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Imposta sostitutiva Tfr 2019, acconto in scadenza: come e quanto versare

Daniele Bonaddio
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Importante adempimento in vista per i datori di lavoro. Quest’ultimi, infatti, in qualità di sostituti d’imposta, sono tenuti a versare l’imposta sostitutiva Tfr 2019 entro lunedì 16 dicembre 2019.

Perché bisogna pagare un’imposta sul Tfr maturando? Ebbene, com’è noto il Tfr matura nel corso della vita lavorativa un guadagno, ossia un rendimento, che l’Agenzia delle Entrate tassa appunto con un’imposta sostitutiva. Tale imposta viene pagata in due tempi, ossia in acconto e saldo. L’acconto, come appena citato, si paga entro il 16 dicembre 2019, il saldo invece va versato entro il 16 febbraio 2020.

L’imposta è pari al 17% e può essere determinata in due modi – così come l’Irpef – ossia con il metodo storico o il metodo previsionale.

Quando conviene applicare il metodo storico o previsionale? Come avviene annualmente la rivalutazione del Tfr? Quali sono i soggetti obbligati a versare l’imposta sostitutiva? Come versare l’acconto dell’imposta sostitutiva del Tfr? Andiamo in ordine e vediamo tutto quello che c’è da sapere.

Imposta sostitutiva Tfr 2019: cos’è e perché versare

L’analisi dell’imposta sostitutiva del Tfr non può che partire dall’art. 2120 cod. civ., ossia la norma che disciplina il trattamento di fine rapporto.

Com’è noto, trattasi di un emolumento di denaro che viene corrisposto ai lavoratori, generalmente, alla cessazione del rapporto di lavoro subordinato. Esistono, poi, anche dei casi nei quali è possibile chiedere al proprio datore di lavoro un anticipo, non superiore al 70%, cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta.

L’importo del Tfr che il dipendente matura, anno dopo anno, è strutturato in due modi: una quota capitale e una quota finanziaria.

La prima è calcolata applicando il divisore fisso 13,5 al totale delle retribuzioni annue. La seconda, invece, è pari alla rivalutazione dell’ammontare del fondo maturato al 31 dicembre dell’anno precedente.

Queste due voci formano il cd. “Fondo Tfr”, il quale viene rivalutato al 31 dicembre di ogni anno. In sostanza, il datore di lavoro effettua una fotografia alla fine di ciascun anno di tutti gli importi di TFR maturati e applica la rivalutazione. In particolare, il Fondo Tfr è soggetto a un:

  • tasso fisso dell’1,50%;
  • tasso variabile pari al 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo, per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’Istat, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

Siccome alla fine di ciascun anno il Tfr si rivaluta, quindi si maturano dei guadagni, il datore di lavoro anticipa per conto del lavoratore le imposte da pagare su tali rendimenti, che prende appunto il nome di “imposta sostitutiva Tfr”.

Imposta sostitutiva Tfr 2019: chi è obbligato a versare

In via generale, l’adempimento riguarda tutti i datori di lavoro, ad eccezione – ovviamente – di tutti i datori di lavoro che non sono sostituti di imposta. È il classico esempio dei datori di lavoro di colf e badanti. Restano esclusi, altresì, dall’obbligo dell’imposta sostitutiva i sostituti d’imposta che sono diventati tali durante l’anno precedente a quello per il quale bisogna versare l’acconto. Trattasi, in sostanza, di tutte quelle aziende che hanno fatto le prime assunzioni nel corso di quest’anno.

Questi ultimi, però, sono sì esonerati dall’acconto ma devono versare tutta l’imposta entro la scadenza del 16 febbraio dell’anno successivo a quello di riferimento.

Imposta sostitutiva Tfr 2019: a quanto ammonta

Com’è intuibile, la quota da assoggettare a imposta non è la quota capitale, che rimane intatta, bensì la quota finanziaria. Su tale importo si applica un’imposta del 17%. L’importo dovuto deve essere versato dal datore di lavoro in due appuntamenti:

  • entro il 16.12 (acconto);
  • entro il 17.02 dell’anno successivo (saldo), in quanto il 16 cade di domenica.

Chiaramente, l’imposta sostitutiva vale esclusivamente per coloro che intendono mantenere il Tfr in azienda, escludendo di fatto tutti coloro che hanno deciso di destinare il Tfr a un fondo di previdenza complementare. Quindi, in sede di calcolo dell’imposta da versare, il datore di lavoro deve tenere ben distinti le due fattispecie.

Imposta sostitutiva Tfr 2019: i metodi di calcolo

Come specificato in premessa, l’imposta può essere pagata secondo due criteri: storico e previsionale.

Come funziona il metodo storico? Ebbene, in tal caso, l’acconto è determinato sul 90% delle rivalutazioni maturate nell’anno solare precedente. Sono comprese nel calcolo le rivalutazioni relative ai Tfr erogati nel corso dell’anno per la cessazione del rapporto a seguito, per esempio, di dimissioni o licenziamenti.

Il metodo previsionale, diversamente, si basa sulle rivalutazioni che si presume matureranno nell’anno al quale l’acconto si riferisce, con riferimento ai soli dipendenti in forza al 30.11.2019. La base di calcolo sulla quale determinare l’acconto è composta dal Tfr maturato fino al 31.12.2018 relativo ai dipendenti in forza al 30/11/2019, sul quale viene applicato l’indice Istat di rivalutazione rilevato nel mese di dicembre dell’anno precedente.

Imposta sostitutiva Tfr 2019: come pagare

Vediamo, infine, come è possibile pagare l’imposta sostitutiva del Tfr. Il modello da utilizzare è l’F24. Si utilizza tale modello in quanto il datore di lavoro può, eventualmente, effettuare compensazioni con crediti vantati a titolo di altre imposte e/o contributi.

La sezione del modello F24 da compilare è l’“Erario” mentre i codici da indicare sono:

  • 1712”, in caso di acconto;
  • 1713”, in caso di saldo.

Il periodo di riferimento da indicare, invece è l’anno d’imposta a cui si riferisce il versamento, ossia il 2019.

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