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Coronavirus e Smart working 2020: in quali aziende, le regole e il Decreto

Chiara Arroi
coronavirus e smart working

Via libera allo smart working 2020 per l’emergenza sanitaria del Coronavirus. Il Governo ha varato il Decreto che semplifica l’accesso al lavoro da remoto nelle aziende e in 6 Regioni italiane. Tutto per fronteggiare e limitare il diffondersi dell’epidemia, a partire da uno dei luoghi che più coinvolge la vita quotidiana della popolazione italiana: il posto di lavoro.

Il DPCM 25 febbraio 2020, Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 25 febbraio 2020 n. 47, consente l’applicazione automatica del lavoro da casa fino al 15 marzo 2020, in 6 Regioni italiane, a tutti i lavori subordinati, senza l’ostacolo di eventuali accordi previsti. Questa nuova modalità di lavoro anti-contagio è dunque subito applicabile.

Ovviamente tutto ciò è a prescindere dall’organizzazione interna di cui molte aziende si sono già dotate, consentendo ai propri dipendenti di lavorare da casa, applicando appunto l’istituto dello Smart working, già presente nel nostro ordinamento.

Sottolineamo infatti che, oltre alle aziende, anche le scuole hanno cominciato a svolgere lezioni da casa. Si può dire quindi che, oltre allo smart working, l’Italia sta sperimentando lo smart studying.

Nota bene: diverse iniziative sono già state adottate a fronte dell’emergenza sanitaria causata da Covid-19, tra cui:

I manager italiani applaudono alla decisione del Governo di incentivare e applicare lo smart working 2020 in modo automatico, per evitare la diffusione del Coronavirus.

“Va nella direzione giusta l’intervento del governo che ha esteso a tutte le regioni del Nord Italia la possibilità di applicare lo smart working in via automatica”, ha infatti dichiarato il presidente Federmanager, Stefano Cuzzilla, a commento del decreto legge recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

L’idea è quella di partire da questa nuova emergenza sanitaria, che sta bloccando il Paese, per portare nelle aziende la cultura del lavoro da remoto o, appunto, smart working. Perché a conti fatti se ne parla tanto, ma ancora così poco si applica.

Vediamo in cosa consiste lo smart working, in quali Regioni è stato reso subito applicabile, fino a quando, e tutte le regole da seguire.

Coronavirus a Smart working: il Decreto del Governo 

Già il 3 febbraio il ministero della Salute ha emanato la circolare 3190/2020 in cui ordina ai datori di lavoro di farsi carico di:

  • fornire a tutti i dipendenti linee guida di comportamento nel luogo di lavoro , in linea con le indicazioni fornite man mano dal ministero della Salute
  • mettere a disposizione eventuali dispositivi medici per l’igiene personale, degli ambienti, consone anche al tipo di attività lavorativa .
  • verificare quotidianamente lo stato di salute, con riguardo ai sintomi del coronavirus.
    annullare ogni trasferta o viaggio nelle zone a rischio.

E’ arrivato ora il Decreto del Consiglio del ministri, il Dpcm del 23 febbraio 2020, pubblicato in Gazzetta ufficiale, per rendere immediato il ricorso allo smart working nelle zone considerate a rischio per l’emergenza Coronavirus.

Ciò significa che in queste zone stabilite, viene consentito di lavorare da remoto, per favorire il normale svolgimento dell’attività lavorativa. E questo viene permesso anche in assenza di accordo individuale. 

Coronavirus: le regole di applicazione smart working 

Nel Decreto viene specificato che: “La modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, e’ applicabile in via automatica ad ogni rapporto di lavoro subordinato nell’ambito di aree considerate a rischio nelle situazioni di emergenza nazionale o locale nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni e anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti”.

Coronavirus e smart working: quali Regioni coinvolte

Il Decreto del Governo include 6 Regioni italiane, in cui si potrà utilizzare in modo semplificato il lavoro agile, consentendo ai dipendenti di non recarsi sul posto di lavoro e di restare a lavorare a casa:

  • Emilia Romagna,
  • Friuli Venezia Giulia,
  • Lombardia,
  • Piemonte,
  • Veneto e
  • Liguria

In queste aree via libera immediata alla possibilità di lavorare da casa.

Coronavirus: durata dello smart working automatico

La durata di questo provvedimento è fissata, al momento, fino al 15 marzo, sperando che la diffusione dei contagi segni una battuta d’arresto. Quindi lo smart working aziendale sarà applicabile automaticamente fino al 15 marzo in queste 6 Regioni.

Ribadiamo ancora una volta che molte altre aziende si sono già attrezzate consentendo ai propri dipendenti questa opportunità, a prescindere dal Decreto.

Cos’è lo smart working

Tutto bello, ma cos’è davvero lo smart working? Cosa significa e che impatto ha sul lavoro?

Iniziamo col dire che questo termine inglese, che tanto si sta diffondendo in questi giorni in Italia, descrive una cosa molto semplice: un nuovo e diverso modo di lavorare nelle aziende. Una modalità di lavoro flessibile, che include la possibilità per i dipendenti di non chiudersi in ufficio 8 ore per svolgere le proprie mansioni, ma di poterlo fare anche da casa.

Si permette quindi al dipendente di lavorare da casa (da remoto), organizzandosi in base ai propri impegni quotidiani: portare i bimbi all’asilo o a scuola, ad esempio. Si può lavorare da remoto a giorni alterni, in giorni oppure orari prestabiliti, tutto in base al tipo di organizzazione scelta in accordo con il datore.

Come viene applicato lo smart working 

Ovviamente tutto è subordinato ad alcune regole di applicazione. Diciamo subito che il lavoro da remoto può essere applicato in caso di contratti a tempo indeterminato e a termine. Occorre seguire una procedura di stipula in forma scritta di un accordo volontario tra le parti.

Si pone infatti l’accento sulla:

  • flessibilità organizzativa,
  • volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale,
  • sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone).

A partire dal 15 novembre 2017, le aziende sottoscrittrici di accordi individuali di smart working possono procedere al loro invio tramite l’apposita piattaforma informatica messa a disposizione sul portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Per accedere sarà necessario possedere SPID; per tutti i soggetti già in possesso delle credenziali di accesso al portale dei servizi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si potrà utilizzare l’applicativo anche senza SPID.

Nell’invio dell’accordo individuale dovranno essere indicati i dati del datore di lavoro, del lavoratore, della tipologia di lavoro agile (tempo determinato o indeterminato) e della sua durata. Sarà, inoltre, possibile modificare i dati già inseriti a sistema o procedere all’annullamento dell’invio.

Questa regola viene sospesa fino al 15 marzo per via del Coronavirus: per cui non saranno necessari accordi individuali per accedere allo smart working. Il ricorso al lavoro agile sarà automatico.

Smart working 2020: si viene pagati di meno? 

Diffidate del datore che vi offre l’opportunità di lavorare da remoto con una decurtazione dello stipendio. Lo smart working obbliga alla parità di trattamento economico e lavorativo del dipendente. Non si viene quindi pagati di meno. E non ci possono essere ricatti di alcun tipo. Cambia solo la sede di lavoro, ma non la busta paga.

E c’è di più: si resta comunque dipendenti assicurati all’Inail, esattamente come i colleghi che continuano a lavorare con modalità ordinarie in azienda.

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