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Dichiarazione redditi 2019, presentazione oltre termine ordinario: tutti i casi

Giuseppe Moschella
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Il 2 dicembre è scaduto il termine ordinario per la presentazione della dichiarazione redditi 2019. Per chi ancora non avesse provveduto ad effettuare l’invio, o si accorgesse di errori (a sfavore del contribuente) che devono essere corretti, avrà tempo fino al 2 marzo 2020 per effettuare le modifiche, beneficiando delle sanzioni ridotte previste dal ravvedimento operoso.

Siamo ormai nel periodo della dichiarazione “tardiva” presentata entro i 90 giorni dal termine ordinario o della dichiarazione integrativa. Trascorsi i 90 giorni, la dichiarazione viene considerata omessa.

Vediamo assieme tutti i casi.

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Dichiarazione Redditi 2019: dichiarazione tardiva

Se per la prima volta viene presentata una dichiarazione successivamente al 2 dicembre, ma entro i 90 giorni, la dichiarazione pur valida viene considerata tardiva.

Secondo quanto indicato nella Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 42 del 12 ottobre 2016, la dichiarazione tardiva è soggetta alla sanzione fissa di 250 euro. Tale sanzione può essere ravveduta dal contribuente, applicando la riduzione di un decimo (quindi 1/10 di 250 euro, 25 euro), se questa viene presentata con ritardo non superiore a 90 giorni.

Se dalla dichiarazione, emergono imposte da versare, ed il contribuente non avesse provveduto nei termini ordinari, si potranno applicare le riduzioni previste dall’art. 13 del D.Lgs. n. 472 del 1997 a seconda del momento in cui viene fatto il versamento.

Dichiarazione Redditi 2019: dichiarazione integrativa entro 90 giorni dalla scadenza

Nell’ambito delle violazioni entro i 90 giorni, oltre alla dichiarazione tardiva, assume rilevanza anche la dichiarazione “integrativa” di una dichiarazione validamente presentata nei termini ordinari.

Come chiarito dalla già citata circolare n. 42 del 2016, nell’ambito della dichiarazione integrativa distinguiamo gli errori non rilevabili in sede di controllo automatizzato o formale, e quelli rilevabili.

Nel primo caso (per gli errori non rilevabili), la sanzione cui fare riferimento per l’applicazione del ravvedimento operoso è indicata all’art. 8 comma 1 del D.Lgs. n. 471/1997. L’articolo dispone quanto segue:

“..Se la dichiarazione dei redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive o dell’imposta sul valore aggiunto non è redatta in conformità al modello approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate ovvero in essa sono omessi o non sono indicati in maniera esatta e completa dati rilevanti per l’individuazione del contribuente e, se diverso da persona fisica, del suo rappresentante, nonché per la determinazione del tributo, oppure non è indicato in maniera esatta e completa ogni altro elemento prescritto per il compimento dei controlli, si applica la sanzione amministrativa da euro 250 a euro 2.000”.

La disposizione disciplina le violazioni di carattere formale relative al contenuto, e alla documentazione delle dichiarazioni che non integrino l’ipotesi di dichiarazione infedele.

Presentando dunque una dichiarazione integrativa/sostitutiva entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria per correggere in una dichiarazione originaria e validamente presentata nei termini, quanto indicato dal citato articolo 8, la sanzione da considerare per l’applicazione del ravvedimento, (e nello specifico della riduzione pari ad un 1/9 del minimo) è quella che va da un minimo di 250 euro fino a un massimo di 2.000 euro. Naturalmente si dovrà regolarizzare anche l’omesso versamento.

Nella seconda ipotesi, per gli errori rilevabili in sede di controllo automatizzato o formale, la sanzione sulla quale quantificare la riduzione da ravvedimento è quella per omesso versamento, pari al 30% di ogni importo non versato prevista dall’art. 13 del D. Lgs. 472/1997.

Dichiarazione Redditi 2019: correzione oltre 90 giorni dalla scadenza

Se la dichiarazione integrativa, a correzione di una dichiarazione presentata nei termini, viene presentata oltre i 90 giorni dalla scadenza ordinaria, si considerano anche in questo caso, le ipotesi di correzione di errori/omissioni non rilevabili (o rilevabili) in sede di controllo automatizzato o formale.

Nella prima fattispecie ci troviamo nell’area della infedele dichiarazione (es. indicazione di un reddito imponibile inferiore), e la sanzione sulla quale andrà quantificata la riduzione da ravvedimento, va dal 90% al 180% della maggiore imposta dovuta.

Se invece vi è una irregolarità dichiarativa, (riporto in maniera inesatta o incompleta di dati rilevanti per la sua individuazione), la sanzione su cui quantificare eventualmente il ravvedimento è quella del sopra visto all’art. 8 del D.Lgs. n. 471/1997.

Per gli errori rilevabili in sede di controllo formale o automatizzato, la sanzione ordinaria è quella relativa all’omesso versamento, ossia 30% di ogni importo non versato. Su tale importo va sempre considerata la possibilità della riduzione tramite il ravvedimento.

Dichiarazione Redditi 2019: la dichiarazione omessa

Se la dichiarazione è presentata, per la prima volta, oltre il termine dei 90 giorni, essa viene considerata a tutti gli effetti una dichiarazione omessa, e il comma 2 dell’articolo 7 del D.P.R. 322/1998 stabilisce letteralmente che tali dichiarazioni “costituiscono, comunque, titolo per la riscossione delle imposte dovute in base agli imponibili in esse indicati e delle ritenute indicate dai sostituti d’imposta”.

Quando si è di fronte ad una dichiarazione omessa, principalmente si deve dire che non è mai possibile usufruire della riduzione delle sanzioni attraverso l’istituto del ravvedimento operoso.

La sanzione prevista per l’omessa presentazione della dichiarazione, è compresa tra il 120% e il 240% dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di 250 euro. Se non sono dovute imposte, si applica la sanzione da 250 euro a 1.000 euro.

Se inoltre, la dichiarazione omessa è presentata entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo e, comunque, prima dell’inizio di qualunque attività di accertamento di cui il contribuente abbia avuto formale conoscenza, si applica la sanzione dal 60% al 120%, con un minimo di 200 euro. Se non sono dovute imposte, si applica la sanzione da 150 a 500 euro.

 

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