miliardi;
  • energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile – 18,2 miliardi;
  • efficienza energetica e riqualificazione degli edifici – 30,7 miliardi;
  • tutela del territorio e della risorsa idrica – 14,5 miliardi.

Recovery Plan: infrastrutture

Per quanto riguarda le infrastrutture, le risorse salgono a 32 miliardi dai 27,7 inizialmente previsti. I progetti infrastrutturali sono divisi in due componenti:

  • alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.0 – 28,3 miliardi;
  • intermodalità e logistica integrata – 3,7 miliardi.

La maggior parte degli investimenti riguarderanno i porti, Genova e Trieste tra i primi e il potenziamento e la digitalizzazione dei porti al Sud oltre che il rinnovo e il potenziamento dei mezzi di terra e navali.

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